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Lessico
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Il
Lessico ha la funzione di sussidio per la definizione approfondita
dei termini utilizzati in Engramma.
Il
Lessico è stato concepito come strumento utile alla
comprensione e allapprofondimento di alcuni termini greci
e latini (o di derivazione diretta dal greco o dal latino) ricorrenti
nei testi. Le voci del lessico vengono aggiornate e integrate
periodicamente in relazione agli argomenti trattati e agli sviluppi
della ricerca e dell'analisi metodologica.
Questo
repertorio non ha dunque alcuna pretesa esaustiva sul piano del
significato e della storia delle parole: le coordinate cronologiche,
laccezione semantica e il taglio interpretativo di ogni
singolo lemma sono strettamente funzionali al contesto di riferimento.
- le
parole greche sono traslitterate in corsivo e in caratteri latini,
con indicazione della posizione dellaccento, solo come
aiuto alla lettura
- le
parole in latino sono scritte in corsivo
- ogni
lemma è datato in relazione al suo inserimento o aggiornamento
- il
segno > corrisponde ai rimandi interni al lessico
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àgalma:
(gr. "statua, immagine"): specificamente, statua divina. Kerényi
riconnette il termine àgalma al verbo agàllomai,
"gioisco", e lo interpreta come "gioia di dio", "limmagine
di cui il dio gode".
aiòn
(gr. "tempo", connesso etimologicamente con gr. aèi
"sempre"): tempo come eternità, come "sempre essente",
distinto dal tempo >chrònos e dal tempo >kairòs
Presente nelle fonti antiche, letterarie e iconografiche, come un fanciullo
o un ragazzo, con il cerchio dello zodiaco (o un serpente) avvolto intorno
al corpo. Eraclito scrive: "Aiòn è un bambino che gioca
con le tessere di una scacchiera: di un bambino è il regno del
mondo" (DK B 52).
allegoria
(dal gr. àllos "altro", e agorèuo,
"chiamo", "nomino": "dire in altro modo"):
figure o immagini il cui significato è diverso da quello letterale,
ma che si trova con esso in rapporto di somiglianza. A differenza del
>simbolo, nellallegoria lidentificazione tra significante
e significato non è immediata bensì filtrata da un procedimento
di trasferimento dove significante e significato restano distinti e loggetto
espresso "vale" più dellimmagine, che assume così
una connotazione strumentale. Lallegoria può comunque acquisire
una valenza simbolica come relazione di segni, ciascuno di per sé
significante, ma inserito in una sintassi che fa loro assumere un nuovo
significato. La rappresentazione allegorica nellarte corrisponde
alla figura retorica della >metafora: in entrambi i casi si omettono
i termini di collegamento tra le due immagini.
Spesso
l'allegoria si serve di >personificazioni: i concetti vengono espressi
non solo mediante simboli, ma mediante figure dotate o meno di attributi
simbolici.
angelo
(gr. àggelos "messaggero"): dal significato originario,
nel lessico cristiano il termine passa a definire i "messaggeri celesti",
ovvero gli esseri che mettono in comunicazione la terra con il cielo,
il visibile con l'invisibile. L'angelo cristiano assume inoltre gli attributi
del >dàimon classico, primo fra tutti le ali che permettono
il volo dalla dimensione mondana a quella oltremondana. Figure di passaggio
tra i dàimones e gli angeli sono gli Amorini (o Eroti) in
ambito funerario, rappresentati in età tardo antica come fanciulli
alati recanti spesso una torcia capovolta in mano.
apoteosi
(gr. apothèosis "divinizzazione"):
rituale per cui al princeps vengono tributati onori divini, che
si instaura in modo continuativo a partire dall'età imperiale romana.
L'imperatore, divenuto dio dopo la morte, è oggetto di un vero
e proprio culto, alla pari della altre divinità. L'iconografia
dell'apoteosi vede il princeps raffigurato frontalmente (prerogativa
divina), con un clipeus-aureola attorno alla testa, solitamente
in piedi su un carro trascinato da cavalli o da grifi alati, mentre Vittorie-Nikaì
o geni alati incoronano l'imperatore-dio. In alcune monete l'imperatore
reca una sfera in una mano, simbolo del mondo.
archetipo
(dal gr. archè, "origine" e typos,
"impronta", "sigillo", "marchio"): modello
originario di una forma artistica o poetica. Secondo la teorizzazione
platonica l'idea di archetipo, più che un vero e proprio modello
storicamente attestato, ispira l'opera d'arte che viene pensata comunque
come riproduzione o reinvenzione di un "originale" da sempre
perduto.
àrrheton:
(gr. "che non si può dire"): oggetto e culmine della
rivelazione misterica, è qualcosa di "indicibile", non
solo nel senso banale di "segreto", ma nel senso più
profondo di "inesprimibile a parole". Kerényi nota che
"una volta pronunciato, làrrheton dei misteri
poteva diventare una banalità".
auctoritas/vetustas:
secondo le definizioni di Salvatore Settis lauctoritas (lat.
