Orientamento: cosmologia, geografia, genealogia Lettura della tavola A del Bilderatlas di Aby Warburg Monica Centanni, Katia Mazzucco 0. Premessa Il primo pannello di Mnemosyne suggerisce, come immediato dato orientativo, le coordinate storico-culturali-geografiche dell'Atlante. La connessione delle immagini che compongono tavola A introduce un’ipotesi che sta alla base dello stile di ricerca di Aby Warburg e del suo metodo: la possibilità di catturare in uno schema il codice culturale, le tappe e i percorsi della tradizione classica nella cultura occidentale. Il luogo primo di irradiazione dei significati e di partenza dei percorsi di trasmissione è il bacino del Mediterraneo, inteso in senso geograficamente ampio: la mappatura degli intrecci avviene mediante la rappresentazione per immagini (la carta del cielo, in alto), luoghi (la mappa del bacino del Mediterraneo, al centro), 'veicoli biologici' (l'albero genealogico, in basso) della trasmissione della tradizione classica. Per raggiungere questo obiettivo Warburg propone, già con le prime tre figure dell’Atlante messe in sequenza in tavola A, un metodo di ricerca che si affida a linguaggi schematici: l’ipotesi implicita è che proprio l’estrema complessità del materiale di indagine richieda e pretenda una rigorosa lettura schematizzante. Lo schema, qualsiasi schema, funziona se è adottato nella piena consapevolezza della sua arbitrarietà e insufficienza: lo schema è funzionale a evidenziare, mediante la rappresentazione semplificata, le dinamiche di intreccio, gli spostamenti di orizzonte, a visualizzare il movimento delle correnti di trasmissione materiale e di tradizione del significato. Questo meccanismo viene messo in atto attraverso la proposta – evidente nella figura geografica (la mappa del Mediterraneo) e in quella genealogica (l'albero Tornabuoni) – di dire il mondo (un mondo) mediante una concatenazione di nomi. Così Ludwig Wittgenstein: La proposizione elementare consta di nomi. Essa è una connessione, una concatenazione di nomi. Tractatus logico-philosophicus 4.22 Ma già Aristotele, nell'introduzione alle Categorie: Ciascuna delle cose non è detta come affermazione valida di per sé, ma l’affermazione deriva dalla connessione e dall’intreccio di una cosa con l’altra. Cat. 2a, 5-7 Questo stile di ricerca di un modo espressivo ridotto a uno scheletro narrativo per nomina – dalla toponomastica geografica, fino alla stemmatica genealogica – oltre alla prima e prevalente funzione descrittiva ed epistemologica, può considerarsi un ritorno alla essenzialità del linguaggio mitico originario. Secondo questa chiave di lettura, non solo i nomi delle divinità trasfigurate in costellazioni (l'acquaforte secentesca), ma anche i nomi dei luoghi delle peregrinazioni della tradizione classica (Wanderkarte) e i nomi di una famiglia presa come caso esemplare di un periodo e di un luogo cruciali per la rinascita dell’antico (albero genealogico), diventano elementi di un mythos nell'accezione originale del termine. Mythos che – così come viene definito da Aristotele nella Poetica – è essenzialmente "anima del racconto", nucleo primo della narrazione, armatura del discorso. 'Mito' come scheletro anche del discorso ermeneutico che l’Atlante propone e che in questa tavola si annuncia. Il metodo categorizzante, che in tavola A viene presentato come una griglia di lettura della multiformità del dato, è mutuato da Warburg dal linguaggio scientifico. In questo senso sarà da considerare, sotto il profilo metodologico piuttosto che come illuminazione aforistica, l’abusato e ormai proverbiale topos dell’attenzione al dettaglio: nel dettaglio, meglio ancora che nell’insieme, è possibile individuare con più precisione l'oggetto (forma, supporto, tema) della tradizione. È