
Aby Warburg
Sul metodo (1928)
a cura della redazione di engramma
Presentiamo qui di seguito un frammento di Aby Warburg appartenente alle carte
di lavoro per il seminario invernale del 1927-1928 organizzato dalla KBW e dedicato
alla metodologia della ricerca per una Kulturwissenschaft storico-artistica
(WIA III.113.4.1; sui seminari della KBW e la contestualizzazione di
questo frammento si rimanda al saggio di Katia Mazzucco pubblicato qui di seguito).
Il testo è chiaramente un abbozzo non finito, usato da Warburg come canovaccio
per la discussione conclusiva del seminario e accompagato dalla proiezione di
diapositive e da pannelli di fotografie. Pur nella sua incompiutezza, ricorrono
nel frammento alcune cifre dello stile warburghiano di esposizione e anche di
scrittura, e particolarmente: la struttura organizzata secondo il modulo, ampiamente
sperimentato negli scritti editi, di apertura con un interrogativo e di conclusione
con una "sentenza"; l'attenzione quasi ossessiva alle sfumature lessicali
e terminologiche.
Lo scritto è apparso nel 1991 come appendice a un saggio di Bernd Roeck
dedicato al seminario estivo del 1927 su Jacob Burckhardt e concluso da Warburg
con il celebre testo dedicato alle figure di Burckhardt e Nietzsche. La traduzione
qui presentata tiene presente solo in parte dei frammenti già compresi
nella celebre Intellectual Biography dedicata da Ernst H. Gombrich
ad Aby Warburg. Le traduzioni nell'edizione italiana Feltrinelli si discostano
molto dal testo originale, presentandone una versione priva di asprezze, e che
sembra risentire molto della traduzione inglese proposta a fronte nell'edizione
1970 della Biography. Tenendo conto delle traduzioni correnti della
terminologia warburghiana, si è qui scelto di sciogliere il testo solo
laddove la comprensione lo rendeva necessario e di tentare di restituirne incompiutezza
e densità originali.
Zur kulturwissenschaftlichen Methode, 1928 (Schlussübung) Unsere Versuche, auf dem Hintergrund der Antike die Vorgänge innerhalb der Stilentwicklung als kunstpsychologische Notwendigkeit zu begreifen, müssen uns schliesslich zu einer Kritik der weltgeschichtlichen Epochen-Abgrenzung führen. Gibt es z. B. eine durch stilpsychologische Interpretation gewonnene exakte Abgrenzung zwischen Mittelalter und Renaissance? Ein solcher Abgrenzungsversuch, rein auf die Zeit bezogen, kann keine zuverlässigen Einteilungsprinzipien zu Tage fördern, weil das, was wir mit Mittelalter und Neuzeit bezeichnen, ein Versuch ist, den geistigen Habitus einer bestimmten innerlich zusammenhängenden Gruppe von Menschen einheitlich zu benennen, deren Denkweise wohl nach außen hin mehr oder weniger vorherrschend nachgewiesen werden kann, in seiner eigentlichen Existenz aber innerhalb der menschlichen Seele wurzelt und nach Gesetzen lebt oder abstirbt, die kein zeitloses “entweder – oder” des Vorhandenseins kennt. Immerhin lässt sich soviel sagen, dass das Überwiegen des Lebensideals der vita contemplativa, wie sie die mönchische Kirchenzucht forderte, dem Lebensideal entgegenstand, wie es etwa das romantische, auf Frauenkultus gegründete Diesseitige in das gesellschaftlich Festliche hineintrug, dass aber diese auf die Gegenwart gerichtete Wunschregion ihrerseits wiederum nur durch eine schöpferische Umformung einer neuen Geisteswendung, wie sie eben das Wesen der italienischen Renaissance ausmacht, jene heroische Idealsphäre der heroischen Existenz der Einzelpersönlichkeit hervorbringt und wegweisend aufstellen konnte, die ihre Kraft der Eigenexistenz im Kampfe mit der Gegenwart aus dem Wiedererinnern vergangener historischer Größe gewann. Das Leben alla monaco, alla franzese und all’antica muß also in dem Auffangspiegel überlieferter Bilderwelt analysiert und interpretiert werden. |
