Introduzione all'Atlante
della Memoria
DALLINTRODUZIONE ALLATLANTE DI MNEMOSYNE
DI ABY WARBURG (1929)
(Da Mnemosyne. L'atlante della memoria di Aby Warburg,
a cura di Italo Spinelli e Roberto Venuti, Roma 1988)
Lo spazio del pensiero si configura secondo Warburg come un
intervallo di oscillazione tra la fantasia e la ragione, tra
la visione del mondo religiosa e quella matematica.
"Alluomo artista, che oscilla tra la visione del
mondo matematica e quella religiosa, in modo tutto particolare
viene in soccorso la memoria, sia quella della personalità
collettiva sia quella dellindividuo: non senza creare
un accrescimento di spazio del pensiero, ma rafforzandolo
ai poli-limite del comportamento psichico la
tendenza alla quieta contemplazione o allabbandono orgiastico.
Essa fa un uso mnemico del patrimonio ereditario inalienabile,
ma non con una tendenza essenzialmente protettrice, poiché
anzi nellopera darte interviene tutto il furore
della personalità passionalmente fobica, sconvolta
dal mistero religioso e impegnata a formare lo stile, come
daltro canto la scienza deputata a registrare conserva
e trasmette la struttura ritmica in cui i monstra della fantasia
diventano maestri di vita che decidono lavvenire".
Nellambito della creazione artistica la consapevolezza
di questa oscillazione è presieduta e accresciuta dalla
memoria, sia sociale sia individuale, che non interviene però
come elemento di stabilizzazione di un patrimonio tradizionale,
ma aumenta ed estremizza la distanza tra limpulso passionale
e religioso dellartista da un lato e la struttura della
realtà che la scienza imposta come razionale, modificandone
dallaltro laspetto demonico che vi attribuisce
la fantasia.
"Questa duplicità tra una funzione anti-caotica
che può essere definita così poiché
la forma dellopera darte, scegliendo lunico,
stabilisce contorni netti e labbandono allidolo
creato, preteso oculatamente dallosservatore e voluto
dal culto, genera quegli imbarazzi delluomo spirituale
che dovrebbero costituire il vero e proprio oggetto di una
scienza della cultura che abbia eletto a suo tema la storia
psicologica per immagini dello spazio intermedio tra impulso
e azione. Il processo di de-demonizzazione delleredità
di impressioni fobiche abbraccia sul piano del linguaggio
gestuale lintera gamma delle emozioni, dalla prostrazione
meditativa al cannibalismo omicida, e conferisce alle manifestazioni
del dinamismo umano anche negli stadi che stanno tra
i due poli-limite, come lottare, camminare, correre, danzare,
afferrare il sigillo di quella esperienza inquietante
che luomo colto del Rinascimento, cresciuto con uneducazione
religiosa medievale, considerava un terreno proibito in cui
potevano avventurarsi solo degli empi dal temperamento sfrenato".
Latto artistico si pone a metà strada tra contemplazione
e "presa sulloggetto", coagulando gli aspetti
empirici del reale entro una forma unica e precisa, ma anche
abbandonandosi a essa come a un idolo: le fasi di questo processo
polare si fanno per Warburg oggetto privilegiato di studio,
diventando una "storia psicologica per immagini".
Traccia basilare è il processo di de-demonizzazione
della gestualità e del dinamismo umano in tutta la
loro gamma emotiva, ripercorrendo il quale si può delineare
una "diagnosi delluomo occidentale": questa
tematica si manifesta nellesperienza esaltante ma rischiosa
dellintellettuale del Rinascimento, che, uscito dalla
temperie culturale del Medioevo, si appropria di modi rappresentativi
"proibiti" ed "empi", tratti dalleredità
figurativa del mondo pagano.
"Latlante, nella sua base materiale di immagini,
vuole essere innanzitutto solo un inventario delle preformazioni
anticheggianti che caratterizzano, concorrendo a plasmare
lo stile, la rappresentazione della vita in movimento nelletà
rinascimentale.
Una prospettiva comparatistica siffatta, soprattutto per lassenza
in questo campo di lavori preparatori che forniscano un quadro
sistematico e riassuntivo, ha dovuto limitarsi allo studio
dellopera di pochi tipi principali di artisti, ma in
compenso ha dovuto tentare di comprendere con unindagine
socio-psicologica di una certa profondità il senso
di questi valori espressivi conservati nella memoria come
funzione di una tecnica intellettuale significativa".
Mnemosyne si configura dapprima semplicemente come un inventario
per immagini, uno strumento che aiuta nella comprensione della
formazione dello stile e delle raffigurazioni rinascimentali
tramite lutilizzo di forme anticheggianti.
