| Alessandra Pedersoli Giovanni VIII Paleologo: un imperatore e il suo ritratto
Giovanni era il figlio primogenito di Manuele II Paleologo e di Elena Draga_: nato il 17 dicembre 1392, era divenuto imperatore alla morte del padre, il 21 luglio 1425, non ancora trentatreenne. Alla sua morte, avvenuta il 31 ottobre 1448, non avendo avuto eredi, gli succederà il fratello Costantino XI, che sarà lultimo imperatore romano dOriente e morirà nella difesa di Costantinopoli, definitivamente in mano turca il 29 maggio 1453 (Djuri, [1989] 1995, 27-28, 124-125). Le circostanze politiche che portarono ai viaggi del Paleologo in Italia sono ben note: sempre più vulnerabile alla pressione turca, limpero romano dOriente, ma soprattutto la sua favolosa capitale, necessitava dellaiuto militare delle potenze occidentali: la cristianità intera era chiamata alla guerra santa contro gli infedeli, e il presupposto per questa crociata unitaria era la riconciliazione della Chiesa cattolica con quella ortodossa. Da parte sua anche lOccidente e soprattutto Venezia, ora appoggiata dal Papa veneziano Eugenio IV Condulmer aveva tutto linteresse a rinsaldare, mediante lunione delle Chiese, le relazioni con Bisanzio, specie nellimminenza della conquista turca. Il 6 luglio 1439 a Firenze dove il concilio si era spostato per unepidemia venne sancita lunione tra le Chiese dOriente e dOccidente, ma lobiettivo politico-teologico, come noto, fallì: solo pochi anni dopo Costantinopoli cadde, provocando unampia eco per tutto lOccidente. Ma il concilio non fu del tutto vano: larrivo dei bizantini rappresentò il primo grande esodo in Occidente degli eruditi greci. Inoltre larrivo del Paleologo a Venezia e nelle corti destò grande impressione e la potenza del profilo imperiale, delle vesti, dei cortei suggestionò gli occhi e le menti degli artisti occidentali avidi di immagini che erano allo stesso tempo romane, orientali ed esotiche. Il soggiorno di Giovanni VIII era stato lungo a sufficienza per permettere a molti di poterlo osservare dal vivo, magari da vicino, durante le processioni, gli spostamenti e i ricevimenti pubblici e privati nelle città conciliari e a Venezia. Infatti, dopo la proclamazione dellunione delle Chiese nel luglio del 1439, limperatore raggiunse la città lagunare solo il 13 di agosto dove soggiornò stavolta ospite presso il monastero di San Giorgio, come in occasione del primo viaggio fino al 19 ottobre (Zorzi 1996, 201). Sicuramente durante gli oltre venti mesi del suo soggiorno nelle corti italiane il profilo e la foggia delle vesti del sovrano furono oggetto di attenta curiosità. La fortuna in Oriente dellimmagine del sovrano non è paragonabile a quella in Occidente: i rigidi canoni estetici bizantini e la ieraticità tipica delle figure offrono unimmagine quasi congelata del Basileus Rhomaion; un esempio si trova nel particolare del sakkos del metropolita Fozio, conservato al Cremlino, che risale alla prima metà del XV secolo La tradizione delle fogge e dei colori delle vesti imperiali come pure del cerimoniale , che da spunti simbolico-liturgici romani si era evoluta in sfarzo e complessità per oltre un millennio, era stata da tempo raccolta e sistematizzata nel Libro delle cerimonie da Costantino Porfirogenito. Costantino VII, che scrisse questa sorta di "manuale" del X secolo per il figlio, dedica un intero capitolo a come si dovevano abbigliare i sovrani in occasione di feste e cortei. E da questa preziosa testimonianza che si ricavano con esattezza i colori degli indumenti precettati: naturalmente il rosso, il bianco, il blu e loro (Vogt 1967, 175-179). Come vedremo, nella diffusione della sua immagine in Occidente, si