Sul metodo della Kulturwissenschaft, 1928 (esercitazione conclusiva) I nostri sforzi di comprendere, sullo sfondo dell'Antico, i processi inerenti all'evoluzione stilistica nei termini di una necessità di psicologia dell'arte ci devono per forza condurre, alla fine, a una critica delle definizioni delle epoche storiche. Esiste, ad esempio, una netta demarcazione tra Medio Evo e Rinascimento che possa essere giustificata da una interpretazione nei termini di psicologia degli stili? Certo questo tentativo di definizione, se condotto su base puramente cronologica, non può portare alla luce alcun criterio attendibile di periodizzazione. Infatti, ciò che noi indichiamo con Medioevo e con Età moderna altro non è che un tentativo di affibbiare un denominatore comune all'habitus intellettuale di un determinato gruppo di uomini in sé coeso, il cui modo di pensare può essere delineato come più o meno egemone, in base a ciò che manifesta esteriormente; tale atteggiamento mentale, nella sua esistenza peculiare, affonda in realtà le proprie radici nell'animo umano e vive o si estingue secondo leggi che non prevedono un netto e a-temporale aut aut tra presenza e assenza. Perlomeno, è lecito constatare come l'ideale dominante della 'vita contemplativa' imposto dalla disciplina monastica della Chiesa si contrapponesse a un altro ideale di vita, per così dire romantico, che introdusse nella socialità festiva un aldiqua mondano basato sul culto della Donna. E d'altra parte, possiamo constatare come soltanto mediante la trasformazione creativa della conversione a una nuova spiritualità tipica dell'essenza del Rinascimento italiano tale regione del desiderio rivolta al presente potesse creare ed innalzare a segno di orientamento quella atmosfera ideale eroica di un'esistenza eroica della singola personalità, che trae la propria energia vitale dall'evocazione della grandezza storica passata. La vita alla monaco, alla franzese e la vita all'antica devono quindi essere analizzate e interpretate guardando allo specchio collettore del mondo delle immagini pervenute fino a noi. |
Die Methode, die ich im Laufe dieser wenigen Übungen vor Ihren Augen zu entfalten
versuchte, ist in der Grundlage sehr einfach, wir suchen den Geist der Zeiten
in seiner stilbildenden Funktion dadurch persönlich zu erfassen, dass wir
der gleichen Gegenstand zu verschiedenen Zeiten und verschiedenen Ländern
vergleichend betrachten. |
Il metodo che nel corso di queste poche esercitazioni ho cercato di dispiegare
davanti ai vostri occhi è molto semplice nei suoi fondamenti: noi cerchiamo
di cogliere personalmente lo spirito dei tempi nella sua funzione formatrice
dello stile, in modo tale da osservare lo stesso oggetto comparativamente in
tempi diversi e in paesi diversi. |
Eine kunstwissenschaftlich gerichtete Kulturwissenschaft sieht das Kunstwerk erst in zweiter und dritter Linie als Objekt einer Atelier-Psychologie an; für sie befindet sich das bildhafte Element, wo immer es auch auftaucht, in der Schatzkammer der seelischen Dokumente, die angeordnet sind nach der Spannung des Ichgefühls und der Selbstempfindung, das zwischen triebhaft leidenschaftlicher Entladung und intellektuell mäßigender Bildung seinen Stil sucht. Bei dem Konflikt zwischen diesen beiden Polen und Verhaltens(weisen*) greifen nun die antiken Vorprägungen, aufbewahrt im Schatzbehälter des Gedächtnisses stilbildend dadurch ein, dass die überlegene, innere Lebensfülle heidnischer religiöser Ergriffenheit, ebenso wie nach der anderen Seite hin die Vorprägung der souveränen […] der praktischen Selbstbehauptung (weltentrückter Weisheit) im Ablauf dieser polaren Energetik zur Uebernahme dieser polaren Ausdruckswerte in den Kreislauf der Formensprache zwingen. |
