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    Atti del Convegno Luminar 5. Internet e Umanesimo
    Le riviste on-line: esperienze e prospettive

    Venezia, Fondazione Querini Stampalia 2-3 febbraio 2006

    Appunti e note dalle giornate di
    Luminar 5. Internet e Umanesimo
    Le riviste on-line: esperienze e prospettive

    Venezia 2-3 febbraio 2006
    (a cura della redazione di Engramma)

    Cosa è una rivista on-line?
    Per ora soltanto (o poco più di) una traduzione di una rivista cartacea. Metafora: siamo a una fase protostorica, come quando ai primi del Novecento fare cinema significava portare il linguaggio del teatro dentro il cinema – e non si sapeva, per fare l'esempio più banale, cosa poteva apportare in più alla nuova arte cinematografica un passaggio fondamentale come il montaggio. Si evoca anche la più abusata metafora della galassia Gutenberg e i cambiamenti gnoseologici e pratici che essa ha determinato.

    Difficile comunque compiere il salto mentale necessario e assimilare pienamente lo scarto che la scrittura in rete implica, dal sequenziale all'ipertestuale, e da questo all'ipermediale. Siamo ancora ai primordi del genere: da esplorare le caratteristiche e le numerose (e non ancora chiare) potenzialità.

    Primi passi in questa direzione si posso fare su due fronti concreti e immediatamente affrontabili:
    a) esplorare altre forme di fisicità, e in particolare un'altra estetica della temporalità: un nuovo concetto della periodicità e dei ritmi di lettura;
    b) ridefinire le categorie delle riviste on-line: riviste di informazione e/o di divulgazione scientifica (che producono rete di notizie e ritorno economico – più o meno consistente: cfr. "Exibart" e "Galileo"); riviste di ricerca e/o di approfondimento (che sono destinate all'aggiornamento di comunità di studio o di lavoro: cfr. "engramma");
    c) valutare le implicazioni di tali categorie: in concreto, dal punto di vista del back-office, entrambe le categorie possono produrre professionalità; e la produzione di reddito è limitata solo alla prima categoria?

    Ognuno degli esempi presentati in Luminar 5 fa i conti con la definizione delle coordinate di metodo e con le finalità: imparando, sperimentando, tentando continuamente forme, prospettive e organizzazioni diverse. Si rileva una attenzione costante al rapporto tra forma e contenuti, ovviamente declinato in modo diverso, a seconda delle esigenze e obiettivi della rivista.

    SCENARIO EPICO
    Dall'immagine e dagli scenari del caffè letterario e del salotto ottocentesco (immagini che tornano anche nei titoli delle prime riviste cartacee) si passa ora alla figura della navigazione, dell'impresa. Dallo scenario borghese allo scenario epico. Alcuni dati caratterizzanti:
    - marginalità (economica, accademica, disciplinare);
    - ibridazione dei generi (trasversalità, localizzazione sui confini);
    - governo diretto del mezzo;
    - coinvolgimento e interazione con il lettore (appiattire verso l'alto);
    - istanza etico-politica di comunicazione culturale.

    In questa fase epica, di sforzo prometeico, pare forse insensato distinguere nettamente tra comunicazione, informazione e formazione, come se in ognuna di queste categorie non ci fosse in realtà anche un ricordo, una traccia delle altre. Certo per alcune riviste è più facile segnare un confine, ma forse il non dover segnare confini troppo definiti è una delle possibilità del mezzo: è una delle libertà acquisite.

    Lo scenario è in sé protoepico: l'impresa collettiva e le forme di rapporto intersoggetivo da un lato e di approccio alla ricerca dall'altro.
    Oltre alle diverse tipologie dello stare 'tutti su una stessa barca', è importante riflettere sulle nuove forme e i nuovi modi di produzione, gestione, condivisione, diffusione e aggiornamento della conoscenza che questo implica: su tale questione, la strutturazione di un progetto come "Musea" rappresenta un buon esempio.

    Anche il fatto che le modalità di realizzazione siano molto diverse denuncia lo scenario epico. Chi si trova tutti i mercoledì, chi ha una redazione solo virtuale, disseminata nel mondo, chi fa redazioni un po' "selvagge" (come dichiara un relatore a proposito del suo lavoro), chi propone i temi "dall'alto", chi fa emergere i temi dalle discussioni redazionali... Comunque tutte queste modalità in qualche modo funzionano, producono, creano un movimento che è contemporaneamente verso l'alto e in orizzontale.