lo stesso scarto che aveva innescato l’innovativo metodo ermeneutico di Giovanni Morelli: per dirla con Edgar Wind ([1963] 1997): "la paleografia della storia dell’arte fa tesoro del frammento autentico nella sua qualità di traccia dell’‘originale’ perduto". Una critica d’arte non più fondata sulle suggestioni estetizzanti dei "conoscitori", ma sulla concretezza del particolare che veicola il significato formale o il dettaglio gravido di senso. E in questo senso Warburg potrebbe far sua l'affermazione di Giovanni Morelli: Chiunque trovi il mio metodo troppo materialista e indegno di una mente elevata può innalzarsi nelle sfere superiori della mongolfiera della fantasia. Warburg è lettore 'interessato' di Darwin, e particolarmente dello scritto del 1872: L'espressione delle emozioni negli animali e nell'uomo. Proprio da quella elaborazione teorica e dagli stessi materiali scientifici prodotti da Darwin a sostegno delle sue teorie sull'evoluzione e sulla trasmissione biologica dei comportamenti, Warburg prende spunto per costruire, con procedimento analogico, la sua teoria delle Pathosformeln. Dell’ipotesi di Darwin sui paradigmi generali e riconoscibili nelle "espressioni delle emozioni", Warburg adotta la validità del modello teorico (senza addentrarsi in quella che sarà l'animata querelle sulla correttezza dei dati sperimentali darwiniani e sulla loro interpretazione). Applicando la teoria dell’"espressione delle emozioni" alla complessa trasmissione dei simboli e di una selezione dei significati nei diversi contesti geografico-storico-culturali, Warburg formula e articola l’ipotesi della persistenza e delle dinamiche di trasformazione delle "marche impresse" nel codice culturale: quelli che sopravvivono sono i caratteri più forti, nel senso darwiniano della capacità di resistenza e adattamento; i segni in grado di muoversi e di rivitalizzarsi, risemantizzati per nuove funzioni (e la tradizione classica, in questo senso, offre un repertorio consistente di "segni forti"). Attraverso questa suggestione Warburg prefigura, nella ricostruzione dell’andamento del meccanismo complesso e della dinamica discontinua della trasmissione genetico-culturale, l’idea che il supporto e il veicolo per la trasmissione dei caratteri culturali sia una serie di veri e fisici segmenti connotati. È l’anticipazione, come schema di codice culturale, di una delle scoperte più importanti del Novecento in campo biologico: la scoperta di Watson e Crick, nel 1953, del codice genetico basato sulla spirale del DNA. 1. Trasmigrazioni/peregrinazioni/filiazioni Al centro della tavola A campeggia una carta geografica conservata tra i materiali sul Congresso degli orientalisti tedeschi (settembre 1926; WIA III 96.3.4) ma elaborata da Warburg già dal 1911 (BING [1957] 1965). La carta mostra l’itinerario Cizico – Alessandria – Oxene – Baghdad – Toledo – Roma – Ferrara – Padova – Augusta – Erfurt – Wittemberg – Goslar – Lüneburg – Amburgo, per dimostrare in modo ancor più incontestabile che la cultura europea è il risultato di linee di forza e di tendenze conflittuali. La carta geografica è al centro di un dispositivo costruito sul tema-guida della peregrinazione di immagini e soggetti. Le tappe della migrazione sono rappresentate da tre livelli che corrispondono alle tre figure della tavola: l’andirivieni, iniziato già in età antica, delle figure mitologiche dal cielo alla terra e viceversa (la carta delle costellazioni); la visualizzazione topografica dei principali luoghi in cui forme e soggetti classici trovarono terreno fertile di sviluppo e di diversa espressione della loro carica simbolica (la mappa del Mediterraneo); lo zoom su uno di questi 'luoghi' e più specificamente sull’albero genealogico della famiglia Tornabuoni – caso