"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

100 | settembre/ottobre 2012

9788898260454

titolo

English abstract

Atlante e le Cariatidi. Nomen, omen, omenon

Stefano Bartezzaghi

Un'immagine dalla mostra Wallpaper Cariatidi di M. Dell'Angelo

Nomen: Cariatide.

Cariatide, da karyâtis, 'donna di Caria', perché a sostenere gli architravi vennero raffigurate le donne di Caria fatte prigioniere dagli Ateniesi [nota etimologica, Zingarelli 2009].

Wallpaper Cariatidi è la mostra personale che il 30 maggio 2012 l'artista Marta Dell'Angelo ha inaugurato alla galleria Le Case d'Arte di Milano. La prima parola del titolo allude alla tecnica scelta per l'unica opera esposta: quasi duemila fogli A4 appesi uno a uno, mediante chiodini invisibili, a una parete della galleria, per uno spazio di quasi quattordici metri in lunghezza e tre metri e mezzo in altezza. I fogli sono sovrapposti come polaroid di David Hockney a ricomporre, attorno a un imponente sfondo di bianco, una serie di figure di donna (tutte derivanti da opere precedenti dell'artista). È alla scelta del soggetto che si deve il secondo titolo, Cariatidi. La prima figura alla sinistra è quella di una donna che facendo la ruota sta arrivando al punto in cui sarà perpendicolare al suolo. Le altre donne sono poste in sequenza discendente, via via chine, accovacciate per fare pipì, distese, in una progressiva adesione al terreno. La donna in verticale ruota è l'anti-Cariatide: non è il peso della Terra che vuole schiacciarla, ma è la gravitazione che cerca di impedire che sospenda il proprio peso.

Nomen: Atlante.

Se i fogli appesi con chiodi al muro ci ricordano la tecnica praticata da Warburg per i pannelli del suo Atlante, è facile per altri versi instaurare un'altra relazione fra Cariatide e Atlante, come personaggi condannati, lei dagli uomini lui dagli dèi, a una funzione necessaria, onerosissima, punitiva di sostegno. Nel caso delle Cariatidi, sostengono architravi. Nel caso di Atlante, la volta celeste. In entrambi i casi, i personaggi sostengono ciò che di edilizio o di terrestre ci sovrasta. La cariatide maschio è anche detta omenone, omenon, nel dialetto milanese: il Palazzo degli Omenoni, nella via omonima, reca otto grandi figure di uomini scolpite nella facciata, in funzione di ornamento e sostegno. Stretto così fra il nomen e la figura imperiosa dell'omenon l'auspicio-omen sembra svolgere la funzione di una via di comunicazione fra linguaggio e immagine.

Omen

Il passaggio dal mito di Atlante all'omonimo format editoriale, ovvero il transito deonomastico dal nome proprio al comune, è infatti mediato proprio dalla figura. Scrivono Cortelazzo e Zolli nel loro Dizionario Etimologico della Lingua Italiana [seconda edizione curata da Manlio e Michele A. Cortelazzo, Zanichelli, 1999, alla voce Atlante]:

Il nome ebbe la sua principale fortuna per indicare le raccolte di carte geografiche. Già sul frontespizio della prima grande raccolta italiana di carte geografiche, quella Lafrery, pubblicata a Roma nel 1546, figura l'Atlante mitologico che regge il mondo, ma fu il titolo di Atlas, la raccolta che Gerardo Mercatore cominciò a pubblicare a Duisburg nel 1585 e che il figlio completò nel 1595 che fece dare ben presto il nome di atlante a tutte le raccolte di carte geografiche.

In modo forse occasionale abbiamo però qui, come in un ralenti semisecolare, il passaggio dal mito preesistente alla figura iconica su un frontespizio [Lafrey 1546] e quindi alla figura linguistica (Mercatore padre e figlio 1585-95).

Convenzioni

Se il nome e la figura di Atlante (ma anche quello di Cariatidi) si trovano a svolgere una funzione emblematica e allegorica di ciò che nominano (un libro, un elemento architettonico) le carte contenute negli atlanti hanno una funzione rappresentativa di ordine diverso. Tramite convenzioni grafiche (in parte codificate proprio da Mercatore) rappresentano territori: confini, limiti tra terre e mari, elementi naturali - fiumi, monti, laghi - e insediamenti umani. Tipica convenzione, per le carte geografiche moderne, il colore di ogni stato. Atlante non è più un uomo che deve sostenere la volta celeste o il globo terracqueo. Ora è un prodotto dell'uomo, che racchiuderà in sé, nelle sue mappe, la registrazione grafica dei connotati geografici e la nomenclatura dei toponimi, idronimi, oronimi, ecc… (Abissinia, Irlanda, Svezia).

