DODICI TIPOLOGIE ICONICHE Le sigle preposte sono funzionali ai riferimenti che si faranno in sede di analisi comparativa con la produzione occidentale. I provvedimenti assunti nei confronti delle immagini in occasione della Proclamazione dellOrtodossia stabilirono che larte bizantina, in quanto espressione di misteri della fede e dei dogmi eterni, avrebbe dovuto sfuggire alla moda e al gusto del tempo, esprimendosi in forme stabili volte a rappresentare i misteri della fede o a raccontare la Passione del Salvatore. Il tema dellIncarnazione, della maternità miracolosa della Vergine Maria e del futuro funesto che attendeva il Figlio di Dio, trovò forma in una serie di tipi iconografici raffiguranti la Madonna col Bambino (GHARIB 1987, 49). In qualità di prototipi ad ognuno di essi fu attribuito un nome, che fosse garante di autenticità. Nonostante la loro unicità di matrici, risulta comunque possibile suddividerli per gruppi tipologici (SENDLER [1992] 1995, 77). Un primo insieme è rappresentato dalle immagini che ritraggono la Vergine come Theotókos: la Maestà (a. Basilessa) , che celebra la Vergine come regina della corte celeste in quanto Madre di Dio e la Vergine del Segno (b. Blachernitissa) che porta entro un clipeo sospeso allaltezza del ventre leffigie del Bambino come Segno tangibile della sua gravidanza divina. I Padri della Chiesa ortodossa, quindi, specificarono il dogma dellIncarnazione recuperando e completando alcuni soggetti già esistenti in età pre-iconoclasta, quali quello della Madonna in trono o in posa di Orante. Per la loro eloquenza morfologica rispetto a tale mistero queste due icone mariane si distinsero allinterno del corpus come tipi teologici. Si accompagnano a queste due immagini altre tre icone, ufficialmente accettate in qualità di varianti delle precedenti: la Madonna come Stante (a.1 Kyriotissa) che, in piedi, sostiene leffigie del Bimbo allaltezza del ventre, ma senza lausilio di un clipeo; la Vincitrice (a.2 Nicopeia) , variante a mezzobusto della Kyriotissa; lAllungata (b.1 Platytera) , versione a braccia estese della Blachernitissa. Lidea della Passione del Cristo fattosi uomo si esplica invece in un secondo gruppo la cui nascita sarebbe riconducibile alla leggendaria attribuzione di tre ritratti mariani autentici allopera pittorica dellevangelista San Luca. La Madonna Guida (c. Odighitria) è contraddistinta per il suo gesto particolarmente enfatico con il quale metaforicamente mostra al Figlio il suo cammino in una vita che terminerà nella sofferenza sulla croce. A questa icona si associano generalmente due varianti: la Madonna Mirabile (c.1 Periblepta) , nella quale il Bimbo si sposta di profilo lasciando ammirare la Madre e la Vergine dalle Tre Mani (c.2 Tricherousa) , storicamente legata alla vicenda iconoclasta perché avente valore commemorativo nei confronti della vita di un difensore delle immagini, Giovanni Damasceno. Secondo la leggenda egli, dopo avere subito la tremenda amputazione di una mano a causa della sua propaganda iconofila, laveva vista miracolosamente ricrescere e per questo aveva reso grazie alla Vergine affiggendo una mano argentea in qualità di ex-voto ad una icona di Madonna Periblepta. Altro ritratto di origine evangelica è quello della Madonna della Tenerezza (d. Eleousa) : esso si caratterizza per via del suo sguardo compassionevole che la rivela già consapevole del futuro di Passione del Salvatore. Sono legate a questicona le varianti della Madonna del Bacio (d.1 Glykophilousa) , nella quale si enfatizza lintimità della figurazione dando forza allo scambio daffetto tra Madre e Figlio e la Madonna del Gioco (d.2 Pelagotinissa) dove è lumanità del Bambino a rivelarsi in un vivace slancio di vitalità verso la Madre. Rimangono a costituire un terzo gruppo altre due immagini che, per via della loro umanità, ebbero fortuna periferica rispetto al territorio costantinopolitano incontrando il gusto decisamente più occidentale diffuso lungo le coste balcaniche: la Vergine Allattante (e. Galaktotrophousa) , che ritrae una madre più terrena nellatto di nutrire il suo bambino, e la Vergine della Passione (f. Pathousa) , che descrive la coppia decisamente intimorita alla vista degli strumenti della Passione trasportati da due angeli. |