"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

numeri in preparazione

 
 
engramma 183 | luglio | immagine e parola (titolo provvisorio)

a cura di Monica Centanni, Maurizio Harari

 call chiusa

engramma 184 | agosto | Warburg (titolo provvisorio)

a cura di Daniela Sacco e Chiara Velicogna

call chiusa

engramma 185 | settembre | Per insufficienza di prove (titolo provvisorio)

a cura di Maria Bargamo, Giacomo Confortin e Fabrizio Lollini

numero a inviti

engramma 186 | ottobre | Bunker (titolo provvisorio)

a cura di Fernanda De Maio, Michela Maguolo e Alessandra Pedersoli

bḁ′ṅkë/ bùṅkër Il Bunker, oggetto dei seminari specifici promossi dalla Rivista di Engramma, ha evidenziato l’irriducibilità ad una particolare tipologia costruttiva, ad una specifica funzione, a una forma univoca. Immagine familiare, evocatrice di solidità, impenetrabilità, sembra refrattaria a una definizione precisa. La matrice della parola – contenitore, deposito- suggerisce una possibile evoluzione di significato verso il generico riparo – di materiali, oggetti, persone – ma osservando ciò che con bunker si designa e le definizioni che ne vengono date, il suo senso diventa molteplice: una nuvola di significati. Da un lato sta la sua prima comparsa come parola in un dizionario in una specifica lingua e la sua successiva migrazione verso altre lingue rimanendo identico nella forma ma molteplice nell’agganciare sinonimi e sfumature semantiche differenti per le varie lingue, dall’altro lato stanno le sue declinazioni entro lo spazio abitato. Nel passaggio da sostantivo ad aggettivo il termine resta immutato nella forma (aula bunker, casa bunker, isola bunker… bunker architecture, bunker island, bunker archeology…) ma “colora” in modo differente le parole a cui si accosta muovendosi tra il concetto di rifugio e il concetto di ostacolo. Proprio la polarità degli aggettivi attraverso cui è possibile descriverlo – offensivo/difensivo, evidente/ nascosto, introflesso/ estroflesso, ipogeo/epigeo, puntuale/ continuo, decontestualizzato/ parte del contesto, sradicato/ rizomatico, intimorente/ protettivo, minaccioso/sicuro, funzionale/simbolico, forma/assenza di forma, materialità/virtualità – insieme alla impossibilità di individuarne caratteristiche identificanti – forse il solo materiale di costruzione è ciò che accomuna i bunker – induce a considerarlo come concetto labile, fluido, che trova spesso anche nell'approccio metodologico una polarità, fra iperspecialismo e vaghezza. Una sua cristallizzazione che privilegi un aspetto anziché un altro può essere legittima e in molti casi è stata attuata, ma tuttavia non sufficiente a spiegarne la complessità e in definitiva il successo di diffusione che dalla seconda metà del novecento ad oggi il termine ha assunto (riferimento al grafico) nella cultura di massa. Indagare il bunker nella sua complessità, come oggetto e come concetto, come luogo fisico e mentale o come metafora, assumendo come punto di osservazione il presente, è l’obiettivo di questo numero monografico dedicato al bunker e dei seminari che lo hanno accompagnato. Rivelato al mondo dell’arte e della cultura nella sua ambigua e cupa bellezza di manufatto militare “moderno” da un saggio e da una mostra di Paul Virilio nei primi anni settanta del novecento, la sua perturbante natura si radica ad ancestrali soluzioni di difesa e struttura per invenzioni spaziali, urbane, sociali, artistiche, quantomai attuali nel momento che stiamo vivendo.

chiusura call: 15 luglio

engramma 187 | novembre | Riviste di Architettura. Storia, evoluzione, rivoluzione (titolo provvisorio)

