VIII. IL VOLO DI ALESSANDRO

 

VIII.1 Pantaleone, Ascensione di Alessandro, mosaico pavimentale, 1163-1165, Otranto, Cattedrale

VIII.2 Ascensione di Alessandro il Grande coi grifoni, rilievo in marmo, XII secolo, Venezia, Basilica di San Marco, lato settentrionale

Ma continuavo a ripensare tra me e me se davvero era là il confine del mondo, dove il cielo si appoggia sulla terra: decisi allora di indagare per sapere la verità. Ordinai che fossero catturati due degli uccelli che c’erano in quel luogo: erano enormi, bianchi, fortissimi e mansueti [...] feci preparare quindi una sorta di grande canestro di pelle di bue e ci montai dentro, tenendo in mano una lancia [...]. Gli uccelli subito si alzarono in volo [...] e io andai su con loro, nell’aria, tanto in alto che mi sembrava di essere vicino al cielo. [...] E allora mi si fa incontro un essere alato, antropomorfo, che mi dice: “O Alessandro, è forse perché non riesci a far conquiste sulla terra, che cerchi quelle celesti?”. (Rom. Alex. II, 41)

 

 

Alessandro portato in cielo dai grifoni è forse l’episodio più fortunato del Romanzo di Alessandro. In età medievale viene ripreso in chiave simbolica e politico-ideologica, con opposta valenza: come esempio di luciferina superbia (in ambito normanno) o, in senso positivo (in ambito bizantino e veneziano), come prototipo dell’apoteosi imperiale.