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| La lettura della medaglia di Isabella dEste è a tuttoggi un enigma di difficile soluzione. Eppure questo manufatto, per la personalità della committente, la finezza della fattura, lesplicita funzione emblematico-rappresentativa, possiede tutti i requisiti per essere unopera simbolo del Rinascimento. Sul recto della medaglia compare un busto di profilo: la giovane donna con una collana di perle al collo e i capelli raccolti a coda di cavallo dietro la nuca e ricadenti in ciocche ai lati del viso. Ai limiti del campo corre la scritta ISABELLA ESTEN MARCH MAN (in alcuni esemplari MA, o MANT). Sul verso una figura femminile stante, alata, volta a sinistra, tiene nella mano destra un bastone e un palmizio nella sinistra: davanti a lei si erge un serpente. Sopra la sua testa si libra un Sagittario, volto a destra, con larco teso e la freccia incoccata; sopra il suo dorso brilla una grande stella a otto punte. Intorno alle figure corre il motto BENEM ERENTIUM ERGO (in alcuni esemplari BENEMOERENTIUM). Riguardo allopera lindagine critica ha acquisito alcune certezze ricavate da dati documentari e di archivio: - venne fusa nel 1498, quando Isabella era Marchesa di Mantova già dal 1490 (anno delle nozze con Francesco II Gonzaga); - lartista a cui fu affidata lesecuzione dellopera è Giancristoforo Romano, scelto dalla Marchesa dopo ponderata selezione; - il motto è opera di Niccolò da Correggio, e anchesso fu scelto personalmente da Isabella che intervenne con particolare severità sulle proposte avanzate dallerudito; - la prima fusione (1498) reca un errore nelliscrizione del motto sul verso - una seconda versione venne messa in opera nel 1505 per fare fronte alla richiesta di altri esemplari da parte della committente. In questa versione vennero leggermente ritoccati: sul recto liscrizione con la titolatura Lesistenza di una seconda versione, per di più così accuratamente ritoccata sin nei minimi particolari (e addirittura rifinita con piccole correzioni sui dettagli eseguite probabilmente sui pezzi già fusi), testimonia del valore che la committente attribuiva alla medaglia e della sua intenzionale funzione celebrativa e rappresentativa. Tra le molte imprese della Marchesa, la medaglia è limmagine a cui Isabella si affida per rappresentarsi miticamente e simbolicamente. Per molto tempo questopera, con il ritratto e limpresa, fu il dono preferito per omaggiare nobili, parenti e amici: venne distribuita alle corti di Napoli e di Urbino e ai molti letterati amici della marchesa (il Tebaldeo, Giacomo Filippo Faella, Bernardo Accoliti). Della versione 1505 venne realizzato un esemplare prezioso, fuso in oro e montato in una ricca incastonatura con pietre preziose: lesemplare (ora al Kunsthistorisches Museum di Vienna, Fin dalla fine del secolo scorso numerosi studiosi si sono impegnati nella lettura della medaglia, concentrandosi in particolare nella decrittazione del verso: le due principali figure, quella femminile alata e il centauro sovrastante, presentavano grossi problemi di identificazione sia considerate singolarmente sia, soprattutto, nel loro insieme. La figura femminile stante è stata variamente interpretata come Vittoria, Astrologia, Salus, Virgo e Minerva. Lunica di queste identificazioni che ha un qualche fondamento nelliconografia e nella testimonianza dei documenti del tempo, è quella di Vittoria: questa definizione si trova infatti già nellInventario Stivini compilato a soli tre anni dalla morte di Isabella. Nel centauro con la stella la critica ha sempre concordemente riconosciuto un segno zodiacale, semantizzato come tale proprio dalla stella. Controverso, se non irresolubile, è stato il tentativo di trovare un collegamento tra il segno del Sagittario e le vicende biografiche di Isabella. Nessun importante evento della vita della Marchesa (nascita, matrimonio, parti, imprese militari del marito Francesco) si verificò nel periodo assegnato al Sagittario. Nel tentativo di trovare una spiegazione per la presenza di questo simbolo astrale