| Studiare Mnemosyne, progettando una mostra sull'Atlante: dal diario di Venezia-2004 progetti In questi anni, prendendo spunto dalle attività di ricerca e dal lavoro seminariale e redazionale di engramma, ci siamo esercitati in alcuni progetti di allestimento dell'Atlante, completi o parziali, di diverse proporzioni e ambizioni. Il Progetto Mnemosyne – Arsenale, a cui stiamo lavorando dall'ottobre 2001, prevede una riproduzione telematica delle tavole dell'Atlante e un allestimento dei materiali su grandi schermi interattivi, da collocare all'interno dello spazio dell'impresa di tecnologie d'avanguardia Thetis, nei capannoni storici dell'Arsenale di Venezia. Il Progetto Mnemosyne – Prototipo per una mostra sull’Atlante di Aby Warburg: tavola 5 è un allestimento realizzato nel luglio 2003 a Ca' Badoer, negli spazi del Dipartimento di Storia dell'Architettura: la ricostruzione in grande formato di uno dei pannelli che compongono l'Atlante, compiuta a fini didattici e sperimentali, è stata l'occasione per rivedere le fonti e rivisitare i temi – archeologici, mitografici, simbolici – presentati nel pannello. Il gruppo di studiosi e studenti che hanno collaborato all'allestimento ha costruito anche un sito web, che si propone come un modello di navigazione per le tavole dell'Atlante (il sito è stato pubblicato in engramma come Progetto Mnemosyne). Nel dicembre del 2003, a seguito di un seminario con Kurt W. Forster (di cui in questo numero della rivista pubblichiamo un resoconto) si configurava il Progetto Mnemosyne – Museo Archeologico: sette tavole dall'Atlante, selezionate fra i pannelli a tema archeologico, da allestire all'interno delle sale del Museo Archeologico di Venezia, in un percorso di quattro stanze tematiche. L'ambientazione provoca l'Atlante a un dialogo con i pezzi archeologici della collezione Grimani esposti nel Museo. | la difficoltosa leggibilità delle tavole Com'è noto Mnemosyne esiste nella forma che conosciamo grazie a Gertrud Bing, che ebbe cura di fotografare le fasi di preparazione dei materiali tra il 1928 e il 1929, nel periodo cruciale per il progetto warburghiano. Esiste quindi una campagna fotografica datata 1929, realizzata all'interno dell'Istituto di Amburgo appoggiando i pannelli alla parete a scaffali della sua Sala ovale: i materiali dell'ultima versione Mnemosyne (secondo la serie fotografica Bing, custodita nell'Archivio del Warburg Institute di Londra), costituiscono la base per le recenti edizioni critiche dell'Atlante pubblicate in Germania e in Italia. Le edizioni a stampa di Mnemosyne pubblicate nell'ultimo decennio costituiscono iniziative preziose dal punto di vista storico-critico e documentario, ma risultano scarsamente utilizzabili per uno studio approfondito dell'opera. La scelta di un formato poco maggiore di un A4 – il massimo consentito dai protocolli commerciali per contenere i prezzi e rendere l'opera accessibile agli studiosi, e non solo ai collezionisti e agli amatori – è utile a restituire il senso complessivo del progetto, ma penalizza la visualizzazione dei particolari delle immagini. Il problema si avverte in modo più grave, quando non si tratti di opere celebri e/o di grande formato: nei molti casi in cui la 'citazione' warburghiana va a prelevare una figura dalle pagine miniate di un manoscritto, o dalle xilografie di una edizione a stampa cinquecentesca, o fra materiali comunque 'minori' per importanza artistica e quindi più difficilmente recuperabili in riproduzioni migliori, se non si può procedere a una verifica diretta dei materiali e ci si basa solo sulle recenti edizioni dell'Atlante, la lettura delle immagini nei pannelli e la comprensione delle singole scelte risulta pressoché impossibile. Insomma: chiunque abbia provato a cimentarsi nello studio dell'Atlante si è trovato a fare i conti con il problema elementare della leggibilità dei pannelli, disponibili in riproduzioni di riproduzioni fotografiche ormai antiche. | L'esperienza di studio dell'Atlante portata avanti in questi anni dal Seminario di tradizione classica (lavoro i cui materiali vengono periodicamente pubblicati in engramma nella rubrica Tavole di Mnemosyne) si è scontrata con il problema della buona lettura delle immagini. Nella prima fase dell'analisi di una tavola del Bilderatlas il lavoro procede a partire dalla ricostruzione del pannello in un formato leggibile: si procede quindi a recuperare buone riproduzioni in fotocopia delle singole opere, a ritagliarle e a riassemblarle su un cartone di grandi dimensioni, secondo l'ordine, lo schema e le proporzioni che si ricavano dall'edizione critica dell'Atlante. Quando si tratta di opere celebri il recupero è agevole e veloce, ma la reperibilità dei materiali minori o oscuri risulta