
Kienerk, Darwin, Warburg: formule del sorriso intorno al 1900
Antonella Sbrilli
Ridiamo con chi ride
Leon Battista Alberti
Lo studioso degli uomini dirà come Orazio, ma per diverso motivo, ridete
puellæ
Friedrich Nietzsche
La serie dei "Sorrisi" (disegni
e litografie), realizzata dall'artista Giorgio Kienerk intorno al 1900, è stata
vista come una singolare ricerca di sintesi formale su un tema tipicamente fin
de siècle e posta in relazione (Pallottino 1988; Pacini 1989) con il procedimento
della solarizzazione fotografica, di cui ricorda l'effetto, per l'eliminazione
dei mezzi toni.
Geniale e leggera modulazione grafica del volto femminile, identificato in quello
della modella Ada Baldini (Querci 2001), la serie si colloca in una rete di
esperienze peculiari del principio del Novecento, legate tutte in qualche modo
all'analisi e alla celebrazione del sorriso nelle sue varie accezioni.
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| Giorgio Kienerk, Sorriso, 1900 ca., litografia Pisa, Famiglia Kienerk |
Nello stesso inizio del nuovo secolo vedono la luce le ricerche sul riso di
Henri Bergson, in forma di tre articoli apparsi sulla "Revue de Paris", a febbraio
e marzo del 1900, poi riuniti col titolo Le rire. Essai sur la signification
du comique. Quale significato ha il riso come caratteristica espressamente
umana e sociale; che cosa connota la caricatura; come si può definire il comico
nelle forme, nei gesti, nei movimenti, nelle parole, sono alcuni dei punti toccati
da Bergson, che analizza delle tipiche situazioni comiche, proprio mentre le
riviste dell'epoca ("Rire", "Le Sourire", "Italia ride") le visualizzavano
nelle loro pagine illustrate e il teatro leggero le metteva in scena in forma
di macchietta.
I "Sorrisi" di Kienerk sono peraltro proprio delle "macchie", immagini
costruite "su un calcolato rapporto di vuoto/pieno" (Pacini 1989),
in cui la riconoscibilità della forma è affidata alla sagoma sintetica di un
unico colore, in contrasto con il fondo, sagoma che marca le zone essenziali,
in una economia percettiva. La sintesi attuata in questo modo trasforma il volto
in una sorta di timbro riproducibile: troviamo un analogo procedimento, un secolo
prima, nella macchia compendiaria dell'Alessandro morente dell'olandese
Humbert de Superville o, ancora un secolo dopo, nel volto di Che Guevara riprodotto
nei manifesti.
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| Humbert de Superville, Studio della testa di 'Alessandro morente', Leida, Rijksuniversiteit, Prentenkabinet |
Nel caso dei "Sorrisi" la macchia è una sorta di mappa che dice quanto
basta per far riconoscere, con spirito positivista (e mediatico), una fisionomia,
aprendo però anche spiragli all'immaginazione simbolista e inconscia, poiché
le zone a contrasto sono ricorsive, mostrano cioè a loro volta delle forme:
profili nel profilo, continenti nascosti, evocati dalla attaccatura dei capelli
o inconsapevolmente contenuti nelle pieghe del sorriso.
Tornando al saggio sul riso di Bergson, nella bibliografia di quest'opera compare
un testo di Charles Darwin, L'expression des émotions, traduzione francese
del celebre studio sull'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali,
apparso nel 1872: The Expression of the Emotions in Man and Animals
(Darwin 1872).
È questo un libro importante per la formazione del pensiero warburghiano poiché,
come è stato rilevato già da Gombrich ([1970] 1983) e discusso ampiamente da
Didi-Huberman (2002), è proprio dalla lettura di questo volume che il giovane
Warburg deriva una serie di considerazioni per i suoi studi sulla trasmissione
delle forme nella cultura e sulle formule di pathos.
Nel 1888, durante il soggiorno fiorentino, mentre osserva le sopravvivenze degli
"ammassi dionisiaci dei sarcofaghi antichi" "nei tumulti patetici
di Donatello a San Lorenzo", il ventiduenne studioso si immerge con profitto,
nella Biblioteca Nazionale, nel testo di Darwin, che lo aiuta a dirimere la
"question anthropologique du geste" (Didi-Huberman 2002, 231), superando
le strettoie della fisiognomica e le rigidità della retorica dell'espressione.
La messa a fuoco delle Pathosformeln come impronte espressive che riemergono
portando con sé un sostrato primitivo si è dunque giovata profondamente del
testo di Darwin, consultato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze.
