| INTRODUZIONE ALLE TAVOLE DI MNEMOSYNE | |||
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| ...<< Zum Bild das Wort ("La parola all'immagine"). Rispetto a una cultura, come quella occidentale, tendenzialmente logocentrica, nel Bilderatlas si riserva una particolare considerazione alle immagini. Le immagini, e quelle artistiche in particolare, sono oggetto privilegiato di studio in quanto rappresentano il 'luogo' in cui più direttamente precipita e si condensa l'impressione e la memoria degli eventi: dotate come sono di un potere di evocazione energetico 'primordiale', in forza della loro vitalità espressiva costituiscono i principali veicoli e supporti della tradizione culturale e della memoria sociale, che “può, in determinate circostanze, essere riattivata e scaricata". Una macchina, dunque, "una sorta di gigantesco condensatore, in cui si raccolgono tutte le correnti energetiche che avevano animato e ancora continuavano a animare la memoria dell'Europa": l'obiettivo dell'Atlante è illustrare i meccanismi di tradizione di temi e figure dall'antichità ellenistica – orientale e greco-romana – all’attualità, con particolare riguardo alle riprese di moti, gesti e posture che esprimono stati di eccitazione emozionale (l'aggressione, la difesa, il sacrificio, il lutto, la malinconia, l'estasi, il trionfo, etc.). Nell'Atlante Mnemosyne la giustapposizione di immagini crea campi di energia e provoca lo spettatore a un processo interpretativo aperto. Esso presenta dunque un repertorio di Pathosformeln – formule espressive dell'emozione – che, nella tradizione della civiltà occidentale, incrociate e meticciate di riflessi arabi e medio-orientali, si ritrovano a distanza di secoli, sia riprese dagli artisti per via di deduzione diretta dai modelli antichi, sia riemergenti senza diretto collegamento ai modelli nella forma di "engramma", in alcune rappresentazioni delle più elementari forme dell'espressività umana – nei gesti spontanei, nei giochi popolari, nello stile comportamentale e motorio. L’Atlante è l'ultimo progetto di Aby Warburg (1866-1929). A partire dalle raccolte di immagini preparate in vista di conferenze ed esposizioni, Warburg approntò il progetto l’opera in forma di un atlante figurativo che doveva essere corredato da testi esplicativi e in seguito pubblicato dall'editore Teubner, probabilmente in una collana che già ospitava atlanti figurativi, archeologici e di altro genere. La genesi dell'opera appare complessa. Al momento della morte, Warburg lasciò un menabò incompleto (i 63 pannelli dell'ultima versione), l'abbozzo di una Introduzione e una serie di appunti raccolti poi dalla sua collaboratrice Gertrud Bing. L'opera è data come di "imminente pubblicazione" già nel 1930 da Giorgio Pasquali. Negli anni immediatamente successivi Fritz Saxl e Gertrud Bing sembrano convinti di riuscire portare a compimento in tempi brevi il progetto. Ma lo stato di incompletezza dell'opera alla morte dell'autore, le vicende storiche – l'avvento al potere in Germania del partito nazionalsocialista nel 1933 e il conseguente trasferimento della Biblioteca e dell'Istituto a Londra – e, soprattutto, la complessità del progetto, indussero all'abbandono del progetto editoriale. Solo nel 1994 vedrà la luce a Vienna una prima edizione dell'ultima versione dell'Atlante (denominata dai curatori 'versione Daedalus'), a cui nell'ultimo decennio hanno fatto seguito altre tre edizioni in lingua tedesca e italiana: solo recentemente dunque l'Atlante, che per più di mezzo secolo era quasi completamente caduto nell'oblio, è stato 'riscoperto' e, grazie alle edizioni e ad alcune mostre, ha conosciuto una stagione di fortuna editoriale. aprile 2004 |