
Nota sul ciclo di Sperlonga e sulle relazioni con il Laocoonte vaticano:
le ipotesi di Bernard Andreae e di Salvatore Settis
Tra i punti di snodo della vicenda critica moderna del Laocoonte vaticano si pone la scoperta del monumentale e frammentario complesso di sculture della grotta di Sperlonga.
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Disegno ricostruttivo della decorazione
scultorea della cosiddetta 'Grotta di Tiberio' (da B. Andreae); da sinistra: Ulisse che riporta il
corpo di Achille, Scilla e la nave
di Ulisse, Accecamento di Polifemo,
Ratto del Palladio.
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Copia dal gruppo di Ulisse che riporta
il corpo di Achille: il cosiddetto 'Pasquino', Roma, Piazza Navona.
Atanadoro, Agesandro, Polidoro, Scilla e
la nave di Ulisse, seconda metà
I sec. a.C., Sperlonga, Museo Archeologico.
Atanadoro, Agesandro, Polidoro, Accecamento
di Polifemo, seconda metà I
sec. a.C., Sperlonga, Museo Archeologico.
Atanadoro, Agesandro, Polidoro, frammento dal Ratto
del Palladio, seconda metà I
sec. a.C., Sperlonga, Museo.
In una epigrafe posta sulla Scilla fu scoperta nel 1957 la firma degli scultori del gruppo, che coincidono con i nomi
citati da Plinio come autori del Laocoonte: Atanadoro, Agesandro e
Polidoro.
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Iscrizione con la firma di Atanadoro, Agesandro e Polidoro sul gruppo della Scilla, dalla cosiddetta 'Grotta di Tiberio', seconda metà I sec. a.C., Sperlonga, Museo Archeologico. Oltre alla coincidenza dei nomi degli autori, il marmo vaticano è accostabile alle opere della villa di Sperlonga anche sulla base di raffronti di carattere principalmente stilistico.
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Il volto del timoniere di Ulisse dal gruppo della Scilla,
seconda metà I sec. a.C., Sperlonga, Museo Archeologico
Il volto di Ulisse dal gruppo della Scilla, seconda metà I sec.
a.C.. Sperlonga, Museo Archeologico
Il volto di Laocoonte, seconda metà I sec. a.C., Roma, Musei Vaticani
Principale luogo di discussione dell'interpretazione che mette in relazione i gruppi di Sperlonga con il Laocoonte vaticano è il saggio di Bernard Andreae pubblicato in italiano nel 1989. L'ipotesi interpretativa di Andreae vede nel Laocoonte scoperto nel 1506 una copia romana di un originale pergameno in bronzo, prodotto attorno al 140 a.C., probabilmente su una committenza di Attalo II di Pergamo in occasione di un incontro con la delegazione romana di Scipione Emiliano. Parimenti copie da originali pergameni sarebbero le sculture di Sperlonga, e tutti i gruppi sarebbero stati eseguiti dai tre scultori che firmano la Scilla e che sono menzionati da Plinio. Atanadoro, Agesandro e Polidoro sono considerati però da Andreae "copisti" rodii di grande talento, chiamati a riprodurre esemplari di pregio da celebri originali ellenistici.
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Il volto del gigante domato dal fregio dell'Altare di Pergamo, II
sec. d.C., Berlino, Pergamonmuseum
Il volto di Laocoonte, seconda metà I sec. a.C., Roma, Musei Vaticani
Il marmo vaticano sarebbe dunque il Laocoonte descritto da Plinio
e, per associazione al cantiere di Sperlonga, sarebbe databile all'epoca di
Tiberio che Andreae considera il committente del ciclo 'troiano' della villa.
Secondo Andreae sia per quanto riguarda l'esecuzione dell'originale bronzeo
del Laocoonte nel II secolo a.C. per volere di Attalo II, sia poi per
la riproduzione in marmo del I secolo d.C. su commissione di Tiberio, le intenzioni
della committenza sarebbero dettate da un preciso messaggio politico, collegato
al rapporto di ereditarietà politica e ideologica Troia-Roma.
Nel 1999 Salvatore Settis, affrontando in un suo saggio il problema della datazione
del Laocoonte, riconsidera criticamente la questione della firma dei
tre scultori. Il passo di Plinio riferito al marmo raffigurante Laocoonte parla
di "summi artifices", appellativo mai utilizzato nelle fonti antiche
per copisti-esecutori, pur se di grande talento. Un'analisi dettagliata delle
testimonianze epigrafiche dei tre nomi degli scultori comprova la presenza in
Italia negli ultimi decenni del I secolo a.C. dei tre scultori rodii; la quasi totale scomparsa delle testimonianze di firme di scultori rodii in patria in quello stesso periodo (in conseguenza del declino dell'isola, dopo
il saccheggio del 42 a.C. da parte di Bruto e Cassio) consente di ipotizzare
con buone ragioni un trasferimento di Atanadoro, Agesandro e Polidoro e quindi
l'attivazione della bottega rodia a Roma.
Una conferma della datazione agli ultimi decenni del I secolo a.C. del Laocoonte verrebbe inoltre dall'analisi contestuale del gruppo firmato della Scilla di Sperlonga: di quel periodo è la moda dei complessi scultorei di tema
omerico. Inoltre, in base alla presenza di frammenti pittorici del cosiddetto
"secondo stile", l'opus quasi reticulatum della
grotta di Sperlonga è databile intorno al 30-20 a.C.: la struttura della
grotta sarà pertanto da considerarsi completata in una fase precedente
rispetto ai primi decenni del I secolo d.C., in cui si affermerà l'uso opus reticulatum. Alcuni riscontri archeologici provano poi che l'esecuzione
delle sculture avvenne in loco: la creazione artistica risulterebbe contestuale
al completamento dell'ambiente, e dunque cronologicamente coincidente. La parentela
stilistica del timoniere della Scilla e del Laocoonte a parere
di Settis conferma non già la derivazione di entrambi da 'originali'
in bronzo ellenistico-pergameni, ma piuttosto la datazione agli ultimi decenni
del I secolo a.C. di tutte le sculture in marmo dei "summi artifices"
della bottega rodia.
Al di là delle importanti considerazioni stilistiche e formali, il confronto
con il ciclo di Sperlonga, e in particolare con la Scilla, è
decisivo per l'identificazione del marmo vaticano con l'opera citata da Plinio.
Si ricapitola qui di seguito, schematicamente, la questione. Le testimonianze epigrafiche, l'analisi petrografica (eseguita sui materiali
delle sculture), i dati contestuali, i dettagli stilistici, confermano che il Laocoonte vaticano è accostabile, per una serie di buone ragioni
di ordine diverso, alle sculture di Sperlonga. Si propone quindi la prima equazione:
autori Scilla di Sperlonga = autori Laocoonte vaticano
Sulla base delle analogie formali, materiali e stilistiche tra il Laocoonte vaticano e la Scilla di Sperlonga (firmata da Atanadoro, Agesandro,
Polidoro) il Laocoonte che Plinio menziona come opera di Atanadoro,
Agesandro, Polidoro è con tutta probabilità identificabile con
il marmo vaticano. Si ottiene quindi la seguente serie concatenata di equazioni:
autori Scilla di Sperlonga = autori Laocoonte vaticano
autori Scilla di Sperlonga = autori citati da Plinio come autori
di un Laocoonte
autori Laocoonte vaticano = autori citati da Plinio come autori
di un Laocoonte
Laocoonte vaticano = opera citata da Plinio in Nat. Hist. XXXVI,
37.
luglio/settembre 2006