19 marzo 2004: diario della giornata di studi sull'Atlante
(a cura di Katia Mazzucco)

La giornata del 19 marzo è stata organizzata per riunire intorno a un tavolo di lavoro alcuni dei principali fautori del rinnovato interesse per Aby Warburg e per l'Atlante della Memoria, nell’intento di di fare un punto dello stato della critica e della ricerca e di sondare le potenzialità dell'incompiuto progetto Mnemosyne.

Con il suo approccio sinergico, e nell’auspicio di un ulteriore consolidamento della collaborazione tra i grandi istituti di studi warburghiani, l'incontro veneziano si pone come il primo appuntamento di un seminario a svolgimento periodico nel corso del quale proseguirà la discussione e la presentazione dei risultati della ricerca su Aby Warburg e sull'Atlante.

ore 10.00, seminario: Materiali d'archivio relativi al Bilderatlas, ipotesi sulla sua genesi, struttura dell'opera: spunti e orizzonti della ricerca. Partecipanti: Monica Centanni (Seminario di Tradizione Classica, IUAV, Venezia); Gioachino Chiarini (Centro Warburg Italia, Siena); Alberto Ferlenga (Dottorato Internazionale di Architettura Villard d’Honnecourt); Dorothea McEwan (Warburg Institute Archive, London); Martin Warnke (Warburg Haus, Hamburg); Claudia Wedepohl (Warburg Institute Archive, London); la redazione di «engramma», studenti, curiosi.

Nel corso della mattinata sono state poste alcune questioni centrali nel dibattitto sugli studi warburghiani, come la complessa definizione – anche terminologica – di un metodo warburghiano e la valorizzazione del suo potenziale applicativo. Sono, in particolare, emerse due esigenze. Da un lato, si è sottolineata la necessità di estendere e approfondire l'indagine dei materiali inediti di Aby Warburg conservati presso il Warburg Institute Archive di Londra, pur nella consapevolezza del loro carattere di non-finiti. Tali indagini sono oggi sostenute dal continuo progresso e approfondimento del lavoro di catalogazione (diretto da Dorothea McEwan con la collaborazione di Claudia Wedepohl) e dalla ripresa dei piani editoriali dell’opera completa (Akademie Verlag, Berlin; Nino Aragno Editore, Torino). Lo studio e la pubblicazione dei numerosi inediti potranno progressivamente favorire una comprensione più approfondita del pensiero dello studioso, una mappatura più chiara del profilo intellettuale di Warburg, il superamento dell’indeterminatezza e della genericità con cui ancora oggi ci si riferisce alla sua opera e, particolarmente, all’Atlante. Dall'altro, si è inteso porre in luce come nel campo degli studi culturali s’imponga oggi con forza sempre maggiore la necessità e il dovere di spezzare il perdurante stato di isolamento e la sterilizzazione del pensiero di Warburg proprio a partire dall'esemplare interdisciplinarietà dell’impresa della Biblioteca, del Bilderatlas, degli scritti licenziati in vita per le stampe o consegnati postumi al pubblico scientifico dai suoi collaboratori.

ore 15.00, tavola rotonda: Mnemosyne ritrovata: la recente fortuna dell'Atlante di Aby Warburg.

I relatori partecipanti all’incontro hanno proposto spunti e chiavi di lettura del Bilderatlas.

Sulla scorta dell'esperienza personale di editore del Bilderatlas, Martin Warnke ha sottolineato l'impossibilità di una lettura lineare dei complessi montaggi che compongono le tavole di Mnemosyne e la necessità – evidenziata dagli schemi interpretativi proposti nell'edizione Akademie Verlag – di considerare la qualità eminentemente visiva di tali assemblaggi, in relazione a espedienti tecnici che li in-formano, come la fotocomposizione e lo zoom su dettagli contestuali, concettuali, formali delle immagini. Nel dettaglio, si è soffermato su due esempi: sull’effetto zoom che progressivamente avvicina l’oggetto dell’indagine, come si può osservare nella sequenza delle fotografie di cronaca (Patti Lateranensi, 1929) di tavola 78; sulla tecnica di assemblaggio di tavola 25, nella quale si evidenzia visivamente la ‘discendenza’ dal disegno di Leon Battista Alberti per il Tempio Malatestiano di Rimini (parte superiore del montaggio) del complesso piano decorativo interno e, più in generale, dello stile anticheggiante quattrocentesco (le foto dei rilievi di Agostino di Duccio e Bertoldo di Giovanni nella sezione inferiore del pannello).

