Nel 1948, a conclusione della prima conferenza tenuta agli
alunni dell'Istituto per gli Studi Storici di Napoli, Benedetto
Croce aveva invitato a:
Non andare in cerca della verità, né del
bene, né del bello, né della gioia, in qualcosa
che sia lontano da voi, distaccato e inconseguibile, e in
effetti inesistente, ma unicamente in quel che voi fate
e farete, nel vostro lavoro, nel cui fondo c'è l'Universale,
di cui l'uomo vive; e, per chiudere con un motto bizzarro
ma profondo, che soleva ripetere un dotto tedesco (o, se
si vuole, ebreo-tedesco), altamente benemerito degli studi,
il Wartburg, tenere sempre presente che Gott ist im Detail,
che Dio è nel particolare (CROCE [1948] 1950).
Rosario Vittorio Cristaldi riconoscerà immediatamente,
nel famoso detto, uno studioso tedesco, ma gli risultava
che il suo nome fosse Warburg, non Wartburg. Cristaldi sapeva,
del resto, che anche Croce lo "conosceva benissimo",
perché "nel 1946 vi aveva fatto cenno discutendo
a lungo su un libro di Jean Seznec" (CRISTALDI 1980),
dunque, come poteva essersi sbagliato? Era più
probabile, semmai, che Cristaldi non conoscesse il dotto
Wartburg in questione, ed è per questo che si rivolse
allamico crociano Alfredo Parente.
A questo puntosi avviò un processo che potremmo
definire di restitutio memoriae. Attraverso una serie
di dati, infatti, i due studiosi cercarono di giustificare
il lapsus di Croce, e di difenderne l'immagine, ma l'effetto
ottenuto fu paradossalmente il contrario.
Parente venne prontamente in soccorso allamico, infatti,
rivelandogli che uno studioso tedesco di nome Wartburg era
effettivamente esistito, e che, per di più, era un
linguista che Croce conosceva sicuramente poiché
ne aveva recensito un testo nel 1946, dunque due anni prima
della conferenza tenuta allIstituto per gli Studi
Storici di Napoli. Questo è appunto il motivo per
cui, secondo Parente, Croce si era confuso: egli conosceva,
cioè, entrambi gli studiosi, ma il linguista era
nella sua memoria una "più fresca, anzi recentissima
accessione" (PARENTE 1980).
In questa ricostruzione, però, Parente aveva trascurato
il fatto che, sempre nel 1946 come aveva del resto
anche notato il più attento Cristaldi Croce
aveva recensito anche il testo di Jean Seznec, La sourvivance
des dieux antiques. Quella recensione negativa costituì
un ostacolo non solo alla fortuna italiana di Seznec, alla
quale il recensore faceva esplicito riferimento, ma anche
a tutta la scuola di Warburg, cui invece si mirava in modo
ben più velato (settis 1992).
Questo elemento confutava la teoria con cui Parente aveva
tentato di giustificare lerrore commesso da Croce,
linganno della memoria, dovuto a più recente
frequentazione del nome di Warburg: dimostrava infatti che
cera stata sì confusione, ma anche che i nomi
di Warburg e di Wartburg erano presenti nelle letture e
negli scritti di Croce nello stesso periodo, il 1946.
Per rassicurare ancora di più lamico Cristaldi
sulla familiarità che Croce aveva con Warburg, Parente
scelse di condividere con lui e con tutti i lettori della
"Rivista di studi crociani" un momento privato,
un ricordo personale: "il bellissimo incontro col Warburg"
che era avvenuto "proprio in casa Croce, in un anno,
che non posso ora precisare, intorno al 1933" (PARENTE
1980). Lansia giustificata di Parente provoca
un effetto tra il macabro e il ridicolo: parafrasando una
famosa espressione warburghiana, riferita a Mnemosyne "storia
di fantasmi per persone veramente adulte" potremmo
affermare che quell'incontro, se era avvenuto, poteva essere
avvenuto solo con un fantasma, perché nel 1933 Warburg
era morto da ben quattro anni.
Con questa informazione Parente si dimostra, nei confronti
di Warburg, approssimativo quanto il Maestro che intendeva
difendere; infatti, come Croce aveva grossolanamente confuso
il nome con quello di un altro, così Parente confonde
altrettanto grossolanamente una data con unaltra.
Evidentemente ai crociani il nome dello studioso amburghese
non restava particolarmente impresso.
