| Aby Warburg e i suoi biografi. Un ritratto intellettuale nelle parole di Giorgio Pasquali (1930), Gertrud Bing (1958), Ernst Gombrich (1970), Edgard Wind (1970) "Warburg stesso soleva dire di sé che Aby Warburg. An Intellectual Biography è il titolo di un famoso volume di Ernst Gombrich, pubblicato a Londra nel 1970. Fino ad allora, il nome di Warburg e la sua opera di studioso erano rimasti pressoché ignoti: grazie a questo fortunato saggio biografico, tradotto nelle principali lingue europee (in Italia da Feltrinelli nel 1983), egli divenne un autore di riferimento importante nel panorama culturale internazionale. A Gombrich va quindi il merito indiscusso di aver promosso e recuperato fra le grandi figure del Novecento la carismatica personalità di Aby Warburg: quel libro, che cuce insieme racconto biografico e pezzi dautore editi e inediti, testimonianze e documenti diaristici, appunti frammentari e brani di epistolari privati, proietta un ritratto suggestivo, tormentato e affascinante dello studioso tedesco. Ma, paradossalmente, proprio la fortuna del libro di Gombrich, sul piano della diffusione del pensiero e del metodo warburghiano contribuì a quel fenomeno che già Gertrud Bing aveva tempestivamente denunciato: La biografia di Gombrich fu oggetto di una feroce stroncatura ad opera di uno dei migliori interpreti della lezione warburghiana: Edgar Wind, in una recensione uscita pochi mesi dopo la pubblicazione, sottolineò tutti i difetti compositivi e interpretativi di quella biografia. "Nata sotto una cattiva stella", lopera che viene tacciata anche di grigiore e di monotonia (oltre che di grossolanità e ottusità) viene criticata sotto tre diversi rispetti: Limmagine di Warburg proposta da Ernst Gombrich è in contraddizione anche con le testimonianze di quanti ebbero occasione di lavorare con lui e di conoscerlo da vicino come uomo e come studioso. Tra tutti spicca il ricordo di Gertrud Bing, la più assidua collaboratrice di Aby Warburg nellultimo periodo della sua vita e colei che, dopo la morte, divenne la curatrice delledizione tedesca dei suoi saggi (1933) e la custode appassionata della sua memoria. Bing, nel ricordo scritto nellimminenza del trentesimo anniversario della scomparsa di Warburg (1958), ci restituisce il ritratto di un intellettuale militante: Vita e ricerca erano unite inscindibilmente nella cifra di un rigore assoluto, di un senso di responsabilità sempre integro, mai indulgente al compromesso: Un Warburg però pronto a scontrarsi duramente, proprio sul terreno dei fatti, con i sedicenti, immancabili specialisti, quando veniva offeso "il suo senso di integrità artistica e intellettuale". "Senza clemenza - ricorda Bing - ma anche senza considerare se così si rendesse inviso, egli si gettava nella battaglia con tutte le armi della sua penna e del suo spirito tagliente [
]. Era per lui una questione di principio: non tollerare un ottimismo di lega scadente e non abbandonarsi a un altezzoso senso di sicurezza". A questo proposito Bing riferisce un icastico aneddoto, che propone un Warburg chiamato inopinatamente come consulente e che si rivela ancora una volta, di fronte allottuso pragmatismo della burocrazia, un personaggio scomodo e importuno: Un Warburg che interviene in dura polemica svelando i miserabili intrighi del mondo accademico - da cui si era sempre voluto tenere distante - nel momento in cui era necessario sostenere uno studioso di grande valore e un amico, come il filosofo Cassirer: Nel ritratto di Gertrud Bing Warburg appare come un maestro "che in ogni sua manifestazione reca in modo così notevole limpronta dellinconsueto". Maestro generoso verso collaboratori e studiosi che stimava: Ma persino i discepoli a lui più vicini faticano a riprodurre leccezionale qualità del suo genio: Una passione didattica che derivava immediatamente dalla sua passione di studioso: Anche nel campo della ricerca Bing restituisce a Warburg qualità di rigore metodologico e di dinamismo intellettuale: i suoi pochi saggi sono "capolavori di acribia storica, di sensibilità psicologica e di geniale padronanza del materiale". Con un metodo del tutto innovativo Warburg riconosce uno stretto rapporto tra le formule di pathos ricavate dai modelli classici e "la forma plasmata": questa