"autorità", "prestigio") in senso tecnico è
l'autorevolezza ispirata dagli oggetti antichi in forza della loro antichità
e della loro perfezione formale; questo modo di percepire l'antico giustifica
il reimpiego delle rovine lungo tutta l'età medievale (>spolia):
pur decontestualizzate e frammentate, in esse non viene dissolto il sentimento
di continuità culturale con il passato. Mentre l'antichità-auctoritas
era percepita per sparsi e irrelati frammenti, a partire dall'età
umanistica si ha coscienza della vetustas (lat. "antichità")
degli oggetti antichi. L'antichità-vetustas è concepita
come un intero perduto ma ricostruibile, nel quale ogni frammento, ogni
monumento, è circondato da un'aura di rispetto e quasi di venerazione
e va dunque ricollocato possibilmente al suo posto. La percezione della
vetustas dell'antico instaura un sentimento di distanza verso il
passato greco-romano; progressivamente nasce l'archeologia (gr. archaiologìa,
"studio delle antichità"), che ha come obiettivo la conoscenza
del contesto del reperto e la ricontestualizzazione dello stesso.
catasterismo
(dal gr. katasterìzo, "colloco tra gli astri"):
processo per cui, al termine della loro vicenda mitologica, alcune figure
di divinità e di eroi, già nel racconto delle fonti mitografiche
antiche, vengono trasformate in costellazioni (es: Arianna, Perseo, ecc.).
chrònos
(gr: "tempo"): tempo come successione di istanti, di ore,
di giorni, tempo che rovina e distrugge; distinto dal tempo >aiòn
e dal tempo >kairòs. Già nelle fonti letterarie
e iconografiche ellenistiche gli attributi mortiferi e distruttivi del
tempo-chronos, vengono confusi con gli attributi del dio Kronos,
che nel mito divora i suoi figli ma viene poi ingannato ed evirato dal
figlio Zeus. In particolare l'attributo del falcetto, strumento della
mietitura e metafora della ciclica rinascita delle messi, passa dalla
divinità sincretica Saturno-Kronos al Tempo-Chronos, la cui iconografia
andrà sempre più identificandosi con quella della Morte.
classico
(lat. classicus): l'aggettivo designa in origine l'ordine di
suddivisione dei cives Romani in sei classes, introdotto
da Servio Tullio. All'inizio classis è l'insieme dei cives,
poi l'esercito e infine per metonimia solo la flotta. E' solo nel latino
tardo del III secolo d.C. (Aulo Gellio) che comincia a prevalere unaccezione
di classicus nel senso di "autore di prima classe". Classicus
è inteso come ciò che vale, e in questo senso rimane anche
nel lessico contemporaneo, ad esempio in riferimento a testi vicini nel
tempo, ma di assoluto valore; "classico" è per noi un
testo che non è soggetto alle variazioni dei climi culturali e
delle mode, il cui valore permane nel tempo. "Classica" è
un'opera che non si consuma nel tempo, ma che ad ogni lettura o fruizione
riserva la scoperta di nuovi significati. Dal punto di vista storico,
l'ambito cronologico della "classicità" varia a seconda
del periodi culturali e delle modalità di relazione che ogni epoca
intrattiene in maniera diversa con "l'antichità" o la
stessa "classicità". Genericamente per età classica
si intende la civiltà greco-romana dal V sec. a.C. al I-II sec.
d.C. (questi termini possono però risalire fino a Omero
VIII sec. a.C. e giungere sino alle opere architettoniche e ai
mosaici romani del III-IV sec. d.C.).
dàimon
(gr. "essere divino"): entità immortale, mediatrice
tra gli dèi e gli uomini. Il demone è sempre alato e mette
in comunicazione il mondo umano con quello divino. Nella cultura cristiana
delle origini gli dèi pagani vengono considerati "demoni",
per cui il termine passa, in accezione negativa, a designare "il
demonio", ovvero l'angelo caduto. Satana è altrimenti detto
"diavolo": dal gr. diàbolos, "colui che separa,
colui che calunnia". Nella nuova religione il diavolo-demonio è
l'essere che separa l'uomo da Dio, il cielo dalla terra (diàbolos
contrario di symbolon, >simbolo), lesatto contrario
della funzione connettiva e comunicativa dei demoni antichi.
dìke:
(gr. "giustizia"): secondo Benveniste in dìke
si sente la parentela etimologica con il verbo dèiknumi,
"indico", che a sua volta condivide la radice con il latino
"dicere". Dìke è dunque la giustizia
come "pronunciamento", giustizia come frutto di un arbitrato
e di un giudizio (in greco dìke significa anche "processo").
Dìke è dunque la giustizia come scelta parziale,
che conserva in sé, nel suo nome, traccia e memoria della ragione
perdente.
