"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

45 | gennaio 2006

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Mostre e musei in Italia (e non solo)

Recensione al nuovo sito-osservatorio della Scuola Normale di Pisa Osservatorio Mostre e Musei 

Monica Centanni

Allestire una mostra o un museo è un lavoro difficile e impegnativo che prevede un concorso serrato di pensiero e di azione, nonché la sinergia di competenze varie, di tecniche diverse. Nell'organizzazione dell'evento espositivo e poi nella valutazione dei suoi esiti spesso prevalgono ragioni e criteri meramente turistico-commerciali; ma in realtà mostre e allestimenti sono anche il prodotto di prospettive scientifiche ed ermeneutiche ben riconoscibili, e rispondono a precise opzioni di politica culturale.

Per iniziativa di Paul Zanker è stato varato da qualche mese il sito 'Osservatorio Mostre e Musei': fin dalla titolazione in testata il sito si propone come un punto di osservazione critico su esposizioni effimere e allestimenti permanenti.

Nato come prodotto del "Laboratorio interdisciplinare di ricerca, gestione e progettazione per il Patrimonio culturale" – centro di ricerca della Normale di Pisa – il sito è, in prima istanza, il luogo in cui rifluiscono le riflessioni teoriche e le esperienze formative di ricercatori, studiosi e studenti della prestigiosa Scuola pisana. Ma si tratta anche di un interessante esperimento di registrazione e di comunicazione on-line dei risultati delle analisi scientifiche compiute; così si legge nell'editoriale del sito:
"Gli interventi raccolti si offrono sia come strumenti di documentazione e guide agli eventi, sia come materiali di studio, sia come spunti per chiunque, dopo la visita di una mostra o di un museo, intenda approfondire e problematizzare le proprie esperienze visive riflettendo sul contesto, le forme e le tipologie che le regolano".

Nella sezione 'Mostre e Territorio' il sito pubblica interventi e schede di presentazione e di recensione (ad esempio, tra le ultime recensite, la mostra al Colosseo "Il rito segreto": vedi la recensione in questo stesso numero di Engramma). La particolarità e l'utilità dei contributi di 'Osservatorio' sta nel formato e, soprattutto, nel taglio critico degli interventi: dopo una prima schermata che fornisce la scheda tecnica della mostra e l'incipit della recensione, nella seconda pagina continua il testo della recensione, seguendo un'articolazione in capitoli in cui vengono sottoposti a una serrata analisi il taglio scientifico dato ai materiali, ma anche la ratio che presiede alle scelte dei pezzi in esposizione, lo stile dell'allestimento e i criteri scelti per la comunicazione dell'evento. Una singolare, e preziosa, attenzione viene anche riservata alla godibilità dell'esposizione, al piacere che l'esperienza culturale deve e può ingenerare nel pubblico: non vengono presi in considerazione i generici, astratti, standard di sicurezza e di accessibilità, ma viene piuttosto considerata la cura posta in quegli aspetti di comodità e di piacere che possono consentire a qualunque visitatore di vivere la visita culturale non come un supplizio punitivo ma come un'esperienza di soddisfazione estetica complessiva. Mostre e allestimenti permanenti vengono quindi sottoposti a una griglia di valutazione, lucida e rigorosa ma non rigida, vengono giudicati alla luce di una critica severa, pur sempre costruttiva ma puntigliosa e affilata nel dettaglio. Pertanto le recensioni di 'Osservatorio' forniscono anche uno strumento utilissimo agli operatori culturali del settore, che vogliano tenere conto anche di questo tipo di sguardo, attento e positivamente 'interessato', sulla qualità del loro lavoro. Si vedano ad esempio le osservazioni di Walter Cupperi a proposito della piccola mostra sull'Attis di Donatello, in programma al Museo del Bargello fino all'8 gennaio 2006. Nel recensire l'evento Cupperi riconosce nella politica espositiva del Bargello una scelta tanto lodevole quanto rara nel panorama della museografia italiana (in questo senso un modello positivo, invece, e di innegabile successo di critica e di pubblico viene identificato nella programmazione regolare di mostre monografiche presso la National Gallery di Londra). Le piccole mostre monografiche incentrate intorno a un pezzo della collezione permanente sono relativamente 'economiche' e spesso, pur essendo molto suggestive, rappresentano l'occasione per il visitatore ma anche per lo studioso di effettuare approfondimenti critici inediti. Inoltre, scrive Cupperi: "Le mostre monografiche piccole, pensate per illustrare un pezzo della collezione accostandolo ai suoi pendants ottimali, sono tra i fattori che attraggono l'attenzione dei turisti e rendono abituali i visitatori residenti. Esse permettono infatti di rinnovare la collezione e il taglio tematico dei percorsi senza traumi eccessivi, e consentono la produzione di materiale illustrativo che non troverebbe spazio nelle sale, vincolate da difficili equilibri di allestimento".

La sezione 'Arte contemporanea in Italia', strutturata come la precedente, separa – nei fatti un po' troppo recisamente – gli allestimenti di arte contemporanea dal resto degli eventi recensiti.

La sezione 'Musei' appare ancora in uno stadio embrionale per quanto riguarda le 'recensioni' degli allestimenti dei musei nazionali. Più ricco invece è il settore, interno alla sezione, relativo al dialogo con gli allestimenti londinesi: un 'sottocapitolo' particolarmente interessante e stimolante, che forse meriterebbe una maggiore visibilità, già nel sommario in home e nelle altre pagine del sito.

La sezione londinese contiene diversi contributi critici, tutti tesi a instaurare un proficuo dialogo con le esperienze dei musei britannici. Anche in questa sezione l'attenzione è posta sulla ratio scientifica, sulla politica comunicativa, e sul valore tecnico-artistico degli allestimenti, ma non solo: l'accento cade anche sulla soddisfazione estetica, sul ristoro intellettuale e fisico, sulla dote di piacere che il visitatore ricava dalla visita ai musei di Londra. Si vedano in questo senso, gli interventi di Gabriele Donati, Cultura e relax ovvero il confort nei maggiori musei londinesi; di Gabriella Cirucci sui piaceri di una visita al British; di Fabrizio Federici, sui vantaggi di un disegno illuminotecnico mirato; di Daniele Rivoletti sui nuovi allestimenti del Victoria and Albert e della Tate Modern.

Ma al di là della qualità e dell'interesse dei singoli contributi, il pregio di 'Osservatorio Mostre e Musei' sta nel taglio della prospettiva critica, in uno stile che rifugge da qualsiasi asprezza censoria ma, anche, dal complementare (e più comune) vizio della piaggeria dettata dal cointeresse e dalla compiacenza accademico-corporativa – vizio che rende affatto inutili, quando non irritanti, tante recensioni di mostre italiane pubblicate in riviste specializzate e non.

'Osservatorio Mostre e Musei', proprio nella pratica di un'analisi rigorosamente e positivamemente critica delle scelte museografiche, effimere o permanenti, riafferma invece con forza il valore etico e il carattere squisitamente politico dell'impresa culturale.

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