
Comics spolia. Laocoonte, Asterix & Co.
Alessandra Pedersoli
Asterix è l'eroe che dà il titolo alla fortunata serie di fumetti
di Renè Goscinny e Albert Uderzo ambientata in Gallia al tempo della
conquista romana del I secolo a.C. Nella 'saga' del fumetto francese un unico
villaggio nel Nord delle Gallie resiste alla dominazione romana, grazie all'astuzia
e al coraggio dei suoi abitanti, ma soprattutto grazie a una formidabile pozione
magica in grado di donare una forza sovrumana, la cui ricetta è gelosamente
custodita dal druido Panoramix.
Le schermaglie con le guarnigioni romane sono all'ordine del giorno: l'avversario
più agguerrito è Giulio Cesare che, sbeffeggiato a Roma da tutto
il Senato, cerca invano di sgominare Asterix e compagni per poter completare
definitivamente la conquista dell'intera regione. Spesso sono proprio gli indomiti
Galli a cercare lo scontro con i Romani, come nell'albo Asterix e gli allori
di Cesare, dove una scommessa guida Asterix e l'amico Obelix a Roma. Nell'episodio,
edito in Francia nel 1972 e tradotto in Italia nel 1990, i due amici hanno una
missione molto rischiosa da portare a termine: rubare le foglie di alloro della
corona di Cesare per cucinare un sugo.
Le strisce di Goscinny e Uderzo giocano sull'intreccio di allusioni e caricature
di personaggi celebri del mondo contemporaneo (soprattutto francesi) con citazioni
e rimandi al mondo classico. In Asterix e gli allori di Cesare una
striscia in particolare concentra una divertente sequenza di spolia antichi,
ma non solo: il mercante di schiavi di Giulio Cesare, Tifus (il cui nome compare
nel fumetto correttamente scritto secondo la grafia romana: TIFVS), tra la sua
'merce' ha un esemplare di maschio atletico e vigoroso, capace di mimare nelle
posture i capolavori dell'arte 'classica'.
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È lo stesso Tifus a sollecitare nello schiavo maggior "classe e
distinzione" – caratteristiche nelle quali sembra di poter leggere
un'allusione al topos dell'eleganza dei Francesi, ma anche un riferimento
al decus e alla gravitas del portamento raccomandati dagli autori
antichi (as esempio, da Cicerone e da Quintiliano).
Così lo schiavo, seduto sul frammento di una colonna, assume la prima
posa: gambe aperte, testa reclinata, una mano al polpaccio e una al volto, et
voilà! – ecco il Pensatore di Rodin. A
parte il drappo bianco (ma il 'panneggio' è inequivocabile segnale di
antichità), il rimando alla celebre scultura dell'artista ottocentesco
è chiaro e puntuale, sebbene del tutto anacronistico rispetto alle coordinate
del contesto: la scultura, seppure non antica, è tuttavia un 'classico'
(specie nell'immaginario francese) e pertanto è un modello immancabile
anche nel repertorio dello schiavo di Tifus (sul gesto della mano al volto come Pathosformel già antica del pensiero malinconico, vedi in Engramma la Tavola ex-novo 53. Dolore e malinconia).
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Auguste Rodin, Il Pensatore, 1880, Parigi,
Museé Rodin. |
La striscia prosegue con citazioni di 'vere' opere classiche: il Laocoonte e il Discobolo di Mirone. Nel primo caso, grazie a una corda e all'involontaria
complicità di Asterix, lo schiavo assume la postura del sacerdote troiano,
involto con i figli nelle spire di un serpente (col braccio destro flesso all'indietro,
come nella reintegrazione dell'ultimo restauro del marmo vaticano); nel
secondo caso basta un piatto, ed ecco il lanciatore del disco (la citazione
del Discobolo ritorna anche in una striscia dell'albo Asterix alle
Olimpiadi).
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Atanadoro, Agesandro, Polidoro, Laocoonte,
I sec. a.C., Roma, Musei Vaticani. |
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Discobolo di Mirone, copia romana da esemplare
in bronzo del 480-460 a.C., Roma, Museo Nazionale Romano. |
Questi debiti rispetto ai tre celeberrimi capolavori (Pensatore, Laocoonte, Discobolo) sono puntualmente segnalati anche in un sito-guida alla
lettura della saga,
ma a un esame più attento la presenza e la suggestione dei modelli antichi
è molto più nutrita: quasi in ogni vignetta lo schiavo è
atteggiato in una postura che può essere ricondotta a un modello classico.