necessità che infonde movimento allespressione figurativa "compenetra di sé tutta lopera di ricerca di Warburg" e - nota sempre Bing - suggestiona il suo linguaggio conferendogli quel peculiare senso di urgenza". E tuttavia il linguaggio rimane sempre aderente alla cosa, "non si scosta mai dal caso storico singolo che interessa lindagine specifica". Un metodo che apriva nuove prospettive alla ricerca, oltre ogni settorialismo e ogni disprezzo pregiudiziale per il contesto: Warburg è il primo a cogliere, in modo rigoroso e sistematico, il nesso di stretta necessità che lega forma e contenuto: Grazie a questo procedimento investigativo su più livelli, che non trascura nessun dettaglio, nessuna traccia, Warburg consegna unalta lezione di metodo: Ma nota Gertrud Bing la lezione di Warburg non sta, principalmente, in quel che ha lasciato scritto, ma anche nella sua lezione orale e nella costruzione di una nuova topografia mentale e reale della ricerca: le lezioni, gli appunti di studio, lIstituto, la Biblioteca, lAtlante. "I saggi danno solo una parte di quanto la sua opera e la sua personalità abbiano significato per la ricerca scientifica. Per averne un quadro completo bisognerebbe aggiungere a quei saggi i numerosi frammenti, i richiami, appunti e abbozzi che si trovano nelle carte da lui lasciate [...]. Bisognerebbe poter ricostruire le conferenze che egli teneva senza manoscritto, per le quali abbiamo solo schemi e notizie e bisognerebbe rifare le molte conversazioni familiari in cui non si stancava mai di parlare di quel che muoveva il suo interesse scientifico". La sua eredità è la ricezione di una importante lezione di metodo da parte della sua scuola. Scrive Bing: "Spesso ironico verso se stesso", e avverso a qualsiasi riconoscimento integralistico di appartenenza, secondo la testimonianza di Gertrud Bing, Warburg coltivava un atteggiamento di deciso disincanto anche verso lidentitarismo ebraico che connotava la storia della sua famiglia: A proposito della malattia, anche Bing ricorda la sua ferita, ma la ascrive a una sorta di inquietudine feconda, di "sacra insoddisfazione". Il suo spirito brillante era a tratti venato da una profonda angoscia interiore: la "tragica consapevolezza che non gli era concesso vivere in una imperturbata armonia con se stesso o con le persone a lui vicine". E proprio Gertrud Bing in occasione delledizione italiana degli scritti di Warburg (La Rinascita del paganesimo antico, La Nuova Italia 1966) indicherà nel ricordo di Giorgio Pasquali, risalente a più di trentacinque anni prima, "il tributo migliore" alla lezione e alla figura del maestro: una vera biografia intellettuale, scritta in poche pagine, asciutte, rigorose, essenziali e illuminanti, in cui ogni parola, ogni frase appare soppesata con perizia e cura filologica. Eppure, questo sguardo di ampio orizzonte riesce mirabilmente a inquadrare luomo e lo studioso Aby Warburg in un profilo di luce in cui vita, carattere e interessi di ricerca appaiono strettamente intrecciati. Nellaprile del 1930, a soli cinque mesi dalla morte di Aby Warburg, la rivista italiana "Pegaso" pubblicava un ritratto delluomo e dello studioso, opera del grande filologo classico Giorgio Pasquali. "Quando nellautunno passato le riviste scientifiche cominciarono a diffondere per il mondo, o almeno per il mondo internazionale dei dotti, la notizia della sua morte, qui da noi molti anche tra gli universitari si saranno chiesti se quel nome era, oltre che di unistituzione, anche di un uomo. Ché lamburghese Biblioteca Warburg per scienza della cultura era più celebre del suo fondatore e direttore e (insieme con altri della sua famiglia) principale finanziatore. La biblioteca Warburg è già ora la più completa tra le raccolte specializzate di stampati e di materiale iconografico per chi voglia studiare in genere storia della cultura, ma in particolare storia della cultura del Rinascimento e segnatamente del Rinascimento nostro, fiorentino e italiano; e si trasforma una volta il mese in sala di conferenze su discipline varie, filosofia, storia delle religioni, delle arti figurate, dellastronomia e dellastrologia, in quanto tutte gravitano verso la storia della cultura [