    Luminar 5 ha fatto emergere un altro dato: una rivista on-line è anche la punta emersa di una comunità di utenti (nicchie più o meno estese e specializzate), che sono in grado di interagire con essa in modo dinamico: e questa è una novità tecnica e teorica rispetto alle riviste su carta. La rivista on-line come collettore di bisogni culturali, di identità e dialogo, di scambio dei ruoli fra lettori e autori.

    Interessante il fatto che questa definizione vada bene per "Exibart" (rete orizzontale di collaboratori), per "engramma", "Images-revue", "Musea" (comunità trasversale di specialisti), per "Galileo" (rete orizzontale di collaboratori specialisti), per "Spolia" e "Reti Medievali" (comunità monografica di specialisti), per "Luxflux" (comunità di artisti, lettori, autori).

    In rete ha luogo un continuo scambio.

    Dietro un 'rotolo', dietro una serie di pagine in fila, dietro un sito, dietro le quinte ci sono sempre una serie di soggetti che affrontano un'impresa propria e collettiva, ma il loro modo di coordinarsi dipende da come è strutturata la scena. Come si sarebbero comportati i tecnici del teatro totale di Kantor, e gli spettatori stessi che scarto di esperienza vissuta avrebbero avuto?

    CARATTERISTICHE
    Le riviste on-line (analogamente alle riviste cartacee, ma spesso indipendentemente da una ricaduta economica) mirano a un duplice obiettivo:
    - visibilità <> credibilità (fattori interrelati: v. il caso "Exibart")
    - ovvero a una 'tradizione' (il che è abbastanza paradossale se si pensa al tipo di mezzo coinvolto).

    Si tratta di due fattori connessi anche a elementi di 'resistenza' alla modificabilità/labilità del supporto virtuale, già messi in luce sopra:
    - registrazione/conservazione ufficiale della rivista (ISBN, tribunale, presenza della rivista in 'portale' istituzionale, etc.);
    - sua permanenza (stratificazione seriale) in rete;
    - appello a una comunità (più o meno consolidata);
    - serietà (e originalità) scientifica.

    Un meccanismo che potrebbe catalizzare la dinamica visibilità<>credibilità per le riviste di ricerca/formazione potrebbe essere in genere quello del peer-review (di cui a Luminar si è accennato, senza però approfondire), ovvero la creazione una community non solo di lettori/autori 'affezionati' (in questo senso l'idea di "appuntamento con il lettore" che si presenta come attardata e obsoleta può avere una funzione anche in rete), ma anche di colleghi revisori: opportunità di tenere stretti i contatti tra riviste/siti reciprocamente 'simpatetici' (non solo tra singoli autorevoli lettori) e tenersi aggiornati sulle rispettive ricerche.

    La visibilità<>credibilità della rivista on-line si acquista anche mediante altre attività (organizzazione di eventi e altro). Il lavoro virtuale pare avere spesso necessità di riscontro 'tangibile' e concreto, che a volte viene realizzato mediante pied-à-terre cartaceo (Firenze University Press per "Reti Medievali"; Spolia Edizioni; "Exibart on paper"); mentre altre volte rifiuta senza danni la 'concretezza' della versione cartacea ("Galileonet" e "Images-revue", per esempio, si propongono esclusivamente in forma virtuale).

    Ancora sulla credibilità scientifica: la rivista on-line consente un 'ritorno al futuro' (correzioni/revisioni retroattive sui vecchi numeri). E dunque a questo proposito:
    - quali sono le possibilità delle riviste on-line?
    - si modifica anche il passato (o soltanto il futuro)?
    - va comunque garantito funzionamento e leggibilità del materiale stratificato?

    E infine:
    - ha senso avviarsi verso una configurazione dinamica (basi di dati interrogabili da motori di ricerca) dei siti-riviste?

    La preparazione informatica dei redattori, specie di riviste che hanno a che fare con immagini, risulta imprescindibile: se è vero che il giornalista cartaceo non deve essere tipografo, per le riviste 'iconofile' on-line è invece opportuno già pensare i pezzi in formato iper-testuale/mediale: cfr. dinamiche redazionali di "Musea".

    Se è corretto che ci sia adeguamento della forma (tecnologica) all'idea – e non viceversa! – è però anche la conoscenza delle possibilità tecniche a permettere di dare forma più perspicua a determinati contenuti.