èidolon
(gr. "immagine"): immagine che appare in superficie. L'eidolon
ha una "somiglianza spettrale" con ciò che rappresenta,
gli dèi mandano eidola per ingannare i mortali, infatti
èidolon è anche il >fantasma. Il termine venne
poi utilizzato in senso spregiativo dai cristiani per indicare i "falsi
dèi" pagani (da cui i termini "idolo", "idolatria").
eikòn
(gr. "immagine"): immagine come ritratto, come impronta
del volto in una materia; emanazione della vera immagine dell>archetipo.
In Grecia le maschere funebri venerate come prosecuzione della presenza
degli antenati nella casa erano calchi in cera; in epoca imperiale romana
licona del princeps era il profilo impresso sulle monete;
per i Bizantini invece il ritratto dellimperatore era venerato come
emanazione della sua stessa persona. Dal greco eikon deriva il
termine icona: per i cristiani le icone sono le immagini sacre, veri ritratti
della divinità; la tradizione le lega al culto delle "veroniche",
teli su cui è rimasta impressa limmagine di Cristo, o delle
achiropìtai, "immagini non fatte da mano d'uomo".
èkphrasis
(gr. "descrizione"): con il termine si intende la riproduzione,
attraverso le parole, di un'esperienza visiva, in particolare di un'opera
d'arte. La "tecnica ecfrastica" è un procedimento retorico
per cui lo scrittore si cimenta nella descrizione di un'opera fino a renderla
quasi "visibile a parole". Brani ecfrastici si trovano già
in Omero (la descrizione dello scudo di Achille in Iliade XVIII,
vv.477 ss.) e nella poesia greca di età classica (la descrizione
degli scudi dei sette attaccanti in Eschilo, Sette contro Tebe
vv.387 ss.; la descrizione delle sculture di Delfi in Euripide, Ione
vv.190 ss.). L'èkphrasis diventa un vero e proprio genere
retorico nella cultura della Seconda Sofistica, in particolare con Luciano
(II sec. d.C.). Dalla fine del '400, quando i testi antichi ritornano
culturalmente disponibili, gli artisti rinascimentali Raffaello
in primis si cimentano in una sorta di riconversione dall'èkphrasis
in pittura e dipingono opere "antiche" come le Nozze
di Alessandro e Rossane di Eezione, o La Calunnia di Apelle ricostruendone
i dettagli e l'ordine compositivo, sulla base della descrizione del testo.
Di "riconversione ecfrastica" si può parlare, per estensione,
anche nei casi in cui l'artista riproduca fedelmente e puntualmente una
descrizione tratta da unopera antica anche se essa non è
una vera e propria èkphrasis .
empatia
: termine con il quale si è soliti tradurre la parola tedesca Einfühlung,
introdotta in filosofia tra il XIX e il XX secolo e usata in particolare
da Th. Lipps sia per spiegare la comunicazione intersoggettiva, sia per
descrivere lesperienza estetica: in questo caso lempatia spiega
il processo secondo il quale un oggetto viene visto come manifestazione
di stati emotivi, e viene quindi investito di specifiche finalità
espressive. Il termine empatia ha trovato poi largo uso in psicologia,
dove sta ad indicare la capacità di proiettare sé stessi
in ciò che è altro da sé (cosa, persona, situazione)
e quindi di comprenderlo in profondità attraverso un processo di
immedesimazione.
engramma
(dal gr. engràpho, "incido"): registrazione, traccia,
impronta che un evento lascia nella memoria, intesa come tabula rasa.
Questo, che Semon nel 1908 aveva in campo psicanalitico limitato al sistema
nervoso dellindividuo, viene da Warburg esteso alla memoria sociale;
gli engrammi si configurano come immagini di forte impatto espressivo
sopravvissute nel patrimonio ereditario della memoria culturale occidentale
e riemergenti in essa in modo frammentario e discontinuo. In particolare
sono engrammi le >Pathosformeln tratte dallantico da parte degli
artisti del Rinascimento, che sentivano per queste figure un>empatia
non solo formale ma anche spirituale.
entusiasmo
(gr. enthousiasmòs, letteralmente "in-diamento",
"invasamento divino"): in ambito classico possessione da parte
del dio dell'iniziato, del sacerdote o del profeta del suo culto; il termine
è riferito soprattutto alla possessione dionisiaca o apollinea,
ma passa poi a indicare l'ispirazione delle Muse (e di Mnemosyne) all'artista.
estetica
(dal gr. aisthànomai, "percepisco"): l'estetica
è la disciplina che studia i modi di percezione e di ricezione
dei fenomeni, e in particolare quelli artistici. Il primo a utilizzare
questo termine per indicare una disciplina filosofica autonoma fu Baumgarten
nel 1750.
fantasma
(gr. "phàntasma"): analogo all>eidolon,
il fantasma è la diafana immagine in cui consiste tutto ciò
che resta delluomo nellAde dopo la morte.
fictio
: (lat. "finzione", "artificio"): larte,
già secondo Aristotele, è "finzione e mimesi"
della natura. Secondo Kantorowicz il significato positivo della fictio
artistica poggia storicamente sul concetto romano di "finzione
giuridica", per cui il giurista può creare addirittura una
persona ficta, dotandola di consistenza reale. Ma anche il corpus
mysticum della Chiesa è rappresentabile come persona fittizia.