]. Che luomo Warburg, il grande ricercatore Warburg, scompaia, scomparisse già da vivo, dietro allistituzione da lui voluta, è conforme alle sue intenzioni: egli ha voluto essere innanzi tutto un maestro e un organizzatore, ha voluto che certi suoi pensieri scientifici, non molti forse di numero ma grandi e svolti organicamente, vivessero e fruttificassero soprattutto nella mente dei suoi discepoli, che egli fin dal principio considerava collaboratori e destinava successori". Già nellincipit, Pasquali ricorda la "intimità fraterna" che legava Warburg allItalia e agli studiosi italiani. Ma forse non è un caso che fra tutti gli studiosi (italiani e non solo) lunico che trovi parole adeguate a descriverne la personalità intellettuale e che riconosca tempestivamente il valore scientifico e innovativo dei suoi studi, non sia uno storico dellarte ma un filologo classico: Già nel primo lavoro di Warburg su Botticelli, Pasquali rileva la feconda ricezione della lezione nietzscheana come chiave ermeneutica indispensabile per la piena comprensione della cultura antica: Il contributo di Warburg agli studi non solo artistici viene valutato come una felice affermazione di un metodo adeguatamente complesso, contro le semplificazioni di un sapere settoriale che Pasquali considera ormai piuttosto ottimisticamente sconfitto, in via di estinzione. Pasquali vede chiaramente che Warburg è il primo a riconoscere nel Rinascimento la travagliata riemersione di un antico essenzialmente antinomico, che contempla in sé anche lanima dionisiaca: E più avanti, dopo aver ripercorso in sintesi magistrale la topografia degli studi e dei ramificati interessi di ricerca di Warburg, Pasquali ancora nota: Pasquali riconosce dunque nello sguardo di Warburg un Rinascimento come "sintesi complessa". Contro limmagine tetra, contro "la patina di nera mestizia" per dirla con le parole di Wind che verrà proposta nella prosopografia warburghiana posteriore (vincente), Pasquali propone a caldo un ritratto tutto diverso: Un uomo che, proprio perché sdegnava le strade comode, fece della sua fortunata condizione familiare una risorsa per tutti. La Bing a questo proposito ricorderà la passione e la tenacia con cui Warburg portava avanti le proprie battaglie a istituzioni che con superficiali scelte politiche offendevano limmagine delle città che amava, Amburgo e Firenze, citando, fra le altre, la sua preoccupazione per listruzione degli adulti che cercava di guidare ai libri perché "la cultura non fa mai male". "Warburg sentiva il bisogno di espandersi. Questuomo turbato da ombre paurose riacquistava di colpo la letizia, sapeva essere sereno e arguto, ogniqualvolta parlava in una cerchia di gente disposta a capirlo". Un uomo, Warburg, generoso di tempo e di parole e che nella sua Biblioteca e nel suo stile di scrittura chiama linterlocutore a interagire: Solo alla fine di questa "biografia intellettuale" Pasquali ricorda la malattia di Warburg. Ma riesce a inserire anche linfermità nella storia intellettuale e a farne un capitolo importante della ricerca di unesistenza non certo pacifica ma percorsa da ansie, una vita che "per ragioni non contingenti ma essenziali, non fu sempre felice": Lidea del nesso tra malattia e ricerca verrà ripresa da Carlo Ginzburg che nel 1966 scriverà: La malattia, nota Pasquali, fu scatenata anche da una paura: Il compimento che Pasquali intende, e a cui il filologo lascia ad arte lultima menzione, è lopera Mnemosyne considerata, ben diversamente da come vorranno i superficiali lettori e specialisti per più di 50 anni, unopera "compiuta": Il lascito di Warburg maestro e studioso è ricapitolato con parole di unattualità sorprendente nella chiusa dello scritto di Pasquali: Quindi non una lezione chiusa e ingessata, ma un percorso, un confronto, una stella su cui costruire la rotta della ricerca. Parole esemplari, perché alludono al problema essenziale del sapere: procedere a passi lenti nel labirinto del divenire, per correzioni successive di rotta, senza postulati rigidi o pregiudiziali, ma con una decisa intenzione interpretativa, nel confronto tra ipotesi diverse che, interagendo e trasformandosi reciprocamente, provocano scintille di conoscenza. Parole che a settantanni di distanza è tempo di raccogliere.
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