    Le distinzioni tra le diverse tipologie di riviste on-line, per quanto dedotte a posteriori e soggette a sconfinamenti, aiutano a tracciare una prima mappa della situazione attuale e dei possibili sviluppi. Siamo partiti con un elenco di caratteristiche (anche problematiche) che definiscono le riviste on-line: periodicità, serialità, criteri di controllo e direzione, modificabilità del pregresso da parte degli autori, standard/griglie di inserimento dati.

    Nel corso di Luminar, si sono affiancati altri concetti che riguardano il riscontro degli utenti, la trasferibilità dei contenuti su piattaforme tecnologiche diverse, il grado di intenzione informativa e formativa, l'obiettivo etico e politico-culturale. Tutte queste caratteristiche (tecnico-formali e sostanziali) costituiscono la matrice dentro la quale ciascuna rivista occupa più posizioni contigue e interrelate.

    Le riviste scientifiche cartacee erano/sono ridotte al ruolo di produzione di titoli accademici e di comunicazione iperspecialistica. La rivista on-line si ripropone (nuovamente) un fine di comunicazione del sapere. Istanza etica: ricerca + didattica + comunicazione. È connubio di ethos e pathos giustamente mixati.

    La rivista on-line si propone anche la rappresentazione della ricerca in atto. Come il progetto Mnemosyne e le tavole di Warburg: il tavolo dello studioso alzato in verticale ed esibito.

    L'espediente ricorda anche il tipo di operazione che molti critici modernisti ravvisavano anche in Pollock: nelle tele di Pollock come nella biblioteca e nell'Atlante di Warburg non si ha più a che fare con le due dimensioni, ma con dimensioni molteplici e con i loro molteplici punti d'intersezione. Ancora una volta è da tenere come esempio l'esperienza di "Musea", con il suo paradigma di "visita" piuttosto che di "lettura", e la sua griglia di gestione di contenuti che diventa una sorta di kit in mano all'utente finale.

    UFFICIALIZZAZIONE TESTATE ON-LINE E ARCHIVIAZIONE DEI DATI
    Difficoltà del riconoscimento dello statuto ufficiale delle riviste on-line.
    Oltre alla registrazione ufficiale (non solo numero ISBN), necessità di archiviazione dei dati (per deperimento supporti, etc.).

    DIRITTO ALL'IMMAGINE
    Problemi di giurisdizione dei diritti: obsolescenza delle norme del secolo scorso rispetto alla novità del fenomeno. La questione ha anche a che fare con il problema teorico della relazione tra originale e copia nelle rappresentazioni di tipo digitale invece che analogico.

    Sarebbe opportuno produrre un documento, una carta, e diffonderla come protocollo – per sollecitare provvedimenti legislativi giusti e aggiornati, ma anche per trovare condivisione intorno a questi temi: stilare a breve un documento di respiro internazionale e interdisciplinare sul problema dei diritti delle immagini e anche un testo che richiami con chiarezza il principio legislativo dell'equiparazione delle pubblicazioni on-line a quelle cartacee, ai fini, per esempio, dei concorsi.

    Questi due testi potrebbero rappresentare il 'documento di uscita' di Luminar 5. La "Carta Luminar" sul diritto delle immagini potrebbe diventare l'impresa prima del sodalizio tra le riviste che si sono incontrate a Venezia.

    Trovare una formula valida (possibilmente non solo per l'Italia), da condividere: ma, intanto, "occupiamo i castelli".

    TARGET E COMUNICAZIONE
    Target e comunicazione: carta vs web.

    Dalle relazioni e dalla discussione è emerso un punto importante: la questione target. Nel cartaceo ogni rivista (free-press o a pagamento) ha un suo pubblico specifico su cui si costruisce calibrando scelta degli argomenti da trattare, linguaggio, immagini, inserzioni pubblicitarie etc. (client-oriented). Obiettivo principale è colpire con il giusto mix di ingredienti il pubblico di riferimento e se possibile incrementarlo.

    Nel caso di "Exibart", Sighele ha illustrato un processo del genere: "Exibart" è un prodotto rivolto a un gruppo ben definito di lettori di cui si conoscono con precisione caratteristiche ed esigenze, a cui si tenta di rispondere almeglio (ad es. le pubblicità comunicate tramite newsletter sono selezionate con oculatezza, in modo da risultare interessanti per il destinatario e non venir percepite come invasive).

    Anche "Reti Medievali" coltiva attenzione, esprime interesse nei confronti dei fruitori ed esercita attenzione rispetto alla tipologia degli accessi (valutazione quantitativa e qualitativa).

