"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

146 | giugno 2017

ISBN:978-88-98260-00-0

titolo

L'inaugurazione del Teatro Contarini a Piazzola sul Brenta (1679)

Documenti nella stampa periodica e cronachistica del tempo (con la pubblicazione integrale dell'articolo pubblicato nel "Mercure Galant", il 30 dicembre 1679)

Elisa Bastianello

English abstract
villa di piazzola

Villa Contarini durante i festeggiamenti del 1685 per l'arrivo del Duca di Brunswick, da L'Orologio del Piacere

L'11 novembre 1679, in occasione della tradizionale fiera di San Martino, si inaugurava a Piazzola sul Brenta, presso la villa di campagna di Marco Contarini, Procuratore di San Marco, un nuovo teatro privato. La villa, che nell'impianto iniziale è attribuita alla mano di Andrea Palladio, venne ampliata e rinnovata proprio dal Procuratore Contarini nel 1662, che la trasformò nel set ideale per le sue feste. Tutt'oggi presenta un particolarissimo salone il cui soffitto ligneo, insieme a quello della balconata riservata all'orchestra del primo piano ad esso collegata, prende il nome di 'Sala della Chitarra rovescia' e sembra funzionare come una vera e propria cassa di risonanza.

Frontespizio de Le Amazoni nell'Isole Fortunate e partitura autografa del Proemio di C. Pallavicino (Fonte IMSLP)

Per l'apertura fu messo in scena per la prima volta Le Amazoni nell'Isole Fortunate, un dramma in musica su libretto di Francesco Maria Piccioli e partitura di Carlo Pallavicino (sull'opera vd. Garavaglia 2015, 145-159). All'evento, e alle successive due repliche, parteciparono non solo nobili da tutta la Serenissima, ma anche ambasciatori e ospiti stranieri, e fu di una tale magnificenza da meritare di essere menzionato nella nascente stampa periodica europea.

"Corriere Ordinario", n. 68, 29 novembre 1679.

Le quattro illustrazioni delle scene de Le Amazoni nell'Isole Fortunate

Il primo a dare notizia fu il "Corriere Ordinario" (in seguito C.O. nelle note), foglio in lingua italiana pubblicato due volte la settimana a Vienna tra il 1671 ed il 1721: la segnalazione è già nell'edizione del 29 novembre 1679. Il "Corriere Ordinario" pubblicava note di carattere politico, culturale e sociale che in qualche modo interessavano l'Impero (quel che restava del Sacro Romano Impero) divise per località (Gorian 2012). La presenza di una pubblicazione in lingua italiana alla corte imperiale può essere ricollegata con la predilezione per l'italiano dello stesso imperatore Leopoldo I d'Asburgo, che l'aveva promosso a lingua comune della corte viennese. Le notizie riportate dal "Corriere Ordinario" sono necessariamente molto stringate: la pubblicazione usciva infatti sotto forma di foglio unico stampato fronte e retro, generalmente il mercoledì e il sabato. I singoli fogli venivano poi rilegati insieme ad altre testate del medesimo editore, al tempo Giovanni Van Ghelen: il "Foglio aggiunto all'Ordinario" che trattava più specificamente di Vienna e dell'Impero, e il "Foglio Straordinario", il cui contenuto era variabile, pubblicati in un volume che veniva intitolato Avvisi Italiani Ordinarii e Straordinarii.

Tra le notizie da Venezia, con data 18 novembre, è ricordata, per prima cosa, la grave situazione dalle inondazioni che affliggono i territori della Serenissima e il problema del rischio di contagio per la pestilenza che sta funestando i territori d'Oltralpe. Si trattava di una delle ultime grandi epidemie di peste, che nel 1679 colpì pesantemente Vienna e per la quale venne eretta nella città come ex voto per la fine del contagio Pestsäule, la 'Colonna della Peste'. Lo stesso giornale aveva sospeso le pubblicazioni per svariati mesi e questo era il primo numero che usciva da agosto. La situazione nella Serenissima, secondo il cronista, era così drammatica che era stata fatta parte, cioè decretato da uno dei consigli veneziani, di esporre “il Venerabile” (non è chiaro a quale reliquia si faccia riferimento, forse San Rocco o quella del beato Lorenzo Giustiniani, tradizionalmente venerate a Venezia durante le pestilenze: vd. Niero 1980, 289) per tre giorni di seguito nella Basilica di San Marco nella speranza che potesse proteggere la città. Per nobili e ambasciatori provenienti dal nord non c'era modo di “spuntare i passo” verso il territorio della Serenissima, vigilato dai “Signori della Sanità” (Provveditori di Sanità) che mettevano in “contumacia” – ovvero in quarantena – chiunque tentasse di entrare nei territori veneti provenendo dai paesi infetti del Nord, indipendentemente dal rango. Una lettera dei Provveditori stessi, del 22 settembre, conferma la situazione di blocco dell'ingresso dall'Austria degli stranieri (Venezia e la Peste 1979, 193).

