Mnemosyne, tappa Amburgo
Le ragioni del trasferimento del Warburg Library and Institute. Alcune congetture

Rolf Petri

Nel sito ufficiale del Warburg Institute, si legge che il direttore di allora dell’Istituto, che all’epoca era Fritz Saxl,

"after the rise of the Nazi Régime, … accepted the invitation of an adhoc committee to transfer the Institute to London where, with the support of Lord Lee of Fareham, Samuel Courtauld and the Warburg family, it was installed in the Thames House in 1934, moving to the Imperial Institute Buildings, South Kensington, in 1937".

Si dice anche esplicitamente che

“in 1933 it moved from Germany to London to escape the Nazi regime”.

Una prima serie di interrogativi emersi dalle discussioni con la redazione di «engramma» concerne l’attendibilità di una tale indicazione: era queste, o meno, le vere ed esclusive ragioni del trasferimento? Non era più verosimile che, essendo l’Istituto e la biblioteca finanziariamente appoggiati alla banca dei Warburg di Amburgo, l’Istituto non venisse semplicemente trasferito insieme alle attività bancarie per un fatto ‘tecnico’? La dichiarazione di Saxl non costituiva, forse, una riscrittura postuma, aggiustata su canoni politicamente più corretti? Ho compiuto un primo, provvisorio sondaggio su tale ipotesi, basato su materiali accessibili in internet. Sono ovviamente convinto che lo studio approfondito delle fonti storiche e delle ricerche già pubblicate potrebbe fornire una risposta abbastanza esauriente. Corre dunque l’obbligo di premettere che questo modesto contributo non ha il valore di una vera e propria ricerca. Le tre sezioni che seguono espongono in breve le vicende dei banchieri Warburg, e si concludono con la formulazione di un’ipotesi sulle ragioni del trasferimento dell’Istituto a Londra.

La Banca M. M. Warburg & Co.
Nel 1998, la banca Warburg di Amburgo ha festeggiato il suo bicentenario. Insieme alla banca degli Oppenheim di Colonia, anch’essa tuttora esistente, è il più importante istituto bancario privato della Germania. Ma che cos’è una Privatbank? In origine il nome designa sostanzialmente le imprese bancarie di proprietà individuale o famigliare, costituite in società semplice o in accomandita, in opposizione alle imprese bancarie, costituite come società per azioni. Quasi tutte le grandi banche emergenti nell’era industriale sono società per azioni prevalentemente private. Ma, almeno in Germania, Privatbank è rimasto per convenzione linguistica il termine tedesco deputato a designare specificamente le imprese bancarie famigliari.

Queste banche esistono, in area tedesca, almeno sin dal XVII e XVIII secolo. Sono spesso nate e cresciute finanziando le monarchie assolute e le imprese coloniali e, a partire dall’Ottocento, sono state anche intensamente coinvolte nella realizzazione delle moderne infrastrutture, soprattutto quelle ferroviarie. Il circuito di intermediazioni finanziarie che si crea attraverso le loro attività, pertanto, coincide in parte con l’‘alta finanza’. Eccezion fatta per l’Inghilterra, dove nella City continua a prevalere la merchant bank, quasi dappertutto in Europa nel corso dell’industrializzazione la banca privata viene superata se non rimpiazzata da altre forme di strutture bancarie. Soprattutto in Germania nascono nella seconda metà dell’Ottocento le grandi banche universali, dette anche ‘miste’, che raccolgono i risparmi di una vasta clientela per trasformarli in capitale, convogliando finanziamenti a lungo termine verso l’industria. La Deutsche Bank, la Dresdner Bank, la Commerzbank e così via sono società anonime; nel loro azionariato si trovano, comunque, anche molti ‘banchieri privati’. Questo perché nel processo di concentrazione quest’ultimi hanno ceduto le proprie banche a quelle più grandi, diventandone soci. In tal modo, tuttavia, riescono anch’essi a partecipare ai guadagni che il sistema bancario realizza durante il processo di industrializzazione. Famiglie di banchieri privati, come i Warburg o i Wirtz, svolgono quindi un ruolo importante nel mondo della finanza tedesca.

Nel 1905 la Banca di Max M. Warburg ottiene l’adesione al Consorzio creditori della Reichsbank, la banca centrale. In sostanza, Warburg si sottopone al controllo della banca centrale. In tal modo garantisce al cliente della banca la certezza e l’automaticità delle operazioni di risconto, offrendo inoltre garanzie sulla sicurezza dei suoi depositi e sulla liquidità della sua banca anche in difficili congiunture. Il vantaggio non sta però solamente dalla parte del cliente. Le garanzie istituzionali che accrescono la fiducia rendono possibile alla banca l’entrata a tutti gli effetti in ogni segmento del mercato bancario, dall’emissione dei titoli obbligazionari fino all’apertura di conti correnti e linee di credito anche per un più vasto pubblico. Insomma, solo la partecipazione al Reichsbananleihekonsortium può garantire a un istituto la capacità di rispondere alle funzioni di una banca moderna. Anche una Privatbank può tentare di uscire dalla nicchia ormai non più sufficientemente redditizia delle vecchie ‘banche dei ricchi’.

