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Una nuova campagna fotografica
sulla Calunnia di Apelle di Sandro Botticelli agli Uffizi
Raccolta di impressioni, descrizioni e
commenti dei partecipanti
Mosè Viero e Alberto Zonta
con la collaborazione di Gionata Comacchio |
Lunedì 26 maggio 2003 un gruppo di
studenti delle università Iuav e Ca' Foscari di Venezia si sono diretti
verso Firenze – meta la Galleria degli Uffizi – con lo scopo
di effettuare fotografie dettagliate di un dipinto di Sandro Botticelli,
La Calunnia di Apelle: l'opera era infatti al centro delle ricerche
di un seminario attivo ormai da più di tre anni e che nell'anno accademico
2002-2003 ha coinvolto anche gli studenti del corso di Archeologia e Tradizione
Classica della Facoltà di Architettura Iuav.
Le immagini, frutto della spedizione, sono state elaborate grazie alla collaborazione
di Michele Lazzarini del Laboratorio Fotografico della
Facoltà di Design e Arti Iuav.
Scopo di questo scritto è dar conto delle impressioni e dei resoconti
di alcuni protagonisti della spedizione, che era così composta: Alberto
Zonta , studente Iuav presente al seminario dal 2003, organizzatore
del viaggio; Gionata Comacchio, altro studente Iuav presente
al seminario; Mosè Viero, laureato a Ca' Foscari
e presente al seminario fin dall'inizio; Stefano, studente
a Ca' Foscari, autista durante tutto il tragitto; infine, Giovanni,
fotografo professionista 'arruolato' per l'occasione.
A. Z.: Un gruppo di cinque ragazzi dai più svariati
interessi trovatisi assieme tramite varie amicizie, ma uniti dalla voglia
o curiosità di portare a termine un lavoro così raro e originale
su un'opera d'arte studiata e ristudiata da alcuni, ma riconosciuta importante
da tutti per il nome dell'autore.
Perché fotografare la Calunnia? Il dipinto botticelliano
è caratterizzato dalla presenza, accanto al soggetto principale,
di moltissimi altri soggetti costituenti una sorta di microtesto; tali particolari,
forse ritenuti semplicemente decorativi, non sono mai stati oggetto di campagne
fotografiche dettagliate.
M. V.: La Calunnia è un'opera molto
complessa, nella quale il soggetto principale risulta affiancato da numerose
altre raffigurazioni, collocate nei piccoli spazi che costituiscono l'intelaiatura
architettonica della scena; è proprio a causa di queste altre raffigurazioni
e soprattutto della loro esigua dimensione che urgeva una campagna fotografica:
i libri che si occupano della Calunnia raramente presentano immagini
dettagliate e comprensibili di ogni singolo particolare.
La Calunnia è conservata agli Uffizi. Gli accordi con la
direzione del museo si sono concentrati su un lunedì, giorno di chiusura,
per consentire una maggiore libertà di movimento e una maggiore disponibilità
di tempo. Potersi muovere liberamente e in solitaria dentro un museo tanto
ricco, e in particolare dentro una sala tanto densa di capolavori come la
sala del Botticelli, è stato, per il gruppo di ragazzi, il primo
momento di grande emozione.
A. Z.: Dopo un viaggio lungo e stressante per raggiungere
la lontana città di Firenze, ci si è addentrati a piedi nel
denso tessuto urbano fino alla meta: la Galleria degli Uffizi. Ritirato
il permesso per poter scattare le fotografie, i ragazzi vengono accompagnati
all'interno di una delle più famose ed importanti gallerie d'arte
del mondo. La densità di opere d'arte è tale da non permettere
di seguire il custode senza posare la vista tra un corridoio e l'altro.
La curiosità di vedere la Calunnia 'dal vivo' si faceva
sempre più forte e sempre più impaziente, finché non
entrammo nella sala del Botticelli. Fra tutti primeggiava la Venere poi,
girando lo sguardo, l'enorme dipinto della Primavera, e lì vicino
il custode ci indica il nostro obiettivo: "Eccola qui, la vostra Calunnia".
Un attimo di silenzio e stupore bloccò tutti di fronte al dipinto.
La fatica del viaggio non si fece più sentire, prevaleva lo stupore
di avere davanti ai propri occhi il dipinto tanto studiato e citato da insegnati
e compagni.