Una scienza della cultura orientata nel senso di una scienza dell'arte solo in secondo o terzo luogo guarda all'opera d'arte come a un prodotto della psicologia da atelier. Per tale scienza l'elemento plastico, ovunque riaffiori, si trova nella 'camera del tesoro' dei documenti dell'anima, i quali sono ordinati in base alla tensione di un sentimento dell'Io e di una percezione di sé che cerca il proprio stile espressivo combattuto tra le pulsioni istintive della passione e la più composta configurazione dell'intelletto. Nel conflitto tra queste due polarità e tra questi due atteggiamenti le preformazioni antiche custodite nei forzieri della memoria intervengono nella formazione dello stile, trascinandolo nel circuito del linguaggio delle forme, che è scosso da scariche di energia polare: da un verso la pienezza vitale della commozione religiosa pagana, dall'altro la preformazione della sovrana [...] affermazione pratica di sé (di una sapienza estatica). |
Wie diese Vorprägwerte (neben einer selbstvergessenen Betrachtung) den Ablauf des historischen Phänomens überliefern, haben wir in diesen Übungen zu verfolgen versucht. Will man das Ergebnis – gewiss nur vorläufig – präzisieren, so ließe sich etwa sagen: Es ist ein illustriertes Kapitel aus der Geschichte der Selbsterziehung des europäischen Menschengeschlechts, wobei die Wiedererinnerung antiker Ausdruckswerte in Wort und Bild als energetische Funktion europäischen Menschentums zu erfassen versucht wird. |
Nel corso di queste esercitazioni abbiamo tentato di seguire il modo in cui questi valori di preformazione possono restituire (accanto a una contemplazione dimentica di sé) lo svolgimento di un fenomeno storico. Volendo precisare certo solo provvisoriamente gli esiti di questo metodo, a grandi linee si potrebbe dire questo: si tratta di un capitolo illustrato della storia dell'auto-educazione dell'uomo europeo, in cui si tenta di cogliere la memoria riaffiorante di valori espressivi antichi in parole e immagini, quale funzione energetica della civiltà europea. |
Wir haben in den unheimlichen Hallen der Transformatoren innerster seelischer Ergriffenheiten zu künstlerisch bleibender Gestaltung einen Augenblick verweilen dürfen; nicht um für die Rätsel der Menschenseele eine Lösung zu finden, wohl aber eine neue Formulierung der ewigen Frage, warum das Schicksal den schöpferischen Menschen in die Region der ewigen Unruhe verweist, ihm überlassend, ob er seine Bildung im Inferno, Purgatorio oder Paradiso findet. |
Ci siamo concessi di indugiare per un momento nelle sinistre stanze dei commutatori che trasformano le commozioni psichiche più profonde in figurazione artistica duratura; e ciò non tanto al fine di trovare una soluzione al mistero della psiche umana, ma per trovare una nuova formulazione dell'eterna domanda sul perché il destino conduca l'artista nella regione dell'inquietudine perenne, lasciando a lui stesso se trovare la propria forma all'Inferno, in Purgatorio o in Paradiso. |
I seminari della KBW. Un laboratorio di
metodo
Katia Mazzucco
Il 29 febbraio del 1928 Aby Warburg conclude il seminario invernale della KBW con il breve e incisivo intervento, che pubblichiamo qui sopra in prima traduzione italiana integrale, dedicato al "metodo per una scienza della cultura storico-artistica" .
Da tempo la Biblioteca Warburg era impegnata attivamente nella collaborazione con l'Università di Amburgo attraverso l'organizzazione di seminari di storia dell'arte. I temi proposti e discussi nel corso degli incontri, concentrati in seminari invernali ed estivi, ripercorrono i nuclei centrali delle indagini warburghiane: del semestre estivo 1925 è un seminario sulla cultura artistica del Primo Rinascimento fiorentino; nel successivo semestre invernale 1925-1926 il seminario organizzato ha come tema la metodologia della Kulturwissenschaft; nel semestre estivo 1926 è proposta una indagine scientifico-culturale sul valore storico del libro; del semestre 1926-1927 e del successivo è la discussione dei tipi di ricerca nell'ambito della cultura rinascimentale, concentrato sulla figura di Jacob Burckhardt; segue nel semestre invernale 1927-1928 un altro ciclo sul metodo per una "Scienza della Cultura storico-artistica"; e ancora, prima del lungo soggiorno in Italia che vedrà Warburg impegnato soprattutto al lavoro per l'Atlante Mnemosyne, il seminario estivo del 1928 è dedicato al valore degli scambi culturali per la creazione artistica nel Rinascimento europeo.