a cura di Fernanda De Maio, Anna Ghiraldini e Michela Maguolo

[ITA] La Rivista di Engramma dedica un numero al mondo delle riviste di architettura, con l’obiettivo di mettere a fuoco un settore – comprensivo anche dei periodici dedicati alla storia dell’architettura – in evoluzione e oggetto di dibattito. Nell’attuale momento storico in cui le piattaforme digitali consentono una sorta di “felice anarchia” per una informazione senza filtri della cultura architettonica e in cui ciascun architetto, studio o gruppo, può, senza grossi vincoli di budget e di tempo, costruire la comunicazione della propria esperienza nel campo professionale cosa resta delle riviste di architettura? Quali obiettivi si pongono: l’informazione, la comunicazione, la critica dell’architettura, o altro ancora? Quali difficoltà devono affrontare? In che modo hanno accettato la sfida del passaggio dal supporto cartaceo a quello digitale? Che ruolo ha la grafica in questo passaggio? La rivoluzione digitale ha interessato/influenzato/migliorato la conoscenza dell’architettura e la sua diffusione?
Non vi è dubbio che su piattaforma o su cartaceo quello delle riviste di architettura appare un settore in movimento, a giudicare dalle nuove testate che affiancano quelle che ancora esistono tra le “storiche”.  Ma qual è la domanda reale di riviste di architettura a fronte di una offerta che appare crescente? E la nascita di piccole riviste “di nicchia” è una risposta all’esigenza di spazi per la formazione del pensiero e della critica dell’architettura?
Luoghi di informazione tecnica, di aggiornamento professionale, ma anche di discussione e confronto critico per sviluppare idee intorno ai modi di abitare le città, i luoghi pubblici e le case, le riviste si sono date, in alcuni casi, l’obiettivo di orientare in forma diffusa il gusto e lo stile, in altri, come riflesso di avanguardie culturali, hanno inciso fortemente sulla nascita di alcuni settori industriali di alta specializzazione e qualità estetica.
Originate da spinte sociali, economiche e culturali le riviste di architettura hanno anche rappresentato delle esperienze collettive e delle volontà militanti. Per un certo periodo, alcune di loro sono state luogo di formazione, in cui i progetti culturali proposti, di grande forza e talvolta tendenziosità, erano alternativi a quelli prodotti da accademia e università, da cui i loro direttori – architetti impegnati come professionisti e come intellettuali – erano spesso messi ai margini. Quanto di tutto questo è ancora vivo nel panorama attuale? Cosa è cambiato?
Vorremmo raccogliere testimonianze, storie, riflessioni per costruire un quadro e provare a individuare direzioni di sviluppo.

Si invita a presentare proposte (300 parole al massimo)


Scadenza per l’invio degli abstract: 15 maggio 2021
Scadenza per l’invio dei paper: 15 settembre 2021

[ENG] La Rivista di Engramma dedicates an issue to the world of architecture journals with the aim of focusing on a sector – including magazines about the history of architecture – which seems to be in movement and object of debate. In the current historical moment – where digital platforms allow a sort of “happy anarchy” for unfiltered information of the architectural culture and each architect, studio or group can build the communication of their own experience in the professional field without great constraints of budget and time – what remains of architecture journals? Which is their goal: information, communication, critics of architecture or else? What kind of problems are they facing today? Have they accepted the challenge of the transition from paper to digital? If so, how? And which is the role of graphics in this transition? Has the digital revolution affected/influenced/improved the knowledge of architecture and its diffusion?
The number of architecture journals is increasing, both on platform and on paper, and new magazines join those still existing among the “historical” ones. But what is the real demand for architecture journals in the face of an apparently growing supply? And is the flourishing of small “niche” journals the answer to the need for a space for growing a critical architectural thought?
As places for technical information, but also for discussion and critical comparison with the aim to develop ideas about ways of inhabiting cities, public places and homes, architecture journals used sometimes to be aimed at orienting and spreading an idea of taste and style. Some other times, they have been a reflection of cultural avant-garde, which strongly influenced the birth of some highly specialized and aesthetic quality industrial sectors.
When originating from social, economic and cultural motivations, architecture journals have also represented collective experiences and militant wills. They have been a place of education, where strong cultural projects, sometimes tendentious, were proposed as alternatives to the ones produced by academia and university and their editors – architects committed as professionals and as intellectuals – were often marginalized.
How much of this is still existing in the current panorama? What has changed?
We wish to collect witnesses, stories and reflections in order to build a framework and identify possible directions of development.

We accept submission (300 words maximum)


Deadline for abstract submission is May 15th, 2021
Deadline for papers submission is September 15th, 2021

 
engramma 188 | dicembre | Oscar Wilde  “hardly a Christmas present" (titolo provvisorio)

a cura di Eliza Bizzotto e Massimo Stella

chiusura call: 30 luglio 2021

 
Nota sulle procedure di invio dei contributi e fasi redazionali

Engramma si avvale di un Comitato scientifico composto da studiosi di fama internazionale di Humanity Studies: scienze dell’antichità, storia dell’arte, architettura, filosofia, antropologia, storia del teatro e del cinema. I contributi pubblicati da Engramma (edita con cadenza mensile/bimestrale), sono selezionati dalla Redazione mediante call for papers, inviti individuali e proposte degli autori e, dopo il primo giudizio redazionale, sono sottoposti a valutazione mediante peer review in cieco. Le proposte di saggi da pubblicare in Engramma vanno inviate a classica@iuav.it o all’indirizzo email dei curatori redazionali dei numeri in programma.

I saggi devono essere consegnati in un formato conforme alle Norme redazionali per gli autori. Dopo la consegna, il saggio è sottoposto alle Procedure e alle fasi di redazione. La pubblicazione avviene secondo le norme del Codice etico adottato dalla Rivista.