"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

142 | febbraio 2017

ISBN:978-88-98260-00-0

titolo

Verso Mnemosyne

Editoriale di Engramma n. 142

Giulia Bordignon, Monica Centanni, Silvia De Laude

Il numero 142 di “Engramma” è interamente dedicato al Bilderatlas Mnemosyne e agli inesauribili spunti tematici e metodologici che la ‘macchina per pensare e per studiare’ di Aby Warburg offre agli studiosi.

Che l’Atlante potesse dimostrarsi innanzi tutto un congegno euristico e non soltanto espositivo dei materiali di ricerca della KBW sembra essere un assunto già molto chiaro a Warburg, come si evince dall’abbozzo di Introduzione redatto nel 1929, quando Mnemosyne è ancora un lavoro in fieri. Presentiamo qui la prima traduzione inglese del breve ma densissimo testo, che Warburg scrive come ‘scheda editoriale’ per proporre l’opera in vista della pubblicazione presso Teubner. La versione inglese dell’Einleitung al Bilderatlas, curata da Matthew Rampley – corredata dal testo originale tedesco a fronte, e seguita da un saggio dello stesso traduttore, The Absorption of the Expressive Values of the Past – viene a colmare un vuoto importante nel panorama degli studi warburghiani di ambito anglofono, e si offre quale strumento di primaria importanza per la disseminazione del metodo-Mnemosyne nella comunità scientifica internazionale.

Insieme all’Introduzione di Warburg, le coordinate di metodo dell’Atlante sono sintetizzate nel blocco dei primi tre pannelli ABC (su cui si veda, in Engramma 125, saggio di presentazione generale, Iter per labyrinthum): la traduzione inglese del saggio di lettura di Tavola B, a cura di Elizabeth Thomson pubblicata in questo numero – From the Cosmos to Man and Back. A Reading of Plate B – va ad affiancare la versione già dedicata alla lettura di Tavola A, Orientation: cosmology, geography, genealogy (ancora in Engramma 125).

Le relazioni tra macrocosmo e microcosmo illustrate da Tavola B trovano prosecuzione, secondo una prospettiva ulteriore, nel pannello successivo. A Tavola C (presentata con corredo completo di didascalie e dettagli, nella sezione Mnemosyne Atlas) è dedicato il saggio Figli di Marte, eredi di Prometeo. La conquista del cielo: guerra e tecnica, che sviluppa le ipotesi interpretative sul pannello cui il Seminario Mnemosyne ha applicato il proprio studium da oltre un decennio (una prima, sintetica, versione della lettura di Tavola C era stata pubblicata in Engramma nel 2004). In Tavola C alla figura ellittica che contrassegna il corso del pianeta Marte è conferita una valenza esemplare: le diverse declinazioni degli "sbandati figli di Marte" (l'espressione è di Warburg) – dalle immagini medievali dei "figli del pianeta" fin dentro alle immagini tratte da giornali contemporanei (le ultime immagini sono datate al settembre 1929), dopo il trauma della Prima guerra mondiale – tracciano, una volta di più, la traiettoria dialettica, congenitamente polare, dell’orientamento fisico e spirituale dell’uomo nel cosmo.

Due Appendici corredano la lettura di Tavola C presentata in questo numero di Engramma: la prima – Appendice I. Materiali di Tavola C prima di Tavola C – analizza materiali presenti in Tavola C già utilizzati da Warburg per ricerche e conferenze precedenti; la seconda – Appendice II. Il dirigibile Zeppelin: appunti per la storia di un'avventura iconografica – presenta una piccola storia della fortuna dell'immagine dello Zeppelin, dalla Prima guerra mondiale fino alla Tavola C di Mnemosyne.

Parallelamente, il discorso per immagini di Warburg dischiude una raffinatissima elaborazione ermeneutica relativa alla dynamis che anima le figure, intesa sia come energia espressiva e vitalità metamorfica in grado di plasmare quasi dall’interno le figure stesse, sia come forza propulsiva e contaminante nei meccanismi di veicolazione e diffusione culturale. 

In questa direzione, anche la recente esposizione "Mnemosyne Atlas. Rekonstruktion – Kommentar – Aktualisierung", qui commentata da Cristina Baldacci e Clio Nicastro nella recensione Il Bilderatlas Mnemosyne ri-visitato: una mostra e un convegno a Karlsruhe, situandosi all’incrocio tra pratica artistica e ricerca scientifica, rappresenta un punto di osservazione privilegiato nell’analisi delle polarità – già warburghiane, ma ancora tutte attuali – tra originale/copia, passato/futuro, montaggio visivo/portato epistemologico.

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