Tra il 1898 e il 1929, i dipendenti della Banca Warburg di Amburgo passano da cinquanta a trecento. Segno, questo, di un allargamento notevole delle attività, sebbene le grandi banche, che dispongono di parecchie migliaia di impiegati, rimangono su tutt’altro piano. Con l’avvento al potere di Hitler, nel 1933, la banca ­ già indebolita, come tutte le altre, per effetto della crisi del 1929 ­ attraversa una fase particolarmente difficile. I suoi esponenti si vedono costretti a ritirarsi dai loro incarichi nei consigli d’amministrazione di altre società bancarie e industriali e ad abbandonare la dirigenza di associazioni e istituzioni economiche di varia natura. La banca Warburg si vede quindi privare di molti punti nodali nella rete di rapporti commerciali e personali con la finanza, l’industria e la politica, e ciò ovviamente ne danneggia le attività.

Sui motivi di tale perdita di influenza già ben prima dell’emanazione delle leggi razziali si accennerà in sede di conclusione. Le leggi razziali verranno emanate intorno alla fine del 1935, ma è soltanto a partire dal 1936 che misure antisemite in grado di danneggiare le attività di una banca assumono il valore di misure legali. Rientra nell’ordine di un ulteriore giro di vite l’esclusione, nel 1938, della banca Warburg dal Consorzio creditori della Reichsbank. Esclusione, questa, che di fatto taglia la banca fuori da ogni ordinaria attività bancaria. Solo a questo punto Max Warburg si decide a liquidare la banca. Più che di una vera e propria liquidazione, a dire il vero, si tratta però di una trasformazione societaria, in quanto al posto della Banca Warburg & Co. nasce una società in accomandita, che ha come soci e gerenti Rudolf Brinckmann e il banchiere (e amico dei Warburg) Paul Wirtz. I Warburg mantengono una cosiddetta ‘partecipazione silenziosa’, che configura una partecipazione senza diritto al voto nell’assemblea degli azionisti. Potendo evidentemente i Warburg riporre fiducia in Brinckmann e Wirtz, nell’estate del 1938 Max Warburg, il fratello di Aby, lascia in seguito alla trasformazione societaria la Germania, alla volta di New York.

Con il trasferimento della sede della famiglia in America e l’entrata in guerra degli Usa, la ‘partecipazione silenziosa’ diventa tuttavia Feindkapital, ‘partecipazione nemica, soggetta di conseguenza a sequestro. Nel 1941 la banca, per cancellare ogni traccia ebraica, assume la denominazione Brinckmann, Wirtz & Co, che manterrà fino al 1969. Dopo le lunghe procedure postbelliche di dissequestro, nel 1956 Eric M. Warburg, figlio di Max, rientra ufficialmente tra i soci della banca, in rappresentanza della famiglia dei Warburg. Nel 1969 la denominazione viene trasformata in Warburg, Brinckmann, Wirtz & Co, e solo nel 1991 la banca assume nuovamente la denominazione originaria Max M. Warburg & Co.
Una prima conclusione relativa al quesito iniziale è dunque la seguente: il Warburg Institut non può essere stato trasferito a Londra come semplice appendice della banca Warburg di Amburgo, in quanto tale banca, sebbene cambi nome, da quest’ultima non si muoverà mai. Questa risposta, per quanto univoca, non è tuttavia esauriente. Proseguendo le indagini, il caso si presenta in termini più complessi.

La Banca Siegmund G. Warburg & Co.
Nel 1934 viene infatti fondata a Londra la Banca Siegmund G. Warburg & Co. Siegmund Warburg, il fondatore, è un brillante banchiere ­ emigrato a Londra nel 1933 per motivi politici, stando a quanto dichiarato nei siti ufficiali ­ diventato ben presto più influenti della City; sarà lui, nel 1960, a inventare gli Eurobonds. È influente anche politicamente e, come altri membri della famiglia, contesta la politica di Israele sotto il governo del Likud. Dopo la sua morte, nel 1982, la banca Warburg di Londra diversifica l’azionariato. Il carattere prettamente famigliare dell’impresa si va sempre più perdendo.

Come altre famiglie dell’alta finanza, la famiglia Warburg ­ ossia i discendenti dei capostipiti, i fratelli Moses Marcus e Gerson ­ è ramificata anche a livello internazionale. Ad esempio, attorno al 1900, altri Warburg, Felix e Paul, si trasferiscono a New York. Non fondano banche, ma tramite matrimonio ­ rispettivamente con Frieda Shiff e Nina Loeb ­ e impegno professionale ­ con la Banca Kuhn & Loeb ­ si dedicano comunque ad attività bancarie e finanziarie, diventando anche grandi mecenati. Paul è inoltre tra gli ideatori del Federal Reserve, il primo nucleo di banca centrale americana creato nel 1913.