Tommaso dAquino arriva a sostenere che la fictio non è
menzogna ma può essere figura veritatis. Da tali presupposti,
a partire dallUmanesimo, e soprattutto grazie a Petrarca, anche
nel campo della teoria artistica viene rivalutata lidea di finzione
poetica come possibilità di svelamento della verità. Verso
la metà del XIV secolo si assiste al passaggio ulteriore: come
Dio creatore, come il pontefice e limperatore che lo rappresentano
in terra, anche il poeta e lartista "ex officio faciunt
aliquid": nuovamente, come in antico, lartista non solo
imita la natura (o larte del passato), ma è legittimato a
ricrearla.
filologia
(gr. philologhìa, "studio delle parole"):
una delle migliori definizioni di "filologia" è quella
data da Friedrich Nietzsche, che così scrive nel 1886 nell'Introduzione
a Aurora:
"Filologia
è quella onorevole arte che esige dal suo cultore soprattutto una
cosa, trarsi da parte, lasciarsi tempo, divenire silenzioso, divenire
lento, essendo un'arte e una perizia da orafi della parola, che deve compiere
un finissimo attento lavoro e non raggiunge nulla se non lo raggiunge
lento.. Ma proprio per questo fatto è oggi più necessaria
che mai; è proprio per questo che essa ci attira e ci incanta quanto
mai fortemente, nel cuore di un'epoca del "lavoro": intendo
dire della fretta, della precipitazione indecorosa e sudaticcia, che vuol
"sbrigare" immediatamente ogni cosa (...). Per una tale arte
non è tanto facile sbrigare qualsiasi cosa perché essa ci
insegna a leggere bene, cioè a leggere lentamente in profondità,
guardandosi avanti e indietro, non senza secondi fini, lasciando porte
aperte, con dita e con occhi delicati".
Grazia,
Grazie (lat. Gratia, Gratiae; gr. Chàris, Chàrites):
nel mito le Grazie (o Chàrites) sono compagne di Afrodite
e personificazioni divine delle facoltà della dea. La grazia/chàris
non è semplicemente la bellezza ma quel quid che fa sì che
essa sia armoniosa e affascinante: grazia è laura che circonfonde
lamante e lo rende attraente. Il numero "canonico" delle
Grazie era tre: per questo dallo stoicismo erano viste anche come unallegoria
del "beneficio", cioè dare/ricevere/restituire. Le Grazie/Charites
nel Rinascimento assumono caratteri fortemente connotati in senso simbolico
tramite linterpretazione neoplatonica, che le vede come incarnazione
delle tre qualità fondamentali Pulchritudo/Amor/Voluptas
(o Castitas).
harmonìa
(gr. "armonia"): nel mito Armonia è figlia di
Ares e Afrodite, sposa di Cadmo, re di Tebe. Nel linguaggio filosofico
greco in particolare in Eraclito armonia è il principio
della connessione e dell'equilibrio fra elementi che fra loro sarebbero
in conflitto (in questo senso Armonia è anche figlia di Ares, dio
della guerra, del caos e del conflitto primario). Armonia dunque come
"accordo" fra toni diversi, punto di composizione e di equilibrio
fra forze che tenderebbero ciascuna a separarsi violentemente dall'altra.
Nel linguaggio tecnico delle arti, harmoghé, della stessa
famiglia semantica di harmonìa, indica la fusione, è
ad esempio la connessione fra le due parti di un corpo ibrido (Luciano
parla di perfetta harmoghé descrivendo i centauri del pittore
Zeusi), ma anche il punto di passaggio da un colore ad un altro. Al termine
greco harmoghé corrisponde il latino iunctura, utilizzato
sia nel lessico retorico che nel lessico artistico nel senso di "armoniosa,
equilibrata connessione".
hermeticus
(lat. "ermetico"): aggettivo derivato da Hermes, dio
della parola, ma anche del mistero e del silenzio. In età tardo
antica e poi rinascimentale il sapere ermetico è una conoscenza
che non si lascia tradurre totalmente in espressione, ma si lascia "dire"
soltanto per simboli, per crittografie, per geroglifici ("segni sacri"),
per allusioni.
iconografia
(dal gr. eikòn, "immagine" e graphìa,
"scrittura", "descrizione"): disciplina che studia
e descrive le immagini con particolare attenzione alle caratteristiche
attribuite ai soggetti rappresentati. Liconografia di un personaggio
o soggetto è il complesso delle rappresentazioni e degli attributi
che lo interessano. La descrizione iconografica di un soggetto è
secondo Panofsky il primo lungo sguardo da dedicare allimmagine,
come momento che precede necessariamente linterpretazione iconologica
(>iconologia).
