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VIII. |
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Ma
continuavo a ripensare tra me e me se davvero era là il confine del mondo, dove
il cielo si appoggia sulla terra: decisi allora di indagare per sapere la
verità. Ordinai che fossero catturati due degli uccelli che c’erano in quel
luogo: erano enormi, bianchi, fortissimi e mansueti [...] feci preparare quindi una sorta di
grande canestro di pelle di bue e ci montai dentro, tenendo in mano una lancia
[...]. Gli uccelli subito si alzarono in
volo [...] e io andai su con loro, nell’aria,
tanto in alto che mi sembrava di essere vicino al cielo. [...] E allora mi si fa incontro un essere
alato, antropomorfo, che mi dice: “O Alessandro, è forse perché non riesci a far
conquiste sulla terra, che cerchi quelle celesti?”. (Rom. Alex. II, 41)
Alessandro
portato in cielo dai grifoni è forse l’episodio più fortunato del Romanzo
di Alessandro. In età medievale viene ripreso in chiave simbolica e
politico-ideologica, con opposta valenza: come esempio di luciferina superbia
(in ambito normanno) o, in senso positivo (in ambito bizantino e veneziano),
come prototipo dell’apoteosi imperiale.
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