
Gassman, Pasolini
e i filologi
(saggio-documentario video, Italia 2005, 30’)
Monica Centanni e Margherita Rubino
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Nel 1960 Vittorio Gassman affidò a Pier Paolo Pasolini la traduzione dell’Orestea di Eschilo per l’allestimento che aveva in mente per il Teatro greco di Siracusa.
Gassman, in sintonia con l'impresa culturale e politica che in quegli anni andava
compiendo con il Teatro popolare italiano, aveva concepito per la tragedia antica
una messa in scena di assoluta novità e di rottura con la
tradizione classicistica.
Per dichiarazione dello stesso Pasolini, l'esperienza di traduzione dell'Orestea segnò in modo importante il suo riavvicinamento al mito greco, sul percorso
che lo condurrà alla realizzazione di opere cinematografiche come Edipo
Re (1967), Medea (1970) e l'incompiuta Orestiade africana (1969).
I dati oggi dimostrano che
la versione di Pasolini di Orestea è in assoluto la più accreditata e
utilizzata nei teatri italiani negli ultimi decenni del XX e ancora nei primi
anni del XXI secolo.
Ma intorno a quegli anni sessanta, la commissione della traduzione di Orestea a un poeta, contestato seppure già noto, e comunque a un non-grecista,
scatenò campagne di stampa e anche una raffica di attacchi da parte di una fazione
del mondo accademico, che reagì rabbiosamente contro Pasolini e la sua incursione
nel campo disciplinare delle scienze filologiche. Attacchi e polemiche ingenerarono
al tempo una grande confusione sul valore effettivo della traduzione di Pier
Paolo Pasolini.
Il saggio-documentario segue e mostra, in una prima fase, documenti e lettere
dove si scorge l'ambizione di molti grecisti determinati a ottenere l’incarico
che ebbe poi Pasolini, e la sequela di pressioni e di piccole bugie di alcuni
autocandidati eccellenti. Gli organi dirigenti del Dramma Antico dichiarano
(in un documento pubblicato qui per la prima volta): “Questo Istituto poteva
opporsi come in realtà in un primo momento ha fatto, ma in questo caso doveva
rinunciare alla presenza di Gassman”.
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Praticamente costretti ad accettare la versione-novità del poeta friulano, grecisti
e filologi si scatenarono presto in articoli e recensioni stroncatorie. Tra
i più accaniti Enzo Degani (al tempo giovane promessa della filologia italiana)
che arrivò a scrivere, tra l’altro, su una prestigiosa rivista di studi filologici:
“Pasolini [...] nell'insolito ruolo di grecista [...] traduce dal francese,
grossolanamente ignorando la lingua. Che conosca anche il greco, nessuno lo
aspetta, ma il suo parto tutt’altro che laborioso (egli vanta una gestazione
canina di tre mesi) distorce in maniera troppo irriverente il vecchio poeta”.
A Degani rispose a caldo Nadia Fagioli, ribattendo ai feroci attacchi punto
per punto, anche sul piano dell'ermeneutica linguistica. Ribatterà anni dopo
anche Umberto Albini: sul piano della correttezza formale chiarirà che nessuna
traduzione teatrale, meno delle altre quella di Pasolini, si può analizzare
scindendo le componenti e “atomizzando” le parole, dal momento che esiste un
discorso poetico, e va preso nella sua interezza. Sul piano più generale della
lettura culturale e politica di Orestea '60 scriverà Albini: “Per la
prima volta dopo tanti anni il teatro greco usciva in Italia dai binari accademici,
troppo riduttivi, anche se meritori, entrava in contatto con la letteratura
militante e con i sentimenti e le idee di un nuovo, inquieto momento” […]. “Si
dissolve l’Olimpo come teatrino lontano, limitato e letterario, deborda dalla
cornice che per tanto tempo l’aveva inquadrato e viene a contatto, in modo salutare,
con una pratica quotidiana di culto, così come il movimento di una società verso
un regime di uguaglianza sembra una metafora del progresso tanto desiderato
da Pasolini nel suo presente".
Infine, negli anni novanta, interviene Massimo Fusillo che, da grecista e studioso
di teatro, restituisce pienamente a Pasolini su carta quel trionfo che i teatri
di mezzo mondo già gli tributavano.
Il saggio-documentario Gassman, Pasolini e i filologi è stato presentato
per la prima volta all'interno della mostra Vittorio Gassman, Elena Zareschi:
due protagonisti al Teatro greco di Siracusa (Siracusa, Palazzo Greco, Museo e Centro studi INDA, giugno-dicembre 2005).
Errori e acrimonie, accuse e difese contro e pro Pasolini, ragioni delle
scelte e delle critiche: si dà qui una documentazione precisa di un evento
importante della cultura italiana, attraverso lettere e cronache teatrali,
testate giornalistiche e filmati dell’epoca, testimonianze orali registrate e
materiale documentario inedito proveniente dall'Archivio del Museo e Centro
studi INDA di Siracusa.
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Riferimenti bibliografici essenziali
Pier Paolo
Pasolini, Nota del traduttore, in Eschilo, Orestiade, Quaderni
del Teatro Popolare Italiano, Torino 1960, pp. 1-3
Enzo Degani, Recensione a Eschilo ‘Orestiade’, nella trad. di Pier Paolo
Pasolini, "Rivista di Filologia e Istruzione Classica" 98, 1961, pp. 187-193
Nadia Fagioli, L’Orestiade di Pasolini, “Resine”, 1961, pp. 9-18
Massimo Fusillo, La Grecia secondo Pasolini, La Nuova Italia, Firenze
1996
Paolo Lago, Pasolini e gli antichi: una nota sulle traduzioni