alcuni studiosi si sono aggrappati alle ipotesi più disparate (e più infondate per la scienza astrologica), proponendo persino la data dellipotetico concepimento di Isabella che sarebbe avvenuto sotto il segno del Sagittario. Ulteriori difficoltà si sono poi presentate nel tentativo di trovare un nesso con la figura della Vittoria alata e un collegamento delle immagini con il motto. Nel ginepraio delle più astruse interpretazioni, recentemente si è arrivati ad affermare che non si tratterebbe altro che di un insieme insensato di simboli, non collegabili fra loro né con il motto circostante, una combinazione di cui la committente non sarebbe neppure stata troppo soddisfatta. Insostenibile minimalismo, smentito inoppugnabilmente dallimpegno che Isabella dedicò allesecuzione della sua medaglia di rappresentanza e alla diffusione delle sue varie emissioni, e dalla stessa cura con la quale, fino alla morte (1539), la custodì nella Grotta fra i suoi mirabilia. Tutti i dati documentari e archivistici relativi alla medaglia di Isabella e ogni altro elemento che potesse essere utile per la soluzione dellenigma del verso, sono stati oggetto di un lavoro di spoglio e di ricerca allinterno del Seminario di Tradizione classica e Iconologia dellUniversità Ca Foscari di Venezia, dal 1996 al 1999: questo studio presenta i risultati positivi di tale indagine e propone una lettura articolata e completa della simbologia della medaglia. Lelemento dal quale ha preso avvio liter della nostra ricerca è stato il confronto fra la figura alata sul verso della medaglia e una moneta imperiale romana pubblicata nel 1991 nel catalogo della mostra Le Muse e il Principe: si tratta di un denario argenteo, datato al 47 d.C, che faceva parte della vasta collezione di monete antiche della casa dEste (ora nel Medagliere Estense del Museo di Modena), e che quindi Isabella e gli eruditi della sua corte certamente conoscevano La moneta reca: sul recto la testa laureata di Claudio, attorniata dalla scritta TI.CLAUD.CAESAR.AUG.P.M.TR.P.VI.IMP.XI; sul verso una figura femminile alata che avanza verso destra, puntando un caduceo su un serpente che le si erge davanti. Intorno corre la scritta PACI AUGUSTAE. Liconografia della figura alata è quella convenzionale di Nemesi, la dea del ristabilimento della giustizia La figura alata sulla medaglia di Isabella è dunque una riproduzione dellimmagine impressa sul verso della moneta di Claudio: quindi è una Nemesi. La Nemesi di Isabella, esattamente sovrapponibile a quella di Claudio, differisce dal modello in prima evidenza per linversione speculare: il che, anziché essere un dato negativo che smentirebbe il nesso tra la moneta romana e la medaglia, pare una forte e certa conferma della presenza di un veicolo di trasmissione dal modello alla riproduzione, identificabile in un calco o in un sigillo; oggetto più facilmente trasportabile dalla corte di Ferrara a quella di Mantova, ché la medaglia romana non era distraibile dalla collezione completa dei Cesari estensi. Minime sono le varianti rispetto alla convenzione iconografica antica: questa inesorabile Giustizia tiene con la mano destra unasta, anziché il caduceo, e con la sinistra un palmizio, segno inequivoco di trionfo. I dettagli di differenza saranno da considerare ritocchi eseguiti da Gian Cristoforo Romano nella creazione, a partire dal modello sul calco, della matrice in cera necessaria per la fusione. La ripresa di Isabella di questa figura, il cui modello stava nel medagliere di casa, è senza dubbio consapevole e significativa. Non avevano del tutto torto i contemporanei (Inventario Stivini) a definirla una Vittoria, ma si tratta di una vittoria tutta particolare: non Nike, ma Nemesi, Nemesis Victrix. Il ristabilimento della giustizia offesa o tradita - la vittoria della Giustizia-Nemesi - è salvifico, come mostra la presenza simbolica del serpente, ed è sigillo anche per Isabella della pax augusta. Unulteriore conferma della derivazione della medaglia isabelliana dal denario di Claudio si trova anche sul recto: lacconciatura di