
Due documenti relativi al ritrovamento del Laocoonte (14 gennaio 1506)
Da una lettera di Francesco di Sangallo a Vincenzo Borghini, del 28 febbraio
1567
"Io era di pochi anni la prima volta ch'io fui a Roma, che fu detto al
papa che in una vigna presso Santa Maria Maggiore s'era trovato certe statue
molto belle. El papa commandò un palafreniere: 'Va' e di' a Giuliano
da S.Gallo che subito là vadia a vedere'. Et così subito s'andò.
Et perché Michelangelo Bonarroti si trovava continuamente in casa che
mio padre l'haveva fatto venire et gli aveva allogata la sepoltura del papa
et volle che ancor lui andasse; ed io così in groppa a mio padre, et
andammo. Et scesi dove erano le statue, subito mio padre disse: 'Questo è
Hilaoconte, che fa mentione Plinio' et si fece crescere la buca, per poterlo
tirare fuora. Et visto, ci tornamo a desinare et sempre si ragionà
delle cose antiche".
Da una lettera di Bonsignore Bonsignori a Bernardo Michelozzi del 24 gennaio
1506
"A questi giorni un romano di chi non mi ricordo il nome a una sua vigna
presso alle Carocce ha trovato una scultura antica bellissima di marmo, chosa
più nobile che havessino i romani in quelli tempi e di che fane menzione
Vergilio e Plinio, cio(è) un Laocoonta con li figli e con li serpenti
tutto chome pone Vergilio in secondo Eneados [...]. Ora tutta tal chosa è
sculta in questo marmo, e se bene ho a mente, Plinio dice tal chossa essere
nella casa di Severo o vero d'Antonino Pio. Voi meglio lo potrete vedere in
Plinio libro 36 [...] Quivi troverete la memoria di tal chosa e di chi epsa
è mano, e certamente è chosa mirabile a vederla e tutte le figure
paiono vive. El vice cancelliere ne ha voluto dare al padrone uno ufficio
di ducati 10 o 20, non l'à voluta dare; ora li Romani la vorrebbero
in Capitolio e il papa anche la volle. Vedemo quello che se ne farà;
anchora è in chasa del padrone, ove sta con reputazione assai".
luglio/settembre 2006