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Warburg |
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Aby Warburg
(1866-1929), storico della cultura e investigatore partecipe della storia
dell'arte, inaugura con le sue ricerche un metodo per la storia della tradizione
classica, proponendo una mappa delle costanti della memoria occidentale
– miti, figure, parole, simboli – in un campo di indagine che
si apre sulle risonanze culturali tra Rinascimento, Antico e Contemporaneo
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| Giulia
Bordignon
L’espressione antitetica in Aby Warburg
La polarità semantica dei gesti dalle Pathosformeln
all’arte del Rinascimento
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A
partire dal XIV secolo gli artisti cominciarono a utilizzare
nelle proprie opere immagini tratte dalle vestigia dell’antichità:
sarcofagi, frammenti di statue, monete, strutture architettoniche
e iscrizioni; reimpiegati nell'arte rinascimentale, questi
elementi avevano in primo luogo la funzione di citazioni.
Il riuso dei ‘prototipi’ antichi nel Rinascimento si basava
dunque certamente sul fatto che essi erano considerati come
modelli insigniti dell’auctoritas derivante dalla
classicità, ma non solo. D’altro canto non è neppure possibile
affermare che gli artisti riutilizzassero le immagini di
origine classica conservando sempre la consapevolezza del
loro originario significato iconografico. Pittori e scultori
intendevano piuttosto isolare, astraendoli dal loro contesto,
figure particolarmente espressive e gesti caratteristici.
Il primo studioso che riconobbe che il riuso dei modelli
antichi era dettato soprattutto dalla valenza espressiva
delle singole figure e dei gesti è stato forse Aby Warburg.
Secondo Warburg “la scultura antica ha avuto l’effetto accademico
di un manuale illustrato della espressione intensificata
dell’uomo patetico” (WARBURG [1914] 1996). Agli artisti
del Rinascimento soprattutto interessava la carica espressiva
delle figure classiche, capaci di veicolare con i loro movimenti
intensificati “esperienze dell’emotività umana nell’intera
gamma della sua tragica polarità dall’atteggiamento passivo
della sofferenza fino a quello attivo della vittoria” (Mnemosyne.
Einleitung WARBURG [1929] 2002; WARBURG [1929]
2003; BORDIGNON [2000] 2003). Tali immagini, sopravvissute
in virtù della loro energia gestuale come patrimonio ereditario
nella memoria culturale, si configurano come vere e proprie
Pathosformeln: le formule di pathos risultano
comunque riemergenti nella pratica artistica occidentale.
Ma secondo lo studioso la modalità e il senso dell’uso dei
modelli antichi andavano indagati in maniera ancora più
approfondita. Nell'inverno del 1888, mentre era ancora studente
a Firenze, Warburg s'imbatté nel libro di Charles Darwin,
The Expression of Emotions in Man and Animals,
che era stato pubblicato qualche anno prima a Londra. Le
osservazioni di Darwin, nelle quali il biologo inglese ricorda
le origini animali istintive della gestualità umana, includono
anche il principio dell'"espressione antitetica", secondo
il quale a stimoli emotivi opposti corrispondono opposti
movimenti corporei. Questo concetto ha una grande importanza
per la comunicazione delle emozioni: secondo Darwin, finché
gli esseri umani non padroneggiarono la postura eretta e
l’applicazione intenzionale della forza corporea, non poterono
sviluppare, per esempio, "il gesto antitetico di stringersi
nelle spalle, come segno di impotenza o di pazienza" (DARWIN
[1872] 1999).
Warburg applica il principio darwiniano dell’”espressione
antitetica” alla storia della vita postuma delle antiche
formule di pathos, ma ne ribalta il significato.