Agli inizi la ricezione di Warburg in Italia presenta un
panorama non proprio entusiasmante: importanti studiosi
dimostravano nel dopoguerra un approccio superficiale, quando
non ostile. La figura di Croce incombeva come unombra
proiettata sugli argomenti e i personaggi da esaminare.
Così scrive Parente elogiando lattività
censoria di Croce:
Si era giunti, in Italia, ad un punto della vita degli
studi psicologicamente assai singolare: che chiunque mettesse
nero su bianco, a meno che non fosse un incosciente, entrava
nel particolare stato danimo di chi sapeva di dover
passare sotto i raggi di quellosservatorio che erano
gli occhi instancabilmente sbarrati e i fucili continuamente
spianati della Critica (PARENTE 1953).
Nel numero successivo della stessa rivista e da parte di
uno, il più savio, dei nostri crociani, nuovi importanti
elementi vengono offerti alle nostre ipotesi, contribuendo
da una parte a modificare le tinte del fenomeno, dallaltra
a confermare ciò che pensavamo.
Rosario Vittorio Cristaldi aveva risposto a Parente facendogli
elegantemente notare che quel loro "bellissimo"
incontro non poteva essersi tenuto nel 1933, poiché
Warburg era morto nel 1929 (CRISTALDI 1980). A questa osservazione
Cristaldi aggiunse anche che il motto che Croce aveva citato
in occasione di quella conferenza a Napoli non era esatto
o, quantomeno, ne era una variante crociana. Infatti Warburg
non disse mai Gott ist im Detail ma Der liebe
Gott steckt im Detail. Dunque a Cristaldi va il merito
di aver risollevato, sul piano della correttezza filologica,
il prestigio della scuola crociana; non solo: proprio Cristaldi
continuò a interessarsi a Warburg e soprattutto a
quellemblematico motto.
È sempre una lettera lo strumento di cui si serve
lo studioso per rivolgersi nuovamente a Parente (CRISTALDI
1982): Cristaldi ripercorre con lodevole rigore filologico,
e con viva curiosità, la vita di quel
motto, offrendoci del prezioso materiale documentario.
Lo studioso aveva rintracciato il motto, che ormai lo interessava
da anni, in un testo di Panofsky in cui lo si attribuiva
a Flaubert (PANOFSKY [1955] [1962] 1996). Volendo
conoscere con certezza la fonte di tale attribuzione, Cristaldi
arriva a eliminare Panofsky e Gombrich dalle sue fonti autorevoli,
per appoggiarsi invece, su indiretto suggerimento di Salvatore
Settis, a Dieter Wuttke. Grazie allo studioso e ad altre
sue personali osservazioni, ritiene così di poter
confermare quanto aveva già dichiarato Ernst Cassirer:
il motto deve considerarsi di Warburg; alcuni anni più
tardi, infatti, porrà in esergo a un suo saggio (intitolato
non a caso Il fascino del dettaglio), il famoso motto,
come aveva fatto Ginzburg, ma questa volta attribuendolo
ad Aby Warburg (CRISTALDI 1986).
Non ancora pienamente soddisfatto, Cristaldi ipotizza le
fonti di ispirazione di Warburg Usener, Fontane,
Spinoza e ricostruisce la fortuna del motto. È
proprio grazie a queste ricerche che lo studioso ripercorre
la critica warburghiana nei suoi più autorevoli rappresentanti
nel caso di Panofsky non possiamo parlare di critica
warburghiana perché non scrisse che un testo su di
lui (PANOFSKY 1929), ma di studioso autorevole
sicuramente sì compiendo un percorso estremamente
significativo. Con la vivacità di cui aveva già
dato prova nelle altre lettere incontrate, Cristaldi boccia
Gombrich perché approssimativo, contesta Panofsky
perché accetta acriticamente Gombrich e ricorre invece
al preciso Wuttke perché ne scopre la competenza
grazie a Salvatore Settis.
In Cristaldi ritroviamo anche altri precisi argomenti:
lautorevolezza, sempre confermata, di Salvatore Settis
intorno a ogni questione relativa a Warburg; il taglio interpretativo
dato da Ernst Gombrich, fra laltro direttore del Warburg
Institute dal 1959 al 1966, che, per dirla con le parole
di Cristaldi: "Nel migliore dei casi, certo un po
distratto è. Sarà probabilmente a causa di
quei giri frequenti on a hobby horse, sul cavallino
della fantasia" (CRISTALDI 1982, 96-97).
