
Le nozze di Filologia e di Mercurio
Lucio Cristante
(De nuptiis Philologiae et Mercurii)
di Marziano Capella
Un matrimonio tardoantico quello tra Filologia e Mercurio che esalta allegoricamente
la filologia come nessun altro aveva mai fatto prima e mai farà dopo,
eppure incompreso e trascurato proprio dai filologi che non hanno saputo
cogliere il messaggio profondo e attualissimo, il significato (o i significati)
dell'opera e le sue implicazioni storiche e le suggestioni metodologiche
(Filologia è la conoscenza, il sapere conquistato nella sua individualità
e totalità, "l'arte dell'esegesi del tutto, non solo dello scritto":
P. Ferrarino).
Un'opera famosissima e fondamentale nelle 'tenebre' del Medioevo, ma letta
in tempi moderni quasi esclusivamente dai suoi editori e dai suoi pochi
(e parziali) traduttori (inaffidabile sotto ogni aspetto la recente, e ancora
unica, traduzione italiana integrale).
I nove libri de nuptiis Philologiae et Mercurii (la sequenza dei nomi è
significativa) dell'avvocato cartaginese Marziano Capella, probabilmente
di età vandalica (V sec.), che ci è noto soltanto come autore
di questo 'romanzo' voluminoso ed erudito, oscuro e affascinante, antico
e nuovo, mescolano programmaticamente poesia e prosa (come nella tradizione
della satura menippea), stile sublime e lingua tecnica, contenuti mitologico-filosofici
(legati soprattutto al racconto della preparazione della cerimonia nuziale,
libri I-II) e materiali artigrafici (le arti liberali che sono il necessario
complemento delle nozze, libri III-IX).
Un impasto linguistico-narrativo complesso, che sfrutta le possibilità
retoriche della propria capacità di rappresentazione fino a trasformare
la strumentazione delle discipline in elementi simbolici di agnizione e
di più avanzata comprensione dei dati descritti.
Una fabula 'filosofica', raccontata dal padre al figlio omonimo, che celebra,
di fronte a una nuova cultura e a una nuova visione del mondo oramai dominanti,
l'unità della realtà celeste (Mercurio) e umana (Filologia)
che si congiunge al divino attraverso la conoscenza di sé e di quanto
sta sopra di sé.
Una esaltazione delle capacità dell'intelligenza umana (filologia)
che tutto penetra e illumina attraverso la ricerca paziente e diuturna (pervigil
immodico penetrans arcana labore, come dirà Apollo della futura sposa),
che tutto indaga, tutto interpreta. Per questo la dottissima Philologia
ha meriti pari al dio dell'ermeneutica, Hermes (Mercurio per i latini: interpres
meae mentis, o nous sacer dirà Giove nell'elogio delle conoscenze
e della curiosità dello sposo): i due sono pariles iugales (iungantur
paribus, sancirà ancora Giove) e la virgo terrena è degna
di essere divinizzata e ascendere al cielo nella mistica unione.
La cerimonia nuziale non può che svolgersi nella curia celeste, nel
galattico palazzo di Giove, alla presenza degli dèi tutti, convocati
per l'occasione dalla 'messaggera' Philosophia, dove ai due sposi viene
chiesto di presentare i loro rispettivi doni nuziali.
La dote offerta da Mercurio alla sposa consiste nella presentazione di nove
virgines dotales (le Artes liberales, le nove Disciplinae riunite dall'enciclopedista
Varrone) figlie di Phronesis, come Filologia, che esporranno la disciplina
di cui sono eponime davanti al senato degli dèi (Medicina e Architettura
taceranno perché si occupano prevalentemente di cose terrene e caduche).
Parleranno nell'ordine (nello spazio ciascuna un libro dal III al IX) Grammatica,
Dialettica, Retorica, Geometria, Aritmetica, Astronomia, Armonia (la musica
dei cieli che gli uomini si sforzano di imitare): i futuri trivio e quadrivio
della formazione culturale del medioevo e della cultura occidentale.
La dote di Filologia a Mercurio è rappresentata da sette vergini
profetiche che rappresentano le arti della divinazione, mediatrici tra dèi
e uomini e permettono ai mortali di conoscere e interpretare i segni e di
partecipare del mondo divino. Nella finzione narrativa dell'opera sarà
loro concesso di parlare a matrimonio avvenuto.
Prima, e unica, reductio omnium artium ad Philologiam, secondo la geniale
interpretazione di Pietro Ferrarino, l'opera del neoplatonico Marziano restituisce
alla scienza e alla cultura (rappresentata qui dall'allegoria delle arti
liberali) dignità 'divina' attraverso la divinizzazione della terrestre
Filologia che tutte le arti riassume in sé e di cui rappresenta il
culmine.
Allegoria della ricongiunzione dell'anima all'Uno attraverso la conoscenza,
un messaggio - dicevo - attualissimo e un matrimonio antico da consolidare,
soprattutto oggi.
La interazione che gli sposi realizzano è più di un'allegoria:
il mestiere di filologo ha sofferto l'obsolescenza delle proprie metodiche,
ha affievolito l'aspirazione a rinnovarsi, nella cultura contemporanea ha
visti offuscati il credito e la necessità che gli erano propri. Ma
è proprio la curiosità e la perizia di Mercurio che potrà
dare nuova vita e rinvigorire prassi e teorie della ricerca filologica.
Resto altresì convinto che proprio da coloro che professano il mestiere
di filologo possano arrivare indicazioni importanti per lo sviluppo di tecnologie
sempre più utili alla ricerca, come dimostrano questi incontri e
i progetti (di cui sperimentiamo l'efficacia), già realizzati unitamente
dai filologi e dagli informatici.
L'ideale (non più irrealizzabile) della esaustività (e della
molteplice selezione) dei dati, resa possibile dalla strumentazione e archiviazione
elettroniche e dal Web, obbliga noi di professione filologi a riconsiderare
molte nostre acquisizioni e certezze e a sottoporre a verifica rigorosa
(e implacabile) il metodo del nostro lavoro e i risultati delle nostre ricerche,
che hanno sempre come fine la storicizzazione e la comprensione totale dei
documenti che sottoponiamo all'analisi e le possibilità della loro
interrelazione. E proprio a ciò dovrebbe mirare questo rinnovato
matrimonio: soltanto così potremo aspirare all'ideale della totalità
della conoscenza, ricomporre quella sapienza particolare e complessiva che
Filologia aveva conquistato e per la quale era stata scelta come sua sposa
dal dio dell'interpretazione.
2007