L'inaugurazione del Teatro Contarini di Piazzola avviene dunque in un quadro tutt'altro che festivo; questo il rendiconto della rappresentazione:

Venezia 18 novembre
Vi sono arrivati poco doppo uno dell'altro i Serenissimi di Mantova e Modena; trattenutosi il primo tutto il giorno di S Martino nella Villa di Piazzolo, per godere di quella Fiera, e molto più l'Opera magnifica dell'Alessandro che a spese del Procurator Contarini fu dolcemente rappresentata da i migliori Musici, alla quale intervennero ancora oltre il sudetto di Modena, Duca e Duchessa di Nivers, 86 Cavallieri Veneti con ugual numero di Dame, applaudendo tutti la bellezza del Teatro, la soavità delle voci e l'artificio di superbe machine; havendovi Sua Eccellenza spesi sopra 20000 Ducati. (C.O. 1679, n. 68, 29 novembre)

L'interesse del cronista del "Corriere" è, come accade spesso in questo foglio, volto a segnalare la presenza di nobili legati alla corte imperiale viennese. In questo caso si tratta del Duca di Mantova, Ferdinando Carlo di Gonzaga-Nevers, figlio di Isabella Clara d'Austria, ma soprattutto nipote di Eleonora Maddalena Gonzaga-Nevers, vedova dell'imperatore Ferdinando III, presente con la moglie Anna Isabella Gonazaga ("Duca e Duchessa di Nivers" nel testo). La seconda personalità importante è quella del Duca di Modena e Reggio, Francesco II d'Este, fratello di Maria Beatrice moglie dell'allora principe, e futuro ultimo re cattolico d'Inghilterra Giacomo II, e grande appassionato di musica. Entrambi i ducati erano di nomina imperiale e quindi direttamente collegati, anche politicamente, alle sorti dell'Impero.

La notizia, pur molto stringata, parla della presenza nel pubblico di almeno duecento nobili per la prima e di una spesa enorme, 20.000 ducati, per il teatro e le macchine di scena che già l'aggettivo “superbe” ci fa immaginare eccezionali. Il titolo non viene precisato, il soggetto è genericamente descritto come “Alessandro”, ma un secondo articolo pubblicato la settimana successiva, datato 25 novembre, fornisce maggiori dettagli:

Lo scritto Procurator Contarini ha nella sua mentovata Villa di Piazzola fatto replicare 2 altre volte la recita dell'Opera in musica intitolata "Le Amazoni nell'Isole Fortunate", riuscendo sempre di bene in meglio col concorso di questa Nobiltà e del Serenissimo di Mantova, che di nuovo poi è qua ritornato a godere i divertimenti delle altre opere. che qui si devono rappresentare, sendosi già dato principio a quella del teatro di Canabregio fin da mercoledì sera con grande applauso. (C.O. 1679 n. 70, 6 dicembre 1679)

A quanto pare il Duca di Mantova, e probabilmente anche la moglie, doveva essere rimasto talmente impressionato da tornare a rivedere l'opera anche in occasione delle successive repliche: lo stesso duo di librettista (il Piccioli) e musicista (Pallavicino) dedicherà l'anno successivo proprio alla Duchessa Gonzaga una nuova opera, la Messalina, che sarà rappresentata questa volta nel Teatro veneziano di San Salvatore. Il titolo dell'opera è riportato correttamente per intero e si fa inoltre cenno alla nuova stagione di melodramma iniziata anche nella città di Venezia al Teatro di Cannaregio.

villa di piazzola

Jacques Chassebras, écuyer, seigneur de Cramailles. Parisien, peint à Venise, en habit de Gentilhomme Venetien l'an 1683, Château de Versailles 

Per avere una descrizione più estesa dobbiamo attendere l'uscita, a Parigi, di uno dei mensili di cultura più importanti del tempo, il "Mercure Galant" (d'ora in avanti M.G.) che, nel numero uscito il 30 dicembre 1679, dedica alcune pagine a Les Amazones dans les isles fortunées, Opéra de Venise. Il "Mercure", la cui pubblicazione era iniziata nel 1672 (e continua tutt'ora le pubblicazioni come collana Gallimard, con il titolo "Mercure de France"), era al tempo una pubblicazione mensile in francese dedicata alla diffusione di notizie curiose, piccole storie e poesie galanti, composizione musicali, nonché ad aggiornamenti di cronache mondane e militari e a giochi enigmistici, stampato in un compatto formato 'tascabile' in dodicesimo con un carattere piuttosto grande, tale che le pagine contenevano in media una ottantina di parole.

L'autore dell'articolo anonimo apparso il 30 dicembre 1679 sul "Mercure" è generalmente identificato con Jacques Chassebras de Cramailles, francese residente a Venezia (Duron 2010, 19-23; in Mancini, Muraro, Povoledo 1988, 294 all'articolo del febbraio 1681 su Villa Contarini viene attribuito il titolo Histoire de mes conquêtes, mentre propriamente quel titolo si riferisce al racconto di Bernard le Bovier de Fontenelle che lo precede); ma sarà da rilevare che le lettere del corrispondente veneziano della Rivista presentano esplicitamente il nome di Chassebras soltanto a partire dal marzo 1683 e fino al 1688, anno del suo rientro in Francia. Le epistole sono destinate a una signora, la cognata madame Chassebras du Breau. Del Chassebras possediamo anche un ritratto in abiti veneziani conservato a Versailles, e una memoria poco lusinghiera negli Archives généalogiques et historiques de la noblesse de France (Lainé 1830, 23-24) dove è ricordato per essere stato incarcerato alla Bastiglia, nel 1700, per commercio di falsi titoli nobiliari (a partire dal proprio) e si dà notizia che in carcere sarebbe morto, rompendosi la testa per evitare l'esecuzione.

Dato che nelle prime lettere alla cognata del marzo 1683, l'autore con data 20 febbraio descrive la partenza verso Venezia come recente (“Je vous promis en partant, de vous écrire avec grande exactitude les particularitez des Opéra que l'on représente icy” (M.G. 1683.3, 228), credo che gli articoli precedenti non possano essere attribuiti specificamente a lui e ma piuttosto al direttore e fondatore della Rivista, Jean Donneau de Visé (Steinberger 2016). Sin dal primo numero comunque l'intera Rivista è pensata e presentata come una serie di lettere inviate dall'Autore (che scrive in prima persona) a una ipotetica Signora – propriamente come accade nelle lettere del Chassebras; ma i nomi degli autori esterni che contribuiscono sono solitamente segnalati espressamente, cosa che in questo caso non avviene. Da aggiungere che nei contributi di Chassebras successivi al 1683 non è presente alcun riferimento alle lettere pubblicate in precedenza, che invece sono infarcite di riferimenti e richiami interni, l'una all'altra.

