Introduzione alle tavole di Mnemosyne

L’Atlante della Memoria, costituito da una serie di montaggi di immagini, è l’ultimo progetto di Aby Warburg, ma la morte dell’autore ne ha impedito la programmata pubblicazione.

Esistono differenti versioni delle tavole di Mnemosyne, nessuna di esse definitiva: i timori provocati da tale incompiutezza ne hanno fatto un’opera orfana anziché un vero lascito.

Questo è il difficile punto di partenza dei percorsi di analisi qui proposti. L’Atlante chiede di essere letto e interpretato nella convinzione che un’eredità è tale se, nel rispetto delle volontà testamentarie, è goduta e fatta fruttare. Tale consapevolezza si riflette nella nostra scelta dei mezzi telematici come supporto e strumento metodologico: ciò consente di mantenere la mobilità delle immagini, di portare a compimento le tracce suggerite all’interno e all’esterno di Mnemosyne, di conferire al lavoro una forma non fissata ma in evoluzione.

Per accedere all’Atlante è fondamentale riconoscere che, per quanto esso riproponga i soggetti di ricerca dell’intera vita di Warburg, nessuna tavola può essere considerata la traduzione di un saggio scritto. La comunicazione verbale e quella visiva hanno codici e potenzialità diverse: non è possibile riversarle una sull’altra senza perdere o aggiungere qualcosa, e il loro uso indica una precisa scelta di linguaggio.

Come criteri di lettura delle tavole è possibile riconoscere tra le figure (come teorizzato da Salvatore Settis) una certa "aria di famiglia" — temi, posture, ambiti geografici o cultuali — i cui confini tracciano percorsi non lineari. I nessi tra le immagini, infatti, non sono univoci e rispecchiano la complessità dei processi associativi della mente. Lo sviluppo di questi insiemi è politetico: le stesse immagini — o parti di esse — appartengono a classi differenti e le aree si sovrappongono tra loro.

In alcune tavole incipit ed explicit fungono da punti d’orientamento dei possibili tracciati, mentre in altre la struttura compositiva gravita attorno a una o più immagini centrali — non sempre "centrate". In certi casi, inoltre, nelle tavole più complesse questo fulcro di gravitazione si trova proprio tra i poli — visivi e tematici — di apertura e di chiusura.

Compiuto questo processo d’orientamento, ci si accorge che ogni immagine ne attrae altre, già presenti nell’Atlante o in attesa di accedervi. Da ognuna delle tavole, infatti, affiora un altro sistema visivo, una sorta di tavola fantasma che trasmette lo stesso messaggio con un’ottica differente, per esempio un diverso ambito cronologico.

Per le letture qui presentate è sembrato opportuno avvalerci di due tipi di linguaggio: quello visivo e quello verbale.

Cornici, velature e contorni colorati indicano i possibili nessi tematici e formali. Gli elementi contenutistici, stilistici e formali delle opere montate sui pannelli dell’Atlante non possono essere scissi, e spesso — in base alle caratteristiche della tavola e alle specifiche necessità di lettura — sono proposti simultaneamente.

Un titolo breve accompagna ogni tracciato visivo indicandone il senso: i percorsi tematici vengono identificati di volta in volta; quelli formali (Pathosformeln, Statusformeln e gesti eloquenti) — ricorrenti nell’analisi di diverse tavole — si arricchiscono di sottoinsiemi particolari. Laddove opportuno, i percorsi ricalcano o si rifanno a quelli già considerati in analisi precedenti.

Il saggio interpretativo non vuole forzare la tavola al linguaggio verbale, ma proporre, seguendo i tracciati visivi, alcune riflessioni suscitate dalla sua osservazione.

La complessità e la difficoltà di tali elaborazioni vuole essere prova della prepotente eloquenza di un’opera rimasta inascoltata così a lungo.
[k.m.]

Tutte le griglie interpretative, come le proposizioni del Tractatus di Wittgenstein, vengono proposte a un lettore accorto che "infine le riconosce insensate, se è salito per esse — su esse — oltre esse. Egli deve, per così dire, gettare via la scala dopo che v’è salito" (Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 6.54).