iconologia
(dal gr. eikòn, "immagine" e lògos,
"parola"): scienza che apre la via o il >metodo al riordino
e allinterpretazione delle immagini. Nasce come termine nel 500,
dalla moda degli eruditi del tempo di riordinare simboli, emblemi, geroglifici
e immagini strane e sconosciute: Iconologia è infatti il
nome del repertorio di allegorie pubblicato da Cesare Ripa nel 1593. Il
termine iconologia, nellaccezione moderna, è estremamente
recente. La sua origine risale al momento in cui Erwin Panofsky nel 1939,
recupera il termine negli Studies in Iconology, che, con limportante
introduzione aggiunta nel 1955, diviene il manifesto di questa disciplina
storico-artistica e il suo primo trattato metodologico. In realtà
fu Warburg il primo a usare il termine iconologia nellintervento
a Roma del 1912, definendo la sua indagine sugli affreschi astrologici
del Palazzo Schifanoia di Ferrara come "analisi iconologica";
Warburg però non codifica una nuova scienza, ma considera la lettura
iconologica funzionale alla "scienza della cultura". Da queste
premesse avrà origine il metodo di analisi iconografico-iconologica.
Liconologia (sebbene semplificata rispetto al ben più ampio
intento ermeneutico di Warburg) si pone come disciplina rivoluzionaria
nellindagine storico-artistica: la storia dellarte non è
più soltanto storia degli stili, delle tecniche e degli artisti,
ma storia delle immagini, consentendo laccostarsi a unopera
partendo dal significato, nella simbiosi di forma e contenuto. La comprensione
dellopera, opponendosi a quella predicata dall>estetica
romantica e idealistica, risulta incompleta senza la conoscenza del contesto
e della >tradizione a cui lopera stessa fa riferimento.
impresa
(da "imprendere", intraprendere): rappresentazione, a metà
strada tra il >simbolo e l>allegoria, di un proposito di vita
o di una linea di condotta resa attraverso un motto e una figura che si
interpretano a vicenda, costituendo rispettivamente il "corpo"
e l"anima" dellimpresa stessa; spesso limpresa
non è distinta dallaffine tipologia dellemblema. In
auge fin dallantichità greco-romana (si vedano la descrizione
degli scudi nei Sette contro Tebe di Eschilo o il delfino
avvolto allancora di Augusto), in età medioevale il genere
dellimpresa si irrigidì e trasformò nellaraldica,
per poi rinascere nel XV-XVI secolo anche alla luce del gusto per lerudizione
archeologica e per i geroglifici (si veda ad es. lEmblematum
Liber di Andrea Alciato,1531). Nel corso del 500 i requisiti
dellimpresa vennero fissati con rigore in Italia da trattati che
divennero un vero e proprio genere letterario e che ebbero grande fortuna
in età barocca (ad es. nel Dialogo delle imprese militari e
amorose di Paolo Giovio, 1555).
interpretatio
christiana: procedimento per cui soggetti o figure proprie del
patrimonio culturale o religioso classico vengono rivisitati in chiave
cristiana e assunti, nell'evidenza dei loro attributi antichi, come prefigurazioni
di Cristo, della Vergine o dei Santi (Cristo = Eracle, Cristo = Apollo,
Vergine = Diana, Vergine = Danae ecc.).
interpretatio
pagana: procedimento per cui dal II al V sec. d.C., soprattutto
nelle aree limitrofe e provinciali dell'Impero romano, e non solo, soggetti
e figure protocristiane suggestionano iconografie profane (Socrate e i
discepoli come Cristo e gli apostoli nell'ultima cena in un mosaico di
Apamea, Dioniso bambino come Cristo in una serie di mosaici di Pafo nuova,
ecc.).
kairòs
(gr. "tempo, occasione"): tempo come attimo, istantaneo
e balenante, che si dà nella pienezza aoristica, "infinita"
dell'attimo. Nell'iconografia tardo-antica Kairòs è personificato
da un giovanetto, contraddistinto da un ciuffo sul capo (che permette
di "afferrare l'attimo"). L'iconografia di Kairòs si
abbina alla personificazione di Fortuna-Occasio.
lògos
(gr. "parola", "discorso"): lògos è
in greco la capacità tutta umana di razionalizzare la percezione
della realtà e di esprimerla in forma di parole, di ragionamenti,
di discussioni misurabili e confrontabili fra loro. All'espressione "logica"
del lògos si oppone, o meglio si giustappone, l'espressione
"mitica" della parola come >mythos.
metodo
(gr. mèthodos "strada attraverso", "via"):
messi a punto e affinati gli strumenti che permettono di entrare e di
procedere nella selva ermeneutica, il metodo è la traccia, il sentiero
che va prescelto e seguito in modo preciso, dando conto delle difficoltà
e degli ostacoli che si trovano nel percorso. Il passo deve essere rigoroso
e lento, proprio perché la traccia non sarà quasi mai lineare
e chiara.
mimesis
: (gr. "imitazione"): nel mondo antico limpulso imitativo
della natura è il primo movente delloperare dellartista.