Frontespizio del "Mercure Galant" del Dicembre 1679. Fonte Gallica

Comunque, tornando allo spettacolo in Villa Contarini: il testo dell'articolo del 30 dicembre 1679, che sotto presentiamo trascritto e tradotto integralmente, è ricchissimo di informazioni dettagliate sull'avvenimento, e presenta inoltre una comparazione diretta fra la situazione del teatro francese e quella del teatro veneziano.

Nonostante il titolo (segnato solo nell'indice finale e non subito prima dell'articolo, dato che l'impaginazione del "Mercure" prevede quasi sempre il passaggio senza interruzione da un contributo al successivo) parli di Venise, l'autore si affretta a precisare che il soggetto non è né Venezia né il Carnevale, di cui ha fatto una ampia descrizione delle opere nei numeri di agosto del 1677 e aprile 1679 (M.G. 1677.8, 74-104 e M.G. 1679.4, 118-132), ma di Piazzola “un bourg à dix milles de Padouë”, come preciserà nel febbraio 1681 quando in un nuovo articolo tornerà a riferire sugli spettacoli contariniani (M.G. 1681.2, 213-249).

L'evento – afferma l'autore dell'articolo – è stato organizzato dal Procuratore per dare lustro alla sua patria e a fini caritatevoli, e prosegue spiegando come l'intera opera, con la sola esclusione della carpenteria e della costruzione del teatro, sia stata realizzata dalle seicento ragazze che erano alloggiate nell''ospedale'. Il riferimento è all'istituzione caritatevole che il Contarini aveva creato all'interno del complesso della villa di Piazzola: il cosiddetto 'Luogo delle Vergini', dove le giovani orfane venivano allevate e istruite non solo ai tradizionali lavori femminili, come il ricamo e la tessitura, ma anche nella musica e nel canto, come avveniva a Venezia negli 'ospedali' veneziani, e in particolare in quello della Pietà, per le "figlie del choro" (vd. Gillio 2006). Negli ospedali veneziani infatti, che accoglievano orfani e illegittimi, le ragazze più dotate venivano istruite nella musica e restavano spesso all'interno dell'istituto fino a età avanzata come maestre per giovani allieve, strumentiste e cantanti. Alle "figlie" di Piazzola è dunque attribuita la realizzazione tanto dei costumi che delle scenografie. Sempre secondo il nostro narratore, l'intero spettacolo, come anche la costruzione del teatro, era avvenuto in gran segreto e ciò aveva contribuito ulteriormente all'effetto di meraviglia per gli spettatori: il pubblico dei palchetti aveva ricevuto un biglietto personale che lo invitava a recarsi, a orari scaglionati per evitare la ressa, a ritirare la nota con il numero del palchetto assegnato e chiave di accesso. Il testo si sofferma nel descrivere i dettagli del sipario in velluto cremisi, delle passamanerie dorate, dell'effetto scenografico delle luci che si accendono e si spengono d'improvviso, ma anche quelli più mondani della “collation”, un leggero pasto servito nelle loggette. Lo spettacolo, nel racconto del "Mercure", ha del mirabolante: sulla scena, le Amazzoni sono sessanta donne montate su veri cavalli e ci sono anche altre trecento guerriere, che occupano una scena così vasta ché non se ne possono vedere i confini. Le macchine escono dal pavimento e un carro con sei cavalli è sospeso in aria. In un'altra scena un vero corso d'acqua varcato da un ponte è il luogo dello scontro tra Amazzoni e “Asiatiques” – le "Etiopi" nel testo del libretto, che per altro conferma i numeri del "Mercure", con un coro di cento amazzoni, uno di cento mori ed un altro di cinquanta amazzoni a cavallo.

La scelta del soggetto, come accadrà in molte altre opere del Piccioli, è per un testo ricco di interpreti femminili che tende a sfruttare la possibilità di impiegare le "figlie" anche come coro e comparse: sappiamo per altro che in quegli anni il Pallavicino era probabilmente impiegato nell'Ospedale degli Incurabili come Maestro del coro (Gillio 2006, 334). Il libretto dell'opera venne stampato a Padova presso Francesco Maria Frambotto almeno in due versioni: una con il solo testo e lo stemma Contarini, conservato in almeno in una decina di copie; l'altra, di cui mi è noto solamente l'esemplare conservato alla Biblioteca Braidense di Milano, privo dello stemma ma con intercalate quattro raffigurazioni, piuttosto sommarie, delle scene. Secondo un'altra fonte, le Memorie Teatrali di Veneza di Cristoforo Ivanovich (Ivanovich 1681, 419) di cui accennerò ulteriormente in seguito, i libretti venivano distribuiti insieme con i cerini per poterli leggere a tutti i convitati: in questo quadro la copia attualmente conservata alla Biblioteca Estense Universitaria di Modena potrebbe essere proprio quella personale del Duca d'Este .