M. V.: Era da molti anni che non mettevo piede a Firenze,
per la precisione dai tempi del liceo; pur avendo visitato gli Uffizi già
due volte, i miei ricordi erano piuttosto vaghi. Soprattutto non avevo alcun
ricordo relativo alla Calunnia, che non essendo fra i quadri più
noti di Botticelli rischia di passare inosservato all'interno della sala
dedicata al pittore. Infatti, la Galleria degli Uffizi presenta le opere
dei suoi maggiori pittori in sale monografiche (Sala di Leonardo, Sala di
Botticelli...); la grande stanza dedicata a Botticelli è certamente
una delle più emozionanti visto che concentra in pochissimo spazio
una mole impressionante di capolavori ormai entrati nell'immaginario collettivo,
e non solo in quello degli appassionati e degli studiosi. Su quattro grandi
pareti si affiancano e si confrontano la Primavera, la Nascita di Venere,
la Calunnia, la Pallade e il Centauro, l'Annunciazione, la Fortezza
(a dire il vero questa è in una sala accanto, ma è comunque
vicinissima alle altre). Sembra quasi una di quelle sale virtuali che vengono
costruite digitalmente per i cd-rom divulgativi, nelle quali si piazzano
uno di fianco all'altro i capolavori più famosi di un artista o di
un'epoca.
Purtroppo, le condizioni in cui normalmente la Calunnia è
sottoposta allo sguardo dei visitatori non sono proprio ottimali. L'illuminazione
della sala è poco soddisfacente (troppo intensa con le luci accese,
troppo scarsa con le luci spente). Soprattutto, davanti al quadro c'è
uno spesso vetro che dà luogo a moltissimi riflessi e che rende assai
arduo il lavoro del fotografo. Inizialmente, pare che sia impossibile togliere
quel vetro.
A. Z.: Ma le aspettative furono subito messe in discussione:
il dipinto che avevamo di fronte ai nostri occhi era davvero scuro, spento,
sembrava aver perso la sua lucentezza nel corso degli anni, dei secoli.
E poi lo spesso vetro che lo proteggeva rendeva ulteriormente difficoltosa
la penetrazione della nostra vista. Questi problemi tecnici stavano mandando
in fallimento la missione. Il custode lesse subito la preoccupazione nei
nostri volti e cercò di venirci incontro spegnendo le luci della
sala che producevano una miriade di riflessi su quel vetro. Il buio si impadronì
della sala, solo una debole luce proveniente dai lucernari permetteva di
intravedere tutti quegli importanti dipinti della sala, ma così scuri
che permettevano letture generali delle opere. La tensione era fortissima.
Solo Giovanni, il fotografo, continuava a dare speranza scattando fotografie
nell'oscurità. Forse era proprio con quella luce naturale che dovevamo
analizzare il quadro. Ma quel vetro rimaneva una barriera invalicabile.
M. V.: Gran parte dell'emozione derivata da questa esperienza
è naturalmente scaturita dalla visione ravvicinata dell'opera, ma
ci sono diversi altri fattori che l'hanno sostenuta e incoraggiata. Ad esempio,
l'essere fra i pochi visitatori della galleria in quel momento. Gli Uffizi
sono chiusi il lunedì: le sale erano quasi tutte deserte, anche se
c'erano in giro parecchi sorveglianti e anche una squadra fotografica 'professionista'
intenta a riprendere una serie di affreschi e di quadri. Nessuno era con
noi nella Sala del Botticelli; purtroppo ci è stato ordinato di non
andarcene in giro per la galleria, ma anche se non ce l'avessero detto probabilmente
non ci saremmo comunque mossi da lì, vista la quantità di
capolavori presenti. La solitudine, il lavoro da svolgere e le particolari
necessità tecniche del servizio fotografico ci hanno spinto a un
contatto davvero ravvicinato con l'opera. A dire il vero basta togliere
il vetro per fare un grandissimo passo avanti rispetto alla visione di cui
i normali visitatori sono costretti ad accontentarsi: la quantità
di riflessi provocati dal vetro (anche con le luci spente! La sala infatti
ha delle finestre molto in alto, e la luce naturale penetra comunque) è
effettivamente imbarazzante. Il problema della difficile visione è
comune in molti musei, e illuminare adeguatamente le opere esposte non deve
essere affatto facile; la Pinacoteca di Vicenza, che io ben conosco avendoci
lavorato come sorvegliante per anni, solo occasionalmente offre una illuminazione
e una fruibilità visiva dei quadri accettabili. Spesso le luci sono
puntate direttamente sull'opera, e lì i riflessi sono garantiti (inoltre
non deve essere molto salutare per la conservazione dei quadri); altre volte
le luci sono puntate in altre direzioni, col risultato di accecare l'osservatore
o di lasciare troppo in ombra il quadro. E questo succede in un museo dove
le opere non sono protette dal vetro! Figuriamoci quando si aggiunge questo
ulteriore elemento di disturbo. Quello dell'illuminazione delle opere sembra
quasi un problema insolubile per il museografo, anche se fortunatamente
ogni tanto capita di vedere esposizioni ben illuminate (di solito, in questi
casi, la luce è diffusa uniformemente e non diretta verso punti precisi).
