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Studiare Mnemosyne, progettando una mostra sull'Atlante: dal diario di Venezia-2004 Monica Centanni Nell'Atlante di Aby Warburg le coordinate della civiltà 'occidentale' si definiscono dinamicamente all'interno di limiti molto ampi: l'arco cronologico indagato scorre dalla civiltà sumerica all'età contemporanea; le coordinate spaziali circoscrivono una geografia storicamente e politicamente frammentata, ma culturalmente continua, i cui confini coincidono con un bacino allargato del Mediterraneo, fino al settentrione di Amburgo, oltre l'oriente di Baghdad. L'Atlante racconta di culture, spazi e luoghi profondamente intrecciati da relazioni logiche e analogiche, come quelle che nelle tavole di Warburg legano immagini apparentemente distanti e diverse: a svelare il sistema di compresenze, di ibridazioni, di scarti che disegnano i dinamogrammi della cultura mediterranea ed europea. l'Atlante come MnemosyneL’Atlante sarà un sistema estendibile di attaccapanni sul quale spero di appendere tutti i panni, piccoli e grandi, prodotti dal telaio del Tempo.
Aby Warburg Le trame della vita e della Memoria – i gangli nervosi, i centri di smistamento delle informazioni, i ritmi alterni di persistenza e oblio, le articolazioni complesse della struttura di trasmissione del pensiero – sono riprodotte in Mnemosyne in forma di snodi e nessi sintattici, ramificazioni, citazioni e richiami interni, ripetizioni, riprese e riemersioni di forme e soggetti. L'Atlante in questo senso è un'opera da studiare, ma anche un grande trattato di metodo: un trattato figurato, giuntoci privo di didascalie e delle spiegazioni che l'autore aveva previsto come necessarie. Mnemosyne invita perciò a viaggiare per le sue strade, adottando le figure appuntate sui pannelli come segnavia. zum Bild das Wort “La parola all’immagine”: gli antichisti accettano ora che questo principio che ho sostenuto fin dall’inizio della mia attività, possa avere un’applicazione generale come metodo euristico. Aby Warburg Il motto che Aby Warburg scelse per la sua impresa – zum Bild das Wort, "la parola all'immagine" – insegna in prima battuta la necessità di dare alle immagini l'importanza che ad esse spetta, e che nella storia della cultura occidentale è stata ad esse più volte contesa. Zum Bild das Wort ricorda che la nostra civiltà poggia i suoi fondamenti su un equilibrio fragilissimo e precario e che la minaccia iconoclasta – dalle battaglie contro le immagini del primo cristianesimo, ai Bilderstürme della Riforma cinquecentesca, fino ai roghi delle opere della entartete Kunst nella Germania nazionalsocialista – è sempre un fronte aperto, una guerra pronta a scatenarsi intestinamente. La parola all'immagine, dunque: perché ogniqualvolta prevale un'impostazione rigidamente ed esclusivamente logocentrica si produce un forte rischio di atrofia delle facoltà estetiche, e, di conseguenza, viene gravemente compromessa la capacità di pensare il mondo. Ma il Bilderatlas chiama in causa anche direttamente il ricercatore e lo invita ad affrontare il viaggio armato dei ferri del proprio mestiere. Allo studioso Mnemosyne chiede di non lasciare le immagini sole, di non abbandonarle in balia della loro propria suggestione icastica: di non fidarsi troppo della loro muta, e accattivante, espressività. Zum Bild das Wort insegna anche la necessità di coniugare alle immagini parole congruenti e appropriate. Dare parole alle immagini: restituire, anche, alla parola un ruolo ordinatore, un criterio di razionalizzazione della tempesta estetica che le immagini provocano. Ovvero, anche, inventare formule descrittive che contengano le espressioni del pathos in una necessaria misura di oggettivazione. O, ancora, tradurre l'eccedenza della vis imaginalis in eloquente precisione verbale. L’Atlante costituisce un tentativo basilare di collegare visione filosofica e visione storica dell’immagine. Fritz Saxl Perciò l'Atlante ha bisogno di essere visitato, ma anche di essere studiato in tutti i suoi materiali, editi e inediti, e spiegato e corredato di testi esplicativi. Il Seminario di tradizione classica, nato nel 1999 e attivo presso l'Università IUAV, è un laboratorio di ricerca in cui giovani studiosi di formazione diversa cercano nel lavoro di Aby Warburg e soprattutto nell'Atlante Mnemosyne, un metodo per lo studio dei meccanismi della tradizione classica. "La Rivista di engramma" è nata ed stata progettata in prima sua istanza come contenitore degli esperimenti di lettura delle tavole di Mnemosyne: dal 2000 pubblichiamo on-line saggi interpretativi che affrontano i materiali dell'Atlante con intenzione ermeneutica, sia mediante schemi di tipo grafico, sia con letture in forma di schede e saggi (un punto sul lavoro di engramma sull'Atlante è nell'Editoriale Tavole; un indice completo dei lavori sui pannelli di Mnemosyne pubblicati in engramma è nell'Indice tavole). avanti >> | Multum in parvo (dal diario dell'allestimento) Fernanda De Maio immagini backstage |