Festa nel salone di Villa Contarini, da L'Orologio del Piacere, 1685

Naumachia nella peschiera di Villa Contarini, da L'Orologio del Piacere, 1685

Negli anni seguenti all'interno del 'Loco delle Vergini' sarà impiantata una tipografia, anch'essa gestita dalle 'figlie' dell'ospizio, dove saranno stampati tutti i libretti delle opere messe in scena nei teatri (la Villa sarà dotata di ben due teatri, quello “Grande” e uno piccolo – il Teatro delle Vergini) e nel grande salone della Villa stessa, la cosiddetta 'Sala della chitarra rovescia'. Il più famoso è il resoconto dei festeggiamenti organizzati da Marco Contarini per la visita del grande elettore imperiale, il Duca di Brunswick nel 1685, ad opera ancora una volta del dottor Piccioli, intitolato L'Orologio del Piacere. Sarà proprio la vista di tale libretto a suscitare l'interesse di Antonio Olivieri, che nell'agosto del 1686 riesce a partecipare ai festeggiamenti per il “Conte Melgara” – Juan Tomás Enríquez de Cabrera conte di Melgar, nel suo viaggio verso Roma come ambasciatore (Molmenti 1880 537-538). Nella sua Encicopedia Morale l'Olivieri, con un linguaggio molto vernacolare, racconta quel che vede quando viene invitato dietro le quinte, “le putte, che cantavano la serenata, erano più di 36, con grandissima quantità d'instrumenti” (numero ampiamente inferiore alle seicento fanciulle di cui parla invece il "Mercure"). Il giorno dopo viene addirittura ammesso a visitare le stanze da lavoro dove “chi stampava, chi recamava, chi di robba d'oro, chi di veludo, chi di damasco, chi di razzi”, e infine a vedere dentro il Teatro delle Vergini l'Alidaura, composta, a quanto si legge nel testo, dalla moglie del signor Mattio Fontana, “con le putte dentro parte vestite da omo”. Descrizione confermata da un piccolo pamphlet fatto stampare per l'occasione dove leggiamo testualmente:

Passato al fecondo Teatro delle Vergini eretto Conventо delle stesse ed ivi fu rapresentato un Drama intitolato l'Auridalba havendo suplito alla recita le sole figlie del luoco, sì per quanto si ricerca alle funtioni del Canto, come anco dell'orchestra copiosa d'Istromenti da Tasto e d'Arco e da Fiato come per quello s'aspetta ad altre Sceniche operationi (La fuga all'ozio).

Tornando alla descrizione della serata dell'inaugurazione nel "Mercure Galant", l'autore lascia i lettori in attesa di una nuova e più completa relazione sullo spettacolo e passa a magnificare i pregi della sala del Teatro, tutta voltata e predisposta in modo da garantire delle condizioni climatiche ottimali, con un sistema di ventilazione forzata durante l'estate e di riscaldamento invernale. Dalla descrizione non è facile, purtoppo, capire come funzionavano i mantici che soffiavano aria attraverso le griglie di ventilazione, ma si tratta sicuramente di un accorgimento tecnico all'avanguardia per il periodo.

Altro argomento degno di menzione è l'organizzazione logistica dell'evento: se da una parte abbiamo letto che si era provveduto a scaglionare gli arrivi, per il ritorno viene illuminata da torce l'intera strada che collega Piazzola a Venezia, la mèta a cui doveva far ritorno la maggior parte degli invitati. Un genere di magnificenza stupefacente per un privato (ma che sembra essere di norma e di moda a Venezia), resa possibile da un'organizzazione accurata, dove tutte le opere vengono ottimizzate per ridurre la spesa: la manodopera delle 'figlie' concorre molto all'economia della produzione, che non ha altro interesse che recuperare i costi vivi.

Non serve spendere parole sulla superiorità francese che viene decantata dall'autore come eccellente in tutti i campi delle arti, prima di concludere rimandando Madame (la lettrice ideale del "Mercure") a un nuovo e puntuale resoconto non appena il corrispondente locale, di cui non abbiamo menzione, scriverà le informazioni necessarie.

Un ulteriore resoconto a stampa compare anche nell'appendice della "Minerva al Tavolino", intitolata Memorie Teatrali di Veneza, pubblicata da Cristoforo Ivanovich in un libro del 1681(Ivanovich 1681, 414-420; cfr. Mancini, Muraro, Povoledo 1988). Nel testo però le Amazoni sono datate al novembre 1680 (corretto nell'edizione pubblicata da Mancini, Muraro, Povoledo 1988), e la confusione è piuttosto strana considerando che parliamo di uno spettacolo di pochissimo precedente l'uscita del volume, che peraltro risulta infarcito di inesattezze (Walker 1976). L'Ivanovich conferma quanto già scritto nel "Mercure" in merito alla costruzione avvenuta quasi di nascosto del teatro che il Contarini “fece all'improviso con eroica generosità”, e lo descrive in dettaglio:

In poca distanza di questo dunque è fabricato il sudetto Teatro, al quale conduce da esso palazzo un lungo, e maestoso corridore adorno di colonnelle di marmo, e coperto di piombo. Questo Teatro è fatto,come quelli di Venezia in quanto alla forma; differente però nelle circostanze, che l’accompagnano. Ha le scale di marmo con statue che le sostentano il pavimento d'ogni ordine; i Palchi sono dipinti a fresco di buona mano, e i vetri de’ balconi di cristallo. Il piano è lastricato all’uso de' Persiani antichi, capace di persone cinquecento con grada di legno traforata, accioché scorrendovi l'acque di sotto renda fresco l’estate. Quattro sono gli ordini de’ Palchi capaci pure d'altre persone cinquecento, adorni di stucchi di squisita manifattura, tutti arricchiti d’oro. Di sopra è tutto ricoperto di specchi sostenuti da piccioli adornamenti dorati pure di stucco. La Scena è vastissima basta dire, ch’è capace di corso di Carrozza, di Caccie naturali, e di Trionfi Persiani, come s’udirà in progresso del presente racconto (Ivanovich 1681, 415).

In sostanza la capacità del teatro sarebbe stata di mille persone, cinquecento in platea a gradoni di legno e cinquecento nei quattro ordini di palchetti – un numero che sembra non collimare con le descrizioni che parlano di circa duecento nobili presenti nei palchetti a teatro pieno. Confermata è anche la presenza del sistema refrigerante: la descrizione però qui non fa menzione di aria fresca soffiata dalle grate, ma è la presenza di acqua corrente sotto i gradini di legno che funziona da refrigerante. Ricca la decorazione marmorea e decorativa con affreschi e immensa la scena, a conferma di quanto riportato anche nella rivista parigina.