Nella teoria platonica, però, già la realtà, e in
essa la natura, è apparenza, mimesis umbratile della vera
essenza. Lopera dellartista, perciò, "imitazione
di unimitazione", è "di tre gradi lontana dal vero"
(>archetipo).
mirabilia
(dal lat. mirabilis ,"mirabile", "meraviglioso"):
con questo termine si designano i resti dei monumenti antichi sopravvissuti
al tempo e alla rovina, che destano meraviglia e ammirazione (>auctoritas).
In età medievale il termine indica un vero e proprio genere letterario
nato ad uso dei pellegrini: oggetto di queste opere è la descrizione
non solo dei luoghi di culto cristiani, ma anche dei monumenti antichi,
spesso risolta in chiave aneddotica e fiabesca. A partire dal Rinascimento
si hanno testimonianze di raccolte di mirabilia, cioè collezioni
in cui vengono inserite curiosità naturali, stranezze fisiche o
esotiche e reperti archeologici.
mito
(gr. mythos, "parola", "racconto"): il
termine condivide il suo primo ambito semantico con il verbo myein
"stare a bocca chiusa", "stare ad occhi chiusi"
(da qui derivano i termini mystes "iniziato" e mysteria
"riti di iniziazione", "misteri"). Mythos indica
quindi la parola come forma espressiva chiusa e non dialettica, parola
densa di significati non tutti esprimibili. Come vocabolo della tecnica
letteraria designa la trama del racconto, ad esempio epico o tragico,
la materia da cui il poeta trae il soggetto e i personaggi per la sua
opera. Platone, all'inizio del IV secolo, inserì nei suoi dialoghi
filosofici dei miti, dei racconti (del tipo delle "parabole"
evangeliche) che costituiscono exempla in forma narrativa di alcuni
nodi teoretici o di alcune grandi "visioni" filosofiche. Il
significato di mito, come canovaccio del racconto, trama, fabula,
plot, è quello prevalente nel greco classico, almeno fino ad Aristotele
(IV sec. a.C.) che nella Poetica definisce il mythos proprio
in questi termini. Dall'accezione di fabula il mito passa a designare
il racconto di una "storia" originaria, dei suoi personaggi
e dei suoi eventi significativi. A partire dall'età ellenistica,
e poi nell'epoca di Apollodoro, Igino e i mitografi più tardi,
vengono compilate raccolte mitografiche che assemblano, secondo ordini
compositivi diversi, le varie storie di dèi ed eroi.
mnemosyne
(gr. "memoria"): la dea o la Musa della memoria che viene invocata
dai cantori epici perché li soccorra nell'esecuzione del canto.
Anche all'inizio del Crizia di Platone, prima della ricapitolazione
della storia antica di Atlantide e di Atene, Crizia che conduce il dialogo
rivolge una preghiera a Mnemosyne. Nell'architrave dell'entrata della
sua Biblioteca Warburg pose la scritta MNHMOSYNH (Mnemosyne) e questo
è anche il nome del suo "Atlante della Memoria", montaggi
costituiti da immagini inscritte come >engrammi nella memoria culturale
dellOccidente.
modello:
un punto assolutamente peculiare della nostra tradizione occidentale
è l'esistenza, fin dall'ellenismo, dell'idea di "modello"
e del riconoscimento di esso nell'arte greca, in particolare in quella
tra il V e il IV sec. a.C. (da Fidia a Lisippo). Ciò implica che
già all'interno dell'arte greco-romana ci sia una tendenza a guardare
alla propria tradizione artistica con "un gusto marcatamente retrospettivo";
secondo Salvatore Settis tale atteggiamento genera la pratica delle copie
e del collezionismo, l'esercizio della primissima storiografia dell'arte
e nuove pratiche sociali (la firma dell'artista, il mercato e il prezzo
delle opere antiche, la visita ai santuari intesi, anche, come raccolte
di opere d'arte). In questo senso in Occidente, dalletà ellenistica,
l'opera d'arte assume un ruolo e una funzione del tutto diversa da quella
di altre culture: da oggetto di culto diventa oggetto di collezione, da
unicum a modello, e, in quanto tale, riproducibile. Non si tratta
però di una ripetizione formale che riflette l'immutabilità
del rito (si pensi alla sostanziale staticità stilistica nell'arte
religiosa orientale), ma dell'idea di riproducibilità del modello
e dellidea di copia che può, anzi deve per suo statuto, ripetere
o richiamarsi fedelmente a questo. Pertanto l'esperienza artistica occidentale
complica la possibilità di una ricostruzione lineare e cronologica
della sua storia, negando qualsiasi evoluzione lineare e piana delle forme
e delle pratiche artistiche.
ninfa
(gr. nymphe, "fanciulla", "sposa"): nel
lessico mitologico si definiscono ninfe tutte le divinità femminili
minori che animano il mare, i fiumi, i boschi. Per Warburg quella della
ninfa è una delle immagini pagane che meglio incarna la >Pathosformel
della vitalità in movimento.