Isabella - due trecce sottili che partono dalle tempie e raccolgono i capelli annodandosi sulla nuca, lasciando pendere ai lati del viso due ciocche sciolte - è molto particolare e non è riconducibile a nessuna moda in voga al tempo. Pare piuttosto una ripresa, quasi una citazione tradotta in pettinatura, della corona dalloro con nastri sciolti tipica dei ritratti imperiali romani: la medesima acconciatura orna il capo di Claudio sul recto della moneta che abbiamo individuato come modello. Identificata la figura alata in Nemesi vittoriosa, è da interpretare la presenza del Sagittario con stella sovrastante. Come si è detto, tutte le ipotesi finora avanzate hanno letto nel Sagittario un segno zodiacale, variamente interpretato. Venturi nel 1888 notava che Il Sagittario [...] nel simbolismo astrologico di quellepoca significava il potere. E di un simbolo di potere, infatti si tratta. Per interpretare questo segno è stato preso in considerazione un dato ricavabile da un documento notissimo ma mai utilizzato in modo puntuale per tutti gli elementi che può fornire allinterpretazione. Il codice L 5.16. (ITAL. 720) conservato nella Biblioteca Estense di Modena, datato tra il 1474 e il 1479, contiene una Genalogia dei principi dEste. Alla c. 3v. si trovano una serie di tondi miniati: al centro, su fondo oro, i ritratti dei duchi di Ferrara Ercole I e Eleonora dAragona, e intorno sette tondi, di cui soltanto tre riempiti dalle miniature, con i ritratti, su fondo blu, di Lorenzo, Lucrezia, Isabella e (mancanti) Beatrice, Alfonso, Ferrante, Ippolito. Sotto a ogni tondo sono annotati alcuni dati anagrafici dei principi Al momento della nascita di Isabella dEste il locus ascendentis cadeva nel segno del Sagittario, e più precisamente al 27° grado. Il pianeta Giove sarebbe sorto da lì a pochissimi minuti trovandosi così congiunto al locus ascendentis. Sotto il profilo astrologico questa posizione del pianeta è estremamente forte: infatti Giove, il dio e il pianeta del potere e dellautorità, sotto la cui tutela ogni principe si augura di agire, è il signore del Sagittario. Dal tema natale di Isabella ricaviamo che Giove nasceva con lei ed era congiunto al Sagittario, suo dominio. Tale situazione celeste è puntualmente rappresentata sul verso della medaglia di Isabella. Limmagine, dunque, non rappresenta un segno zodiacale in senso stretto ma la congiunzione astrale fra un pianeta e il grado di un segno: nel caso specifico il pianeta è Giove e la costellazione è quella del Sagittario. Esaminando più accuratamente limmagine sulla medaglia si nota che lastro rappresentato non è genericamente una stella ma propriamente un pianeta, rappresentato secondo la convenzione del tempo come asterisco a otto punte. Giove e Sagittario: il pianeta della regalità e dellauctoritas e il suo dominio, il segno del potere. Il simbolo sulla medaglia di Isabella è ora chiaro: non genericamente un segno astrologico, ma la posizione astrale felicissima di Giove, il pianeta che le conferisce autorità e potere, nel momento preciso della nascita. Rappresentando simbolicamente il suo tema natale limpresa celebra il potere personale di Isabella: come è evidente dalliscrizione della titolatura sul recto, a differenza di altre donne del Rinascimento (ad esempio dellamata cognata Elisabetta, che sulla propria medaglia si titola FELTRIA, in quanto sposa un Montefeltro La figura del Sagittario affiancato, o meglio dominato, dal pianeta Giove, al pari di quella della Nemesi, è mutuata direttamente dalla monetazione imperiale romana. Una moneta raffigurante Giove e il Sagittario fa parte di una serie di dodici tondelli emessi da Antonino il Pio, che portano sul recto leffigie del princeps e sul verso ciascuno un segno zodiacale con il rispettivo pianeta reggente, simboleggiato dal profilo della divinità, riconoscibile dagli attributi Il risultato della nostra indagine trova conforto e conferma indiretta della validità degli strumenti metodologici impiegati, in uno studio svolto indipendemente dal nostro. Luke Syson (1997) ha recentemente pubblicato