George Wither, autore inglese poco conosciuto e studiato, attivo nella prima metà del XVII secolo, pubblicò testi di vario genere, da poesie pastorali, a inni biblici, dalla satira didattico moraleggiante alla prosastica.

Viene ricordato soprattutto per il suo ruolo di poeta-vate, denominazione derivatagli dal suo forte attivismo politico. Da tutti i suoi scritti, infatti, emergono in modo forte e deciso le sue convinzioni ideologico-politiche: i versi satirici Abuses and Stript del 1613, gli costarono l'incarcerazione, come successe anche a causa della composizione Wither's motto: nec habeo, nec careo, nec curo del 1621.

Contrario a qualsiasi forma di idolatria, fortemente puritano, sferzò con pesanti critiche sociali e morali quelli che ai suoi occhi erano i ranghi sociali più dissoluti e corrotti. Anticlericale ad oltranza e fermamente contrario a un ruolo ‘politico’ della Chiesa, riteneva il clero corrotto e responsabile dell'enorme disparità di agiatezza delle varie stratificazioni sociali.

Si delinea così una figura decisamente peculiare, un poeta che sperimentò varie tipologie letterarie pur mantenendosi coerente nel suo voler esprimere, con toni enfatici e a volte quasi profetici, sentenze moraleggianti nei confronti della società in cui viveva.

Le incisioni della Collection di Wither sono tratte da una raccolta di emblemi di Gabriel Rollehagen, incisore nordico vissuto a cavallo fra XVI e XVII secolo, il quale, a sua volta, aveva tratto tali raffigurazioni da incisioni su rame provenienti dalla bottega dei van de Passe, famiglia di abili incisori olandesi, suoi contemporanei.

Lo studio di tali emblemi si pone come interessante spunto per un'analisi iconografica. Le immagini presentate in tale rassegna sono attinte, per la maggior parte, dal repertorio della tradizione classica ma vengono riutilizzate funzionalmente al contesto complessivo della Collection e alle intenzioni dell'autore.