Nel delineare una “diagnosi” per immagini dell’homo
occidentalis, lo studioso chiarisce come alcune Pathosformeln
tratte dalla classicità siano sottoposte nella loro trasmissione
a un processo di polarizzazione del senso. Tale polarizzazione
può variare l’originaria portata semantica del modello figurativo
fino a giungere a esiti espressivi opposti, di totale “inversione
energetica”, pur mantenendone sostanzialmente inalterata
l’identità formale:
Attraverso scostamenti all’apparenza del tutto
insignificanti nella rappresentazione delle movenze e del
volto, si viene radicalmente trasformando l’intera dinamica
psicologica nella rappresentazione del tipo umano. Il gesto
compiuto nell’antico bassorilievo dai demoni naturali, divinità
subordinate e impaurite dal lampo, ancora si radica nelle
pratiche rituali, ma è tale gesto, dopo essere stato trasmesso
attraverso le incisioni italiane, a creare l’immagine di
un’umanità liberata che ormai sicura di sé si muove alla
luce del sole (WARBURG [1929] 1998).
La figura semidivina che in un sarcofago pagano “leva estaticamente
adorante il capo verso le meraviglie dell’alto” come anelito
di redenzione per la propria fisicità sub-olimpica, nell’incisione
del Rinascimento maturo si volge a dialogare con l’osservatore
terreno della scena, e diviene così il simbolo “di un’abbandono
senza paura alla bontà e alla bellezza primigenie della
natura”, sino a trasformarsi nel Déjeuner sur l’herbe
di Manet nell’uomo che, come la “ninfa francese” accanto
a lui, “guarda con occhi saldamente energici fuori del quadro”
(WARBURG [1929] 1998).
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| Sarcofago
romano, Giudizio di Paride, 180-200 d.C.
(Roma, Villa Medici) |
Giulio
Bonasone, Il Giudizio di Paride, 1565 ca. |
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Marcantonio
Raimondi (da Raffaello), Il giudizio di Paride,
1530 ca. |
Edouard
Manet, Déjeuner sur l’herbe, 1863
(Paris, Musée d’Orsay) |
Per Warburg l’arte moderna esprime i suoi nuovi valori spirituali
svincolandosi dall’ineluttabile prepotenza della manifestazione
del sacro (nel sarcofago antico l’epifania celeste che avoca
a sé lo sguardo in verticale dei demoni e degli uomini)
e proponendo quindi, nella versione di Manet, lo sguardo
‘orizzontale’ della “ninfa” e del suo compagno. Ma questa
emancipazione non implica il rifiuto del lessico figurativo
tratto dagli esempi antichi: anzi, l’arte moderna dimostra
la capacità di cogliere il mandato della tradizione, accettandone
e rielaborandone l’alfabeto gestuale in nuove forme, dotate
di nuovo significato: l’opera moderna è tanto più persuasiva
quanto più riesce a esprimere, superandolo, il contrasto
insito nel dialogo tra il vincolo di fedeltà formale al
modello antico e la libertà di reinterpretazione semantica
nella copia.
Così l’atteggiamento di fuga e di difesa della statua ellenistica
del Pedagogo dei Niobidi, diviene nel Rinascimento
il portamento eroico del giovane David che lancia il sasso:
“la medesima posizione delle gambe, il medesimo gesto della
mano, il medesimo panneggio fino al particolare della svolazzante
cocca del mantello” accomunano le figure, ma l’espressione
del volto “paurosamente eccitato” del personaggio biblico
(WARBURG [1914] 1996), creata ex novo dall’artista
rinascimentale (la statua antica, precisa Warburg, fu rinvenuta
senza testa; sull'errore del maestro riguardo alla data
di ritrovamento vedi la nota di Bing, già commentata da
Monica Centanni: "Warburg
aveva torto": una lezione di metodo di Gertrud Bing
(in L'originale
assente, engramma n.25, maggio-giugno 2003)
conferisce alla postura del corpo un significato affatto
opposto a quello originario.