un articolo sulla medaglia isabelliana in cui percorre il nostro stesso iter di ricerca, cercando i modelli della medaglia nelle monete imperiali romane: anche Syson identifica nella serie zodiacale delle monete di Antonino il Pio il modello per la figura del Sagittario e arriva anche a considerare il denario di Claudio come possibile modello per la figura femminile alata. La figura di Nemesi, identificata erroneamente da Syson ancora come vittoria o come pace (sulla base di una superficiale lettura delliscrizione antica) viene scartata per ragioni estrinseche: per altro Syson mostra di non conoscere il dato fondamentale della presenza del denario di Claudio nel medagliere estense e quindi della sua agevole accessibilità per la Marchesa di Mantova. Nel medesimo articolo si tenta uninterpretazione del segno astrologico che approda a risultati simili ai nostri, ma senza presentare alcun elemento probante e in particolare senza considerare la preziosa notizia sui dati natali di Isabella che si ricava dalla Genealogia del codice estense di Modena. Unosservazione di Syson degna di nota riguarda le dimensioni: viene sottolineato come la misura estremamente ridotta del diametro della medaglia isabelliana - rispetto alle più ampie dimensioni tipiche delle medaglie rinascimentali - sia un preciso richiamo alle monete imperiali. Questo dato, daltra parte, a nostro avviso non è altro che unulteriore conferma della derivazione della medaglia rinascimentale dallesemplare di Claudio. Isabella, per altro, montando il suo personale esemplare in oro in un largo castone a fascia, forse intendeva dare maggiore visibilità alloggetto, ovviando così anche allo scarto tra le dimensioni della sua medaglia e le misure delle altre medaglie in uso allepoca. Va indagato ora il collegamento delle figure con il motto: intorno alle figure di Nemesi vittoriosa sovrastata da Giove e Sagittario corre liscrizione BENEMERENTIUM ERGO. Niccolò da Correggio, che era stato incaricato da Isabella di trovare un motto per la sua impresa, in una lettera propone alla Signora tre motti diversi per la stessa medaglia: BENEMERENTIUM ERGO, NATURAE OFFICIUM, GRATITUDINIS STUDIO. Evidentemente la figura a cui andava accoppiato il motto era già stata approntata. Isabella scelse la prima delle tre proposte, ma tutti e tre i motti, alla luce di quanto siamo andati esponendo, devono avere analogo significato: la riconoscenza calorosa (studiosa, parafrasando il terzo motto proposto) verso la natura (il cui impegno è celebrato nel secondo), o meglio verso gli astri. Il significato del primo, che verrà prescelto e adottato, andrà spiegato infatti nel senso: Grazie agli astri benevoli, a cui va il merito del mio successo. A questo punto sarà opportuno seguire le raccomandazioni metodologiche dellAbate Piccinelli che nel repertorio del suo Mondo Simbolico (1699), afferma che limpresa acquista il suo preciso significato dalla lettura combinata del corpo e dellanima, ovvero delle figure e parole: delle immagini e del motto. Isabella riprende dal medagliere imperiale dei Cesari unimmagine potente: la Nemesi non solo vendicativa, ma pacificatrice, del denario di Claudio. E la ripresa diretta della figura e del suo significato dalla moneta imperiale è unimportante e certa conferma dellipotesi che le monete antiche costituivano il primo repertorio iconografico a disposizione degli artisti a cui venivano commissionate le medaglie dei nuovi principi. Isabella rappresenta se stessa in veste di Nemesi (si noti la somiglianza della pettinatura del ritratto con quella del daimon sul verso), e così, per figura, simboleggia la sua virtù e la sua ambizione: nata insieme alla stella del potere, sarà lei Nemesi che provvederà a saeclum renovare. Lei stessa, che - come ricorda Giovio in diversi tempi della vita sua hebbe varji affronti di fortuna, sarà una Giustizia inesorabile, pronta a riconvertirsi in Vendetta contro chi ostacola i suoi disegni. Nemesi dunque, tremenda, inesorabile (anche vendicativa) Giustizia; ma anche Nemesi salvifica (il serpente) come quella