| LA TEORIA DELL'ICONA SECONDO USPENSKIJ La storia della devozione vide in Oriente un uso e un controllo della morfologia delle immagini sacre del tutto particolare. Il motivo dipese da una diversa disposizione danimo della Chiesa orientale rispetto a quella occidentale allaccettazione della presenza di supporti materiali utili allesercizio della fede. Nonostante limmagine abbia sempre costituito per ambedue le autorità religiose un oggetto potenzialmente decifrabile sia nei suoi contenuti, sia nei suoi mezzi espressivi specifici, in Oriente alle figurazioni sacre sarebbe stata riconosciuta una minore qualità mimetica e, in compenso, unulteriore potenzialità metafisica intrinseca, capace di distinguerle da ogni altra forma di ritrattistica prettamente terrena. Lontana da ogni desiderio di mimesis del reale, larte delle icone divenne simbolo grafico, bidimensionale e asciutto, in quanto soggetta a una precisa semantica secondo la quale una scarna gestualità enfatica delle figure si faceva veicolo di un messaggio subliminale. Questi accorgimenti facevano sì che il fedele durante la sua preghiera non posasse la sua attenzione sulla fisionomia ritratta, ma potesse riconoscere in essa solo un diverso strumento grafico attraverso il quale leggere il mistero della divinità. Il sistema di rappresentazione, dunque, si spiega più facilmente secondo parametri linguistici che non prettamente storico artistici: una studiata organizzazione estetica faceva di quella forma grafica apparentemente ingenua un sistema segnico altamente eloquente, la risposta più puntuale al desiderio di avvicinamento a un archetipo non fruibile (USPENSKIJ 1975, 336-367). |