    Altro punto interessante: come il pubblico arriva a una rivista on-line, come viene a conoscenza della sua esistenza. Per la rivista cartacea esistono luoghi precisi dove il lettore può recarsi (edicole ed emeroteche) certo di trovare una determinata tipologia, di trovare il prodotto (la rivista, appunto) disposto per argomento, sceglierne una e consultarla/acquistarla operando una scelta consapevole.

    Sul web non esiste una vetrina di questo genere che raggruppi tutte le riviste, una sorta di chiosco on-line che consenta al lettore di avere un panorama completo dell'offerta disponibile in rete e di scegliere quella di cui ha bisogno (in questo senso la locandina di Luminar 5 è immagine di una astrazione sintetica tra carta e web). E anche quando qualche struttura tipo 'chiosco on-line' esiste, la visibilità della rivista non dipende dall'espositore.

    E inoltre: come il lettore apre e sfoglia una rivista on-line? Nella maggior parte dei casi l’incontro sembra essere piuttosto casuale, una ricerca per argomento su un motore di ricerca porta a un articolo pubblicato in una rivista on-line.

    La rivista cartacea normalmente avverte il lettore della sua esistenza attraverso strategie pubblicitarie legate all'adv classico (oltre che attraverso la sua presenza fisica sugli scaffali/espositori sopraccitati); sarebbe interessante capire le "strategie di comunicazione" delle riviste on-line: se esistano e, in caso contrario, come si potrebbero articolare.

    APOCALITTICI e INTEGRATI
    Nessuno sta a guardia dei confini o vuole preservare gerarchie e strutture conoscitive consolidate; ma è importante segnalare un pericolo: le tecnologie di recupero delle informazioni sono sempre più in mano a colossi privati non controllabili con trasparenza, proprio nel momento in cui la rete dà l'impressione di una massima espansione orizzontale. In questo senso è stato sottolineato che la natura del nostro "ecosistema informativo" fa perno su motori di ricerca che sono "luoghi non trasparenti", aggregati per nebulose dove sono stipati gli oggetti e tutti i loro metadati senza l'applicazione di generali paradigmi di chiarezza, trasparenza e, forse sì, anche autorevolezza.

    Si apre qui la voragine dell'alto rischio di modificabilità dell'informazione, del suo vaglio, della necessità di nuovi mezzi di controllo. Sentiamo la nostalgia di un Fort Knox – ma nel contempo ci si chiede se non sia questa, della fortezza dove sta l'oro 'vero' e concreto, una immaginazione desueta e fuorviante, il tentativo di tradurre in un immaginario familiare (ma già passato) valori nuovi. D'altronde lo stesso valore della moneta è di fatto slegato dalla fisicità materiale (il 'valore vero' in oro che rimane però come una garanzia di affidabilità e come un feticcio dell'immaginario, non solo economico).

    Tra chi vede nella nebulosa di Internet un pericolo di crollo dei 'valori' e delle gerarchie sapienziali organizzate ad albero, e chi invece pensa di sfruttare le nuove opportunità adeguando il sapere al mezzo, c'è una terza, possibile, via: pensare che nelle nebulose si possono sempre disegnare costellazioni. Che anche a Eumeswil, come ci insegna Ernst Jünger, si può allestire (e tenere in funzione) un Luminar: è la via difficile della cura prometeica della rivoluzione tecnologica.

    Si tratta di una complessa anarchia in cui vengono rimescolate le carte del ruolo, della figura e della posizione dell'intellettuale, dove non può più sussistere la chiusura nella torre d'avorio della rivista specialistica di ambito accademico, un luogo dove informazione, formazione e comunicazione non sono ancora irrigidite in canali predefiniti.

    NELL'ERA (preistorica) DEGLI EROI
    Si attende ora tra l'altro anche l'era della multimedialità in rete: il ritorno alla qualità dei CD-Rom prima maniera (sperimentali e sinestetici). Si cerca di immaginare il momento in cui non solo evocheremo le immagini come in Eumeswil, ma le toccheremo, le combineremo e le faremo parlare come in Minority Report.

    Comunque pare che ancora le più straordinarie innovazioni promesse dalla rete siano quelle relative al rapporto con il tempo e con le immagini/suoni (più che con i testi scritti).
    Ma siamo ancora a Manuzio e ai fratelli Lumière… Siamo nell'era eroica e preistorica – in attesa del passaggio dall'oralità alla scrittura, componiamo rapsodie epiche per il futuro.