| TAVOLA B Un primo colpo docchio alle dieci figure appuntate sulla tavola B dellAtlante permette di focalizzare un evidente elemento comune: il protagonismo e la centralità delluomo nella sua fisicità. In ognuno dei documenti visivi montati sul pannello dalle illustrazioni di manoscritti e libri, ai disegni di due maestri del Rinascimento loggetto della raffigurazione è il corpo umano, come riflesso delle potenze astrali, come modello medico-anatomico, come centro e misura del mondo. Luomo, presentato in tutte le figure nella sua nudità, è immagine ideale dellidentità tra macrocosmo e microcosmo (A). Una complicazione alluniformità della tavola si annuncia, però, in un meccanismo visivo a scatola cinese: le figure dei "corpi proporzionali" disegnati da Leonardo e Dürer (figg. 6-7) sono accerchiati, nel montaggio, da immagini di "uomini zodiacali" (figg. 1-2-3-4-5-8-9-10, tutte riconducibili alla tradizione demonico-astrologica) a loro volta circondati, marcati, costellati dai segni astrologici e planetari. Nelle immagini della tavola il corpo delluomo è la figura-schema posta al centro del sistema cosmico. Ma, leggendo più attentamente il senso della collocazione della figura umana nel cuore della sintassi cosmica, si avverte che lapparente monotonia formale nella serie è smentita da netti scarti di significato: non un unico antropocentrismo ma vari antropocentrismi che rispondono a prospettive teoretiche e filosofiche radicalmente diverse (B). La figura-uomo può essere considerata il centro del sistema cosmico in almeno due versioni di significato: centro in quanto oggetto passivo centripeto (o per meglio dire "centripato") degli influssi celesti, astrali o comunque cosmici (figg. 1-2-3); centro in quanto soggetto attivo, irradiatore centrifugo (per meglio dire "centripoietico") dellordine cosmico (figg. 6-7; C). Nella prima versione dellantropocentrismo, luomo è considerato oggetto di influssi cosmici (B1) che, a seconda della temperie culturale e filosofica, possono essere gli influssi delle potenze angeliche celesti (fig. 1) o gli influssi delle potenze cosmiche (figg. 2-3). In questo senso, nella visione di Ildegarda di Bingen (fig. 1) luomo appare come creatura perfetta, al centro del grande disegno della creazione su cui pare convergere, destinalmente, la potenza della macchina cosmologica, che, in continuità con la teoria aristotelica, appare costruita da Dio come una sorta di mirabile contenitore. La figura-uomo è, allora, il corpo creaturale privilegiato e prediletto che non a caso verrà prescelto anche dal Figlio di Dio per la sua incarnazione: nellillustrazione della visione di Ildegarda emerge anche dal punto di vista iconografico la continuità nella forma umana, che da Adamo conduce alla figura di Cristo. Questo presupposto teorico suggestiona limmagine al punto che la rappresentazione di fig. 1 ci riporta alla tipologia di un Cristo Crocifisso. Lanalogia è giustificata anche dalle fonti teologiche: alcuni testi patristici propongono Cristo come figura di microcosmo e macrocosmo. Il greco Cerino di Gerusalemme (IV sec. d.C.), aveva affermato, con forte suggestione icastica, che le braccia di Cristo sono i limiti del mondo, la figura di Cristo descrive il cosmo da lui creato. Ma il vincolo che rinchiudeva luomo nel cosmo era teoreticamente aristotelico, prima che religiosamente cristiano. E in questo innesto della filosofia scolastica sulla teologia sta il senso della cosmologia medievale. La macchina teoretico-teologica si stringe, perfettamente armoniosa, in una morsa che neutralizza qualsiasi possibilità di "infinito", di non-universum. Nelle figg. 2-3 le miniature del XV sec. con Eracle dominatore del cosmo e Luomo zodiacale dei fratelli Limburg la figura-uomo è oggetto di un altro tipo di influsso: non più le potenze delle sfere celesti, ma le potenze demoniche degli astri chiudono la figura in un cerchio in cui luomo appare nellocchio di una concentrazione di influssi che toccano puntualmente le singole parti del suo corpo. Ancora altre potenze, demonico-astrologiche anziché angeliche, condizionano materialmente il carattere, il temperamento, la salute, lo spirito, lessenza stessa e il destino delluomo (B2). Le immagini, accanto a quella di Ildegarda di Bingen che sembrerebbe apparentabile a Vitruvio e collegabile morfologicamente alla riemersione della figura antica nellhomo quadratus di Leonardo teoreticamente sono agli antipodi rispetto alla concezione classica e poi rinascimentale. Nella speculazione medievale "la terra non solo stava al centro, ma era anche lultimo polo di riferimento di tutti gli influssi cosmici che avvenivano sempre dallalto verso il basso" (Hans Blumemberg). La rottura di questa