| Lo sguardo al dettaglio
Vi si ritrova sempre una tenuta qualitativa impressionante, anche dal punto di vista tecnico, con la preoccupazione verso la resa fisica della pennellata, a partire dalla metà degli anni 50, e la crescente attenzione alla luce come entità fisica, specie nelle opere a cavallo tra 1980 e 90. La costante evoluzione formale non fa però mai abbandonare a Freud né dal punto di vista iconografico né da quello stilistico la linea guida della sua arte. Nato a Berlino nel 1922, e stabilitosi con la famiglia a Londra nel 33, poco dopo la presa del potere da parte di Hitler, lartista è nipote del fondatore della psicoanalisi. La sua poetica è basata sul concetto di arte visiva, nel senso della riproduzione del visibile e soprattutto del visto, e ripropone continuativamente lidea del ritratto: singolo, di coppia, di gruppo, ma anche di oggetti, o elementi naturali, che lungi dallessere semplici nature morte vengono trattati come rivelazioni dei risultati della concentrazione dellartista che fa del suo sguardo lelemento portante; la predilezione per i fisici inusuali, o di strane proporzioni, si traduce non in accanimento fine a se stesso, ma in acribia descrittiva. Questo fattore puramente esterno non esclude al contempo, come ovvio, laccentuazione psicologica dei personaggi esibiti sulle tele, che è sempre evidente, e ricercata con costanza, fino al culmine degli autoritratti del 1993 e del 2002 ("Painting myself is more difficult than painting people, Ive found. The psycho-logical element is more difficult"). Violentemente realista, e in questo senso affine nel segno ma distante nella poetica da Bacon, Freud (cui fu data mezzo secolo fa la definizione di "Ingres dellesistenzialismo") è alieno da citazioni dallantico e dal classico, pur basandosi su un concetto mimetico, che gli fa dire ancor oggi, in certo qual modo da vero old master, che continuerà a dipingere finché, appunto, ci sarà qualcosa da vedere. La mostra è stata sponsorizzata della UBS Warburg. (f.l.) Visionarie vesti
Lidea del "tessuto indossato" come termometro della forza visiva e del potere emozionale dellimmagine viene svolta, senza peraltro recuperare lidea warburghiana di Pathosformel in senso stretto (nel ricco catalogo lo studioso non viene neppure mai citato), a dichiarare da una parte il nesso tra questo specifico settore e le estetiche generali di un periodo stilistico: il panneggio rigido del primo Rinascimento come espressione della geometricità o del recupero delle forme classiche, il panneggio libero e fluttuante come conferma della libertà dei pittori cinquecenteschi, il panneggio svolazzante contro ogni regola fisica specchio dellestetica barocca dello stupore e della tendenza scenografica; dallaltra, il percorso evidenzia le specificità della storia del costume, nei suoi dettagli tecnici, o allusivi: i personaggi che indossano abiti volutamente obsoleti, o allantica (con tutti i problemi che pone quindi la tendenza sempre più in voga da parti degli storici dellarte di datare opere prive di cronologia certa sulla base delle forme degli abiti), o le vere e proprie esibizioni di novità da haute couture, nel XVIII o nel XX secolo. Il percorso era, con qualche eccezione, cronologico. Nella prima sezione, "Nudo e moda", si motivava la proposta di considerare spesso il nudo come "assenza di vestito", e portatore comunque delle stesse tendenze dellabbigliamento dellepoca: "gli artisti usavano le forme di un vestito alla moda come linee guida [...] la donna nuda nellarte ha sempre goduto della migliore considerazione, per locchio del suo tempo, quando sembrava indossare il fantasma di un vestito assente. I pittori hanno sempre enfatizzato le differenti aree del corpo umano femminile nudo nei modi in cui lo avevano già fatto i cambiamenti della moda". La seconda sezione era dedicata al "panneggio rigido", quello dei pittori bizantineggianti del 200, per esigenze di bidimensionalità voluta, ma anche in forme diverse di quelli dei due secoli successivi, che iniziavano a trarre ispirazione dallantico, ma quasi sempre (almeno secondo quanto qui si proponeva) in forme bloccate, che si libereranno verso forme più sciolte solo nel tardo 400 e soprattutto nel 500 (terza sezione), a esplicitare forme di evidente sensualità (quarta sezione) o di voluto artificio (quinta sezione), quando "il panneggio doveva servire a rivelare la scena come se fosse rappresentata sul palcoscenico, vestendo e mettendo in posa le figure non come per unazione spontanea ma come per una rappresentazione". Le ultime quattro sezioni si occupavano degli sviluppi successivi, dal XVIII al XX secolo. Nellesposizione curata dalla storica del costume Anne Hollander figuravano veri capolavori della storia dellarte: seguendo lo scorrere delle sale, da Veronese e Tintoretto, a Mantegna, a van der Weyden, poi El Greco, un meraviglioso Gaudenzio Ferrari, Reni, Caravaggio (una delle versioni del Fanciullo morso dal ramarro), giù fino ai grandi ritrattisti del Sei e Settecento (van Dyck, Reynolds, Zoffany), Tiepolo, ad arrivare a Delacroix, Munch, Toulouse-Lautrec, Balla, Modigliani, Matisse, Picasso, Leger ed Ernst; talora accoppiati arditamente ma sempre con grande coerenza visiva a foto di star come la splendida Marilyn Monroe del 1954, o un ancor più significativa, in questo contesto, Dorothy Lamour. (f.l.) |