Il "Mercure" non pubblicherà mai il promesso resoconto esteso sulle Amazoni, ma tornerà a parlare di Piazzola in un nuovo articolo che descrive la stagione teatrale successiva e la nuova opera – Berenice Vendicativa, nel febbraio 1681 (M.G. 1681.2, 213-249). Il testo, che include anche una descrizione della Villa Contarini “du Dessein du fameux Palladio”, è stato pubblicato e tradotto in passato (Mancini, Muraro, Povoledo 1988); una copia di questo numero del "Mercure Galant" è conservata presso la Biblioteca Marciana di Venezia. La stessa Biblioteca, grazie a un lascito del 1843 dell'ultimo degli eredi della famiglia Contarini, Girolamo, che comprende buona parte dei materiali del procuratore Marco, conserva l'archivio personale del donatore e i rami della tipografia del 'Luogo delle Vergini'. Tra le lettere al Procuratore, un buon numero contiene richieste inoltrate da nobili veneziani e veneti, per poter avere accesso a uno dei palchetti con chiave durante le rappresentazioni.

Vale la pena di riassumere la stagione 1680 attraverso il resoconto del "Corriere Ordinario":

Venezia 26 ottobre 1680
Quella parte di nobiltà, poi, che non è peranco ritornata nelle case, essendo peraltro già finite le vendemmie, non si trattiene in campagna, che per ritrovarsi all'Opera in musica, che il signor procurator Contarini dovrà fare recitare in breve più volte nel suo delizioso luogo di Piazzola; e con tal occasione si faranno pure colà festini per 8 giorni continui; essendo tale il concorso della gente in detto luogo, tanto veneta, come di terra ferma d'ogni ordine di persone, che le camere si affittano per solo otto giorni fino a lire 400 per ciascuna. La settimana passata fu scoperta la facciata della chiesa de' Carmelitani Scalzi vestita di finissimo marmo, fatta tutta a spese del conte Cavazza veneto (C.O. 1680 n. 91, 13 novembre 1680).

Venezia 9 novembre 1680
Dopo essersi osservato il serenissimo di Mantova tener varii, e serii discorsi coll'ambasciatore Cesareo, si è portato a Padova, per trovarsi ne' primo giorni a godere il divertimento dell'accennata opera in musica nella villa di Piazzola (C.O. 1680 n. 93, 20 novembre 1680).

Venezia 16 novembre 1680
Mercordì ritornò in questa Città il Serenissimo di Mantoua doppo goduta l'opera musicale in Piazzola che si sente riuscita molto bene con numeroso concorso di Nobiltà Lombarda; restituitasi anco in questa Città quasi tutta la Nobiltà (C.O. 1680 n. 95, 27 novembre 1680).

Venezia 23 novembre 1680
Mentre stava per terminare lo scritto divertimento in Piazzola con la recita per la terza volta dell'accennata Opera in Musica in cui era solo restata d'intervenire la Nobiltà più vicina di Terra Ferma, con universal dispiacere cascò il Salone di quel Luogo dove stavano le 6 Carozze ch'entrano in corso dell'Opera con rovinar anco le Carozze stesse e qualche machina (C.O. 1680 n. 97, 4 dicembre 1680).

Anche l'Ivanovich parlerà dell'incidente (ancora confondendo clamorosamente le date):

Quest'anno dovea replicarsi la recita della Berenice e continuarsi anco più volte; ma la Fortuna che suol avere in ogni grand'opra la sua parte fece cadere sul mattino una stanza fabricata di fresco quale come in guardaroba s'erano riposti gli abiti delle comparse e de' Personaggi e fracassò anco i Carri del Trionfo e le Carrozze del corso, in modo che impossibilitò il proseguimento (Ivanovich 1681, 415).

L'incidente agli arredi di scena, non fermerà, ancora per un po', gli sfarzi delle feste nella Villa di Piazzola, anche se l'utilizzo del grandioso spazio scenico sarà sempre subordinato a quello del secondo teatro, più piccolo e meno dispendioso. La grande stagione teatrale di Piazzola terminerà con la morte di Marco Contarini nel 1689: gli eredi riusciranno a convertire (e a tradire) l'obbligo del suo legato, che prevedeva il mantenimento del 'Loco delle Vergini' in mansioneria, e già nel 1770 Tommaso Temanza costruiva nell'area un nuovo oratorio.

Appendice: trascrizione e traduzione dell'articolo del "Mercure Galant", 30 dicembre 1679

[105] Si dans les amples descriptions que je vous ay faites depuis trois ans, des opéra qui attirent tant de curieux a Venise chaque carnaval, vous n'avez pû vous défendre d'admirer la quantité prodigieuse de choses qui s'y représentent au naturel, je suis assuré que

Se nelle ampie descrizioni che vi ho fatto tre anni fa delle opere che attirano un gran numero di curiosi a Venezia a ogni Carnevale, non avete potuto evitare di ammirare la quantità prodigiosa di cose che vi vengono rappresentate al naturale, sono convinto che

