1934:
un significativo contributo italiano di Mario Praz su
Aby Warburg e sul trasferimento dell'Istituto Warburg
da Amburgo a Londra
Nei primi mesi del 1933 usciva
in Germania presso leditore Teubner ledizione
delle Gesammelte Schriften di Warburg; poco
dopo a seguito dell'avvento al potere del Partito
Nazional Socialista sotto la pressione degli
avvenimenti politici" (come scrisse Gertrud Bing),
l'Istituto Warburg venne trasferito a Londra. Nel 1934
Mario Praz nella rivista "Pan" recensiva la
pubblicazione e commentava l'esilio a Londra dell'importante
Istituto culturale. |
Mario Praz
Aby Warburg, Gesammelte
Schriften, herausgegeben von der Bibliothek Warburg,
unter Mitarbeit von Fritz Rougemont, herausgegeben von Gertrud
Bing Teubner, Leipzig-Berlin, 1932, due voll. illustrati.
Mk. 40
("Pan" II, 1934, pp. 624-626)
Di Aby Warburg e della sua opera parlò Giorgio Pasquali
in Pegaso (aprile 1930) in modo tale che anche
i lettori che prima ignoravano fino il nome dellumanista
israelita non avranno dimenticato lomino piccino,
coi baffi color pepe e sale e cogli occhi indicibilmente dolorosi
che era un maestro grande e divertente. Umanista è
un titolo comodo e capace, ma al Warburg mi pare che meglio
si confaccia del nome di dotto col quale i più connettono
freddezza e aridità. Ardore di ricerca e disinteresse
erano invece tratti così salienti del Warburg che le
sue opere più gli premeva diffonderle fra i discepoli
che farle rendere fino allultima stilla dinchiostro.
Di certe sue vaste concezioni non è serbato nei saggi
ora raccolti che il canovaccio; ed è evidente che occorre
illuminare lopera con luomo, per non rischiare
di confonderlo con un paziente coordinatore di curiose notizie,
con uno spigolatore ai margini del prato vivo della storia.
Alto era il suo disegno se la ricerca era minuta e pareva
perdersi in infinitesimi. Studiare le sfumature dei trapassi
da periodo a periodo in quella storia della cultura che era
la sua passione, ecco il suo compito; e la trasmissione delleredità
classica fu il pernio delle sue ricerche. Un particolare del
costume osservato in un disegno, la ricorrenza di un motivo
ornamentale, uno svolazzo di veste, una chioma fluttuante,
una piega ovale, un exvoto di cera, un coperchio di scatola
effigiante unimpresa damore, tutte queste cose
che gli uomini di alta statura e di grandi gesti non curano,
lomino piccino le accarezzava con le sue mani amorose
di collezionista; ma i suoi occhi vedevano lontano e profondo
e non è detto che quella ossessione che lo dominò
per un lungo periodo danni, ossessione di poteri occulti
operanti dietro le piccole cose e le grandi, fosse in tutto
e per tutto pazzia. Forse quell impaziente aspirazione
ad un punto di vista più ampio contro cui egli
insorge (nel saggio sulle Imprese amorose nelle
più antiche incisioni fiorentine) come quella che
fa troppo in fretta sorvolare su particolari significativi,
conduce al superficialismo non solo nella storia della cultura:
e per mancare di quella impaziente e comoda aspirazione i
suoi occhi divennero indicibilmente dolorosi.
I due bei volumi delle opere editi dal Teubner mettono ora
a disposizione dogni biblioteca il contenuto di quegli
opuscoli esauriti o difficili a trovarsi che i suoi amici
e discepoli avevano la fortuna di ricevere in dono dal Warburg.
Sulla moltitudine delle osservazioni singole presiedono quei
motivi conduttori che il Pasquali ha così chiaramente
riassunti per i lettori di Pegaso; è un
arsenale in cui ogni studioso della storia della cultura trova
di che giovarsi, anche se le idee del Warburg non toccano
direttamente il suo periodo speciale. Che i Fiorentini del
Quattrocento, per esempio, cercassero negli antichi soprattutto
schemi dinamici (il cosiddetto elemento dionisiaco), spiega
non soltanto larte del Rinascimento; spiega pure il
perché del contrasto tra quellarte e il neoclassicismo
esaltato dal Winckelmann e trionfante nello stile Impero,
ispirato a un ideale di solenne calma; e un capitolo della
storia del gusto che il Warburg avrebbe saputo condurre da
pari suo, potrebbe mostrare il diverso trattamento, nei due
periodi, dei medesimi motivi ornamentali desunti dagli antichi,
e, insieme, la curiosa deformazione o cristallizzazione neoclassica
di motivi rinascimentali. Da un medesimo punto di partenza
classico si giunge ai due estremi del nervosismo di Botticelli
e Filippo Lippi, e della statica freddezza di tante opere
neoclassiche.
Quella imponente raccolta di materiale per servire alla storia
della cultura che va sotto il nome di Biblioteca Warburg,
non è più ora un vanto di Amburgo. Gli uomini
di alta statura e di grandi gesti, fissi nella loro impaziente
aspirazione a un punto di vista più ampio, non si sono
accorti, o, se se ne sono accorti, non si sono curati che
la bella raccolta passasse al di là del Mare del Nord.
Una questione di razza, basata su categorie metafisiche e
culminante in manifestazioni dun vertiginoso sintetismo,
ha determinato unaltra di quelle piccole tragedie individuali
il cui cumulo influisce sul corso della storia non meno efficacemente
dei grandi gesti. Quando glisraeliti tedeschi cominciarono
a cercar rifugio in Inghilterra, glinglesi, popolo quantaltri
mai attaccato alla propria razza, di fatto il solo popolo
del mondo che ancor conservi una concezione aristocratica
allantica, decisero di ospitarli, poiché sapevano
che queglisraeliti portavano con sé come fardello
desilio non i luridi stracci e gli avari forzieri e
i leggendari sacrifici umani dei ghetti, ma le più
feconde idee scientifiche e i più vasti tesori di cultura
del mondo germanico. E si parlò allora dei greci che
migrarono da Bisanzio nel Rinascimento, e aprirono nuovi orizzonti
allOccidente. Ora la Biblioteca Warburg risiede al pianterreno
di un modernissimo palazzo di Westminster, Thames House, a
pochi minuti dal Parlamento. Forse la riva del Tamigi non
è così diversa dalla riva dellElba; anche
qui il traffico fluviale si svolge sotto un grigio cielo,
e gli studiosi israeliti tedeschi ospitati da Thames House
potranno sentir meno la nostalgia della patria che li ha ripudiati.
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