registrerà luso quasi esclusivo proprio di questi quattro colori associati soprattutto alla veste, alle calzature e al copricapo, lo skiadion, che godrà di enorme fortuna. Limmagine ufficiale più famosa del penultimo imperatore bizantino si deve a Pisanello: si tratta della famosa medaglia realizzata dallartista proprio in occasione del concilio di Ferrara-Firenze del 1438-39. Fu proprio durante la visita dellimperatore a Ferrara che il più acclamato artista del tempo ebbe modo di vedere il sovrano e potè così ritrarlo in una serie di schizzi: disegni preparatori per la medaglia, ma, non è da escludere, forse anche per un dipinto (Olivato 1992). Anche se la critica oggi non considera la medaglia di Giovanni VIII la prima del Rinascimento (Syson 1994, 474), potrebbe valere al contrario losservazione che la tipologia scelta dallimperatore non si confà a quella in uso nella coeva tradizione bizantina, bensì a quella che si riallaccia alla tradizione imperiale romana dei primi "Cesari", riportata in auge già dallUmanesimo e testimoniata dal medagliere estense. La tipologia ritrattistica della medaglia celebrativa, invenzione rinascimentale, godeva di enorme fortuna presso le corti: era un ottimo strumento di propaganda, proprio perché consentiva una rapida e immediata diffusione del profilo della persona effigiata. La medaglia, oggi nota in numerosi esemplari (Firenze, Venezia, Londra, Parigi, ecc.; cfr. Hill [1930] 1984, 19-20), venne commissionata a Pisanello con ogni probabilità dallo stesso imperatore (Olivato 1992, 206-207); datata 1438-1439, ad esempio lesemplare conservato al Museo Nazionale del Bargello a Firenze, di bronzo, dal diametro di 102 mm, ha un peso di 121 gr (Pollard 1984, I, 29). Sul recto Lungo il diametro della medaglia, a contorno delleffigie del sovrano, corre una scritta greca: IWANNHSÚBASILEUSÚKAIÚAUTOKRATWRÚRWMAIWNÚOÚPALAIOLOGOS+ (Giovanni re e imperatore dei romani, Paleologo). Nel verso Al Louvre sono conservati alcuni disegni attribuiti a Pisanello, rintracciati dalla critica come schizzi preparatori della medaglia. Il primo Grazie allampia circolazione della medaglia celebrativa, limmagine del Basileus Rhomaion resta impressa nellimmaginario degli artisti rinascimentali, ma non solo; anche nelle cosiddette "arti minori" si ravvisa uneco immediata. In una collezione privata veneziana è infatti conservata una ceramica ferrarese datata alla metà del XV secolo, che ritrae una figura maschile di profilo del tutto simile al sovrano bizantino. Il piatto La prima ripresa quasi "filologica" del profilo della medaglia si trova invece a Verona: si tratta di un tondo della decorazione della cappella di San Gerolamo nella chiesa di Santa Maria della Scala, opera di Giovanni Badile Si deve al Filarete la trasposizione in scultura del profilo del sovrano in un busto Nei casi finora analizzati (con la sola eccezione della ceramica che, anche se in occasioni ufficiali e cerimoniali, attesta un uso parzialmente decontestualizzato dellimmagine ormai alla moda), leffigie del sovrano è indissolubilmente legata alla figura storica di Giovanni VIII. Ma la fortuna del suo caratteristico profilo dora in poi migrerà, prestando di volta in volta le sue fattezze ai personaggi più disparati, personaggi che vedremo però in qualche modo tutti legarsi agli ambiti semantici del potere, dellOriente, della romanità. Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, il fascino esercitato dallo sfarzo e dagli esotici costumi del corteo imperiale, e in modo particolare dello stesso imperatore, non lasciò indifferenti gli artisti rinascimentali, primo fra tutti Piero della Francesca. Nella sua opera aretina più famosa, la Leggenda della vera croce (ciclo di affreschi conservato presso la cappella Bacci in San Francesco, che prende spunto dallomonimo racconto contenuto nella Legenda aurea di Jacopo da Varagine), e in particolare nellepisodio della Vittoria di Costantino su Massenzio Un altro particolare risulta altresì interessante: si tratta degli stendardi che nellaffresco di Piero sono insegna dellesercito di Costantino e di Massenzio, ripresi anche da una copia ad acquerello dellaffresco del 1843, eseguita da Johann Anton Ramboux, ora conservata presso lAccademia di Düsseldorf Si registra quindi un passaggio degli attributi da Costantino I, attraverso Giovanni VIII, fino a Costantino XI, lultimo dei Paleologi, caduto proprio nella più importante e drammatica battaglia, quella definitiva, nel segno della croce, contro gli infedeli. Da qui in poi un altro degli "usi" che verranno fatti del profilo pisanelliano sarà per segnalare la massima autorità politica quella imperiale e anche la stessa discendenza paleologa, come testimonia il rilievo della tomba di Pio II, eseguito da un seguace di Andrea Bregno attorno al 1470, conservato nella chiesa romana di SantAndrea della Valle, che ritrae Tommaso Palologo (despota di Morea, fratello minore di Giovanni VIII e Costantino XI) in occasione del suo arrivo a Roma nel 1461 (Pertusi 1994, 31). Un altro esempio in cui Giovanni VIII si troverà invece a prestare il suo profilo ancora a un imperatore romano si ha a Roma, in Vaticano, e precisamente negli appartamenti Borgia, dove Pinturicchio dipinse negli anni 1492-94 la Disputa di Santa Caterina dAlessandria Un ulteriore passaggio di significato avviene ancora in Piero della Francesca. Una forte somiglianza col profilo della medaglia già segnalata dalla critica si trova in unaltra famosissima opera, la Flagellazione, datata attorno al 1459-1460, oggi conservata presso la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. Si tratta del misterioso personaggio maschile ritratto al margine sinistro dellimmagine, in prossimità degli aguzzini che, proprio davanti ai suoi occhi stanno fustigando Cristo legato a una colonna di marmo, sormontata da una statua dorata La diffusione delliconografia del Paleologo come Pilato ebbe un immediato riflesso in unopera di Biagio dAntonio, datata 1469, ora conservata a Philadelphia presso la collezione John G. Johnson ; si tratta di quattro scomparti di una predella lignea raffiguranti quattro momenti della Passione di Cristo: lUltima cena, la Cattura, la Condanna e la Salita al Calvario. Nel penultimo degli episodi si riconosce chiaramente la figura di Pilato al margine destro, ritratto nellatto di lavarsi le mani Un ulteriore livello interpretativo della traslazione del profilo del Paleologo è emerso dallanalisi di un ciclo di affreschi conservato nella chiesa conventuale dellAnnunciata di Piancogno ancora in Valcamonica. Nella parete divisoria che separa la navata dal presbiterio trovano spazio le Storie della vita di Cristo, datate 1479, che occupano lintero tramezzo La figura che qui si avvicina di più alla tipologia del sovrano imperiale diffusa a partire da Pisanello non è quella di Pilato, bensì di Erode Da tenere in considerazione nella lettura degli affreschi di Piancogno la formazione del committente il beato Amedeo Mendez da Silva per il quale è stato di recente ipotizzata unascendenza ebraica (Ferri Piccaluga 1990, 110). Nelle fonti Erode, che era addirittura di madre araba, non era propriamente giudeo: la stirpe alla quale apparteneva gli idumei o edomiti non faceva parte della comunità cultuale giudaica, e pertanto ricevette uneducazione ellenistica e, divenuto re, cercò