In ogni caso il vetro davanti ai quadri è una vera calamità
per il visitatore: secondo me è preferibile tenere lontano il fruitore
ma togliere il vetro, piuttosto che consentire una visione ravvicinata ma
'schermata', come succede agli Uffizi.
La presenza del vetro complica parecchio il lavoro del fotografo e la fruizione
dell'opera, ma non impedisce il sorgere di considerazioni legate in primo
luogo al confronto fra la 'piccola' Calunnia e i 'grandi' capolavori
botticelliani presenti nella medesima sala.
M. V.: La Calunnia è posta esattamente
di fianco alla enorme Primavera: vederli così vicini rende immediatamente
evidente quanto possono essere fallaci le "proporzioni mentali"
che una persona si crea studiando l'arte sui libri. Che la Primavera fosse
molto grande e la Calunnia molto piccola era risaputo un po' da
tutti i membri della spedizione, ma vedere le dimensioni a confronto direttamente
è tutta un'altra questione. Peraltro, astraendo dal confronto, le
dimensioni della tavola oggetto del nostro interesse non risultano poi così
esigue: lo si è visto quando alcuni inservienti della galleria hanno
tolto il vetro davanti alla Calunnia, per permetterci di fotografarla
meglio, senza riflessi. Il vetro tolto e appoggiato su alcune panchine destinate
ai visitatori occupava lo spazio di un piccolo tavolo.
La collocazione della tavola favorisce il confronto con altre opere dello
stesso pittore. Proprio di fianco c'è la Primavera. Che le due opere
siano molto diverse è evidente anche dai libri d'arte, ma il confronto
ravvicinato anche in questo caso è molto più eloquente. Quanto
la Calunnia è finemente definita in ogni dettaglio, tanto
la Primavera è grossolana nei particolari. È una cosa abbastanza
ovvia visto il formato, ma confrontare un angolo della Calunnia
con un angolo della Primavera è piuttosto sconvolgente: la definizione,
lo stile, la distribuzione del colore, tutto è completamente diverso.
Le differenze sono simili a quelle fra il primo e l'ultimo Tiziano, ma la
cosa interessante è che qui non siamo di fronte a un mutamento derivato
da una maturità o da una crescita o da uno sviluppo puramente cronologici:
qui siamo di fronte a un pittore che si dimostra estremamente versatile,
che sa adattare il suo stile non solo al formato ma anche al messaggio da
veicolare, all'emozione da suscitare.
Alla fine, quindi, gli inservienti del museo tolgono il vetro, forse impietositi
dagli sguardi sconfortati dei cinque. Questo non risolveva tutti i problemi:
il fotografo reclamava una luce da puntare sull'opera, ma il personale degli
Uffizi afferma di non poterne fornire alcuna. Tuttavia, ad alcuni fra i
convenuti basta semplicemente l'assenza del vetro per sprofondare almeno
un po' nell'osservazione attenta dell'opera, finalmente libera da ostacoli.
G. C.: Se posso infine permettermi un'osservazione
personale su quella che è stata la nostra esperienza, a parte l'emozione
di rivedere Firenze e di poter entrare agli Uffizi in un giorno di chiusura
- è una sensazione speciale porsi in un confronto così diretto
con le opere contenute in quella galleria - c'è stata la scoperta
di un dipinto davvero stupendo. Il dinamismo della composizione e la forza
di alcuni particolari, che paiono sbiaditi nelle riproduzioni da me osservate,
sono esaltati da dei colori assai vividi e da una morbidezza e al contempo
definizione delle luci e delle ombre curata con una precisione maggiore
che non in altri dipinti di Botticelli, penalizzati forse in quella sala
da un'illuminazione "discutibile". La finezza formale, quasi da
miniatura, è giustificata in parte dalla piccola dimensione del dipinto
ma lascia aperti intriganti interrogativi sul perché di tanta cura;
mi rammenta certe decorazioni fatte su ceramica o porcellana. Bellissimo!