Nella prima sequenza lo schiavo è schierato assieme al resto della 'merce',
ma si distingue nel gruppo per il suo particolare portamento: la gamba sinistra
è piegata all'indietro, mentre il braccio destro è sollevato a
raccogliere il lembo di un drappo; la suggestione deriva, sebbene in modo non
del tutto puntuale, dall'Augusto di Prima Porta, la scultura in marmo
risalente agli inizi del I sec. d.C. conservata nei Musei Vaticani. Il fumetto
si discosta dal modello solo per piccoli dettagli: il braccio destro non è
proteso e sollevato come quello dell'imperatore, ma disteso lungo il fianco:
a differenza della statua di Augusto lo schiavo è a petto nudo, ma la
sagomatura della lorica viene resa dai pettorali del personaggio, muscolosi
e in bella evidenza.
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Augusto di Prima Porta, copia in marmo da esemplare
in bronzo, 15 d.C. (ca.), Roma, Musei Vaticani. |
Sguardo fiero e braccio proteso in avanti (sul quale ricade il topico drappo
bianco) caratterizzano un'altra posa, che pare condensare in un unico personaggio
le posture dei due Tirannicidi del Museo Archeologico di Napoli: dalle
due figure del gruppo (copia romana di un'opera del V sec. a.C.) il disegnatore
riprende sia la postura di Armodio, sia la movenza del panneggio che pende dal
braccio sinistro di Aristogitone.
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Tirannicidi, copia romana da un esemplare
della prima metà del V sec. a.C., Napoli, Museo Archeologico Nazionale. |
Infine un'altra citazione in cui il modello, pur pesantemente reinterpretato,
è nettamente riconoscibile: si tratta dell'Hermes e Dioniso bambino di Prassitele, celeberrima opera del IV sec. a.C. conservata al Museo Archeologico
di Olimpia. Nel disegno di Uderzo viene ripresa la postura di Hermes, col braccio
sinistro appoggiato a un sostegno sul quale ricade il panneggio, il busto flesso
e il piede sinistro appena sollevato: nell'integrazione del braccio destro,
mancante nell'originale e nel fumetto proteso alto in avanti, torna forse la
suggestione del gesto dell'adlocutio dell'Augusto di Prima Porta.
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Prassitele, Hermes con Dioniso bambino, 340-330
a.C., Olimpia, Museo Archeologico. |
La sequenza di spolia presentati nel fumetto offre spunti di riflessione
sulle diverse utilizzazioni del repertorio 'classico', antico e non, che danno
ragione sia del riferimento per citazione esplicita ai capolavori più
noti, sia del rimando a opere del repertorio classico meno presenti nell'immaginario
contemporaneo. Da un lato la citazione vera e propria come nel caso del Discobolo,
del Laocoonte, del Pensatore di Rodin, di Hermes e Dioniso
bambino; dall'altro la citazione per fragmenta come nel
caso dei Tirannicidi e dell'Augusto di Prima Porta, ma anche
la reinvenzione per interpolazione e ibridazione tra diversi modelli, come l'integrazione
del braccio mancante nella scultura di Prassitele con quello della statua augustea.
Torna dunque nel fumetto la prassi già antica della contaminazione tra
stili e modelli, basata sulla riconoscibilità e sull'eloquenza dei 'classici'
del passato, e complicata dalle accattivanti allusioni alla contemporaneità.
E in questo gioco di allusioni incrociate e di slittamenti anacronistici anche
il Giulio Cesare di Asterix, seduto in maestà su una sella già imperiale con la corona d'alloro sul capo, pare atteggiarsi al
futuro ruolo che gli sarà attribuito, post mortem, come 'Divus
Iulius'.
nota bibliografica
Asterix e gli allori di Cesare, testo di Renè Goscinny, disegni
di Albert Uderzo, traduzione di Luciana Marconcini, Milano, Mondadori 1990 [Asterix
et les lauriers du César, Paris, Dargaud Editeur, 1972].
Tutti gli albi della serie di Asterix sono pubblicati in traduzione italiana
da Mondadori.
Per una guida alla lettura e alle citazioni negli albi della serie:
http://asterix.openscroll.org
Sulla saga di Asterix in generale:
http://www.asterixweb.it/asterixweb.htm
http://www.asterix.tm.fr
http://www.goscinny.net
Sulla politica delle immagini nell'età di Augusto:
Paul Zanker, Augusto e il potere delle immagini, Bollati Boringhieri,
Torino 2006 (vedi recensione in engramma n.50)
un ringraziamento a Salvatore Settis per la segnalazione della postura del Laocoonte per
lo schiavo di Tifus
luglio/settembre 2006