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    Laocoonte: variazioni sul mito. Una galleria delle fonti testuali e figurative, engramma n. 50 – luglio/settembre 2006

    Due documenti relativi al ritrovamento del Laocoonte (14 gennaio 1506)

    Da una lettera di Francesco di Sangallo a Vincenzo Borghini, del 28 febbraio 1567

    "Io era di pochi anni la prima volta ch'io fui a Roma, che fu detto al papa che in una vigna presso Santa Maria Maggiore s'era trovato certe statue molto belle. El papa commandò un palafreniere: 'Va' e di' a Giuliano da S.Gallo che subito là vadia a vedere'. Et così subito s'andò. Et perché Michelangelo Bonarroti si trovava continuamente in casa che mio padre l'haveva fatto venire et gli aveva allogata la sepoltura del papa et volle che ancor lui andasse; ed io così in groppa a mio padre, et andammo. Et scesi dove erano le statue, subito mio padre disse: 'Questo è Hilaoconte, che fa mentione Plinio' et si fece crescere la buca, per poterlo tirare fuora. Et visto, ci tornamo a desinare et sempre si ragionà delle cose antiche".

    Da una lettera di Bonsignore Bonsignori a Bernardo Michelozzi del 24 gennaio 1506

    "A questi giorni un romano di chi non mi ricordo il nome a una sua vigna presso alle Carocce ha trovato una scultura antica bellissima di marmo, chosa più nobile che havessino i romani in quelli tempi e di che fane menzione Vergilio e Plinio, cio(è) un Laocoonta con li figli e con li serpenti tutto chome pone Vergilio in secondo Eneados [...]. Ora tutta tal chosa è sculta in questo marmo, e se bene ho a mente, Plinio dice tal chossa essere nella casa di Severo o vero d'Antonino Pio. Voi meglio lo potrete vedere in Plinio libro 36 [...] Quivi troverete la memoria di tal chosa e di chi epsa è mano, e certamente è chosa mirabile a vederla e tutte le figure paiono vive. El vice cancelliere ne ha voluto dare al padrone uno ufficio di ducati 10 o 20, non l'à voluta dare; ora li Romani la vorrebbero in Capitolio e il papa anche la volle. Vedemo quello che se ne farà; anchora è in chasa del padrone, ove sta con reputazione assai".

    luglio/settembre 2006