Luglio


CentroWarburg Italia:
PER UNA FILOSOFIA DELL'IMMAGINE

31 Maggio - 1 Giugno 2001
Siena, Certosa di Pontignano

 

Il 31 maggio e il 1 giugno ha avutoluogo la prima vera iniziativa del "Centro Warburg Italia", dopo l'organizzazionenel 1998 della mostra e del convegno su Mnemosyne.

Le attività del seminario"Per una filosofia dell'immagine" sono state ospitate presso la Certosadi Pontignano, Siena.
In apertura alla prima giornata dei lavori Gioachino Chiarini - presidente del Warburg Italia e coordinatore dell'evento - ha esposto le ragioni del convegno: iniziare dalla filosofia per seguire una delle più importanti eredità del pensiero di Warburg, in linea con la sua "personale percezione di una istanza dell'immagine". L'iniziativa, in rispetto del fare warburghiano, è nata da un lavoro di gruppo del Dipartimento di Studi Classici dell'Università di Siena, del Centro Internazionale Studi di Estetica di Palermo e del Dipartimento di Filosofia dell'Università Statale di Milano.
Dai diversi interventi dei relatori e degli altri partecipanti ai dibattiti e alla tavola rotonda finale, sono emersi alcuni snodi di riflessione comune: l'indefinitezza del concetto di immagine - "essere in sottrazione" (Borutti) - e rappresentazione (Di Liberti; Pizzo Russo), e il rapporto irrisolto con la parola (Cherchi); il concetto di 'aria di famiglia' ed emergenza del dettaglio dall'opacità dello sfondo (Di Giacomo); l'idea del modello originario mancante (Pinotti) e di temporalità ritmica e non narrativa dell'immagine (Tavani).
Frequenti gli accenni a Warburg- un intervento sviluppava il tema della statua votiva (Corrain) - soprattuttonelle linee generali del suo pensiero e del suo metodo di ricerca in rapportoa quello di altri storici della cultura.
www.unisi.it/servizi/certosa/Certosa.html
(k.m.)


  
K. Jaspers
Leonardo Filosofo
A cura di F. Masini
Abscondita Febbraio 2001
La scelta di immaginiche correda la nuova riedizione del saggio di Jaspers su Leonardo sembramirata a sostenere la tesi che guida tutta l'argomentazione. Si trattadi infatti di disegni di progettazione di macchinari, ritratti umani, studidi anatomia, e studi di vegetazione. Ma a ben vedere, d'accordo con l'autore,potrebbero figurare anche la Monna Lisa, come l'Ultima Cena.
La tesi infatti è che l'accezionepiù esauriente a rendere il genio sfuggente ad ogni categorizzazioneche fu Leonardo sia quella di filosofo. La modalità del conoscere,il contenuto del conoscere, e l'esemplarità esistenziale della vitasono le tre dimensioni dell'universo leonardesco analizzate per esplicitareil senso di questa accezione. Ad essere rivelata è anzitutto lapotenza della capacità visiva e creativa del conoscere di Leonardo:la contemplazione attiva che nel momento della percezione dello spiritualeche è nel sensibile e nella sua riproduzione artistica raggiungeil pieno compimento. In questo gioco di rifrangenze è resa tuttala grandezza dell'opera in grado di realizzare massimamente la corporeitànello spirituale e la spiritualità nel corporeo. Il visibilizzarsidell'invisibile è permesso dal giudizio dell'uomo che coglie l'intelligibilitàmatematica del sensibile di per sé caotico; il sensibile èquindi cifra di un'ulteriorità trascendente, è cifra dell'Avvolgente- Umgreifende - che lo contiene, e che si offre all'autonoma ricezionedell'artista.
Questa analisi porta Jaspers a unaconvinzione, malgrado alcune caratteristiche analitiche che rientrano apieno nella metodologia investigativa della scienza moderna, quali ad esempiol'ideale di certezza, il valore dimostrativo dell'esperimento, la visualizzazionematematica della realtà, Leonardo non può di fatto essereconsiderato un esponente della scienza matematico-naturale. La visionecosmica del tutto e la devota religiosità che la accompagna; lafragile sensibilità alla prorompenza del mistero universalmenteavvolgente,  e la frammentarietà della sua opera che la documenta,hanno infatti la priorità su qualsiasi sistematica indagine delreale. 
A far da contrappunto dialetticoalla tesi di Jaspers sono i commenti di Ferruccio Masini. All'interno diuna generale comprensione che riconosce il fenomeno Leonardo costrettoalla concezione filosofica jasperiana, Masini mette in discussione la svalutazionedel Leonardo scienziato. Sfugge con questa svalutazione il valore storicodel trapasso attuato da Leonardo: il superamento della contrapposizionetra regnum naturae e regnum hominis, affine alla concezione matematicaed estetica di Niccolò da Cusa oltre che al valore simbolico dellamatematica affermato da Ficino. La metodologia scientifica si affrancadalla pura speculazione nella globalità tutta rinascimentale delsenso della visione leonardesca, comprensiva quindi tanto delle determinazioniestetico qualitative quanto quelle scientifico quantitative. Appellandosia Cassirer, Masini rivendica la posizione preminente di Leonardo nellosviluppo della scienza, in virtù dell'affermazione platonica dell'autonomiadella ragione teoretica, principio primo della successiva speculazionegalileiana.
Ma è utile fare fruttarequello che intende essere da contrappunto come un'amplificazione o un intelligenteaccessorio capace di completare e puntualizzare l'argomento condotto daJaspers.
Il tutto deve infatti ricomporsinelle conclusioni tratte dal filosofo tedesco: la grandezza sovrastoricadi Leonardo sfondando ogni costrittiva definizione trova dimora nella dimensionefilosofica più consona a farne da eco. L'identità di scienziato,quella di tecnico, quella di artista sono ricondotte all'unità spiritualedell'essere filosofo. Dove per filosofia si intende "non già comeramo delle scienze, non già come dottrina, bensì come unconoscere universale che va prendendo coscienza di sé come di untutto e se stesso riconduce sotto la sua propria guida: come una formavitale, quindi, di questa umana esistenza che assume in sé il conoscere".La rivoluzione micro-macro cosmica attuata da Leonardo è quindiinserita in un più comprensivo sfondo filosofico che rende giustiziadella qualità universale della sua vicenda esistenziale.
(d.s.)