[106] vous allez redoubler vostre étonnement, & je ne sçay mesme si les merveilles de celuy dont j'ay à vous parler, vous pourront sembler croyables. Il n'a paru ny a Venise, ny pendant le carnaval. Piazzola dans le Padoüan, est le lieu où ce grand spéctacle a esté donné. La Piece a pour titre, Les Amazones dans les Isles Fortunées, & c'est le Procurateur Marco Contarini qui en a fait la dépense. Ce noble & riche Venetien l'a moins entreprise par vanité,

voi raddoppierete il vostro stupore, e non so se addirittura le meraviglie di quello di cui sto per parlarvi vi possano sembrare credibili. Non è stato né a Venezia né durante il Carnevale. Piazzola, nel padovano, è il luogo in cui questo grande spettacolo è stato fatto. L'opera ha per titolo Le Amazzoni nelle Isole Fortunate e ne ha sostenuto le spese il Procuratore Marco Contarini. Questo nobile e ricco veneziano non l'ha tanto intrapreso per vanità

[107] que pour fair honneur à sa Patrie. On peut dire mesme que le plaisir de contribuer au soulagement des malheureux, a eu quelque part dans ce dessein, puis qu'il n'a esté exécuté qu'en employant six cens Filles qu'il fait travailler dans un Hôpital, & qui ont gagné dequoy subsister en faisant tout ce qui sert à cet Opéra, à l'exception de ce qui regarde la Menuiserie, & la construction de la Salle. Tous les Habits des Acteurs sont de leurs Ouvrages,

quanto per fare onore alla sua patria. Si potrebbe perfino dire che il piacere di contribuire al conforto dei più sfortunati abbia avuto una qualche parte in questo disegno, dato che è stato eseguito esclusivamente con l'impiego di seicento fanciulle che egli fa lavorare presso un Ospedale, e che hanno guadagnato di che sostentarsi realizzando tutto quel che serve a quest'opera, con l'eccezione di quanto riguarda la carpenteria e la costruzione della sala. Tutti gli abiti degli attori sono opera loro,

[108] aussibiens que les diverses Décorations qui changent la Scene. On en voit plusieurs de Tapisseries de verdure, travaillées au petit point. Les Palais sont faits de Colomnes, Pilastres, & autres ornements du mesme travail, & jusqu'aux Etofes de toile d'or faites au Mestier, tous est de ces Filles. Ce qui vous étonnerà, c'est que tout c'est fait si secretement, que fort peu de jours avant la Représentation de cet Opéra, chacun ignoroit qu'il s'en dust faire un. On

come anche le differenti decorazioni che cambiano la scena. Ce ne sono di svariate, con arazzi a motivi vegetali, lavorate a piccolo punto. I palazzi sono fatti con colonne, pilastri ed altri ornamenti con la stessa tecnica, e anche le stoffe in tela d'oro fatte a telaio, tutto è opera di queste ragazze. Ciò che vi stupirà, è che tutto è stato fatto in tale segreto, che pochissimi giorni prima della rappresentazione dell'opera, chiunque ignorava cosa se ne sarebbe fatto. Si

[109] voyoit bien préparer quantité de choses pour la construction d'un grand lieu; mais comme on ne les plaça qu'apres qu'elles furent toutes achevées, il n'y eut personne qui devinast à quel usage on les vouloit employer. Enfin le jour qu'on avoit choisy pour ce surprenant Spéctacle estant arrivé, les Personnes conviées, & non aucune autre, se rendirent au lieu marqué pour la Feste. Chaque Particulier avoit eu son heure afin d'entrer sans confu-

vedevano certo in prepararazione una quantità di cose per la costruzione di un grande spazio, ma siccome le opere non furono allestite se non dopo il loro completamento, non ci fu nessuno che indovinasse a quale scopo si intendesse impiegarle. Infine, essendo arrivato il giorno che si era scelto per questo sorprendente spettacolo, le persone invitate, e nessun'altra, si portarono nel luogo indicato per la festa. A ciascuno era stato assegnato un orario, al fine che le entrate avvenissero senza confu-

[110] sion, & alors, à mesure que les premiers avertis se présenterent, on leur donna un Billet de la Loge destinée pour eux, & une clef pour l'ouvrir. Dans le temps qu'ils commençoient tous à se placer, on vit tout d'un coup la Salle éclairée d'un grand nombre de Flambeaux de cire blanche, & cette lumiere fit remarquer que le devant du Theatre, au lieu d'estre fermé par une Toile peinte, comme il l'est par tout, avoit pour Rideau quantité de lez de Velours

sione, e quindi, man mano che i primi si presentarono, venne loro consegnato un biglietto del palchetto destinato a loro, e una chiave per aprirla. Nel tempo in cui tutti iniziarono a prendere posizione, si vide improvvisamente la sala illuminata da un gran numero di torce di cera bianca, e qusta luce rese evidente che la parte anteriore del teatro, anziché essere chiusa una una tela dipinta, come accade dappertutto, aveva come sipario numerosi pannelli di velluto

[111] cramoisy, qui tous ensemble faisoient une grande piece. Il y avait un gros galon d'or sur les coûtures de chaque lez, & eu haut, & au bas de cette maniere de Rideau, une grande Crespine pareillement d'or. Les Tapis qui ornoient les apuis des Loges, & qui en couvroient tout le devant, estoient du mesme Velours avec le mesme galon, & avoient une Crespine sembleble à celle dont je viens de vous parler. Quand tous ceux qui avoient esté choisis puor compo-

cremisi, che tutti insieme componevano una grande tela. C'era una spessa passamaneria d'oro sulle cuciture di ciascun pannello, e in alto e in basso di questa specie di sipario, una grande frangia egualmente d'oro. I tappeti che ornavano i supporti delle logge e che ne coprivano tutto il davanti erano del medesimo velluto con la stessa passamaneria e avevano una frangia simile a quella di cui vi ho appena parlato. Quando tutti quelli che erano stati scelti per esser parte