morsa teoretico-teologica è opera del pensiero rivoluzionario di Niccolò da Cusa, che aprirà la via al nuovo platonismo rinascimentale: se il cosmo è infinito, se anche la terra è stella tra le altre stelle in movimento, se non si dà un centro e non esiste più un orientamento prefissato, il sistema aristotelico-tolemaico, fondato sulla contiguità-continuità delluniverso, si incrina in un punto fondamentale: affermando la discontinuità del cosmo, la sua apertura al multiversum, il metro della conoscenza diventa uno strumento inutilizzabile per la conoscenza di Dio. Se non cè centro cosmologico, luomo può riconoscere in se stesso il centro. Il rango delluomo nel mondo è garantito dal fatto che Dio nella creazione del mondo ha investito tutte le sue facoltà. In questo senso può essere rilanciata la proposizione di Protagora secondo cui "Luomo è misura di tutte le cose che sono per il loro essere, di tutte le cose che non sono per il loro non essere". Nella "versione attiva", rinascimentale, dellantropocentrismo, la figura-Uomo diventa il soggetto irradiante senso sul cosmo (C). Già in fig. 2 luomo era rappresentato in figura di un Ercole potenzialmente vittorioso (ancora in chiave misterico-allegorica) sui demoni che lo accerchiano. Limmagine con Le proporzioni del corpo umano di fig. 6 viene recuperata da Leonardo e richiamata a nuova vitalità e ricchezza di significato rispetto allo schema vitruviano (in quel contesto del tutto funzionale al discorso tecnico sulla proporzione e larmonia). Il cerchio-quadrato è una forma di inquadramento, di geometrica corrispondenza, non più di accerchiamento. Luomo, nella ritrovata pienezza della sua dignitas ontologica conquista unautonomia, anche morfologica, al prezzo della responsabilità attiva di dare misura alle cose: un cosmo non più preordinato si costruisce quasi per armonia di irradiamento dalle misure-base dello schema corporeo umano. Perfetto capovolgimento del determinismo aristotelico, ancora più evidente nello spaccato düreriano (il disegno di fig. 7, libero anche dalla cornice geometrica del cerchio-quadrato) in cui dalle specifiche misure proporzionali delle membra si propagano cerchi concentrici, onde performative delle misure del mondo. Nota Ferruccio Masini, a proposito di Leonardo: La natura [è] concepita non [più] come caotica negazione di ogni forma, bensì come lofficina marmorea in cui si attua e si invera la pienezza della forma medesima. In questo senso lillustrazione antropocentrica è anche disegno anatomico, non realistico ma paradigmatico: La realizzazione della conoscenza è ottenuta mediante lattività del dar forma. Il disegnatore dellillustrazione anatomica non fotografa, ma realizza unastrazione e una costruzione dellessenziale. [Karl Jaspers, Leonardo filosofo] Limmagine dellUomo leonardesco e düreriano (figg. 6-7), figura di una Humanitas che si pone come misura di tutte le cose, era in qualche misura anticipata in fig. 2, in cui luomo al centro del cosmo era, in realtà, già un Eracle dominatore. Sottotraccia, rispetto allantitesi essenziale che mette in figura i due poli dellantropocentrismo, sta la visione riduttivamente pragmatica delluso degli influssi cosmici. Tra le due versioni, passiva e attiva, dellantropocentrismo, la tavola B propone una serie di figure di passaggio, in una zona di neutralità parassitaria, e di applicazione funzionalistica, rispetto a questa dialettica tutta ontologica. La figura-uomo, non più racchiusa nel cerchio cosmico o zodiacale delle potenze demoniche, è un "testo" di sperimentazione della forza, malefica ma soprattutto benefica, delle influenze superiori: così accade nelle illustrazioni dei calendari in figg. 4-5-8, dove si schematizzano e si funzionalizzano le valenze mediche della melothesia, segnalando le corrispondenze tra le zone astrali e le parti del corpo (già in fig. 3, peraltro, i segni del cerchio zodiacale slittavano sul corpo a segnalare la puntualità degli influssi) (B3). Anche le figg. 9-10, tratte dal De occulta philosophia di Agrippa von Nettesheim, ci mostrano una versione pragmatico-funzionale del vincolo che lega luomo alle potenze cosmiche, ora in senso tutto magico (B4): corpo e mano si rinchiudono nuovamente in un cerchio che li descrive e che ne prescrive legami e destino. In questa prospettiva pragmatico-funzionale, la salvezza terapeutica, destinale, o magica si acquista a prezzo di una accettata dipendenza. Fatta eccezione, comunque, per le figure 6-7 lUomo come figura della libera e attiva Humanitas di Leonardo e Dürer , la tavola B ci presenta differenti versioni di quella che potremmo definire la tendenza a una prospettiva andropatica dellantropocentrismo. Dalle visioni mistiche di Ildegarda (fig.
