
La testa bronzea di Shipka. La Tracia in mostra
a cura di Laura Bumbalova
La Tracia in mostra
Da più di un trentennio protagonista di una serie di mostre, organizzate con successo in Europa e negli altri continenti, la Tracia è stata quest'anno ospite privilegiata della Presidenza della Repubblica Italiana, che ha presentato negli spazi del Palazzo del Quirinale, in anteprima assoluta all'estero, alcuni dei più spettacolari rinvenimenti effettuati in Bulgaria negli ultimi cinque anni
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Fotografie dell'inaugurazione della mostra Tesori della Bulgaria. Dal Neolitico al Medioevo, Roma, Palazzo del Quirinale 15 febbraio-15 marzo 2006; in alto a sinistra il Presidente Ciampi e il Presidente Parvanov. Sotto, Parvanov con il restauratore Formigli; a destra gli archeologi scopritori |
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Storia della Tracia
La Tracia: terra di tesori
Sevtopoli: la città sommersa
La Tracia: le tombe monumentali
La testa bronzea di Shipka
con interviste al prof. Vincenzo Saladino, alla dott.ssa Maria Reho e al restauratore Edilberto Formigli
Tra le opere esposte nelle sale del Quirinale una posizione centrale ha occupato la testa bronzea di Shipka, scoperta nel settembre del 2004 da Georghi Kitov nel tumulo Golijama Kosmatka, sia per l'importanza eccezionale e il fascino indiscusso di questo reperto sia per il coinvolgimento italiano nel progetto di restauro e di ricerche archeometriche.
Intervista al prof. Vincenzo Saladino, Università degli Studi di Firenze
Qual è l'importanza che, come storico dell'arte antica, attribuisce alla
scoperta della testa di Shipka?
La nostra conoscenza dei capolavori più famosi della scultura greca si
basa soprattutto sulle loro copie, che in epoca romana furono prodotte in gran
numero per arredare le residenze di personaggi facoltosi, desiderosi di esibire
attraverso queste opere d'arte la loro condizione sociale e la loro cultura.
In molti musei, a cominciare da quelli di Atene, troviamo anche sculture di
età greca, ma si tratta in genere di opere di medio livello, come le
stele funerarie e i rilievi votivi. Di maggior impegno era la decorazione plastica
dei templi, ma nella maggior parte dei casi ne sono rimasti solo dei frammenti,
segnati dalla lunga esposizione all'aperto e dalle distruzioni subite da quegli
edifici. L'epoca per la quale abbiamo una migliore conoscenza delle sculture
di elevata qualità è quella arcaica, in quanto alcune circostanze
favorevoli hanno consentito la buona conservazione di opere attribuibili ai
più apprezzati maestri dell'epoca: penso in particolare ai marmi dell'Acropoli
ateniese, che dopo l'attacco persiano del 480 a.C. vennero sepolti nel riempimento
sul quale vennero poi costruiti i nuovi edifici di età classica. Per
i secoli seguenti possediamo invece solo poche sculture in marmo che possano
essere con qualche probabilità collegate ai maestri celebrati dagli scrittori
greci e romani. Si aggiunga che spesso la collocazione cronologica di queste
opere è controversa: esemplare a questo proposito è il caso dell'Hermes
trovato nella cella del tempio di Hera a Olimpia, dove Pausania aveva visto
una statua dello stesso soggetto attribuita a Prassitele. Il luogo di rinvenimento
sembrava garantirci il recupero di un originale prassitelico, ma alcuni critici
hanno trovato argomenti più o meno fondati per dubitare che l'Hermes
sia uscito dalle mani di quel maestro. Gli scettici hanno appuntato le loro
critiche sul modellato della figura, che a loro avviso ci indirizzerebbe verso
un'epoca più recente, ma delle sculture a tutto tondo di Prassitele abbiamo
solo le copie romane: non siamo quindi in grado di precisare quale fosse quel
trattamento delle superfici che secondo gli scrittori antichi rendeva uniche
le sue opere. Ancora più precaria è la nostra conoscenza della
statuaria in bronzo, che a partire dall'inizio del V secolo a.C. cominciò
a rappresentare una componente significativa della scultura greca. Il valore
d'uso del materiale impiegato ha in effetti portato alla perdita della maggior
parte di queste statue, che alla fine del mondo antico e nei secoli successivi
vennero fuse per recuperarne il metallo. È pur vero che nei nostri musei
non mancano le sculture antiche di bronzo, ma si tratta prevalentemente di opere
di epoca romana, eseguite per soddisfare le richieste di quello stesso mercato
per il quale venivano prodotte le copie in marmo di originali greci. La loro
qualità è quella che ci si può aspettare nei prodotti di
botteghe che tendevano per quanto possibile a ridurre i tempi di lavorazione
per accrescere il guadagno.