La Biblioteca Nazionale Centrale possiede, e possedeva nella sua sede precedente,
nel complesso degli Uffizi (si sposta nella sede attuale nel 1935) sia l'edizione
inglese del testo, edita da John Murray, Albemarle Street, London, 1872; sia
la traduzione francese del 1874, Paris, C. Reinwald, acquisita dalla Biblioteca
fiorentina l'8 gennaio 1876; sia la prima traduzione italiana a cura di Giovanni
Canestrini e Francesco Bassani, "opera ornata con incisioni intercalate nel
testo e di tavole in litografia", Torino, Unione tipografico-editrice, 1878,
pervenuta alla Biblioteca in data 31 dicembre 1878.
Le edizioni sono corredate da un apparato iconografico di disegni e fotografie
rappresentanti animali ed esseri umani con varie espressioni e schemi anatomici
dei muscoli del volto umano. Il gatto spaventato, l'uomo in preda al terrore
(tratto dalla raccolta di Duchenne), la signora che solleva il labbro sul canino
sono immagini assai note e spesso riprodotte in relazione al percorso teorico
di Warburg nei meandri dell'espressione patetica.
Ma una tavola del testo di Darwin merita attenzione, nella prospettiva di un
rapporto con Kienerk e di un legame con la diffusione dell'interesse per il
sorriso:
la tavola III, che illustra il capitolo VIII dedicato a Joy, High Spirits,
Love, Tender Feelings, Devotion (Gioia, allegria, amore, sentimenti affettuosi,
devozione).
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Il capitolo con le sue illustrazioni affronta le modalità psico-fisiche in cui
si manifestano tali emozioni e stati d'animo. L'analisi dei movimenti dei lineamenti
del viso durante la risata; la gradazione dalla sonora risata al sorriso gentile,
sono punti trattati da Darwin in modo innovativo e con dovizia di descrizioni
figurative. In alcuni brani sembra di vedere i movimenti delle labbra, il formarsi
delle rughe intorno agli occhi e ai lati del naso, il leggero scoprirsi dei
denti, l'incresparsi della pelle.
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Ecco come Darwin spiega la dinamica evolutiva e dialettica del riso e del sorriso:
Il sorriso potrebbe dunque essere considerato come il primo stadio nello sviluppo del riso; ma si potrebbe avanzare anche un'ipotesi diversa e più probabile, e cioè che l'abitudine di emettere suoni fragorosi e ripetuti per il piacere portò in un primo tempo alla retroazione degli angoli della bocca e del labbro superiore e alla contrazione dei muscoli che circondano gli occhi, e che ora, a causa dell'associazione e della lunga abitudine, quegli stessi muscoli vengono messi in leggera attività ogni volta che vengono suscitati in noi, per una qualsiasi causa, quei sentimenti che, se fossero più forti, ci porterebbero al riso; e il risultato è il sorriso (Darwin 1982, 286).
Anche nel caso del sorriso, dunque, viene chiamata in causa una sopravvivenza
che porta impressa in sé la traccia memorizzata di un'antica abitudine reattiva
dell'essere umano. Al pari di altre espressioni, il sorriso testimonia del passato
ancestrale dell'uomo, rinnovandolo nel presente di ciascun atto individuale
e conservandone l'impronta morfologica adattata.
Qualche anno prima, su un versante di gran lunga meno complesso e anzi serenamente
divulgativo, il medico e poligrafo Paolo Mantegazza (Monza 1831-San Terenzo,
La Spezia 1910) aveva pubblicato un volume di grande successo: Fisiologia
del piacere, conservato anch'esso nella Biblioteca Nazionale di Firenze,
nell'edizione milanese del 1874 (settima ristampa). Il libro, ideato a Pavia
e scritto a Parigi, intendeva fondare una scienza del piacere o edonologia.
Fra una gamma di sinonimi del termine e una carrellata di metafore floreali
e neo-rinascimentali: "gioia è il piacere vestito in abito di primavera, che
danza vivace in un prato di fiori, battendo i timpani", Mantegazza descrive
i "lineamenti" del piacere, dando spazio anche egli alla descrizione
del riso e del sorriso: "Una delle fisionomie più
caratteristiche del piacere è il riso... Il riso ridotto a una formola elementare
che lo rappresenti è una vera scarica nervosa che per il modo improvviso in
cui scocca, trae in convulsione il diaframma e altri muscoli secondari";
"Le varietà più comuni del riso sono costituite dalle differenze di grado
che passano dal sorriso più silenzioso alla sganasciata", "le donne
voluttuose hanno un riso vellutato che fa fremere", "la fisionomia dei piaceri
è più vivace e più ricca di quadri nella donna" (Mantegazza 1874).