Significativamente, sono due motti a tratteggiare in sintesi concettuale la costellazione delle Kernfragen del metodo scientifico-culturale proposto da Warburg nell'inverno 1925-1926. In una lunga lettera al filologo Johannes Geffcken, lo studioso scrive di aver così indicato a un gruppo di quindici studenti di storia dell'arte ciò che dovevano aspettarsi dal lavoro alla KBW:
"Andiamo alla ricerca della nostra ignoranza e scacciamola, con l'aiuto dei nostri amici, da dove l'abbiamo scovata"
"Il buon Dio si cela nel dettaglio"
L'esercitazione finale prevista per il seminario era l'applicazione pratica dei due principi a un oggetto dato: un cassone nuziale quattrocentesco della Yale University con la rappresentazione di un torneo in Piazza Santa Croce a Firenze. Nelle carte sul seminario conservate in archivio, Warburg indica inoltre in questo lavoro una fase di perfezionamento del metodo già utilizzato per le proprie ricerche nel 1902. In Arte del ritratto e borghesia fiorentina, pubblicato in quell'anno, questi intenti metodologici sono dichiarati sin dalle prime righe del saggio:
"È grande errore parlare delle cose del mondo indistintamente e assolutamente, e, per dire così, per regola; perché quasi tutte hanno distinzione ed eccezione per la varietà delle circumstanze, in le quali non si possono fermare con una medesima misura; e queste distinzioni e eccezioni non si trovano scritte in su' libri, ma bisogna lo insegni la discrezione."
La citazione dai Ricordi politici e civili di Guicciardini posta in apertura al saggio è il segnale di un preciso appello all'uso della "discrezione" negli studi, contro l'applicazione indiscriminata di una griglia di regole precostituite. Subito dopo la citazione, lo scritto si apre con un diretto riferimento al lavoro di Jakob Burckhardt, pioniere di quegli studi culturali ai quali Warburg voleva dare fondamento e strumento nella propria Biblioteca. A legittimare l'allora giovane studioso nella prosecuzione del lavoro intrapreso dal grande storico basileese cui sarà dedicato un intero ciclo seminariale nel 1927 erano, nelle sue stesse parole, i lunghi studi fiorentini tra fonti d'archivio del genere più vario e i progressi di un supporto tecnico divenuto ormai indispensabile per lo 'studio nel dettaglio', ossia la fotografia.
Rifacendosi a questi primi anni di ricerca attraverso i due motti guida per le esercitazioni, Warburg proponeva così in filigrana una riflessione sulla 'interdisciplinarietà', resa attraverso la metafora delle lacune dello studioso qualunque studioso che il dovere e l'onestà della ricerca stessa impongono di colmare nel ricorso alla collaborazione discreta, o in senso più lato, alla mutuazione e al prestito da ambiti altri del sapere. La lettera a Geffken si apre infatti con una breve e intensa memoria delle ricerche dell'amico Franz Boll. I lavori di Boll avevano rappresentato per Warburg una sorta di antidoto contro alcune fissazioni degli studi storico-artistici, oscillanti tra il principio dello "sguardo stupito" e "produttore di chiacchiere", e la tendenza alla classificazione stilistica l'immagine usata da Warburg è quella del farmacista impegnato ad assortire sostanze in "Stylöpfe".
La formulazione della seconda citazione che nella letteratura critica è divenuta quasi il motto dell'intero pensiero di Warburg e del suo metodo era ispirata a un altro ambito degli studi, ossia scrive Warburg all'esempio "dei grandi filologi tedeschi, e particolarmente di Usener". La sensibilità per i dettagli apparentemente marginali della storia culturale indicava quello che da Carlo Ginzburg sarebbe stato accostato al "paradigma indiziario" e che in studi più recenti è stato opportunamente discusso nel contesto del pensiero morfologico ottocentesco tra i titoli più indicativi in questo senso si segnala il lavoro di Andrea Pinotti Memorie del neutro (2001).
Ancora nella stessa lettera, Warburg indica nel proprio Istituto il luogo dove i giovani studiosi potevano trovare i sussidi tecnici e bibliografici da opporre all'ignoranza. Il dovere era dunque quello di una lotta all'ingenuità e al "dilettantismo" degli studi da combattere sul piano concettuale del metodo della ricerca come, molto concretamente, su quello pratico della gestione e, se necessario, dell'invenzione dei suoi strumenti. L'esempio veniva dalla stessa direzione della Biblioteca: la nuova organizzazione il cantiere dell'edificio al 116 di Heilwigstraße era ormai a buon punto doveva seguire principi di razionalità e funzionalità nella moderna dotazione tecnologica, nella campagna delle segnature dei libri in atto, nella generale gestione e promozione delle attività.
Nel 1926, con la conclusione del cantiere del nuovo edificio della Biblioteca, anche le attività seminariali si avvalgono di tutti i potenziali della strumentazione KBW: dall'uso della ricchissima e singolarissima collezione libraria, a quello delle dotazioni tecnologiche del nuovo edificio come il laboratorio fotografico o i materiali per le proiezioni, sfruttati per tutte le occasioni di divulgazione dei risultati della ricerca alla possibilità dei tutorati con suoi collaboratori abilitati.