In realtà si tratta di un lavoro pionieristico, basato
su un metodo comparativo che considera la permanenza del valore
espressivo delle immagini non soltanto da un punto di vista
storico-artistico ma anche socio-psicologico, soffermandosi
su "pochi tipi principali di artisti", indagando
soprattutto sui presupposti e sulle conseguenze del loro operare
artistico, fondamentale per la memoria storica e per il destino
culturale dellOccidente.
"Nella regione dellesaltazione orgiastica di massa
va cercata la matrice che inculca nella memoria le forme espressive
della massima esaltazione interiore esprimibile nel linguaggio
gestuale, con unintensità tale che questi engrammi
dellesperienza emotiva sopravvivono come patrimonio
ereditario della memoria e definiscono esemplarmente il contorno
creato dalla mano dellartista quando i valori massimi
del linguaggio gestuale vogliano pervenire alla luce delle
forme in virtù di quella stessa mano.
Gli esteti edonisti si guadagnano il consenso a buon mercato
del pubblico amante dellarte spiegando tali alternanze
di forme con la piacevolezza decorativa della linea più
grande. Chi vuole, potrà pur contentarsi di una flora
fatta delle piante più profumate e più belle
ma da essa non si ricava una fisiologia vegetale della circolazione
delle linfe, poiché questa si svela solo a chi esamini
la vita nel suo intreccio sotterraneo di radici.
Il trionfo dellesistenza prefigurato plasticamente dallantichità,
si presentò in tutta la sconvolgente antitesi tra laffermazione
della vita e la negazione dellio dinanzi allanimo
dei posteri, che vedevano sui sarcofagi pagani Dioniso nel
corteo barcollante del suo seguito orgiastico e sugli archi
romani della vittoria il corteo trionfale dellimperatore.
[
]
La rigida educazione religiosa medioevale che aveva sperimentato
nella divinizzazione degli imperatori il suo acerbo nemico,
avrebbe distrutto un monumento come larco di Costantino
se agli eroismi dellimperatore Traiano non fosse stato
permesso di conservarsi sotto il mantello di Costantino attraverso
linserimento successivo di alcuni bassorilievi".
Il modulo di lettura fondamentale delle tavole di Mnemosyne
è il concetto di Pathosformel, cioè di identificazione
nellimmagine di forma e contenuto in una superiore unità
di valenza espressiva al di là delle modificazioni
stilistiche, che si può definire con una analogia linguistica
come "gesto al grado superlativo", e trova proprio
in quella forma non in altre la sua rappresentazione
esemplare.
Lintensità emotiva che si fa forma diventa engramma,
esperienza che si incide nella memoria culturale e che viene
a far parte di un patrimonio ereditario che non si limita
al segno esteriore, pur godibile da un punto di vista estetico,
ma va indagato più in profondità, con uno sguardo
da "biologo" (o da "entomologo", come
nella metafora crisalide-farfalla = ninfa nella corrispondenza
di Warburg con André Jolles).
La massima esaltazione interiore si esemplifica con particolare
evidenza gestuale nellambito dellesaltazione orgiastica
di massa: il corteo di Dioniso e quello trionfale dellimperatore
divengono entrambi simboli del trionfo dellesistenza
(è il medesimo concetto di "vita" caro a
Burckhardt), anche se di segno opposto, come affermazione
e negazione dellindividuo.
Qui, ancora una volta, loscillazione di significato
è fondamentale per Warburg, e si concreta storicamente
nel processo di conservazione dei monumenti antichi, come
nel caso dei rilievi traianei dellarco di Costantino,
che non furono distrutti solo grazie alla risemantizzazione
del "pathos imperiale in pietà cristiana":
lantitesi e la continuità tra mondo pagano e
cristiano è un altro tema fondamentale che innerva
tutto il percorso di Mnemosyne.
"Caratterizzare la restituzione dellantichità
come risultato della nuova consapevolezza della fattualità
storica e di unempatia artistica dalla coscienza libera,
resta un evoluzionismo descrittivo insufficiente se non si
osa al contempo cercare di scendere nella profondità
dellintrico istintuale che lega lo spirito umano alla
materia stratificata acronologicamente. Solo lì si
scorge la matrice che conia i valori espressivi dellesaltazione
pagana che sorgono dallesperienza orgiastica quotidiana
il tiaso tragico.
[
] Ora il Rinascimento italiano cercò di assumere
interiormente questa eredità di engrammi fobici, ma
con una particolare ambivalenza. Essa da un lato, per i nuovi
liberti dal temperamento intramondano, fu un gradito incitamento
che a chi lottava contro il destino per la propria libertà
personale diede il coraggio di comunicare lindicibile.