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| Andrea
del Castagno, David, 1540 ca. (Washington,
National Gallery of Art) |
Pedagogo
(dal gruppo dei Niobidi), copia romana da
originale greco del tardo IV o I sec. a.C. (Firenze,
Galleria degli Uffizi) |
Analogamente, l’archetipo figurativo della figura femminile
incedente dalle vesti mosse, ninfa o menade coscienziosamente
imitata dai rilievi antichi, è in grado di esprimere “quella
vita che anima la Giuditta o Raffaele che accompagna Tobiolo
o la Salomè danzante” (WARBURG [1914] 1996): la medesima
intensa vitalità che anima il modello antico si declina
in figure che incarnano di volta in volta la saldezza morale
del giustiziere, la salvazione dell’anima, la seduzione
mondana.
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| Bassorilievo
neoattico, Menade (part.), II sec. a.C. (Napoli,
Museo Archeologico Nazionale) |
Bassorilievo
neoattico, Menade (part.), II sec. a.C. (Roma,
Palazzo dei Conservatori) |
Anonimo
fiorentino, Giuditta, 1465 ca. |
Sandro
Botticelli, Il ritorno di Giuditta, 1470
ca. (Firenze, Galleria degli Uffizi) |
Ernst Gombrich, nella sua Biografia
intellettuale ha motivato questo processo di ‘inversione’
con una assimilazione a un contesto “più affine agli ideali
cristiani" (GOMBRICH [1970] [1983] 2003). Warburg esemplifica
come “un’inversione del senso energetico” avesse trasformato
“il pathos imperiale in pietà cristiana” (WARBURG
[1929] 2002): l’immagine di Traiano al galoppo che
travolge un barbaro viene interpretata in età medievale
come l’episodio in cui l’imperatore ferma il cavallo dinanzi
a una vedova il cui figlio è stato travolto dal corteo imperiale;
l’impeto della formula figurativa del “travolgere cavalcando”,
colto nell’istantanea di marmo del rilievo romano, appare,
agli occhi degli osservatori medievali e poi rinascimentali,
come potenza trattenuta per pietà.
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Rilievo
dal Foro di Traiano, Traiano nella guerra contro
i Daci, I-II sec. d.C. (Roma, Arco di Costantino) |
Cerchia
di Andrea Mantegna, La giustizia di Traiano
(part.), cassone nuziale di Paola Gonzaga, 1477 (Klagenfurt,
Museum Rudolfinum) |
Ma l’utilizzo dei gesti antitetici nell’arte del Rinascimento
è qualcosa di più dell’adattamento dei modelli antichi da
parte dell’artista a un diverso sistema di valori etico-religiosi.
Salvatore Settis ha affermato che "la 'necessità biologica'
della produzione artistica, il suo legame con i più profondi
livelli della natura umana", offre uno strumento migliore
"per spiegare il fenomeno della sopravvivenza dell'antichità"
(SETTIS 1997). Scriveva Warburg:
Caratterizzare la restituzione dell’Antico
come risultato di un’emergente coscienza fattuale storicizzante
e di un’empatia artistica consapevolmente libera, resta
un evoluzionismo descrittivo insufficiente se non si compie
al contempo il tentativo di scendere nel profondo intrico
istintuale di spirito umano e materia stratificata acronologicamente
(WARBURG [1929] 2002; traduzione di chi scrive).
Oggi
la menade-Giuditta, perdendo la ferocia dell’enthusiasmòs
sia pagano sia cristiano, esprime la propria vitalità nel
gioco e brandisce – come la lama levata sul capo – la mazza
da golf.