In occasione dei seminari e delle esercitazioni degli studenti il metodo del montaggio di fotografie su pannelli, cifra propria del lavoro di ricerca warburghiano di questi anni, è ampiamente sperimentato e messo a frutto. I materiali di archivio che testimoniano i lavori seminariali della KBW comprendono infatti le liste e le bozze di relazione dei partecipanti, gli appunti di Aby Warburg e anche lunghe ed elaborate liste di immagini, organizzate precisamente per le proiezioni o inserite in schemi di montaggio di pannelli creati ad hoc per ciascun tema di discussione.
Se in conclusione della conferenza per la Camera di Commercio di Amburgo dell'aprile 1928 sulla storia delle feste Warburg identificava nel motto "all'immagine la parola" (Zum Bild das Wort) il metodo di ricerca promosso dalla Biblioteca, è particolarmente con questi lavori seminariali che lo studioso intraprende una discussione pratica e teorica del metodo che andava tracciando e consolidando.
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| Pannelli allestiti per i seminari della KBW, semestre estivo 1927, Forschertypen auf dem Gebiet der Renaissancekultur: Jacob Burckhardt | |
Gli appunti per il seminario invernale 1927-1928 testimoniano la struttura ‘tipica’
delle carte di lavoro di Warburg, riscontrabile in tutti i materiali di conferenze,
visite o eventi: una lista di circa settanta immagini per l''Epidiaskop' (il
proiettore); il brano iniziale del discorso per la conclusione dei lavori; schemi
di montaggio d'immagini; la parte conclusiva del testo; note sparse sui temi
del seminario; una versione completa del discorso. Si tratta di una struttura
che riflette un preciso intento registico: ciascun momento dell'incontro è
organizzato secondo modi e tempi progettati con meticolosità. I testi
di Warburg semplici canovacci di discorso, spesso registrati solo attraverso
la dettatura e non rielaborati sono organizzati secondo la sequenza di
immagini proiettate e, in forma di stesura compiuta, si
concentrano solitamente in un "inizio" e in una "conclusione":
tra questi due momenti, si inserivano le diapositive e il commento dei pannelli
realizzati per l'occasione.
Le carte che documentano il lavoro sulle "illustrazioni" per il seminario
dedicato al metodo della Kulturwissenschaft comprendono oltre agli
schemi dei pannelli per il 29 febbraio anche quelli approntati sin da dicembre
in serie da quattro o sei per le relazioni dei partecipanti. Il
lavoro è testimoniato anche nei Diari della Biblioteca, dove leggiamo
ad esempio della preparazione di due tavole sulle figure di "Polissena"
e "Medea" (18 febbraio 1928) e poi di un riordino di materiali sul
motivo della "Clemenza di Traiano" (27 febbraio 1928).
Questi alcuni dei fuochi su cui si concentrano le ricerche del seminario, riproposti
nella sequenza d'immagini proiettate e ricomposti secondo criteri di lettura
visiva sui pannelli nella sessione di chiusura di Warburg. Nel breve testo della Schlussübung lo studioso torna ancora sulla necessità di
comprendere nelle ricerche gli elementi psicologici che concorrono al processo
evolutivo dello stile e dunque a una critica della periodizzazione storica,
in favore di una sovrapposizione di linee nella quale, ad esempio, ciò
che comunemente è definito con l'habitus medievale non conosce aut aut,
non si dissolve alla soglia dell'evo moderno, bensì persiste radicato
in alcune espressioni. Nelle bozze del testo di chiusura Warburg spiega come
il metodo illustrato nel corso del seminario fosse basato sul tentativo di comprendere
il "Geist der Zeiten" attraverso l'esercizio del confronto tra diverse
occorrenze, geografiche e storiche, di uno stesso oggetto e tra gli esempi
presenti negli appunti sparsi Warburg giunge sino alla pittura francese antiaccademica
di Delacroix.
Nelle carte di lavoro col testo inframmezzato dalle liste di immagini, sul foglio
che introduce gli appunti riferiti specificamente ai montaggi leggiamo:
"Come conclusione stasera voglio illustrare ancora una volta questo metodo attraverso motivi intesi, per così dire, come fossili guida tra gli strati dei secoli: il Nachleben dell'arco trionfale romano, della forma greco-mitica dell'eroe morente, delle Muse e della Medea."