spesso molto difficoltosa e molto dispendiosa in termini di tempo. Un esempio dall'esperienza del lavoro compiuto su tavola 46: il motivo dell'inserzione in una fascia mediana del montaggio di una serie di pagine tratte da un manoscritto fiorentino risultava oscuro e si è chiarito soltanto grazie a una ricognizione effettuata direttamente sul manoscritto, conservato nella Biblioteca nazionale di Firenze le miniature che compaiono sulle pagine scelte da Warburg hanno per tema Giuditta e Tobiolo e l'Angelo, temi guida della tavola 46 e della seguente 47. Per quanto riguarda la pubblicazione in engramma dei risultati delle analisi e delle letture, decisiva è stata la scelta di un'edizione esclusivamente informatica della rivista: la visualizzazione delle tavole via web – pur trattandosi di materiali che sono a tutti gli effetti riproduzioni di riproduzioni di riproduzioni – ha dato il risultato paradossale di una leggibilità superiore rispetto all'edizione cartacea da cui ricaviamo i nostri materiali di lavoro. Ciononostante, lo stato di leggibilità delle tavole, sia pure migliorato nella visualizzazione a schermo, è affatto scadente (e di ciò si lamentano spesso i nostri esigenti visitatori e navilettori che fanno impietosamente carico a engramma di questa deficienza tecnica, dovuta invece allo stato oggettivo dei materiali dell'Atlante). | i materiali in mostra Oltre alla serie della campagna fotografica del 1929, presso l'Archivio del Warburg Institute di Londra esistono, smontati e conservati in singole cartelle, i materiali fotografici originali usati da Aby Warburg per i suoi collage. Nei primi anni novanta, l’Associazione Culturale Mnemosyne di Roma avviava una eccezionale campagna di riproduzioni dei materiali fotografici originali e di riassemblaggio dei pannelli. Questa nuova versione di Mnemosyne, frutto di un lavoro lungo e accurato, nell’ultimo decennio ha migrato in diverse esposizioni tra Austria, Italia, Israele e Giappone. Questi sono i materiali che, grazie a una felice sinergia con il Dottorato internazionale Villard d'Honnecourt e con il Dipartimento di Storia dell'Archittetura IUAV abbiamo avuto a disposizione per l'allestimento veneziano. La mostra ha potuto essere realizzata anche grazie alla collaborazione della Fondazione Ugo e Olga Levi, un punto di riferimento della cultura cittadina, che ha ospitato la mostra nei suoi saloni ricchi di memoria e di storia. I 'nuovi' pannelli dell'Atlante sono attualmente di proprietà dell'Associazione Culturale Mnemosyne diretta da Italo Spinelli, che detiene anche tutti i diritti esclusivi e non alienabili sulle riproduzioni. Per tale ragione in questo numero di engramma non è stato possibile pubblicare le immagini delle tavole che sono state in mostra a Venezia – immagini che sarebbero state senza dubbio più perspicue e leggibili; pubblichiamo pertanto, come materiali di riferimento, gli 'originali' warburghiani (secondo le riproduzioni fotografiche Bing) che costituiscono comunque il testo-base di riferimento per gli studi sull'Atlante. un'esperienza intellettuale ed estetica La memoria non solo crea spazio per il pensiero, ma rafforza i due poli limite dell’atteggiamento psichico: la contemplazione serena e l’abbandono orgiastico. Aby Warburg Come già era accaduto per le precedenti mostre di Mnemosyne, il fatto di avere concretamente a disposizione le tavole riprodotte nel loro ampio formato originale ha costituito per i visitatori dell'allestimento veneziano una straordinaria occasione di esperienza. In particolare gli studiosi che hanno collaborato alla realizzazione dell'allestimento e che poi hanno gestito l'organizzazione dell'esposizione hanno avuto l'opportunità di approfondire intellettualmente, ma anche di vivere esteticamente, l'intensa esperienza del labirinto di Mnemosyne. Durante l'esposizione nelle sale della Fondazione Levi sono stati organizzati seminari e conferenze di approfondimento sui temi e i luoghi evocati dall'Atlante. Ma anche (e soprattutto) al di fuori degli incontri organizzati, nelle giornate della mostra si è attivato spontaneamente un laboratorio di ricerca in cui ciascuno ha avuto la possibilità di inseguire il filo del suo studio e di scegliere il proprio percorso fra i pannelli di Mnemosyne. Inoltre, la sollecitazione continua che veniva da parte di studenti, ricercatori, colleghi, amici o anche di visitatori occasionali, di spiegazioni e di illustrazione dei materiali, ha messo fecondamente alla prova la comunicabilità dell'opera e la funzionalità dell'Atlante anche come strumento didattico per la visualizzazione dei meccanismi della tradizione classica. << indietro | avanti >> | Multum in parvo (dal diario dell'allestimento) Fernanda De Maio immagini backstage |