La
ninfa di Manet:
deduzioni formali e ispirazione tematica
PERCORSO
E
LETTURA
Seminario
di tradizione classica
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“Oggi
possiamo domandarci se, nella sua avanzata verso la luce, Manet
avesse veramente bisogno di rivolgersi indietro e di presentarsi
come un fidato amministratore dell’eredità della tradizione.
Dopo tutto, l’impatto immediato della sua opera poteva dire
al mondo che solo coloro che condividono l’eredità
spirituale del passato sono in grado di trovare uno stile carico
di nuovi valori espressivi.Tali valori infatti derivano la loro
forza di penetrazione non dalla rimozione ma dalla sfumatura che
apportano alla rielaborazione delle antiche forme. Per i comuni
artisti questi obblighi superindividuali possono rivelarsi un peso
intollerabile. Ma per il genio tale contrasto dà luogo a
un atto di magia anteica, grazie al quale le nuove creazioni possono
assumere quel potere di persuasione che trascina in sé ogni
cosa ”.
Aby
Warburg su Manet |
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In
apertura al montaggio è collocata una lastra di sarcofago
(1) raffigurante il Giudizio di Paride.
In basso a destra compare una coppia di divinità fluviali
sedute a terra in particolare, la figura femminile – nuda
e di profilo – volge lo sguardo verso il cielo. L’opera,
un bassorilievo di età romana del II secolo d.C., era accessibile
in età rinascimentale perché visibile a Roma presso
Villa Medici. |
| 1.
Giudizio di Paride, sarcofago romano, II sec. d.C.,
Roma, villa Medici |
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Il
gruppo Fiume e Ninfa ritorna anche in un’altra opera della
tarda antichità – la cosiddetta 'Patera di
Parabiago’ (2), un piatto d’argento che ha
al centro un trionfo della dea Cibele. Nella patera la coppia fluviale
protagonista del montaggio è collocata sulla sinistra: rispetto
alla postura del sarcofago, la ninfa volge però lo sguardo
‘all’esterno’, verso l’osservatore. La patera,
ora conservata a Milano presso il Museo Archeologico, è nota
solo dal 1907, data del suo ritrovamento in una tomba di Parabiago,
nei pressi di Milano. |
| 2.
Tionfo di Cibele. Attis e Aion tra gli elementi cosmici
('Patera di Parabiago' dal luogo del ritrovamento), piatto
in argento a uso funerario, IV sec. d.C.,
Milano, Museo Archeologico |
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Al
centro del montaggio è il Concerto campestre
di Giorgione (3): nel dipinto, datato agli inizi del XV
secolo e ora conservato a Parigi, presso il Museo del Louvre di
Parigi, le divinità fluviali– che nel sarcofago e nella
patera erano figure di contorno rispetto alla scena principale –
conquistano la scena, divenendo i protagonisti del dipinto. |
| 3.
Giorgione (attr.), Concerto campestre, olio su tela, 1510
ca., Parigi, Louvre |
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Accanto
un’incisione di Marcantonio Raimondi (4)
tratta da un perduto Giudizio di Paride di Raffaello: nell'angolo
inferiore gruppo destro ancora la coppia Fiume-Ninfa e, anche in
questo caso, la naiade volge lo sguardo all’esterno del dipinto. |
| 4.
Marcantonio Raimondi (da Raffaello), Il giudizio di Paride,
acquaforte su rame, inizi XVI sec |
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In
un affresco giorgionesco di Cesare Castagnola (5),
risalente al XVI secolo che ritrae la Caduta di Fetonte,
si riconosce lo stesso gruppo Fiume-Ninfa che, anche in questo caso,
volge lo sguardo verso lo spettatore. L’affresco, collocato
sulla facciata di palazzo Piacentini nel centro di Castelfranco
Veneto, è tutt’oggi visibile |
| 5.
Cesare Castagnola, La caduta di Fetonte, affresco, XV sec.,
Castelfranco Veneto
Palazzo Piacentini |
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A
chiusura della tavola sta il Dejeuner sur l’herbe
di Edouard Manet (6), conservato a Parigi
presso il Musée d’Orsay. La tela, che il pittore realizzò
nel 1863 qualche anno dopo il ritorno dal suo secondo viaggio in
Italia, fu esposta al Salon des Refusés, attirando non poche
critiche per il soggetto ‘scandaloso’: la ninfa che
volge lo sguardo fuori dal quadro è inserita in un contesto
'borghese'. |
| 6.
Edouard Manet, Dejeuner sur l'herbe, olio su tela, 1863,
Parigi, Musée d'Orsay |
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ottobre 2004
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