Questa situazione rende particolarmente significativo il contributo alla conoscenza dell'arte greca che può essere offerto dai nuovi ritrovamenti di sculture in bronzo di età classica ed ellenistica. In questi ultimi anni le scoperte di questo tipo si sono infittite grazie al recupero dei resti di navi antiche che condizioni avverse del tempo avevano portato al naufragio o alla perdita del carico, rappresentato da opere d'arte. L'importanza dei bronzi recuperati dal mare è straordinaria (basti pensare ai bronzi di Riace), ma purtroppo ci sfugge il contesto nel quale erano in origine esposti. Si capisce quindi quale sia l'interesse dei casi, purtroppo rari, nei quali statue di bronzo sono tornate alla luce durante uno scavo. Questo è avvenuto per la splendida testa, rinvenuta nel settembre del 2004 nei pressi di Shipka, davanti al tumulo reale di Golijama Kosmatka, dove era stata accuratamente deposta, a circa 7 m di distanza dallingresso della camera funeraria. La testa, appartenente in origine a una statua di grandezza naturale, ha una barba folta, mentre il volto appare caratterizzato dalla fronte aggrottata e dal naso aquilino. I lineamenti hanno tratti marcatamente individuali, tanto da rendere verosimile l'ipotesi che la statua non raffigurasse una divinità o una figura mitica, quanto un personaggio storico. La barba incolta, che si allarga verso il basso, e l'espressione accigliata non corrispondono a quanto di solito vediamo nelle statue onorarie greche: il personaggio ritratto doveva quindi per qualche ragione differenziarsi rispetto allo stile di vita e alle norme comunemente accettate dai cittadini delle poleis elleniche. L'intensa forza comunicativa del ritratto è d'altra parte accresciuta dalla qualità del modellato, la cui finezza mostra quanto gli originali in bronzo di questo livello fossero distanti dalle copie romane in marmo che affollano i nostri musei. Il realismo del volto va sicuramente oltre le convenzioni dell'arte classica, che nel campo del ritratto tendeva a idealizzare i personaggi raffigurati, evitando ogni nota individuale. Questo fa pensare che la testa di Shipka sia posteriore alla morte di Alessandro Magno, indicazione che trova conferma nella datazione della tomba presso la quale fu scoperta. Il corredo recuperato all'interno della camera funeraria ha consentito difatti di riconoscervi la sepoltura di Sevte III, re degli Odrisi, vissuto tra la fine del IV secolo a.C. e linizio del secolo seguente. L'artefice della testa fu sicuramente un greco, ma rimane aperto il problema dell'identificazione del personaggio raffigurato. Sarebbe tentante riconoscervi il sovrano deposto nella tomba, ma in questo caso si dovrebbe spiegare per quale ragione la sua testa, separata dalla statua alla quale apparteneva, sia stata collocata all'esterno della tomba. In alternativa si potrebbe pensare a un nemico di Sevte III, magari un principe della Tracia da lui sconfitto. La risposta a questi interrogativi potrà permetterci di formulare qualche ipotesi sulla collocazione originaria della statua e quindi sul suo autore. Non disponiamo ancora di elementi utili per precisarne l'identità, ma è certo che si trattava di un artista di notevole livello.
Intervista alla dott.ssa Maria Reho, Istituto di Archeologia e Museo, Accademia delle Scienze di Bulgaria
La testa di Shipka è stata oggetto di un progetto di restauro e di analisi
archeometriche che ha coinvolto in prima persona l'Italia. Il progetto è
stato realizzato a Siena. Perché proprio in Italia e a Siena? Che cosa
ha rappresentato questo progetto per gli studiosi bulgari?