Martin Warnke è direttore del Warburg Haus di Amburgo, riaperto nel 1995 nella restaurata sede storica della KBW <www.warburg-haus.hamburg.de>; curatore (con Horst Bredekamp, Michael Diers, Kurt W. Forster, Nicholas Mann, Salvatore Settis) dell’opera completa di Aby Warburg (Akademie Verlag, Berlin).

Gioachino Chiarini ha proposto un percorso trasversale nell'Atlante della Memoria attraverso la ricorrenza di alcune figure di demoni alati – dagli eroti, alla Nike, ai monstra della tecnologia che consentono il volo umano. Ha così evidenziato la molteplicità di letture e spunti di ricerca offerti da Mnemosyne, palesi nelle diverse versioni delle serie di tavole, e la sua complessa struttura verticale – i singoli pannelli – e orizzontale – concetti e forme che innervano e attraversano l'opera. Ulteriore percorso ermeneutico, ha notato Chiarini, è rappresentato dalla circolarità dell’opera restituita anche spazialmente dall’esposizione veneziana.

Gioachino Chiarini, promotore della mostra e del convegno internazionale di studio "Aby Warburg. Mnemosyne" organizzato a Siena nel 1998, è direttore del Centro Warburg Italia, fondato nel 1999 in collaborazione dal Comune di Siena, dall’Università di Siena, dall’Associazione Mnemosyne <www.unisi.it/ricerca/dip/studclas/ass-warb.html>.


ore 18.00, presentazione della mostra, Fondazione Levi, Venezia.

Monica Centanni e Linda Selmin hanno presentato l'esposizione Mnemosyne: l'Atlante di Aby Warburg allestita alla Fondazione Ugo e Olga Levi e organizzata in collaborazione con l’Associazione Mnemosyne di Roma, il Centro Warburg Italia, il Dottorato Internazionale di Architettura Villard d’Honnecourt, l’Università IUAV di Venezia.

L’illustrazione della ratio espositiva ha evidenziato lo sforzo del comitato scientifico di restituire la complessità dell'Atlante, senza celare la frammentarietà e l’incompiutezza dell’opera, ma ponendo l’accento sulla forza comunicativa del più originale lascito warburghiano. Esposto a Venezia nella versione già ricostruita dal gruppo viennese “Daedalus” (1994), il lavoro di allestimento veneziano si offre al contempo come una nuova ipotesi interpretativa sulla struttura interna del Bilderatlas.

Monica Centanni è Coordinatrice del Seminario di Tradizione Classica dell’Università IUAV, fondatore e redattore del sito e della rivista on-line di studi warburghiani «engramma», curatrice della mostra Mnemosyne: l'Atlante di Aby Warburg (Venezia, 2004).
Linda Selmin è coordinatrice della sezione “Warburg” del sito e della rivista on-line «engramma», storica della danza e responsabile del progetto di catalogazione del fondo Benno Geiger conservato presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia.


Il contributo critico di Alberto Ferlenga ha introdotto il tema dell'affinità tra il pensiero e l’opera di Walter Benjamin e Aby Warburg, poi approfondito – nel corso delle conferenze organizzate nei giorni successivi – in un incontro intitolato alla città di Parigi. Il tema della peregrinazione labirintica del flâneur ha infine fornito lo spunto per la presentazione di una serie di incontri di approfondimento sui temi dell'Atlante – ciascuno legato a una città – che si è tenuta a cedenza giornaliera presso la sede stessa della mostra, dal 24 marzo al 2 aprile.

Alberto Ferlenga, curatore (con Monica Centanni e Fernanda De Maio) dell’allestimento della mostra Mnemosyne: l'Atlante di Aby Warburg, è Coordinatore del Dottorato Internazionale di Architettura Villard d’Honnecourt.

 

luglio 2004