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Salustio, Sugli dei e il mondo, edizione con testo greco a fronte a cura di Riccardo di Giuseppe, Adelphi, Milano 2000 Una recente riedizione di un testo chiave per la confluenza della religione della tarda paganità nel cristianesimo, mediante il filtro del misticismo. Nella preziosa introduzione viene riconsiderato lo schema del conflitto tra paganesimo e cristianesimo nel IV sec. d.C., ridefinendo i concetti di educazione, di cultura e di religione che hanno opposto dialetticamente questi due mondi, nel tormentato periodo del declino dellimpero. In termini esplicitamente warburghiani viene sottolineato come la cultura classica abbia costituito lostacolo e insieme il veicolo del cristianesimo, fornendo modelli, parole, immagini, simboli che hanno legittimato la vita postuma dellantico. La cultura classica era in realtà già dilacerata, pronta ad essere tràdita, ma anche tradita, perdendo loriginaria unità di valori e forme. A questa scissione si oppone Salustio. La figura del filosofo, stretto collaboratore e amico dellimperatore Giuliano lApostata, ci viene restituita vividamente da Di Giuseppe, allincrocio tra la prosopografia giulianea e la storia letteraria, tramite la testimonianza iconografica di un contornato, medaglia celebrativa destinata a commemorare non solo uomini politici, eroi o divinità, ma anche grandi figure della cultura: una paideia intesa dunque come attività militante, cosciente impegno di trasmissione dei valori di una classicità che proprio a partire dai suoi epigoni comincia a definirsi tale. | Aby Warburg, The Renewal of Pagan Antiquity. Contribution to the Cultural History of the European Renaissance, introduction by Kurt W. Forster, Los Angeles, 1999  Il grave ritardo nella traduzione inglese degli scritti di Warburg è compensato dalla recente edizione americana promossa da alcuni collaboratori del Getty Research Institute for the History of Art and Humanities, diretto fino a pochi mesi fa da Salvatore Settis. In una veste di notevole pregio vengono presentati tutti i saggi dello studioso (editi nel 1932 nella raccolta Die Erneuerung der heidnischen Antike) con un ampio corredo di appunti, in gran parte inediti, e di immagini tratte dallAtlante della Memoria. Lintroduzione di Kurt Forster traccia un quadro esauriente della biografia e delle opere di Warburg, rivalutando limportanza del metodo innovativo e ripercorrendo la fortuna critica e leredità del suo lavoro. Ledizione riscatta la lezione metodologica del maestro dalle riduzioni e semplificazioni di matrice panofskyana, nonché recupera la tensione ermeneutica dellinsegnamento di Aby Warburg, attraverso i testi originali e grazie a un felice apparato che coniuga in nozze alchemiche immagini e parole. |
TITUS, regia di Julie Taymor, sceneggiatura di Julie Taymor (da Titus Andronicus di William Shakespeare), USA 2000 Un'operazione scenografica nuova, kitsch ma geniale, grandguignolesca ma affascinante. Se l'antico non fosse passato, se l'Impero Romano si fosse trascinato stancamente fino al XX secolo, la cupa tragedia di Tito Andronico e della sua famiglia avrebbe potuto normalmente compiersi in una Roma degli anni '30, dove convivono centurioni e automobili, imperatori e microfoni, terme e asfalto e dove coesistono Colosseo, EUR, Pantheon. Gli spolia antichi vengono ricomposti in una scenografia cronologicamente eclettica: ciò rende godibile un film tratto dalla tragedia forse più noiosa di Shakespeare. Non un recupero, non una riemersione di segni e simboli, ma una continuità artificiale dell'antico; lo spirito che emana dal film è certo più vicino alla Bisanzio del 1400 che alla Rom a del Rinascimento. Anzi è la rappresentazione di una storia fatta con i se, di un mondo possibile se Bisanzio non fosse caduta e lImpero romano non fosse finito nel 1453. E se quindi il Rinascimento non avesse avuto occasione di sorgere. | Kazmir Malevich e le sacre icone russe Palazzo Forti Verona Attraverso un percorso immediato e di forte impatto visivo, la mostra di Palazzo Forti riesce a rendere bene ciò che promette: esemplificare la vicinanza delle ricerche figurative e delle sottese teorie estetiche di Malevich, non solo ai grandi artisti e alle avanguardie europee, ma soprattutto alla sua tradizione culturale, alle sue radici orientali e popolari. Una ricca esposizione di più di cento opere consente di comprendere e ripercorrere liter mentale dellartista dai primi esperimenti cubisti agli ultimi anni di ritorno al figurativismo. Ma ciò che sorprende e affascina maggiormente è laccostamento di antiche icone tradizionali russe ai più famosi quadri di Malevich; sono evidenti le persistenze e ricorrenze di cromatismi, di geometrie compositive, addirittura di scelte iconografiche, pur nella lontananza dei linguaggi stilistici. La semplice giustapposizione di icona e quadro rende percepibile con un solo sguardo il mondo interiore e la memoria culturale che tracciano le coordinate delloriginalità di questopera.Il teosofismo di un altro grande artista russo, Kandinskij, nasce dalla crisi della percezione del visibile e dalla decostruzione dellimmagine che già si era avviata con gli Impressionisti; lo spiritualismo suprematista di Malevich invece parte proprio dal rapporto antico e complesso del mondo russo con larte giungendo comunque a una sintonia con il pensiero estetico europeo.Per Malevich il traguardo dellastrattismo, inteso come unico linguaggio artistico capace di esprimere lAssoluto, lEssenza non-oggettiva del reale al di là dellempirismo figurativo e naturalistico, è immediatamente riconducibile alla teologia e allestetica delle icone russe. Nella scelta e nella canonizzazione di un linguaggio antianatomico, icastico e geometrizzante, larte di Malevich, come le icone, supera i limiti della rappresentazione figurativa per lasciare spazio allemergenza del contenuto: la forma si assolutizza e rinuncia a se stessa nella ricerca della somma verità spirituale.Prendendo a fondamento questa visione estetico-teologica, se pur laica, larte di Malevich si discosta fortemente dalle proiezioni costruttiviste e neoplastiche, che nella ricerca puramente formale e razionale di equilibri geometrici e cromatici arrivano a eliminare il significato, lintenzione espressiva dellopera.Larte per Malevich è invece la porta della conoscenza, lo svelamento dellarchetipo, proprio come la Porta Regale nelle iconostasi. | J. Hillman Politica della bellezza A cura di F. Donfrancesco Moretti & Vitali Editori Ottobre 1999 Una nuova pubblicazione conferma la continua attenzione che la cultura italiana con riconoscenza presta a chi ha saputo rivolgersi ad essa centrando al cuore pulsante della sua tradizione. Un filo conduttore intreccia questa raccolta di saggi: è la percezione visionaria dellAnima mundi che lantica sensibilità del neoplatonismo rinascimentale può ancora donare a chi oggi è capace di farsi persuadere del valore di una controeducazione. La dimensione politica è linevitabile più recente sviluppo di una teoria che recupera, con tutto lampio raggio delle sue profonde implicazioni, lantico senso della parola greca aisthesis. Si tratta di un recupero che Hillman, fedele al percorso che guida tutta la sua produzione, conduce nellacuta comprensione delle attuali necessità terapeutiche: la cura dellAnima per risvegliarsi dai tragici ottundimenti di una troppo comune an-estetizzata modalità di stare al mondo. (d.s.) | |