esemplare che si incarna in una storia familiare (mediante la filiazione genetica, gli intrecci matrimoniali ecc.) della trasmissione e della nuova interpretazione delle figure dell’antico, rievocate in vita nella rivoluzione culturale del Rinascimento fiorentino. La polisemicità del simbolo consente la migrazione di figure, soggetti e posture, in quanto presupposto della mobilità e quindi del nuovo adattamento contestuale. Nel singolo ambito il significato può ridursi all’univocità, come nell’acquaforte che presenta un Cielo con costellazioni zoomorfe e antropomorfe, in cui le figure mitologiche sono ridotte a configurazioni astrali. Ma importante è la pluralità delle valenze e il meccanismo della tradizione, che si compie attraverso passaggi, fraintendimenti, derive, ibridazioni. L’idea di una migrazione, all’interno del bacino della cultura classica, di motivi-soggetti-figure è attestata già precocemente nel pensiero di Warburg. Nel 1911, quando avvenne il primo incontro tra Aby Warburg e il giovane Fritz Saxl, Bing attesta che lo studioso stava già costruendo la sua "carta delle migrazioni". Saxl, che stava lavorando allora sill’iconografia dei pianeti e aveva cominciato a studiare la tradizione medievale sull’argomento, rimase particolarmente affascinato dalla concezione warburghiana di "pellegrinaggio" delle antiche divinità attraverso i secoli, che lo studioso gli espose di fronte alla propria Wanderkarte. Questa la testimonianza di Gertrud Bing ([1957] 1965): Una carta delle strade percorse dalla tradizione, la quale indicava i luoghi, dall’India alla Germania settentrionale, in cui si erano trovate tracce del passaggio di immagini o descrizioni delle figure celesti, e che di ognuna di queste tracce forniva le date, dalla fine dell’antichità all’inizio del '500. Saxl rimase incantato di fronte a questo atlante storico della creazione figurativa, che dava una rappresentazione visiva di un ampio problema considerato nei suoi più minuti dettagli.
Nel primo vediamo tracciati i luoghi di studio della carriera di Warburg (Amburgo, Strasburgo, Firenze) con due punti di orientamento, un 'est' non meglio specificato e un 'ovest' identificato come Arizona. Nel secondo, attorno a una traccia approssimativa delle rive del Mediterraneo, sono segnate le vie delle peregrinazioni del popolo ebraico dalla Terra Santa all’Olanda, dal Medio Oriente al Nord Europa attraverso Spagna e Italia; strade che s’intrecciano con i luoghi della tradizione demonico-astrologica e con le vicende personali dello studioso. 4. Dalla cosmografia alla genealogia e ritorno Gertrud Bing, Fritz Saxl (1890-1948): A Memoir, [1957] tr. it. dell'autrice, Ricordo di Fritz Saxl (1890-1948), in Fritz Saxl, La storia delle immagini, Laterza, Bari 1965 Gertrud Bing, Aby M. Warburg, [1965] tr. it. dell'autrice, Introduzione a Aby Warburg, La rinascita del paganesimo antico, La Nuova Italia, Firenze [1966] 1996 Charles Darwin, The Expression of Emotions in Man and Animals, [1872; 1998] tr. it. di Fiamma Bianca Bandinelli Baranelli e Isabella Blum, L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali, Bollati Boringhieri, Torino 1999 Kurt W. Forster, Introduction to Aby Warburg, [1999] tr. it. di Giulia Bordignon, Aby Warburg cartografo delle passioni, in Kurt W. Forster, Katia Mazzucco, Introduzione ad Aby Warburg e all'Atlante della Memoria, a cura di Monica Centanni, Bruno Mondadori, Milano 2002 Ernst H. Gombrich, Aby Warburg. An Intellectual Biography, [1970] tr. it. di Alessandro Dal Lago e Pier Aldo Rovatti, Aby Warburg. Una biografia intellettuale, Feltrinelli, Milano [1984] 2003 Edgar Wind, Art and Anarchy, [1963; 1969; 1985] tr. it. di Rodolfo Wilcock, Arte e anarchia, Adelphi, Milano [1968] 1997 aprile 2004, nuova edizione |