E si tratta di un giudizio, anzi, di un mio modesto parere, puramente estetico.
M. V.: Una volta tolto il vetro, l'unico a preoccuparsi dei
problemi tecnici, delle luci che mancavano e delle finestre da schermare
è rimasto il fotografo. Per noi studenti il momento era quasi solenne:
dopo mesi e mesi di studio, la Calunnia era lì per noi,
totalmente 'indifesa', pronta per essere osservata da vicino o da lontano,
da qualsiasi angolazione, con l'occhio concentrato sul particolare minuto
o sulla globale concordanza delle parti.
Un primo elemento di interesse che salta subito all'occhio è l'assoluta
nitidezza dei contorni e delle scene, sia di quella principale sia di quelle
'secondarie', ossia delle decorazioni degli elementi architettonici. Le
mie ricerche si erano concentrate, in accordo con il mio lavoro di tesi,
su una particolare postura iconografica, la postura "dell'abbandono",
che compare tre volte nella Calunnia. Ovviamente il mio sguardo
si è immediatamente posato su questi tre particolari, e devo ammettere
che sono rimasto parecchio sorpreso. Le figure e le ambientazioni sono delineate
in maniera assolutamente netta, senza alcun tipo di ambiguità: il
contorno nero sembra quasi 'stampato' e non lascia spazio ad alcun tipo
di dubbio.
La luce però manca ancora, e il fotografo si destreggia con
una certa difficoltà fra la luce artificiale posta sull'altissimo
soffitto e quella naturale, che penetra dalle finestre in alto. Alla fine,
anche su questo punto gli inservienti riescono ad accontentare la spedizione.
Viene portata una luce, puntata direttamente sull'opera. È in questo
momento che le fotografie possono davvero essere realizzate senza timore,
ed è in questo momento che dai convenuti fugge ogni timore di avvicinarsi
all'opera e di osservarla finalmente con calma.
A. Z.: Rimaneva comunque un'incognita sulla riuscita delle
foto per via del riflessione del flash stesso sul quadro. Ma ecco che un
nuovo aiuto ci fu offerto dai custodi. Questa volta fu portata la cosa più
importante: la luce. Un potente faro appena acceso di fronte alla Calunnia
fece sprizzare di gioia i nostri occhi. Il quadro aveva cambiato aspetto:
era a colori! Non c'era più quel grigiore che sapeva tanto di antico
e vecchio, ma una miriade di colori! Ecco la Calunnia che cercavamo,
ora potevamo osservare tutti i particolari che ci interessavano o colpivano.
Risaltava la brillantezza di quei colori, la bellezza di quelle forme, la
precisione delle pennellate. Stupiva come quello splendore non si era smarrito
col passare del tempo ma era rimasto integro e ancora vivo. Giovanni poté
quindi operare con le sue macchine fotografiche e catturare tutti quei colori
che solo la luce ti permette di cogliere. Non solo: quel potente faro permetteva
anche di apprezzare le ombre delle pennellate di Botticelli stesso. Era
straordinario, infatti, poter osservare controluce il dipinto che mostrava
una superficie piuttosto liscia, ma con piccoli strati di colore depositati
dal pennello. Si potevano persino riconoscere alcune figure dai tratteggi
di queste piccole ombre.
La situazione favorevole fa sì che possano nascere riflessioni
collegate anche ai lavori individuali di alcuni di questi studenti, concentrati
proprio sulla Calunnia.
M. V.: La visione diretta della Calunnia suggerisce
immediatamente una possibilità: la possibilità che molti critici
non abbiano mai visto l'opera con i loro occhi. Farò un esempio basato
su uno dei particolari che ho studiato, la "base 16" (questa denominazione
deriva da uno schema classificatorio pubblicato sull'unico testo che a tutt'oggi
analizza ciascun soggetto presente nella Calunnia, cioè
Signorelli, Botticelli and Savonarola di Stanley Meltzoff). In
questo finto bassorilievo si vede una donna distesa, quasi certamente Arianna,
su una spiaggia: una nave si allontana all'orizzonte (la nave con Teseo
a bordo), mentre una figura ammantata osserva la donna distesa. Intorno
a questa figura ammantata, la cui identificazione è ancora parecchio
dubbia, ci sono tre bambini addormentati. Diversi critici affermano che
intorno a questa figura ammantata ci sono tre elementi difficilmente identificabili,
forse bambini o forse ceste con bagagli o ancora mucchi di vesti; effettivamente,
le riproduzioni che avevo visto non erano molto chiare a tal proposito.