della medaglia romana da cui trae ispirazione; Nemesi vittoriosa, come quella del modello antico, alata come una Nike; Nemesi con il palmizio e lasta (al posto del caduceo), attributi anche della divina Astrea, il nome luminoso di Nemesi nelletà delloro, prima che essa fuggisse in cielo e la terra piombasse nella desolazione. Ma ora - dice la figura di Isabella - la riconversione è possibile: Nemesi, nella rinnovata età delloro, può tornare a essere la vergine Astrea e a riportare nel mondo felicità, pace e giustizia. Anche perché sulla ristabilita Giustizia brilla la luce potente di Giove e del suo segno: e agli astri si deve gratitudine per questo augurato trionfo *Di questo saggio esiste uneditio maior che è possibile avere su richiesta scrivendo a engramma@unive.it e indicando nome cognome e indirizzo e-mail del richiedente. |
| Bibliografia 1542 Odoardo Stivini, Inventario delle robbe che si sono ritrovate nellarmario de meggio che è nella Grotta di Madamma in Corte Vecchia, Mantova; ora in Archivio di Stato di Mantova, Archivio Notarile, Estensioni Notarili, K-10 (edizione in fac-simile, Modena 1995) 1836 Chabouillet apud A. Venturi, Giancristoforo Romano, in Archivio Storico dellArte, I 1845 C. DArco, Notizie di Isabella Estense moglie a Francesco Gonzaga. Aggiuntivi molti documenti inediti che si riferiscono alla stessa Signora, allistoria di Mantova, ed a quella generale dItalia, in Archivio Storico Italiano, tomo II, Appendice 1888 A. Venturi, Giancristoforo Romano, in Archivio Storico dellArte, I 1891 F. Gabotto, Bartolomeo Manfredi e lAstrologia alla corte di Mantova, Torino 1893 A. Luzio-Renier, Mantova e Urbino. Isabella dEste ed Elisabetta Gonzaga nelle relazioni famigliari, Torino-Roma 1900 A. Luzio-Renier, La coltura e le relazione letterarie dIsabella dEste Gonzaga, in Giornale storico della letteratura Italiana, XXV 1921 A. Magnaguti, Le medaglie mantovane, Mantova 1930 G. F. Hill, A Corpus of Italian Medals of the Renaissance before Cellini, London 1957-1965 A. Magnaguti, Ex Nummis Historia, VII-IX, Roma 1973 C. M. Brown, Gleanings from the Gonzaga Documents in Mantua Gian Cristoforo Romano e Andrea Mantegna, in Comunicazioni dellIstituto di Storia dellArte di Firenze 1975 S. Beguin, Le studiolo dIsabelle dEste, Les dossiers du département des peintures, catalogo della mostra, Paris 1981 J. T. Martinau, Isabella dEste, the Insatiabile Collector, in Splendours of Gonzaga, catalogo della mostra, London 1987 G. Boccolari, Le medaglie di casa dEste, Modena A. S. Norris, Gian Cristoforo Romano: the Courtier as a Medalist, in Italian Medals, Studies in History of Art, XXI, Baltimore AA.VV., La Sezione Gonzaghesca. Monete, medaglie, pesi e misure mantovane nelletà dei Gonzaga, catalogo della mostra, Mantova 1991 A. Mottola Molfino, M. Natale, Le Muse e il Principe. Arte di Corte nel Rinascimento Padano, catalogo della mostra (Milano 1991), Modena P. Chevez Gobio Casali, I salottini di Isabella ed un pizzico di astrologia, in Per Mantova una vita. Studi in memoria di Rita Castagna, Mantova 1992 Medaglisti delletà del Mantegna e il Trionfo di Cesare, catalogo della mostra (Mantova 1992), a cura di G. Giovannoni, P. Giovetti, Mantova 1994 S. Ferino-Pagden, La prima donna del mondo. Isabella dEste Fürstin und Mäzenatin der Renaissance, catalogo della mostra (Wien 13 febbraio - 29 maggio 1994), Wien 1995 G. Pollard, Le medaglie dei Gonzaga in I Gonzaga. Moneta Arte Storia, catalogo della mostra (Mantova 1995), a cura di S. Balbi de Caro, Milano M. Rossi, Le medaglie dei Gonzaga. Catologo, in I Gonzaga. Moneta Arte Storia, catalogo della mostra (Mantova 1995), a cura di S. Balbi de Caro, Milano K. Schulz, La medaglia di Isabella dEste, in I Gonzaga. Moneta Arte Storia, catalogo della mostra (Mantova 1995), a cura di S. Balbi de Caro, Milano 1997 L. Syson, Reading Faces. Gian Cristoforo Romanos Medal of Isabella dEste, in La corte di Mantova nelletà di Andrea Mantegna: 1450-1550, ed. by C. Mozzarelli, R. Oresko, L. Ventura, London 1999 F. Viatte, Léonard de Vinci, Isabelle dEste, Paris |