1), al corpo come immagine dello zodiaco (fig. 3), alle prescrizioni
medico-astrologiche (figg. 4-8), fino alla chirosofia (fig. 10), luomo
appare soggetto o meglio assoggettato agli influssi delle
potenze del cosmo (B) nelle sue diverse e possibili manifestazioni,
fino al Pentacolo di Salomone di fig. 9 destinato a diventare
un segno salvifico nella simbologia massonica Così Warburg nel 1920: Siamo nelletà di Faust, nella quale lo scienziato moderno, oscillando fra pratica magica e matematica cosmologica, cerca di conquistare al proprio pensiero lo spazio fra se stesso e loggetto per una contemplazione spassionata. Magia dunque come deriva pratica, applicazione delle teorie cosmologiche. Così Warburg, nel 1925, nella conferenza su Franz Boll: Ciò che noi chiamiamo magia, dal punto di vista della tarda antichità non è che cosmologia applicata, unapplicazione del principio di identità tra soggetto e mondo che sbocca infine in pratiche laboriose. La visione cosmologica influenza lo schematismo del corpo "patico"; ma la coscienza della funzionalità dellinflusso demonico avvia il traslato della rappresentazione nella funzione terapeutica. Il passaggio è icasticamente sottolineato da Warburg mediante limmagine dei segni zodiacali attaccati "quali fossero sanguisughe" alla figura umana: Nel lussuoso manoscritto istoriato, di qualità artistica eccellente, del duca di Berry [ ] luomo zodiacale è raffigurato in piedi in uno spazio ovale, coperto dalla testa ai piedi da segni zodiacali quali fossero sanguisughe. Tuttavia il bordo ovale suddiviso secondo lastronomia allude al fatto che si era pur sempre consapevoli del significato metaforico, non letterale, traslato. Limmagine warburghiana è particolarmente suggestiva e sottile: la derivazione pratica della melothesia si estrinseca, infatti, in laboriose procedure terapeutiche, come i salassi e proprio ai salassi, in rapporto alle corrispondenze astrali, si riferiscono le immagini delle figg. 4 e 5. Dalla condensazione dei saperi cosmologici, astrologici, medici, magici si configura, quindi, una diversa forma di "orientamento" delluomo nel cosmo, che si attua molto praticamente in corrispondenze magiche, ma anche in indicazioni medico-terapeutiche. In questi termini le figg. 6-7 acquistano anche il ruolo di "fulcro" e "guida" allinterno del montaggio della tavola, indicando prepotentemente nella loro singolarità formale e artistica la via dellantropocentrismo "attivo": il corpo umano è ricettore delle diverse forme delle influenze astrali, ma anche unità di misura del cosmo intero e punto dirradiazione di forze diverse (C). A rappresentare il modello di Uomo nuovo e la nuova "sovranità dellartista", per dirla con Kantorowicz sono due maestri del Rinascimento più volte citati negli scritti di Warburg come esempi di stile "non retorico": Leonardo e Dürer. Il passo fondamentale compiuto dai due artisti è il recupero della tradizione classica svincolata dalle sue derive magiche orientali ma anche lontana dalle cadute nella maniera dedita al decorativismo o alla "retorica muscolare". L "eccellenza artistica" dei due disegni strategicamente evidenziata dal montaggio della tavola trova infatti corrispondenza nel loro ruolo sintomatico e documentario, quali punti emergenti di un percorso di evoluzione. Così Warburg nel 1905: Lantichità aiutava [Dürer] nella mediazione italiana non soltanto come stimolo dionisiaco, bensì come acquetamento apollineo: lApollo del Belvedere gli stava dinanzi allorché egli indagava la misura ideale del corpo virile, e alle proporzioni di Vitruvio egli raffrontava la reale natura. Questo almanaccare faustiano sulle proporzioni ha dominato Dürer con intensità crescente per tutta la sua vita; per contro, presto gli venne a mancare il gusto di quel barocco manierismo del movimento di stile anticheggiante. Nelle due opere (figg. 6-7) il corpo umano è il risultato ideale dello studio anatomico, basato tanto sulle proporzioni geometriche derivanti da Vitruvio, quanto sullosservazione diretta e sperimentale. Fu proprio dopo il viaggio in Italia, e per i due decenni successivi dopo i contatti con Jacopo de Barbari, lo studio dellAlberti e degli scritti vitruviani che Dürer sviluppò la propria teoria e redasse i Quattro libri sulla proporzione umana. Nellepoca in cui le teorie e le immagini evocate da Marsilio Ficino e i quadrati numerici di Agrippa von Nettesheim (figg. 9-10) potevano essere "considerati insieme in quanto tarde propaggini di unantichissima pratica pagana, perché appunto radicate unitariamente nella magia curativa ermetica mediata dagli arabi" (Warburg, 1920), artisti come Leonardo e Dürer si