Ma la visione diretta dell'opera non lascia spazio a dubbi: intorno a quella
figura ammantata ci sono tre bambini dormienti, è assolutamente chiaro,
si vedono perfino le braccia e le gambe rannicchiate! Questo ragionamento
può estendersi a tutta l'opera: la visione diretta consente di riconoscere
perfino la specie degli arbusti che compaiono nei vari paesaggi. Il mare
su cui dondola la nave di Teseo è mosso da microscopiche ondine,
e sullo sfondo si intravede un profilo montagnoso (riferimento forse alla
fine tragica del padre di Teseo, Egeo?) di cui ignoravo completamente l'esistenza.
La definizione dei contorni è talmente chiara da ricordare il lavoro
di cesello di alcuni miniaturisti, e la stesura del colore e della doratura
di alcune parti sembrano quasi 'in rilievo', facendo assumere a tutta l'opera
quasi il carattere di una produzione orafa, di un lavoro di incastonatura
di disegno, colore, doratura, tanto precisi e definiti da sembrare irreali,
soprattutto se confrontati con la pallida ombra di tutto ciò che
una riproduzione può offrire. Tutto questo è anche più
significativo se pensiamo che la Calunnia non ha mai subito restauri
drastici.
Di fronte al quadro passano diverse ore, e passano molto velocemente; dopo
decine di fotografie scattate, la spedizione deve lasciare gli Uffizi; si
deciderà comunque di rimanere a Firenze un altro po', a fare uno
spuntino e a passeggiare per le sue strade. L'esperienza lascia spazio a
nuovi commenti e a nuove riflessioni.
M. V.: Siamo rimasti per molto tempo davanti all'opera,
a spostare le luci, a fotografare, a commentare. Durante il pomeriggio abbiamo
fatto qualche passo per il centro, dando qualche occhiata veloce a tutte
le belle cose che Firenze concentra in pochi passi. È bastato poter
vedere così da vicino la Calunnia, averla per un po' di
tempo tutta per sé, bypassare per poche ore le protezioni anti-vandali,
poter far suonare l'allarme per avvicinarsi... Direi che è bastato
per ripagare di un viaggio così improvvisato e così disagevole
(non è proprio comodo stare in cinque in un'automobile per tutte
quelle ore e con tutto quel caldo!) In fondo, è stata forse la prima
volta che per me si è realizzato quel sogno proibito di ogni appassionato
d'arte: poter andare oltre la semplice visita turistica. Nascondersi dietro
una colonna del Teatro Olimpico di Vicenza e aspettare che chiuda per camminare
lungo le proibitissime vie di Tebe della scena lignea. Avvicinarsi un po'
alla Pietà di Michelangelo in San Pietro, chiusa sotto vetro dopo
un atto vandalico. Salire su un'impalcatura di un restauratore e osservare
da vicino quegli affreschi sul soffitto. Non sono cose che succedono tanto
di frequente, ma ogni tanto succedono. Oltre all'emozione puramente intellettuale
prodotta dal contatto ravvicinato con un oggetto di studio, questa particolare
visita agli Uffizi ha anche provocato un piacere particolare, quello che
deriva dalla consapevolezza che per chi è appassionato, per chi studia
l'arte, l'arte è accessibile. Sembra una cosa ovvia, ma in questi
tempi, purtroppo, anche appropriarsi dell'ovvio provoca grandi emozioni.
A. Z.: Purtroppo il tempo era abbastanza limitato,
così, terminato il lavoro fotografico dovemmo lasciare quel piccolo
tesoro, che per alcuni minuti era tornato a brillare e colpire lo spettatore,
ma che ora è tornato a riposare nella penombra dei suoi secoli.
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maggio
2003-luglio 2005
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riquadro destro |
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immagine d'insieme |
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dettaglio della "base
16" |
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una foto non riuscita |
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