Infine unultima considerazione, relativa ai tranelli
warburghiani; lattenzione per il motto, può
essere ma non ci sembra il caso di Cristaldi, che
ne fa invece occasione per una seria operazione di riflessione
metodologica uno di questi tranelli, anche se il
più innocuo: si deve stare attenti a non perdere
di vista le questioni sostanziali, quelle rivolte alla comprensione
di Warburg e non fini a se stesse, a non essere insomma
"più interessati ai dettagli che agli deî"
(DAL LAGO 1984). Laltro pericoloso tranello è
quello teso dalla sua malattia, che può portare a
sottovalutare la forza straordinaria del suo pensiero, ad
accantonare e ignorare le sue osservazioni per considerarle
frutto estroso di una mente malata (SETTIS 1998). Infine
il Rituale del Serpente, lo studio che gode forse
di maggior fama tra le opere di Warburg, quando il suo autore
non voleva neppure venisse pubblicato.
Sarà ora più evidente la natura emblematica
degli articoli che abbiamo considerato: essi erano esemplari
sia di una ricezione approssimativa, sia di uno studio rigoroso,
inoltre contenevano alcuni dei nomi più rappresentativi
di nuovo in senso ambivalente della critica
warburghiana.
Quanto a Rosario Vittorio Cristaldi, resta ancora unosservazione
da fare: nel 1984, sempre sulla "Rivista di studi crociani",
recensisce The Eloquence of Symbols. Studies in Humanist
Art, di Edgar Wind, ponendo in rilievo il ruolo che
il simbolo aveva rivestito nella carriera dello studioso
(CRISTALDI 1984). Scrivendo di Wind, Cristaldi non perde
loccasione per alludere a una questione: lanno
prima la casa editrice Feltrinelli aveva pubblicato ledizione
italiana della biografia di Gombrich, ma senza tener conto
delle osservazioni rigorose e per di più
fondate che Wind aveva reso note ben dodici anni prima.
Che dire? Questione di dettagli.
Bibliografia
CRISTALDI 1980, I
Rosario Vittorio Cristaldi, Gott ist im Detail,
in "Rivista di studi crociani" XVII (1980), pp.
202-203
CRISTALDI 1980, II
Rosario Vittorio Cristaldi, Ancora su Warburg e Croce
e una lettera inedita del filosofo, in "Rivista
di studi crociani" XVII (1980), pp. 310-312
CRISTALDI 1982
Rosario Vittorio Cristaldi, Ex Germania philologica
lux, in "Rivista di studi crociani"
XIX (1982), pp. 95-98
CRISTALDI 1984
Rosario Vittorio Cristaldi, I "selected papers"
di Edgar Wind, in "Rivista di studi crociani"
XXI (1984), pp. 58-66
CRISTALDI 1986
Rosario Vittorio Cristaldi, Il fascino del dettaglio,
in Scritti in onore di Calogero Meli, Catania 1986,
pp. 19-25
CROCE 1946
Benedetto Croce, Gli dei antichi nella tradizione mitologica
del Medioevo e del Rinascimento, in "La Parola
del Passato" I (1946) pp. 273-285
CROCE [1948] 1950
DAL LAGO 1984
Alessandro Dal Lago, Larcaico e il suo doppio,
in "aut aut" 199-200, gennaio-aprile (1984), pp.
67-91
PANOFSKY 1929
Erwin Panofsky, Nachruf Warburg, in Hamburger
Fremdenblatt", 28 Oktober 1929
PANOFSKY [1955] [1962] 1996
Erwin Panofsky, Meaning in the Visual Arts, New
York, 1955; ed. it. Il significato delle arti visive,
Torino 1996
PARENTE 1953
Alfredo Parente, La critica e il tempo della cultura
crociana, Bari 1953
PARENTE 1980
Alfredo Parente, A proposito di Croce e di Aby Warburg,
in "Rivista di studi crociani" XVII (1980), pp.
203-205
SEZNEC [1940] 1981
Jean Seznec, La sourvivance des dieux antiques. Essays
sur le rôle de la tradition mythologique dans lhumanisme
et dans lart de la Renaissance, London 1940; ed.
it. La sopravvivenza degli antichi dei. Saggio sul ruolo
della tradizione mitologica nella cultura e nellarte
rinascimentali, Torino 1981
SETTIS [1981] 1992
Salvatore Settis, Presentazione, in Jean Seznec,
La sopravvivenza degli antichi dei, Torino 1992,
pp. VII-XXIX
SETTIS 1998
Salvatore Settis, Aby Warburg, il suo Atlante Mnemosyne:
antropologia, memoria, storia, intervento in Aby
Warburg Mnemosyne. Italia 1998, Incontro internazionale
di studio Siena, 30-31 maggio 1998