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| Sarcofago
romano, Agave e Penteo, 150-160 d.C. (Pisa,
Camposanto) |
Maestro
di Ferrara, Morte di Orfeo, 1465 ca. |
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Donatello,
Giuditta e Oloferne, 1460 ca. (Firenze, Piazza
della Signoria) |
La
campionessa di golf Erika Sell-Schopp, 1929 ca |
Edgar Wind, uno dei più sensibili discepoli di Warburg,
ha continuato le ricerche iniziate dal maestro nel territorio
liminare di una storia psicologica per immagini dell’espressività
umana. Scrive Wind:
Ogni espressione generata dal movimento muscolare
è metaforica e sottende la polarità del simbolo: quanto
più l’eccitamento spirituale liberato nell’espressione è
forte, quanto più è concentrato, tanto più il movimento
simbolico si avvicina a quello fisico. […] Quanto più l’eccitamento
è debole, quanto più è blando, tanto più il movimento mimico
è ritardato. […] Ogni gesto espressivo, a seconda che venga
accelerato o ritardato oppure che, nel punto critico dell’arresto,
venga deviato dalla sua direzione, può trasformarsi da un
gesto di avvicinamento ad uno di allontanamento, da un gesto
di presa e di egoistica appropriazione in uno di abbandono
e di liberazione, da un atto di persecuzione e di vittoriosa
sopraffazione in uno di esitazione e di magnanimo perdono
(WIND [1931] 1998).
Nell’articolo La
Menade sotto la croce Wind sottolinea come l’intensità
stessa dei gesti, il grado della loro energia espressiva,
provochi l'enfasi emotiva “antitetica”; lo studioso cita
in proposito un’osservazione di Joshua Reynolds: "È
curioso osservare, ed è certamente vero, che gli estremi
di passioni contrarie sono espressi con poca variazione
dalla stessa azione" (citato in WIND [1937] 2002).
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| Joshua
Reynolds, Crocifissione (London, British Museum) |
Baccio
Bandinelli, Deposizione dalla croce, 1520 ca.
(Paris, Ecole des Beaux Arts) |
Bertoldo
di Giovanni, Crocifissione (part.), 1485-1490
ca. (Firenze, Museo Nazionale del Bargello) |
Il linguaggio gestuale delle figure ellenistico-romane privilegia
proprio l’accentuazione patetica dei gesti, e a questo ‘repertorio’
di formule di pathos si sono rivolti gli artisti
del primo Rinascimento: la gestualità fobica, indifferentemente
pagana o cristiana, oscilla nelle sue manifestazioni tra
gli estremi opposti dell’esaltazione e dell’annichilimento.
Scrive Warburg:
I dinamogrammi dell’arte antica sono lasciati
in retaggio in uno stato di tensione massima ma non polarizzata,
rispetto alla carica energetica attiva o passiva, all’artista
che può reagire, imitare o ricordare. È solo il contatto
con la nuova epoca a produrre la polarizzazione. Questa
può portare a un radicale rovesciamento (inversione) del
significato che essi avevano nell’antichità classica (citato
in GOMBRICH [1970] [1983] 2003).
Un’immagine come quella della menade, così carica di energia
espressiva, è un ‘marcatore’ che riemerge e risalta nei
meccanismi di tradizione culturale, delineando della tradizione
l’andamento di discontinuità e riallineamento continui.
Allo stesso tempo le più intense esperienze emotive dell’uomo,
già impresse geneticamente nella sua memoria biologica,
riemergono nella potenza della loro polarità antitetica
e si esprimono trasmettendosi nella memoria culturale sotto
forma di creazione artistica.
Riferimenti
bibliografici
BORDIGNON 2000 [2003]
Giulia Bordignon, Lettura dell'Introduzione all'Atlante
di Aby Warburg, in engramma n.25 maggio-giugno
2003, già in engramma n.1 settembre 2000
CENTANNI 2003
Monica Centanni, "Warburg aveva torto...":
una lezione di metodo di Gertrud Bing (da applicare al caso
dei "tre faunetti"), in engramma, n.25, maggio-giugno
2003
DARWIN [1872] 1999
Charles Darwin, The Expression of Emotions in Man and
Animals, London 1872; tr. it. di P. Ekman, L’espressione
delle emozioni nell’uomo e negli animali, Torino 1999
FORSTER 1999 [2002]
Kurt W. Forster, Introduction to Aby Warburg,
in Aby Warburg, The Renewal of Pagan Antiquity,
a cura di J. Bloomfield, K.W. Forster, H. Mallgrave, M.