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| Paolo Mantegazza, Fisiologia del piacere, edizione del 1915, Casa editrice Madella, Sesto S. Giovanni |
L'interesse per il riso e il sorriso è assai vivo, dunque, e diffuso. Interrogarsi
sulla loro "formola", in relazione alla figura femminile, è quasi
una necessità della società di fine secolo, che si va esprimendo in campi variegati,
nella ricerca medica (igiene, salutismo, cura dei denti), nell'industria dell'intrattenimento,
nelle prime forme di pubblicità commerciale, nel teatro, nella letteratura,
nella nascente psicoanalisi.
Fuori dal campo della grafica, l'iconografia del riso in quello scorcio di anni
annovera autori come il russo Filipp Maljavin, nella cui opera Il riso,
del 1899, esposta alla Biennale del 1901, Nino Barbantini aveva salutato la
rappresentazione di un'idea, l'espressione del riso come entità astratta. Di
lì a qualche anno, la celebrazione della risata avrebbe coinvolto in modo estroverso
la poetica dei Futuristi, culminando nell'omonima tela di Boccioni (1911, New
York, Moma).
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| Filipp Maljavin, Il riso, 1899, Venezia, Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro |
In scultura il sorriso vede fra i massimi interpreti Medardo Rosso, con i bronzi
e le celebri cere della Bimba che ride, della Rieuse e della
Grande Rieuse, realizzate fra il 1890 e il 1891, in cui l'accenno di
un sorriso arcaico è trasferito in uno stile vibratile, che incorpora lo spazio,
la luce e l'espressione.
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| Medardo Rosso, Rieuse, 1890, bronzo, Parigi, Musée Rodin |
È in questo convergere di interessi interdisciplinari che si possono considerare
proficuamente i "Sorrisi" di Kienerk, espressioni di una ricerca artistica,
morfologica e tipografica insieme. Esperienze in cui "il particolare fisionomico
significante resiste ad ogni elaborato processo di sintesi formale e di stilizzazione
decorativa" (Pacini 1989).
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| Giorgio Kienerk, Sorriso, 1900 ca., litografia, Pisa, Famiglia Kienerk |
Si può solo ipotizzare che l'artista sia venuto a conoscenza del testo di Darwin,
in relazione con l'incontro con lo studioso amburghese nel 1901 o anche indipendentemente,
consultandolo in originale o nella traduzione italiana presente nella Biblioteca
di Firenze (per inciso, in essa le litografie, inserite nelle pagine destre,
hanno lasciato nella pagina a sinistra un'impronta sintetica delle immagini
del corredo illustrativo). Così come si può ipotizzare che Kienerk abbia conosciuto
l'opera di Mantegazza, autore, oltre che della già citata Fisiologia del
piacere, di numerose altre Fisiologie: dell'amore, del dolore, della donna
(tutti temi trattati da Kienerk) edite e più volte ristampate fra gli anni settanta
e novanta dell'Ottocento, con grande successo di pubblico; oltre al problematico
studio Fisionomia e mimica illustrato da Ettore e Eduardo Ximenes.
Mantegazza, darwiniano convinto, medico, romanziere, viaggiatore e senatore
del Regno, è anche curiosamente legato a due delle città della vita di Kienerk:
Pavia, dove insegnò Patologia medica, e Firenze, dove tenne la prima cattedra
di Antropologia dal 1870.
A fronte di queste ipotesi, invece, vi è la certezza che Warburg, insieme con
la moglie Mary Hertz, apprezzò vivamente Kienerk (Roeck 2001), acquistando un'opera
a pastello e ordinandogli un ritratto. Stando all'individuazione di Eugenia
Querci (cfr. articolo in questo stesso numero), una "macchia" raffigurante un volto maschile
è identificabile proprio come un ritratto di Warburg.
Il fatto che lo studioso abbia guardato con interesse e ammirazione le macchie
di Kienerk getta nuova luce anche sui "Sorrisi", ricerche morfologiche
sull'espressione di un piacere sottilmente positivo.