Torniamo però al fondatore della banca londinese. Siegmund Warburg è il rampollo di un ramo della famiglia stabilitosi nei pressi di Stoccarda, dove a partire dai primi anni del Novecento s’insedia nel castello di Uhenfels. Il padre di Siegmund, Georg Warburg, morto nel 1923, era nato nel 1871 ad Amburgo.

Ed ecco la seconda considerazione. Sappiamo che il trasferimento del Warburg Institut viene messo in atto anche su iniziativa della ‘famiglia Warburg’. Cosa vuol dire questo di preciso? Non è al momento chiaro in quale rapporto, anche finanziario, stessero Siegmund e Max Warburg, cioè il fratello a cui Aby ­ a tredici anni, secondo la ‘leggenda’ ­ aveva ceduto la guida degli affari dietro la promessa del finanziamento delle sue attività culturali, compresi la biblioteca e l’Institut. Non si può pertanto asserire con certezza ­ né escludere ­ che il finanziamento dell’Istituto si appoggia, a Londra, alla banca fondata da Siegmund.

Si può notare anche una curiosa coincidenza cronologica: Max Warburg, sostenitore e finanziatore della KBW, muore nel 1946, due anni dopo l’incorporazione del Warburg Institute nell’università di Londra. Potrebbe dunque darsi che Max, ormai anziano e vicino alla morte, si fosse adoperato per le vie della finanza a trovare una collocazione istituzionale diversa per garantire all’eredità spirituale del fratello una sopravvivenza anche indipendentemente e oltre la vita della sua propria persona, e delle disponibilità di altri membri della famiglia. Ma queste sono ovviamente solo ipotesi da verificare.

Considerazioni conclusive
Quanto detto sin qui ci permette quanto meno di provare a compiere alcune deduzioni. Non si possono escludere motivi anche di natura economica del trasferimento del 1933/34, in quanto poteva sembrare più sicuro, in termini economici e budgetari, appoggiare la biblioteca alla costituenda Banca Warburg di Londra anziché a quella di Amburgo. Contro tale ipotesi depone a prima vista il solo fatto che Max Warburg, che si sente tedeschissimo, tenta di fare il banchiere in Germania finché possibile, ovvero fino al 1938. Se già nel 1933 avesse ritenuto impossibile un futuro per la banca Warburg in Germania, avrebbe probabilmente tratto delle conseguenze più immediate tanto per sé quanto per i propri affari, senza limitarsi allo spostamento del solo Institut. Da questo punto di vista, pare dunque che il trasferimento abbia una logica sua, non strettamente economica, ma piuttosto culturale e/o politica.

Le nette distinzioni tra motivi economici e politici hanno, però, qualcosa di artificiale. In qualche modo non rappresentano altro che facce di una stessa medaglia. Non dobbiamo dimenticare come anche il trasferimento di capitali finanziari all’estero e la trasformazione della banca amburghese abbiano a loro volta precise ragioni politiche. Né 1933 né nel 1936 esiste un evidente pericolo di vita per i componenti della famiglia Warburg, e probabilmente non c’è nessuna percezione anticipatrice dell’Olocausto. Ma, dopo l’ascesa al potere di Hitler, l’aria per i banchieri ebraici si fa subito pesante: la perdita di potere interrelazionale, e quindi di affari, è immediata. Il campo è del resto ben preparato: sia per deferenza anticipatrice verso il nazismo, sia per un riflesso dell’antisemitismo già diffuso da anni anche tra il vasto pubblico, ben prima delle leggi razziali le imprese bancarie e industriali avevano cominciato a ‘suggerire’ ai propri consiglieri, amministratori delegati, direttori e così via di origini ebraiche di dimettersi per il bene dell’impresa: un’epurazione non ancora obbligatoria sotto il profilo giuridico, ma pur sempre un’epurazione a tutti gli effetti.

In conclusione, sin dal 1933 l’attività bancaria è seriamente compromessa sotto il profilo economico per ragioni di natura politica (sulla precoce percezione, anche in ambito italiano, delle motivazioni politiche del trasferimento della Biblioteca Warburg da Amburgo a Londra, vedi l'intervento di Mario Praz, datato 1934).

Forse la narrazione ufficiale semplifica troppo quando suggerisce tra le righe che i Warburg (Siegmund e la biblioteca) emigrino già in quell’anno per scappare a una minaccia imminente e diretta. È occorso un certo lasso di tempo affinché vita ed attività economica e culturale di una famiglia altolocata di banchieri ebrei venissero resi del tutto impossibili. Un lasso di tempo i cui limiti sono stati esplorati per intero dal patriottico Max Warburg, che solo nel 1938 si arrende alla necessità della fuga.

Sulla base dei dati raccolti in questa indagine preliminare, rimane comunque sostanzialmente corretto mettere in primo piano il motivo politico del trasferimento anche della biblioteca, in quanto è questo il fattore che sin dal 1933 muta tutte le variabili dell’attività sia economica che culturale di questa famiglia di banchieri ebrei.

luglio 2004