[112] ser l'Assemblée eurent pris leurs places, on apporta des Bougies dans chaque Loge, avec une Collation aussi magnifique qu'elle estoit galante. Ce Régal ne fut pas si tost finy, que les lumieres qui éclairoient cette brillante Salle, disparurent tout d'un coup. Ce qui servoit de Rideau dans le devant du Theatre ayant aussi disparu d'une maniere presque imperceptible, on vit le plus étonnant & le plus pompeux Spéctacle, dont on ait jamais parlé. Ce fut

del pubblico ebbero preso i loro posti, vennero portate delle candeline in ciascun palchetto, con uno spuntino tanto magnifico quanto elegante. Non appena questo servizio fu terminato, le luci che illuminavano questa brillante sala, si spensero tutte d'un colpo. Dal momento che ciò che fungeva da sipario sul davanti del teatro era anch'esso scomparso senza quasi che nessuno se ne accorgesse, si vide il più stupefacente e il più sontuoso degli spettacoli di cui si sia mai parlato. Era

[113] la Reyne des Amazones accompagnée de soixante Femmes, montées toutes sur de veritables Chevaux. Trois cens autres parurent en mesme temps sous des Pavillons de Toile d'or. Jugez de l'éclat que répandoient ces superbes Tentes dans le lieu où campoient ces Amazones. Il estoit d'une si vaste étenduë, qu'on n'en pouvoit remarquer le le(sic) bout. Quantité de Machines surprenantes sortirent de terre dans la mesme Scene, & un Char

la Regina delle Amazzoni accompangata da sessanta donne, tutte montate su dei veri cavalli. Trecento altre comparvero contemporaneamente sotto padiglioni di tela d'oro. Immaginate il fulgore che diffondevano queste superbe tende nel luogo dove erano accampate le Amazzoni. Era di una superficie così vasta, che non era possibile vederne il limite. Numerose macchine sorprendenti uscirono da terra nella stessa scena, e un carro

[114] attelé de six Chevaux se soûtint en l'air. Il y eut dans ce mesme Opéra une Riviere d'eau veritable. Deux Armées s'avancerent sur un Pont qui la traversoit, & un fort grand nombre d'Asiatiques tomberent dans l'eau. Vous pouvez croire qu'on les comptoit pour noyez, & que l'avantage demeura par là aux Amazones. Je ne vous fais point aujourd'huy l'entiere description de ce merveilleux Spéctacle, qui semble estre moin un Opéra effectif qu'un

agganciato a sei cavalli era sospeso nell'aria. Ci fu in questa stessa opera un rivo di vera acqua. Due armate avanzarono sopra un ponte che lo attraversava, e un gran numero di Asiatici caddero nell'acqua. Voi potreste credere che li si desse per annegati, e che il vantaggio fosse a quel punto delle Amazzoni. Io non vi farò oggi l'intera descrizione di questo meraviglioso spettacolo, che sembra essere non tanto un'opera a tutti gli effetti ma piuttosto un

[115] Enchantement. On m'en promet une tres ample et tres exacte Relation. Je l'attens, & ne manqueray point alors à vous faire part du reste. Je vous diray par l'avance que la Salle où l'on a fait cette magnifique Représentation, est toute voûtée, & qu'ainsi en quelque saison que ce soit, on n'y soufrira aucune incommodité. Le feu qu'on doit mettre sous les voûtes pendant l'Hyver, la rendra chaude, & dans l'Eté, on trouve moyen de la rafraî-

incantesimo. Mi riprometto di farne una relazione molto ampia e molto accurata. La sto preparando e non mancherò allora di farvi parte del resto. Vi posso anticipare che la sala dove venne fatta questa magnifica rappresentazione è tutta a volte (intercapedini?), e che in questo modo in qualunque stagione si sia, non si soffriràalcun disagio. Il fuoco da mettere sotto le volte durante l'inverno la renderà calda, e durante l'estate, si trova modo di raffrescarla

[116] chir par des Souflets qui sont sous ces mesmes voûtes, & qui par des trous faits à dessein, répandent un vent dans toute la Salle qui cause un frais agreable. Comme la plûpart de ceux qui ont esté conviez à cet Opéra, estoient de Venise, celuy qui en a donné le Spectacle s'estoit précautionné pour eux contre l'obscurité de la nuit, & afin qu'elle n'embarassast personne au retour, il avoit fait éclairer tout le chemin depuis Piazzola jusqu'à cette grande

con dei soffietti che sono sotto le stesse volte e che attraverso dei fori fatti appositamente, diffondono un vento in tutto la sala che causa una piacevole frescura. Dato che la maggior parte di quanti erano invitati a quest'opera erano di Venezia, colui che ha prodotto lo spettacolo aveva preso provvedimenti per loro contro l'oscurità della notte, e per non mettere nessuno in difficoltà al ritorno, aveva fatto illuminare tutto il percorso da Piazzola fino a questa grande

[117] Ville, par un nombre presque infiny de Falots. Une si extraoridinaire magnificence vous surprendra dans un particulier; mais, Madame, c'est la mode du Pais. On prend ses mesures de longue main pour venir à bout de ces sortes d'entreprises; & comme les choses s'y font avec toute l'œconomie qu'on peut avoir, & qu'elles ne reviennent à ceux qui en font les frais, qu'à ce qu'elles coustent véritablement, on fournit à tout avec beaucoup moins

città con un numero quasi infinito di lanterne. Una così straordinaria magnificenza vi sorprenderà in un privato, ma, mia Signora, così si usa a Venezia. Ci si organizza con largo anticipo per venire a capo di questo genere di imprese, e siccome le cose vengono fatte con tutte le economie possibili, e non ritornano guadagni a coloro che ne pagano il prezzo, se non a i costi vivi, si realizza tutto con molta meno