di farsi accettare come ebreo anche se il popolo lo considerò sempre come uno straniero (Bocian [1989] 1997, 130-31). In un ciclo dalla committenza teologica così rilevante, limmagine di Erode come sovrano orientale secondo liconografia ebraica, potrebbe essere quindi del tutto giustificata. E interessante sottolineare come laccezione originale il sovrano orientale non vada del tutto perduta, anche quando si perde memoria del portatore fisico in Occidente di questo stesso messaggio, Giovanni VIII Paleologo. Se la memoria del "vero" Paleologo si conserva solo per un breve periodo, limmagine ha una persistenza più duratura come maschera convenzionale di altri ritratti. Una ricerca iconografica mi ha così condotto a collezionare una serie numerosa di dipinti, miniature e incisioni, raccolte in una "Galleria del Paleologo" La fortuna dellimmagine sembra esaurirsi attorno alla fine del XV e gli inizi del XVI secolo: oltre questa data, sulla base dei dati raccolti, si può affermare che il profilo del Paleologo ormai slegato dal personaggio stesso scompaia progressivamente. Le ultime tappe del peregrinare dellimmagine giungono, per dare programmatico significato, a unapplicazione paradossale: a Norimberga, nellultimo decennio del Quattrocento, nel Liber Cronicarum compare lormai famoso profilo del dimenticato Giovanni VIII come ritratto del suo grande rivale: il conquistatore di Costantinopoli Maometto II Bibliografia Babelon 1930 Jean Babelon, "Jean Paléologue et Ponce Pilate", in Gazette des beaux-art, n.IV, dic. 1930. Bocian [1989] 1997 Martin Bocian, I personaggi biblici, Milano, [1989] 1997. Cordellier 1996 Dominique Cordellier, Scheda nr.78, Pisanello, Catalogo della mostra, Verona, 1996. Djuri [1989] 1995 Ivan Djuri, Il crepuscolo di Bisanzio. I tempi di Giovanni VIII Paleologo, Roma, [1989] 1995. Ferri Piccaluga 1990 Gabriella Ferri Piccaluga, Le "dispute" teologiche nelliconografia devozionale di Raffaello, in "Raffaello e lEuropa", Roma 1990. Franco 1996 Tiziana Franco, Scheda nr.21, in AA.VV., Pisanello. Una poetica dellinatteso, a cura di Lionello Puppi, Milano, 1996. Gentili 1996 Augusto Gentili, Le storie di Carpaccio. Venezia, i turchi, gli ebrei, Venezia, 1996. Hill [1930] 1984 G.F. Hill, A corpus of Italian Medals of the Renaissance before Cellini, Cambridge, [1930] 1984. Olivato 1992 Loredana Olivato, La principessa di Trebisonda. Per un ritratto di Pisanello, in AA.VV., Ferrara e il concilio, atti del convegno di studi nel 550° anniversario del concilio dellunione delle due Chiese dOriente e dOccidente, Ferrara 23-24 novembre 1989, Ferrara, 1992. Pertusi 1994 Chiara Pertusi, La Flagellazione di Piero della Francesca e le fonti letterarie sulla caduta di Costantinopoli, Bologna, 1994. Piltz 1994 Elisabeth Piltz, Le costume officiel des dignitaires byzantins à lépoque Paléologue, Uppsala 1994. Pollard 1984 John Graham Pollard, Medaglie italiane del rinascimento nel Museo Nazionale del Bargello, Firenze, 1984. Rugolo 1996 Ruggero Rugolo, Medaglia di Giovanni VIII Paleologo, in AA. VV., Pisanello. Una poetica dellinatteso, a cura di Lionello Puppi, Milano, 1996. Syson 1994 Luke Syson, Alberti e la ritrattistica, in Leon Battista Alberti, catalogo della mostra (Mantova 1994), a c. di J. Rykwert A. Engel, Milano, 1994. Vogt 1967 Constantin Porphirogénète, Le livre des cérémonies, a c. di Albert Vogt, Paris, 1967. Warburg [1932] 1966 Aby Warburg, La rinascita del paganesimo antico, Firenze, [1932] 1966. Weiss 1966 Roberto Weiss, Pisanellos Medallion of the emperor John VIII Palaeologus, London, 1966. Zorzi 1996 Marino Zorzi, Bessarione e Venezia, in: AA.VV., Bessarione e lUmanesimo, Venezia, 1996.
|