Mnemosyne, tappa Baghdad
La trasmissione del sapere scientifico nel mondo islamico

Anna Vanzan

L’intervento sottolinea il ruolo della civiltà islamica quale anello di una comune cultura universale, di cui sono elementi cospicui l’eredità greca, quella ebraica, l’indiana, l’arabo pre-islamica e così via, nel suo agglutinare gli apporti delle singole civiltà fino ai tempi nostri.

Il fuoco del discorso si incentra sul ruolo mediano esercitato dall’Islam prima come elemento raccoglitore di esperienze pregresse, poi come elaboratore, filtro e diffusore di saperi nel mondo circostante, evidenziando la parte dominante dell’eredità greco-ellenistica nella totalità delle arti e delle scienze islamiche. L’idea religiosa unitaria che conformò il pensiero islamico trasmise a sua volta all’occidente un sistema più coerente e tecnicamente più avanzato delle dottrine parzialmente formulate dal mondo antico.

L’unitarietà del pensiero islamico è ben rappresentata dall’hakim, lo scienziato/saggio/sapiente che praticava tanto la medicina quanto la matematica, l’astronomia, la filosofia, e perfino la poesia. Egli fu il perno centrale dell’elaborazione, la trasmissione e la pratica delle scienze nel mondo islamico nonché il simbolo di un sapere unitario da cui le diverse discipline si articolavano come rami dal tronco di un albero. Alcune di queste figure (quali, ad esempio, Abu Ali Sina, latinizzato in “Avicenna”) divennero punti di riferimento nel mondo occidentale e lasciarono indelebili impronte nel pensiero scientifico e filosofico occidentale.

Nell’Atlante di Aby Warburg si dà particolare spazio alle concezioni cosmo-astrologiche del mondo islamico, che attribuiva una particolare enfasi a questa branca della scienza. Tanto che il famoso trattato I quattro discorsi, attendibile fonte per le attività scientifiche dell’Islam medievale scritto da Negami Aruzi di Samarcanda nel XII secolo, elenca come una delle quattro professioni più nobili e utili quella per l’appunto dell’astronomo (accanto a quelle del medico, del poeta e del segretario.) I grandi osservatori eretti dai sovrani musulmani nel Medio Oriente, in Asia Centrale e in India testimoniano ancora visivamente questa predilezione.

Gli scienziati musulmani accolsero il sistema tolemaico, giungendo a criticarlo e a modificarlo, anche se nessun sapiente islamico osò rivoluzionare la tradizionale visione dell’universo: ciò avrebbe comportato uno sconvolgimento delle credenze religiose che costituivano la base del sistema su cui appoggiava la struttura logica del sapere. Da qui la discussione sulla particolare natura della scienza islamica che, in quanto tale, necessariamente lega e – secondo alcuni – inficia la sua attendibilità.

luglio 2004