Ma poiché questo incitamento avveniva come funzione
mnemica, vale a dire già depurato attraverso forme
pre-determinate grazie alla creazione artistica, la restituzione
restò un atto che prescriveva al genio artistico il
suo luogo spirituale tra la rinuncia istintuale allio
e il consapevole lavoro formale sulla limitazione, cioè
appunto, tra Dioniso e Apollo, il luogo dove egli poteva tuttavia
dare unimpronta autonoma al suo linguaggio formale più
personale".
La restituzione dellantichità da parte degli
artisti rinascimentali non fu soltanto frutto di consapevolezza
storica o di empatia stilistica, ma anche di una profonda
consonanza istintuale con lesperienza del tragico, tipica
dellesaltazione orgiastica pagana.
Gli inquietanti engrammi del tiaso tragico in cui si esprime
"lumano fobicamente sconvolto" furono assimilati
dal Rinascimento in modo ambivalente, fornendo coraggio allartista
che credendo nella propria libertà e contro
il destino voleva comunicare lindicibile, ma
nello stesso tempo limitando allintervallo tra Dioniso
e Apollo (secondo lopposizione in cui Nietzsche fa consistere
lessenza dellantichità) lambito spirituale
in cui poteva svilupparsi in modo personale e autonomo il
proprio linguaggio formale, allinterno di forme già
depositate nella memoria.
"Lobbligo a confrontarsi col mondo formale di valori
espressivi predeterminati vengano questi dal passato
o dal presente segna la crisi decisiva per ogni artista
che voglia affermare la propria individualità. Aver
scoperto che questo processo ha per la formazione degli stili
del Rinascimento europeo unimportanza di rilievo straordinario
e finora ignorato, ha condotto al presente tentativo di Mnemosyne.
Esso, nella sua base di materiale iconografico, vuole essere
anzitutto un inventario delle preformazioni documentali che
hanno richiesto al singolo artista il rifiuto o lassimilazione
di questa massa dimpressioni che simponeva duplicemente".
Mnemosyne è il risultato della scoperta che fu fondamentale
per la formazione degli stili nel Rinascimento: il confronto
degli artisti con le preformazioni espressive, confronto capace
di metterne in crisi lindividualità, ma a cui
essi non poterono sottrarsi, anche se questo non significò
semplicemente sottoporsi passivamente alla tradizione ma essere
in grado di assimilarla o di rifiutarla.
Lo stile pittorico monumentale del Rinascimento italiano ad
esempio, dipese dallaccettazione del linguaggio eloquente
delle opere legate al nome dellimperatore Costantino,
linguaggio capace di farsi coercitivamente canonico e di "calpestare"
le pur innovative e antiretoriche proposte di Piero della
Francesca, superate dagli affreschi delle Stanze di Raffaello.
"Il nuovo linguaggio gestuale patetico derivato dal mondo
delle figure pagane non era penetrato nellatelier del
pittore semplicemente per lapprovazione che gli avevano
riservato un raffinato occhio dartista e un gusto antiquario
consonante ed eletto.
La caratterizzazione del mondo pagano come un modulo olimpico
dalle forme chiare fu conquistata piuttosto dopo un periodo
di forte resistenza da parte di coloro che, nonostante la
loro barbarica anticlassicità nellaspetto esteriore,
poterono considerarsi a buon diritto custodi fedeli e autorevoli
delleredità antica. Queste due maschere di origine
assai eterogenea che coprivano quellumana chiarezza
di contorni del mondo degli dèi greci erano da una
parte i simboli mostruosi sopravvissuti dellastrologia
ellenistica e dallaltra il mondo delle figure antiche
alla franzese che si presentava nel realismo bizzarro dellepoca
contemporanea, incentrato sulle espressioni del volto e sullabbigliamento".
La riscoperta dellantichità nel Rinascimento,
oltre a concretarsi nel recupero degli autori classici, restituisce
agli dei e ai personaggi del mito laspetto loro dovuto
da un punto di vista stilistico, non tanto per motivi estetizzanti
o di gusto antiquario, quanto come reazione a una trasmissione
fortemente disomogenea della classicità, incatenata
a una tradizione che ne minava profondamente la valenza espressiva
e contenutistica.