muovevano in direzione opposta. Il superamento di queste stesse tradizioni, attraverso un processo intellettuale e di spiritualizzazione, sta alla base della celebre Melancolia I dellartista tedesco opera evocata implicitamente dai temi che tessono la trama della tavola B e presente, effettivamente ed efficacemente, come "immagine-guida" nella tavola 58. Le pratiche iatroastrologiche erano la cura allinfluenza negativa di Saturno ma, scrive Warburg nel 1920: [La] mitologia magica [è] il vero e proprio materiale che nella trasformazione artistica è spiritualizzato. Da quel demone planetario accigliato, divoratore di fanciulli, dalla cui lotta entro il cosmo con un altro pianeta reggente dipende la sorte della creatura irradiata, nasce in Dürer, in virtù di una metamorfosi umanizzante, lincarnazione plastica delluomo lavoratore che pensa. Al centro del cosmo rinascimentale troviamo allora lintellettuale liberato dal giogo dei demoni astrali, attraverso lo studio dei "veri" classici e della natura intesa come un testo leggibile con il sapere recuperato dalla scienza antica. Luomo vitruviano è misura di tutte le cose, padrone di sé e del proprio orizzonte, ma ottiene la propria autonomia al prezzo della responsabilità e a rischio di essere schiacciato nella depressione sotto il peso del cosmo intero. I due lavori di Leonardo e Dürer sono racchiusi in una sorta di anello di immagini, ma non costituiscono la conclusione di un percorso più o meno cronologico dispiegato sulla tavola - dalla figura-uomo soggetto alle influenze degli astri allUomo "emancipato" del Cinquecento. È lopera di occultismo di Agrippa (figg. 9-10), infatti, a essere presentata in chiusura della tavola, immediatamente sotto a quella dei due "campioni" del Rinascimento, e contemporanea ai due disegni. Un altro elemento evidenzia la volontà warburghiana di restituire in tutta la loro complessità le trame dei temi affrontati contro una inadeguata linearità storico-cronologica e in favore di una "equidistanza morfologica" (Andrea Pinotti). Proprio sopra i disegni di Dürer e Leonardo troviamo infatti unillustrazione tratta da un calendario medico (fig. 4), direttamente accostabile agli altri "uomini zodiacali" della tavola, ma datata 1724. A conferma di questa scelta in favore della molteplicità, nel montaggio efficace di tavola B proprio le opere più distanti tra loro per fattura, destinazione, contenuti, sembrano legate da una palese parentela formale (luomo "inscritto") se non addirittura sovrapponibili quasi identici sono luomo di Leonardo e quello di Agrippa von Nettesheim (figg. 6-9) Unico sottile e profondo elemento di distinzione, è il significato della "figura geometrica" che circoscrive il corpo: sia essa il cerchio (figg. 1-2-3-6-7-9) o il quadrato (figg. 4-6-8), il ribaltamento di senso si ha laddove la cornice è proiezione (fig. 6) e onda propagante (fig. 7) del pensiero umano (C) anche attraverso la corporeità e non, allinverso, gabbia che lo costringe (B). In questo senso sarà da notare ancora che nella struttura compositiva della tavola, unevidenza particolare acquista la fascia centrale dove si trovano collocate le immagini di "dominatori" del cosmo Eracle (fig. 2), lhomo quadratus (fig. 6), luomo magico nel Pentacolo (fig. 9): una serie tematicamente e morfologicamente omogenea che scende dalla figura astrologica, per lastrazione geometrizzante, fino al materialismo magico. La visione dinsieme della tavola B, però, fa rilevare una continuità tra la visione medievale dellinizio anticipata dalla concezione astrologica dellhomo zodiacalis, fino alla deriva delluso terapeutico (ovvero scientifico), ma anche prima e dopo superstizioso e magico degli influssi e dei vincoli cosmici. Così già Warburg mette in luce questa continuità: Laugure pagano che si presentava per giunta sotto il manto dellerudizione scientifica, era difficile a combattere e tanto più a vincere. Tanto più difficile da vincere perché se la conoscenza mistica, sapienziale si perde, resiste (fino alla nostra epoca) la superstizione magica fino alla deriva chiromantica. La mano prestata alla "chirosofia" (fig.10) unico frammento anatomico tra corpi interi acquista infatti un valore particolare se considerata in relazione al pannello successivo: la tavola C dellAtlante ci proietta nella contemporaneità dei voli aerei e del telegrafo, ma anche della sopravvivenza e delle degenerazioni del sapere astrologico come ad esempio la pratica ancora diffusa della "chiromanzia". Da questo rispetto solo il Rinascimento, in tav. B rappresentato dagli uomini liberi di figg. 6 e 7, si pone come rottura della continuità ed eccedenza dallo schema. |