[118] de dépense qu'il n'en paroist. Si les grands Seigneurs de France avoient amené la mode de ces somptueux Spéctacles, on peut assurer que ce qu'on y verroit de cette nature, iroit au dela de tout ce qui s'est fait de plus étonnant jusqu' à aujourd'huy. La raison est, que nous avons tout en abondance; que les beaux Arts ayant comme étably leur Empire parmy nous, tout se polit à Paris, & qu'on nous voit rendre des Chef d'œuvres à toutes les

spesa di quanto non si pensi. Se i grandi signori di Francia avessero portato la moda di questi sontuosi spettacoli, potremmo assicurare che quanti ne vedremmo di questo tipo, andrebbero anche ben oltre rispetto a quanto di più spettacolare è stato realizzato ad oggi. La ragione è che noi abbiamo risorse in abbondanza, che le Belle Arti hanno in un certo senso stabilito il loro impero fra di noi: tutto si polisce a Parigi, e noi facciamo circolare i nostri capolavori in tutte le

[119] Nations du Monde, pour ce qu'elles nous prestent quelquefois d'informe. Joignez à ce la la magnificence & la libéralité naturelle des François, pour ne pas dire Profusion. On a déja veu quelques essais de ces magnifiques Festes dans la Piece de Machines, intitulée la Toison d'or, que composa Mr de Corneille l'aîné, & qui fut représentée en 1660. dans le Chatteau du Neubourg en Normandie. Monsieur le Marquis de Sourdeac, à qui appartient ce Chasteau,

nazioni del mondo, perché esse ci restituiscono spesso cose ben mediocri. Aggiungete a ciò la magnificenza e la liberalità naturale dei Francesi, per non dire il loro spreco. Abbiamo già visto un saggio di queste magnifiche feste nella pièce à machines intitolata Il Vello d'oro, che compose il signor De Corneille il Vecchio, e che venne rappresentata nel 1660 nel castello di Neubourg in Normandia. Il Marchese di Sourdeac, a cui appartiene questo castello

[120] prit le temps du Mariage de Sa Majesté, pour faire une réjoüissance publique, de la représentation de cette Piece; & outre tous ceux qui estoient nécessaires pour l'exécution de ce dessein, qui furent entretenus plus de deux mois au Neubourg à ses despens, il traita & logea dans son Chasteau plus de cinq cens Gentilshommes de la Province pendant plusieurs Représentations que la Troupe du Marais y donna de cet Ouvrage. Ce n'estoient par

approfittò dell'occasione del matrimonio di Sua Maestà, per concedere al pubblico sollazzo la rappresentazione di questa opera, e oltre a, a tutto il personale che fu necessario alla realizzazione di questo progetto, che fu trattenuto più di due mesi a Neubourg a sue spese, egli curò e alloggiò nel suo castello più di cinquecento gentiluomini della Provenza durante le molteplici rappresentazioni che la compagnia di Marais fece colà di quest'opera. Ovunque non c'era altro

[121] tout que Tables servies avec une abondance & une propreté admirable. Il recevoit toutes les Personnes considérables qui se présentoient, & rien ne pouvoit marquer plus noblement le glorieux avantage qu'a ce Marquis d'estre de l'illustre Maison de Rieux. La Paix que la modération du Roy fait régner presentement dans toute l'Europe, nous fera peut-estre voir des Festes dont la somptuosité passera ce que nous trouvons aujourd'huy si surprenant.

che tavoli imbanditi con una abbondanza e una eleganza mirabili. Egli ricevette tutte le persone di rilievo che si presentarono, e nulla avrebbe potuto più nobilmente confermare il glorioso privilegio che ha questo Marchese di essere dell'illustre casato di Rieux. La pace che la prudenza del Re fa attualmente regnare in tutta Europa, ci farà forse vedere altre feste la cui sontuosità supererà quella che consideriamo attualmente così sorprendente.

[122] Quand on veut faire quelque chose de grand en France, on ne laisse rien à y ajoûter. Il n'en faut pour preuve que les Carrousels qu' on a entrepris. Il sembloit que toutes les richesses de l'Univers s'estoient ramassées pour le dernier; & si l'industrie des plus ingénieux Ouvriers s'y épuisa, jamais Chevaliers ne firent voir ny tant d'adresse ny tant de galanterie qu'il en parut dans les cinq Quadrilles qui le composoient. En attendant ces merveil-

Quando vogliamo fare qualcosa di grande in Francia, non facciamo davvero alcun risparmio. Ne sono la prova le giostre che sono state allestite. Sembrerebbe che tutte le ricchezze dell'universo siano state riunite al culmine; e che se l'industriosità dei più ingegnosi artigiani si esaurisse, i cavalieri non avrebbero potuto dar mostra del loro stile e della galanteria che comparve nelle cinque quadriglie di quella giostra. Occupandomi di tali meravi-

[123] les, je suis assuré de vous faire des Relations fort curieuses, si l'on continuë de m'envoyer d'exactes descriptions de tous les Opéra de Venise. Il y en aura cinq nouveaux ce Carnaval, & on prétend qu'il ne se soit encor rien fait de plus beau dans cette riche & fameuse République.

glie, io sono certo di poter continuare a farvi delle relazioni assai interessanti se continueranno a inviarmi delle descrizioni dettagliate di tutte le opere di Venezia. Ce ne saranno cinque nuove questo Carnevale, e già si pensa che non sia stato fatto nulla di più bello in questa ricca e famosa Repubblica.

Bibliografia
Fonti
Biblografia critica
English abstract

In 1679, the new private theatre in the countryside Villa of procurator Marco Contarini in Piazzola sul Brenta was inaugurated. The magnificence of the performance with wonderful costumes and stage machinery made it so remarkable that the newborn periodical journals in all of Europe had to publish the news. This article discusses about the covering that the event gained in the "Corriere Ordinario", printed in Wien, and in the "Mercure Galant", printed in Paris, together with a couple of literary accounts of the time. 

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