òrgia
(gr. òrghia, "culti e rituali misterici", eleusini
o dionisiaci): dal significato originale di "riti sacri", "misteri",
il termine passa a indicare nel lessico cristiano un rituale orgiastico,
spesso a sfondo sessuale, e in quanto tale (e non in quanto "mistero")
innominabile.
pagano
(dal lat. pagus, "villaggio"): a partire dal
V secolo d.C. vengono denominate spregiativamente "pagane" le
divinità e le pratiche cultuali antiche, che resistono, anche in
forme di superstizioni, nelle zone non urbane, nelle campagne e in generale
nei luoghi che rimangono fuori dai circuiti culturali della cristianizzazione.
pallàdion
(gr. pallàdion): il nome deriva dall'immagine di Pallade-Atena
che, chiusa nel tempio sull'Acropoli, proteggeva la città. In area
e in età bizantina il termine passa a designare, per traslato,
un'immagine divina solitamente di Cristo e della Vergine
a cui è affidato un ruolo attivo di protezione e difesa di una
collettività (Kitzinger).
paranatèllonta
(gr. "che si levano insieme"): pianeti che sorgono assieme
ad una costellazione e ne accompagnano il corso.
Pathosformel
(dal gr. pathos, ted. Formel, "formula di pathos"):
immagine che identifica forma e contenuto in una superiore unità
di valenza espressiva al di là delle modificazioni stilistiche:
la Pathosformel esprime lintensità emotiva del "gesto
al grado superlativo" e non può dunque che esplicitarsi in
ununica forma sempre pronta a riemergere nella memoria culturale
come >engramma. Le "formule di pathos" sono il modulo
di lettura fondamentale delle tavole dellAtlante della Memoria
di Warburg.
personificazione
: Personificazione: rappresentazione poetica o figurativa
di un oggetto concreto o astratto in forma umana.
pianeta
reggente: per la scienza astrologica ogni segno zodiacale è
posto sotto la tutela di un pianeta, detto Signore, Rettore o pianeta
Reggente. Il segno zodiacale viene invece chiamato dominio o domicilio.
Luna e Sole hanno un solo domicilio, mentre gli altri pianeti ne hanno
due ciascuno, uno diurno e laltro notturno.
poeta,
poema, poesia (gr. poietès, pòiema,
pòiesis): l'etimo di queste parole risale al verbo poieîn,
"fare", "costruire". Il poietès è
"colui che fa". A differenza dell'italiano i termini poietès,
pòiema, pòiesis non sono esclusivi della produzione
letteraria, ma indicano in modo più ampio il "fare artistico",
espresso sia mediante la scrittura, che le arti (plastica, pittorica,
ecc.). Il termine pòiesis come capacità creativa
autonoma si giustappone alla capacità tecnica, la >tèchne.
pòtnia
(gr: "signora"): epiteto arcaico, forse imparentato con
la radice pot- che indica la potenza (lat.: potens; it:
"potente"). E' attributo esclusivo di divinità femminili,
non esiste la forma maschile.
profano:
(lat. profanum, "ciò che sta davanti al tempio"):
tutto ciò che non è sacro, bensì mondano e terreno.
Indicando tutto ciò che si trova al di fuori dello spazio assegnato
alla divinità, ma allinterno dellarea consacrata, il
termine profano indica ciò che, pur non essendo strettamente pertinente
alla sfera religiosa, si trova con essa in rapporto di fecondo, continuo
e reciproco scambio e dialogo.
proskynesis
(gr. "prostrazione"): forma di adorazione rituale riservata
in origine ai re orientali. In epoca imperiale romana l'atto della proskynesis
era richiesto davanti all'immagine imperiale. Fin dal IV secolo è
diffuso l'atto della proskynesis di fronte al simbolo della Croce,
e dal VI secolo in poi è attestato anche per le immagini conservate
nelle chiese.
religio
(lat. "scrupolo religioso"): secondo i primi scrittori cristiani
il termine religio viene dal verbo ligare, "legare";
per cui religio è ciò che lega il mondo al divino.