Il Rinascimento è di scena

IL MESTIERE DELLE ARMI
Film, Italia 2001
 

Regia:Ermanno Olmi
Interpreti:
Hristo JivkovJoanni de' Medici
Sergio GrammaticoFederico Gonzaga
Susa VulivevicPietro Aretino
Giancarlo BelelliAlfonso d'Este
Paolo MagagnaFrancesco Maria Della Rovere
Medici, Gonzaga, Este, Della Rovere.Sono questi gli altisonanti nomi dei personaggi portati sul grande schermoda Ermanno Olmi nel suo ultimo film: Il Mestiere delle Armi.
Ma a rivivere sullo schermo nonsono solamente nomi. Grazie al sapiente casting di Olmi infatti,tali ruoli sono stati affidati non a figure dello star system hollywoodiano,ma ad attori che presentassero forti somiglianze con i reali personaggistorici. Federico II Gonzaga, Alfonso d'Este, Pietro Aretino e FrancescoMaria Della Rovere sembrano così essere usciti dai ritratti di Tizianoche, ancora oggi, ne consegnano fedelmente le parvenze alla memoria deiposteri. In alcune scene tali personaggi sono addirittura affiancati daelementi iconografici che permettono all'occhio allenato di identificarel'opera alla quale il regista si è ispirato. E così, nelsottile gioco costruito sulla linea che separa la citazione dotta dallavera e propria imitazione, ritroviamo un cane bianco in braccio al Gonzagaed un cannone vicino all'Estense.
È poi da segnalare un singolare omaggio di Olmi a un'altra figura chiave del Rinascimento Italiano: Isabella d'Este. In una scena del film, mentre i Lanzi si apprestano a oltrepassare il mantovano per raggiungere Roma (novembre 1526), si vede la corte gonzaghesca riunita per un concerto. Su un importante scranno posto accanto a quello di Federico II è seduta una donna anziana dall'aspetto austero.
Questa donna non può essere altri che Isabella, madre del marchese di Mantova. La figura compare solamente in questa scena e non pronuncia nessuna battuta. Di essa non si fa menzione nemmeno nei titoli di coda. Colei che le fonti dell'epoca indicano come "la prima donna del mondo", sembra essere qui ridotta a comparsa. Ma non è così. Ci troviamo infatti davanti ad una forma particolare di ciò che in gergo cinematografico è denominato cameo appearance, una comparsata d'eccezione, generalmente di un attore famoso: in questo caso invece, è un personaggio illustre a onorare la scena. E non a caso l'omaggio di Olmi è un omaggio silenzioso. In esso, infatti, è contenuto un anacronismo: Isabella d'Este non era a Mantova in quei giorni cruciali... si trovava già a Roma, meta ultima della discesa del Lanzi. Di là fu spettatrice in prima fila della fine di quel periodo, chiamato Rinascimento, di cui seppe essere la primadonna.
(l.b.)