Kazmir Malevich e le sacre icone russe Palazzo Forti Verona Attraverso un percorso immediato e di forte impatto visivo, la mostra di Palazzo Forti riesce a rendere bene ciò che promette: esemplificare la vicinanza delle ricerche figurative e delle sottese teorie estetiche di Malevich, non solo ai grandi artisti e alle avanguardie europee, ma soprattutto alla sua tradizione culturale, alle sue radici orientali e popolari. Una ricca esposizione di più di cento opere consente di comprendere e ripercorrere liter mentale dellartista dai primi esperimenti cubisti agli ultimi anni di ritorno al figurativismo. Ma ciò che sorprende e affascina maggiormente è laccostamento di antiche icone tradizionali russe ai più famosi quadri di Malevich; sono evidenti le persistenze e ricorrenze di cromatismi, di geometrie compositive, addirittura di scelte iconografiche, pur nella lontananza dei linguaggi stilistici. La semplice giustapposizione di icona e quadro rende percepibile con un solo sguardo il mondo interiore e la memoria culturale che tracciano le coordinate delloriginalità di questopera.Il teosofismo di un altro grande artista russo, Kandinskij, nasce dalla crisi della percezione del visibile e dalla decostruzione dellimmagine che già si era avviata con gli Impressionisti; lo spiritualismo suprematista di Malevich invece parte proprio dal rapporto antico e complesso del mondo russo con larte giungendo comunque a una sintonia con il pensiero estetico europeo.Per Malevich il traguardo dellastrattismo, inteso come unico linguaggio artistico capace di esprimere lAssoluto, lEssenza non-oggettiva del reale al di là dellempirismo figurativo e naturalistico, è immediatamente riconducibile alla teologia e allestetica delle icone russe. Nella scelta e nella canonizzazione di un linguaggio antianatomico, icastico e geometrizzante, larte di Malevich, come le icone, supera i limiti della rappresentazione figurativa per lasciare spazio allemergenza del contenuto: la forma si assolutizza e rinuncia a se stessa nella ricerca della somma verità spirituale.Prendendo a fondamento questa visione estetico-teologica, se pur laica, larte di Malevich si discosta fortemente dalle proiezioni costruttiviste e neoplastiche, che nella ricerca puramente formale e razionale di equilibri geometrici e cromatici arrivano a eliminare il significato, lintenzione espressiva dellopera.Larte per Malevich è invece la porta della conoscenza, lo svelamento dellarchetipo, proprio come la Porta Regale nelle iconostasi. | J. Hillman Politica della bellezza A cura di F. Donfrancesco Moretti & Vitali Editori Ottobre 1999 Una nuova pubblicazione conferma la continua attenzione che la cultura italiana con riconoscenza presta a chi ha saputo rivolgersi ad essa centrando al cuore pulsante della sua tradizione. Un filo conduttore intreccia questa raccolta di saggi: è la percezione visionaria dellAnima mundi che lantica sensibilità del neoplatonismo rinascimentale può ancora donare a chi oggi è capace di farsi persuadere del valore di una controeducazione. La dimensione politica è linevitabile più recente sviluppo di una teoria che recupera, con tutto lampio raggio delle sue profonde implicazioni, lantico senso della parola greca aisthesis. Si tratta di un recupero che Hillman, fedele al percorso che guida tutta la sua produzione, conduce nellacuta comprensione delle attuali necessità terapeutiche: la cura dellAnima per risvegliarsi dai tragici ottundimenti di una troppo comune an-estetizzata modalità di stare al mondo. (d.s.) | Mission Impossible 2 Regia: John Woo Orig.:U.S.A., 2000 Ancora una volta il cinema hollywoodiano ricorre al mito greco, riattualizzandolo in chiave contemporanea. Chimera, il mitico mostro dallalito infuocato, la testa di leone, il corpo di capra e la coda di serpente, in questo caso non è che una letale arma biologica, un virus che distrugge le cellule umane in venti ore. Il biologo che inventa Chimera, Dr. Nekhorovich, trova anche lantivirus in grado di annientarlo, Bellerofonte. Il criminale Sean Ambrose ha rubato il virus Chimera e lagente Ethan Hunt (Tom Cruise), con laiuto di una ladra ex amante di Ambrose, deve recuperarlo. Lintreccio del film, estremamente banale, è pronto ad accogliere duelli, scene damore, acrobazie, esplosioni, effetti speciali, tutto ciò che si può chiedere ad un film dazione programmato per incassare cifre astronomiche. I primi dieci minuti sono i migliori di tutto il film, poi condannato dal citazionismo e dallancor peggiore autocitazionismo.Quello che vediamo inscenato in aereo è un espediente antico, mitologico e poi teatrale, tra i più usati. Basti ricordare lAmphitruo di Plauto, in cui Giove si presenta alla donna amata, Alcmena, con le sembianze del marito. In tempi più recenti è famoso lo scambio di mantello tra Don Giovanni e Leporello per motivi altrettanto licenziosi. Rimaniamo comunque tutti sorpresi nel vedere Tom Cruise in aereo mentre si strappa la sua personae. Invece non stupiscono più i successivi travestimenti, ormai prevedibili e scontati. Una chiara citazione è rinvenibile nellinseguimento in automobile tra Tom Cruise e Thandie Newton, preso tout court da Hitchcock (To Catch a Thief [Caccia al ladro, 1955]). Si rasenta infine il ridicolo quando, durante un massacro al rallentatore, lentrata in scena dellagente Ethan Hunt è anticipato da una colomba bianca: forse egli è il nuovo Salvatore?
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