La determinazione dello "spirito del tempo" corrisponde in Warburg al tentativo tratteggiato nel frammento di testo per il seminario, esposto in figura sui pannelli di disarticolare l'unità lineare dello scorrere storico in favore di un sistema reticolare di radici e di circolazione di fluidi vitali. Nel disegno delle falde di stratificazione dei secoli a far da guida per la comprensione di una supposta evoluzione che ci appare solo nei suoi esiti sono, goethianamente, delle forme guida Pathosformeln, radici del linguaggio gestuale che nei punti di riaffioramento indicano intersezioni e nodi della rete di circolazione: accanto all'esempio dell'analisi stratigrafica si propone una "morfologia iconologica" costruita, anche praticamente e fisicamente, su una rete di immagini.
Fonti di archivio
WIA GC, 16 gennaio 1926, lettera di Aby Warburg a Johannes Geffcken
WIA III.15 Tagebücher der KBW
WIA III.95 Antiquity and stylistic transformation, documenti relativi ai seminari
del 1925-1926
WIA III.113 Burckhardt, documenti relativi ai seminari del 1927-1928
Bibliografia di riferimento
Ernst H. Gombrich, Aby Warburg: an Intellectual Biography, The Warburg
Institute, University of London, London 1970; tr. it. di A. Dal Lago, P.A. Rovatti, Aby Warburg. Una biografia intellettuale, Feltrinelli, Milano [1983]
2003
F. Guicciardini, Opere inedite, a c. di P. e L. Guicciardini, Barbera
Bianchi e Comp., Firenze 1857
G. Mastroianni, Il buon Dio di Aby Warburg, "Belfagor" vol.
55/4, 2000, pp. 413-442
K. Mazzucco, Il progetto Mnemosyne di Aby
Warburg, tesi di dottorato in Innovazione e tradizione Eredità
dell'antico nel moderno e nel contemporaneo (XVII ciclo), Università
degli Studi di Siena, Tutor G. Chiarini, 19 giugno 2006
B. Roeck, Aby Warburg Seminarübungen über Jacob Burckhardt
im Sommersemester 1927, "Idea" 10, 1991, pp. 65-89
A.M. Warburg, Bildniskunst und florentinisches Bürgertum. Domenico
Ghirlandaio in Santa Trinita: die Bildnisse des Lorenzo de' Medici und seiner
Angehörigen, Leipzig 1902 (GS I, pp. 89-158; Arte del ritratto
e borghesia fiorentina: Domenico Ghirlandaio in Santa Trinita. I ritratti di
Lorenzo de’ Medici e dei suoi familiari, RPA, pp. 109-146; Renewal,
pp. 185-221; AWO 1.I, pp. 267-318)
A.M. Warburg, Das Bottega-Buch des Marco del Buono und des Apollonio di
Giovanni. Florenz 1446-1463, in P. Schubring, Cassoni. Truhen und Truhenbilder
der italienischen Frührenaissance. Ein Beitrag zur Profanmalerei im Quattrocento,
appendice II, Leipzig 1915, pp. 430-437
A.M. Warburg, Burckhardt-Übungen, appunti per il seminario estivo,
agosto 1927 [WIA III.113]; tr. it. di R. Calasso, "Adelphiana" 1971;
tr. it. "autaut" 199-200, 1984, pp. 46-49; ed. rivista in B. Roeck, Aby Warburg Seminarübungen über Jacob Burckhardt im Sommersemester
1927, "Idea. Jahrbuch der Hamburger Kunsthalle" 10, 1991, pp.
86-88; tr. fr. di D. Meur, "Cahiers du Musée national d'Art moderne"
68, 1999, pp. 22-23; tr. it. rivista in J. Burckhardt, F. Nietzsche, Carteggio,
a c. di M. Ghelardi, Nino Aragno Editore, Torino 2002, pp. 7-12
A.M. Warburg, Schlussübung, appunti per il seminario invernale
1927-1928, febbraio 1928 [WIA III.113]; in B. Roeck, Aby Warburg Seminarübungen
über Jacob Burckhardt im Sommersemester 1927, "Idea" 10,
1991, pp. 88-89
A.M. Warburg, Tagebuch der Kulturwissenschaftlichen Bibliothek Warburg,
a c. di K. Michels, C. Schoell-Glass, Akademie Verlag, Berlin 2001.
aprile 2007