La testa di Shipka è stata oggetto di un'importante iniziativa di
cooperazione tra Italia e Bulgaria, promossa dall'Ambasciata d'Italia. Il progetto,
finanziato dal Ministero degli Esteri della Repubblica Italiana e dal Comune
di Siena, è stato realizzato dal Centro Europeo di Ricerche sul Restauro
di Siena, diretto dal prof. Giorgio Bonsanti, e dall'Istituto di Archeologia
e Museo dell'Accademia delle Scienze di Bulgaria, diretto dal prof. Vasil Nikolov.
Perché affidare un'opera così importante all'Italia, perché
a Siena: all'Italia, per la riconosciuta grande esperienza e competenza di questo
Paese nel campo del restauro, a Siena, per l'eccezionale possibilità
che il Centro Europeo di Ricerche sul Restauro offriva di coinvolgimento di
Edilberto Formigli, restauratore e studioso di fama. A Edilberto Formigli si
devono sia il restauro di uno dei due bronzi di Riace sia ricerche approfondite
sulle tecniche antiche della lavorazione del bronzo, i cui risultati sono pubblicati
in una serie di opere che rappresentano dei fondamentali punti di riferimento
per gli specialisti di tutto il mondo. Questo progetto, a cui hanno partecipato
direttamente restauratori e archeologi bulgari, è stato un momento felice
di incontro tra specialisti bulgari, italiani e francesi, di scambio di esperienze,
di arricchimento, e potrebbe essere un buon inizio di un programma più
ampio di cooperazione tra due Paesi che hanno la fortuna di possedere un immenso
patrimonio storico-artistico. L'équipe diretta da Formigli ha realizzato
con successo il delicato intervento di restauro degli occhi della testa di Shipka
e ha raggiunto risultati scientifici di grande rilevanza, che saranno presentati
nella versione integrale in un'edizione a cura dello scopritore, il dott. Georghi
Kitov, dell'Istituto di Archeologia e Museo dell'Accademia delle Scienze di
Bulgaria.
Intervista al restauratore Edilberto Formigli, Centro Europeo delle Ricerche sul Restauro, Siena
La testa è stata sottoposta a una serie di analisi, effettuate sotto
la Sua direzione. Qual è il contributo che quest'opera fornisce per la
ricostruzione delle tecniche antiche della lavorazione del bronzo?
La testa di Shipka è senza dubbio un'opera che offre validi elementi
per la ricostruzione delle tecniche antiche della scultura bronzea e costituirà
certamente un importante punto di riferimento in quest'area di ricerca. La testa
conferma che esiste una relazione tra l'introduzione di piccole quantità
di piombo nella lega e l'uso di un nuovo strumento di lavorazione a freddo,
lo scalpello, che il cambiamento tecnico va di pari passo con cambiamenti stilistici.
La tecnica di ripresa a freddo della capigliatura e della barba nei grandi bronzi
arcaici e classici era quella del trattamento a cesello profilatore, che non
implica asportazione di materiale. I bronzi di queste età contengono
solo piccole tracce di piombo. A cominciare dal primo Ellenismo si cominciano
a trovare nelle leghe di bronzo piccole quantità di piombo, circa 0,5-2,0%,
certamente aggiunte intenzionalmente nella lega, non tanto per abbassarne il
punto di fusione ma probabilmente proprio allo scopo di favorire l'uso dello
scalpello. Questo strumento intaglia profondamente il bronzo asportando materiale
sotto forma di truciolo. La lavorazione a intaglio è favorita dalla presenza
del piombo, che agisce come lubrificante. La testa di Shipka, come il cosiddetto
Bruto capitolino e la Testa di filosofo di Brindisi, ha
rivelato un'estrema abilità degli artigiani ellenistici nella lavorazione
degli occhi, offrendo contemporaneamente un'indicazione cronologica sicura.
Ha permesso per la prima volta di individuare e studiare chimicamente tre stadi
dell'evoluzione nella formazione della patina dei bronzi greci.
ottobre 2006