In latino il termine può essere usato in accezione negativa nel
senso di "superstizione". Il sentimento religioso, verso gli
dèi e verso gli altri uomini, viene invece espresso dal termine
pietas.
spolia:
(lat. "materiale di spoglio"): materiali costruttivi o decorativi
da reimpiego (colonne o altro), provenienti da edifici preesistenti, non
più utilizzati o in rovina (>auctoritas).
simbolo
(gr. symbolon, "ciò che unisce"): "simbolo"
è l'oggetto o l'immagine che permette di riconnettere un'unità
originaria spezzata; symbola sono anche i due pezzi della moneta
spezzata usati in Grecia per il reciproco riconoscimento fra ospiti o
fra alleati. Viene quindi a significare, per traslato, tutto quello
oggetti, immagini, parole che mette in connessione la dimensione
mondana con quella sovramondana. Il contrario è diàbolon,
"ciò che separa" (da cui "diavolo", l'angelo
che anziché connettere, unire, comunicare, separa l'uomo da dio).
Nel simbolo, significante e significato sono strettamente legati tra loro
e identificabili in modo immediato; contemporaneamente però è
portatore di una feconda ambiguità, in quanto può evocare,
a seconda dei contesti, significati molto diversi tra loro tramite la
medesima immagine (ad es. la figura del serpente come simbolo del male
ma anche come simbolo di rigenerazione).
tèchne
(gr. "arte", "tecnica"): il dio delle tèchnai
è Efesto/Vulcano. Nel mito il Titano Prometeo, per amore dei
mortali, ruba il fuoco ad Efesto e ne fa dono agli uomini, che tramite
le arti imparano a calcolare e a costruire. Nel termine greco tèchne/tèchnai
e nel latino ars/artes non si percepisce la moderna distinzione
fra i termini "arte", "mestiere" e "artigianato".
tema
natale: detto anche carta del Cielo o di Nascita, è la rappresentazione
grafica delle posizioni dei pianeti allinterno dei dodici segni
zodiacali al momento della nascita di un individuo. Vi sono annotate le
distanze angolari fra i corpi celesti e i punti chiave delloroscopo:
>Locus Ascendentis, Medium Coeli, Locus Discendentis
e Imum Coeli. Secondo la scienza astrologica, da esso è
possibile conoscere le inclinazioni e le potenzialità di ciascun
individuo.
tiaso
(gr. thìasos): originariamente denominazione di unassociazione
religiosa dedita al culto orgiastico di Dioniso e l>orgia stessa,
in seguito si individuano "confraternite" di significato più
vasto e generico.
timé
(gr. "onore"): campo su cui una divinità esercita
il suo influsso e ambito per cui va onorata.
tradizione
(dal lat. tradere, "trasmettere"): la nostra cultura
si fonda su rotture e continuità, cioè sulla trasmissione
più o meno piana, accidentata e contrastata di parole, testi, simboli
e figure, con cui di volta in volta le epoche si pongono in atteggiamento
diverso, di ricezione feconda, di sintesi, di imbastardimento, oppure
di conflitto dialettico, di rifiuto. Questo ritmo alterno nel rapporto
con proprio passato, questa relazione inquieta con le radici, è
uno dei tratti peculiari della cultura occidentale.
Quindi
tradizione significa non solo trasmissione, ma soprattutto tradimento
del significato originale, reinterpretazione. Da tradere deriva
il significato di "consegnare, trasmettere" e anche quello di
"tradire".
vetustas:
>auctoritas.
voluptas
(lat. "piacere", anche sensuale): nella rivisitazione
rinascimentale del platonismo viene teorizzata la sapienza come "rivelazione",
e la necessità del velo concreto e metaforico per
celare/rivelare la verità di una sapienza esclusiva. Tale sapienza
poteva essere anche la rivelazione del nesso Voluptas-Veritas,
e quindi la scoperta di una via alla Verità che passa per il riflesso
della stessa immagine della voluttà. Il rapporto dialettico Veritas-Voluptas
è una delle più profonde suggestioni che dall'Umanesimo
italiano passa, per la mediazione di Dürer, alla pittura europea.
Lo specchio è inteso come strumento sapienziale, che serve a rivelare
il "vero volto", quindi non solo simbolo di Vanitas,
ma anche di "vera sapienza". Il tema della Vanitas viene
così ad essere strettamente connesso a quello della Voluptas,
rivalutata dalla teorizzazione neoplatonica ficiniana. Ciò su cui
la morte finisce per prevalere non è tanto la semplice Vanità
o la Voluptas, ma la stessa Veritas che viene così
ad essere coinvolta nel pensiero della morte. In questo senso va interpretata
anche l'iconografia, diffusa in quella cerchia e in quegli anni, della
fanciulla aggredita di spalle da uno spettro: la potenza e la suggestiva
complessità del gruppo allegorico "Morte e Fanciulla"
si intende appieno solo presupponendo che la Fanciulla sia sì allegoria
di Voluptas, ma anche di Veritas e di Virtus.. La
Riforma luterana interrompe violentemente il tentativo di traduzione della
Vanitas in Voluptas, sciogliendo il complicato incrocio
tra Verità-Virtù-Piacere, che solo il tempo (il Cadavere,
la Morte,>Chrònos) poteva minacciare. |