Roth, S. Settis, Los Angeles, 1999, pp. 1-75; tr. it. di
G. Bordignon, Aby Warburg cartografo delle passioni,
in Kurt W. Forster, Katia Mazzucco, Introduzione ad
Aby Warburg e all’Atlante della Memoria, a cura di
M. Centanni, Milano, 2002, pp. 3-52
GOMBRICH [1970] [1983] 2003
Ernst H. Gombrich, Aby Warburg. An Intellectual Biography,
London 1970; tr. it. di A. Dal Lago e P.A. Rovatti, prefazione
alla nuova edizione di K. Mazzucco, Aby Warburg. Una
biografia intellettuale, Milano 2003
SETTIS 1997
Salvatore Settis, Pathos und Ethos, Morphologie und
Funktion, "Vorträge aus dem Warburg-Haus"
I, 1997, pp. 31-73
WARBURG [1914] 1996
Aby Warburg, Der Eintritt der antikisierenden Idealstils
in die Malerei der Frührenaissance, “Kunstchronic”
n.f. 25, n. 33, 8 maggio 1914; tr. it. di E. Cantimori,
L’ingresso dello stile ideale anticheggiante nella pittura
del primo Rinascimento, in Aby Warburg, La rinascita
del paganesimo antico, a cura di G. Bing, Firenze [1966]
1996, pp. 283-307
WARBURG [1929] 1998
Aby Warburg, Manet’s “Déjeuner sur l’herbe”. Die vorprägende
Funktion heidnischer Elementargottheiten für die Entwicklung
moderner Naturgefühls, appunti appartenenti al progetto
Mnemosyne dattiloscritti nel 1937 per il settantesimo
compleanno di Max M. Warburg; tr. it. di G. Carchia,
Il “Déjeuner sur l’herbe” di Manet. La funzione prefigurante
delle divinità pagane elementari per l’evoluzione del sentimento
moderno della natura, “autaut” 199-200, 1984, pp. 40-45
WARBURG [1929] 2002
Aby Warburg, Einleitung zum Mnemosyne-Atlas, in
Mnemosyne. Selected Texts by Aby M. Warburg in typescript
prepared by the Warburg Institute and sent to Max Warburg
for his seventieth Birthday, 5 june 1937 [WIA 108.9];
tr. it. di B. Müller e M. Ghelardi, Introduzione,
in A. Warburg, Opere. Mnemosyne. L'Atlante delle immagini,
a cura di M. Ghelardi, Torino 2002, pp. 3-5; già
tr. it. di G. Sampaolo, Introduzione all’Atlante
Mnemosyne, in Mnemosyne. L’Atlante della
memoria di Aby Warburg, materiali a cura di I. Spinelli
e R. Venuti, Roma 1998, pp. 37-43
WARBURG [1929] 2003
Aby Warburg, Einleitung zum Mnemosyne-Atlas, in
engramma n.28 novembre 2003
WIND [1931] 1998
Edgar Wind, Warburgs Begriff der Kulturwissenschaft
und seine Bedeutung für die Ästhetik, “Beilageheft
zur Zeitschrift für Ästhetik und allgemeine Kunstwissenschaft”
25, 1931, pp. 163-179; tr. it. di R. Cristin, Il concetto
di “Kulturwissenschaft” di Warburg e il suo significato
per l’estetica, “autaut” 199-200, 1984, pp. 121-135
WIND [1937] 2002
Edgar Wind, The Mænad under the Cross, “Journal
of the Warburg and Courtauld Institutes” 12, 1937-1938,
pp. 70-71; tr. it. di G. Bordignon, La Menade
sotto la croce, “La Rivista di engramma” 15, marzo-aprile
2002, www.engramma.it
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2004 |
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