Lacquisizione di una nuova prospettiva nei confronti
dellantico fu una vera e propria conquista: il mondo
pagano infatti subì due "smascheramenti"
fondamentali prima di essere visto nella sua chiarezza "olimpica":
la prima nei confronti delle creature mostruose sopravvissute
nellastrologia ellenistica orientale, la seconda nei
confronti delle figure antiche abbigliate in costumi contemporanei
alla francese. Queste "maschere" avevano costituito
due veicoli di trasmissione che, per quanto anticlassici nella
forma, erano sempre stati fino ad allora considerati legittimi
e scrupolosi custodi delleredità antica, ma che
venivano ora sentiti come camuffamenti inaccettabili: altra
tematica fondamentale di Mnemosyne è proprio quella
di sottolineare le tappe di questo processo di stratificazione
sulla forma originaria dellantico.
"La storia della cultura, a dire il vero, non è
avvezza a considerare insieme la concezione orientale pratica,
quella nordica cortese e quella italiana umanistica dellantichità
come elementi convergenti nel percorso della formazione dello
stile. [
]
Limpeto con cui irrompe il linguaggio gestuale anticheggiante
si spiega dunque in modo indiretto con questa energia reattiva,
doppiamente sollecita, che pone lesigenza di ristabilire
i valori espressivi nettamente contornati dellantichità
liberandoli dalle catene di una tradizione priva di omogeneità.
Se perciò si considera la formazione di stili del punto
di vista dello scambio di tali valori espressivi, allora sorge
la necessità imprescindibile di studiare la dinamica
di questo processo in riferimento alla tecnica dei suoi mezzi
di trasporto. Il periodo tra Piero della Francesca e la scuola
di Raffaello è unepoca in cui inizia unintensa
migrazione internazionale di immagini tra Nord e Sud, la cui
violenza elementare tanto sul piano della forza dimpatto
quanto sul piano dellestensione territoriale resta coperta
allocchio dello storico degli stili europei come vittoria
ufficiale del Rinascimento maturo romano. [
]
La tendenza a ristabilire la chiarezza di contorni del linguaggio
gestuale, solo in apparenza puramente esteriore e artistica
condusse da sé, cioè in conformità
con la logica interna della rottura delle catene, a un linguaggio
formale adeguato al fatalismo dellantichità tragica
e stoica già sepolta".
In Mnemosyne la concezione orientale, nordica e italiana dellantichità
vengono considerate per la prima volta allunisono nella
formazione dello stile rinascimentale, che è il risultato
di uno scambio di valori espressivi la cui migrazione internazionale
tra Nord e Sud va studiata sia da un punto di vista intensivo
sia da un punto di vista estensivo, nonostante la predominanza
ufficiale del Rinascimento maturo romano.
I "mezzi di trasporto" dei valori espressivi furono,
per la loro mobilità e riproducibilità, larazzo
fiammingo e il foglio con immagini a stampa, ma anche e soprattutto
i quadri su tela, per la novità dei modi di espressione.
Da un punto di vista contenutistico, inoltre, alladeguamento
formale ai temi antichi si accompagnò la consapevole
nostalgia di una spiritualità pagana, che già
in precedenza le formule classiche "camuffate" avevano
veicolato, allegorizzandola in senso cristiano.
"Questa contraddittorietà della coscienza individuale
sul piano dellespressione esteriore richiese dalla visione
del tardo medioevo, sempre legato alla rappresentazione, un
confronto etico parallelo tra il modo di sentire la personalità
pagano-battagliero e quello cristiano-remissivo.
Va annoverato tra i processi creativi propriamente artistici
delletà del cosiddetto Rinascimento il fatto
che, quando si trattava di raffigurare il movimento della
vita umana, la superiorità della chiarezza dei contorni
dei singoli antichi gesti trionfali dellepoca traianea
rispetto alla confusa epica di massa degli epigoni di Costantino
fosse non solo sentita distintamente, ma anche messa esemplarmente
in circolazione addirittura come formule del pathos
canoniche per il linguaggio formale del Rinascimento europeo
dal XV al XVII secolo".
Ancora una volta, Warburg sottolinea
che la reintegrazione di forme classiche come veicoli di valenze
espressive che investono i poli-limite dellemozione
umana, "dalla accettazione passiva fino allalacrità
vittoriosa", portò sotto il profilo storico allinevitabile
confronto etico tra una visione del mondo pagana e una cristiana.
A partire dallItalia, dove le testimonianze antiche
visibili mantenevano vive le medesime vibrazioni dellanimo
e il contrasto ma anche lintegrazione
con i monumenti cristiani fu più evidente, ci fu un
peculiare riconoscimento della superiore chiarezza della gestualità
antica nella resa della vita in movimento, che fece del linguaggio
gestuale classico il linguaggio canonico del Rinascimento
europeo dal XV al XVII secolo, messo in circolazione tramite
le formule di pathos.
(g.bo)
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