Primo Levi ha dedicato all'Atlante una poesia giocosa:

IL PRIMO ATLANTE

Abissinia abissale, Irlanda iridata adirata,
Svezia d'acciaio azzurro,
Finlandia ultima fine d'ogni landa,
Polonia presso al polo, dal pallido color di neve.
Angolosa Mongolia mongoloide,
Corsica corsa di corsa, dito indice puntato
Contro il retratto addome corsaro della Liguria.
[...]
Nessuna delle terre scritte nel tuo destino
Ti parlerà il linguaggio di quel tuo primo Atlante.
[LEVI 1984]

Levi gioca con le tre diverse convenzioni: il contorno grafico (la Corsica è un indice puntato); il colore distintivo degli stati sulla mappa (la Svezia è azzurra); il toponimo (allitterazione e paronomasia: Irlanda/iridata /adirata). Linguaggio verbale, linguaggio verbale figurato, linguaggio figurativo iconico, linguaggio figurativo simbolico: i quattro livelli si intersecano e si compenetrano.

Omenon

Nel passaggio dal nome alla sua immagine Atlante regge non più il Cielo ma la Terra, la Cariatide è posta a testa in giù. Marta Dell'Angelo ne capovolge l'icona, dandole non più una funzione di sostegno ma di donna-ruota, che sospinge col suo corpo il terreno ancora più in basso: una cariatide liberata e giocosamente vendicativa. A Wallpaper Cariatide l'artista ha abbinato il sonetto 44 di Shakespeare:

Se la pesante materia del mio corpo fosse pensiero,
l'avversa distanza non fermerebbe il mio cammino.

Ancora un viaggio mentale, ancora un corpo che si vuole alleggerire in un pensiero, ancora un cammino che si vuole istantaneo come quello dell'occhio che si sposta da un punto all'altro di una mappa.

Anche il nome-format Wallpaper è un gioco: c'è il muro, c'è la carta, ma non è la carta da parati che aderisce al muro come una pelle (così Levi descriveva anche le vernici, di cui si è professionalmente occupato per tutta la sua carriera di chimico). È carta quasi volante, appena ancorata da un piccolo chiodo, carta-plurale, frammenti regolari sovrapposti irregolarmente. Nel loro mutuo rapporto parole e figure continuano non solo a contaminarsi (esistendo parole-parola, parole-figura, figure-parola e figure-figura). La sequenza decrescente delle Cariatidi va forse affiancata a quella, invece, crescente che classicamente illustra l'evoluzione darwiniana. Su quest'ultima immagine, dopo essersi visto nudo e di profilo in uno specchio, Billy Collins ha fondato la sua poesia L'idea di storia naturale a Key West:

sembravo una di quelle silhouette
che mostrano l'evoluzione dell'uomo,
ma non proprio l'esemplare più recente.
Sembravo rappresentare uno stadio più primitivo,
non proprio la scimmia dalle spalle arrotondate
che trascina le nocche sul terreno,
ma neppure l'ominide del tutto eretto
pronto a mettersi addosso un vestito e dirigersi in ufficio.
Era qualcosa nel declivio della fronte
o la pancia allentata?
Era l'inizio della Grande Regressione
come gli antropologi di domani la chiameranno?
[COLLINS 2011]

Collins si chiede "come sarebbe stato il profilo successivo nella sequenza". La risposta di Marta Dell'Angelo potrebbe essere quella di una donna che fa la ruota, Cariatide arrovesciata: non una regressione, ma un ribaltamento della prospettiva. Tenendo anche conto che giocando a leggere al contrario l'auspicio latino, da omen si ricava nemo.

English abstract

Italian artist Marta Dell'Angelo and great poets as Billy Collins, Primo Levi and William Shakespeare inspire an etymologic and combinatorial fantasy which intends to explore the origins of common names as atlas or caryatid and to understand their nature of names-figure and their implication within human species' paths.

Riferimenti bibliografici
  • COLLINS 2011
    Billy Collins, L'idea di storia naturale a Key West, traduzione italiana di Franco Nasi, in Balistica, Roma 2011
  • LEVI 1984
    Primo Levi, Ad ora incerta, Milano 1984
  • SHAKESPEARE
    William Shakespeare, Sonetti, (a cura di A. Serpieri) Milano, 1991

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