I "Sorrisi" rappresentano volti femminili, con capigliature fluenti,
che rimandano alle ninfe e alle loro incarnazioni coeve; sono volti che esprimono,
con competenza fisiologica dei muscoli coinvolti, il sentimento della gioia,
uno dei "movimenti dello animo" di albertiana memoria; sono realizzati
con perizia moderna, facendo uso anche della tecnica fotografica; sono immagini
contestualmente espressive e decorative, che oscillano fra i poli artistici
che Warburg (i Warburg) conoscevano e avrebbero conosciuto (lo Jugendstil e
la sintesi grafica del primo Espressionismo); nella loro abbreviazione richiamano
sia la concisione delle stampe giapponesi che quella delle xilografie di Vallotton,
chiamato in causa da Warburg proprio nel descrivere le macchie. Sono delle immagini-sigillo
che si pongono in un punto cruciale dove la riduzione del visibile a forma si
avvicina, attraverso la grafica, al segno di una scrittura (Kienerk fu autore
anche di capilettera).
Come a loro modo le 'formole' analizzate da Mantegazza, queste sigle visive
inventate da Kienerk trattengono le tracce mnestiche dell'attitudine al piacere
e al sorriso e le trasformano in linguaggio attuale. Marchi fissati nella memoria
visiva e muscolare che inducono all'imitazione ("ridiamo con chi ride")
e che inoltre viaggiano e si diffondono come timbri grazie ai mezzi di riproduzione
che, al tempo di Kienerk, sono i giornali illustrati e le cartoline. E che attualmente
sono, per esempio, gli stencil nell'arte dei graffiti.
Per finire sul versante tipografico, un accenno si può fare alle emoticon
della scrittura per il web, ricordando che il primo fra questi indicatori di
espressione è stato proprio il sorriso, smile [smiley :-) ].
Bibliografia di riferimento
Cavalletti 2004
Andrea Cavalletti, Aby Warburg: brevità dell’immagine, in Aby Warburg.
La dialettica dell’immagine, numero monografico della rivista "aut
aut" 321/322, maggio-agosto 2004
Darwin 1872
Charles Darwin, The Expression of the Emotions in Man and Animals,
John Murray, London 1872 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, coll.: MAGL.
19.8.445)
Darwin 1874
Charles Darwin, L'expression des émotions chez l'homme et les animaux,
traduit de l'anglais par Samuel Pozzi, René Benoit, C.
Reinwald, Paris 1874 (Firenze, Biblioteca
Nazionale Centrale, coll.: MAGL. 19.8.435)
Darwin 1878
Charles Darwin, L'espressione dei sentimenti nell'uomo e negli animali.
Prima versione italiana con consenso dell'autore per cura di Giovanni Canestrini
e di Francesco Bassani, Unione tipografico-editrice, Torino 1878 (Firenze, Biblioteca
Nazionale Centrale, coll.: MAGL. 19.8.429)
Darwin 1982
Charles Darwin, L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali.
Taccuini M e N. Profilo di un bambino, a cura di Gian Arturo Ferrari, Paolo
Boringhieri, Torino 1982
Didi-Huberman 2002
Georges Didi-Huberman, L'image survivante. Histoire de l'art et temps des
fantômes selon Aby Warburg, Les Editions de Minuit, Paris 2002
Forti 2004
Micol Forti, Dal realismo all'espressionismo: Warburg e la cultura artistica
contemporanea, in C. Cieri Via, P. Montani, Lo sguardo di Giano: Aby
Warburg fra tempo e memoria, a c. di B. Cestelli Guidi, M. Forti, M. Pallotto,
Nino Aragno, Torino 2004
Gombrich [1970] 1983
Ernst H. Gombrich, Aby Warburg. An Intellectual Biography, The Warburg
Institute, London 1970, tr. it. di A. Dal Lago, P.A. Rovatti, Aby Warburg.
Una biografia intellettuale, Feltrinelli, Milano 1983
Mantegazza 1874
Paolo Mantegazza, Fisiologia del piacere, VII ristampa, G.
Bernardoni tipografo-editore, Milano 1874
(Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, coll.: 10.9.33)
Pacini 1989
Piero Pacini, Giorgio Kienerk tra Simbolismo e Liberty, Cantini, Firenze
1989
Pallottino 1988
Paola Pallottino, Storia dell’illustrazione italiana, Zanichelli, Bologna
1988
Querci 2001
Eugenia Querci, Kienerk 1869-1948, Umberto Allemandi & C., Torino
2001
Roeck 2001
Bernd Roeck, Florenz 1900. Die Suche nach Arkadien, Beck, Muenchen
2001
Schiaffini 2002
Ilaria Schiaffini, Umberto Boccioni. Stati d’animo. Teoria e pittura,
Silvana editoriale, Milano 2002
aprile 2007