"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

102 | dicembre 2012

9788898260478

titolo

Mese di Settembre - Bilancia

Marco Bertozzi

>Mese per mese

Ercole de' Roberti, I due registri superiori del mese di Settembre

Fascia superiore

Tutela di Efesto (Vulcano), secondo la tradizione astrologica attestata da Manilio. Vulcano è stato erroneamente identificato, da alcuni interpreti, con una divinità femminile. Il presunto "turgore" del petto (il busto in forma di corazza, come per le figure dei Ciclopi) si deve ricondurre al peculiare stile dell'artista che ha dipinto questo scomparto.

Il carro di Vulcano è trainato da scimmie. I motivi di questa curiosa anomalia furono, per la prima volta, chiariti da Fritz Saxl nelle note aggiunte alle opere di Warburg (cfr. Bertozzi 1999, p. 66 e p. 83, nota 92). Oltre all'affresco di luglio (le "sedie vuote" di Cibele), anche quello di settembre dimostra che Boccaccio fu determinante nella tessitura del programma pittorico. Le numerose scimmie, sia davanti al carro che sopra, si trovano menzionate nelle Genealogie deorum (XII, 70), in relazione ad un luogo corrotto di Servio. Vulcano, precipitato dal cielo, venne allevato dagli abitanti dell'isola di Lemno, i Sinti. Boccaccio, leggendo "a simiis" invece che "a sintiis", ha trasformato gli abitanti dell'isola in scimmie.

Registro superiore: i figli dei pianeti, gli amori di Venere e Marte

A destra della scena, in basso, giacciono Venere e Marte, come vuole il mito, avvinti dalla passione sotto uno stretto e spigoloso lenzuolo. La veste di Venere e le armi di Marte sono deposte ai piedi del letto. Il signore della guerra e la sposa di Vulcano sono caduti nell'invisibile rete preparata dal fabbro degli dèi. Le catenelle della rete, che si vedono pendere in fondo al letto, hanno messo in trappola i due amanti. Vulcano, sguardo al cielo, sta additando alle divinità dell'Olimpo la concreta prova del tradimento. Sopra, il giovane Bacco esibisce la "corona d'Arianna", che trova qui l'appropriata collocazione astrale.

Registro superiore: i figli dei pianeti, la bottega di Efesto

Alla sinistra della scena, appare l'antro di Vulcano, dove il vigoroso martellare dei Ciclopi accompagna il ritmo dei divini amplessi di Venere e Marte. Sopra la fucina di Vulcano, sono appese le armi e lo scudo di Enea, dov'è rappresentata la Lupa, che allatta i fatali gemelli. Nella fucina, i Ciclopi stanno forgiando la salda ed invisibile rete, in cui la vulcanica astuzia del divino fabbro farà cadere in trappola i due amanti. In questa fascia superiore dello scomparto, compaiono catenelle dorate (che alludono al potere di legare e sciogliere), gioielli vari e pietre preziose, tutte opere d'arte prodotte dall'instancabile attività di Vulcano, "le magicien infirme" (per maggiori dettagli, cfr. Bertozzi 2009).

Fascia mediana – I tre decani accompagnati dal segno zodiacale della bilancia

I tre decani con il segno zodiacale della Vergine

Primo decano della Bilancia

Primo decano (Bilancia I)

Un uomo, in piedi, suona uno strumento a fiato, che sorregge con la mano destra. Con la sinistra tiene un uccello capovolto, appeso a un bastone.

Albumasar parla, a questo proposito, di un uomo irato ("vir iracundus") che tiene una bilancia ("statera") con la sinistra. Picatrix assegna a questo personaggio una lancia nella destra e un uccello capovolto nella sinistra (Bertozzi 1999, p. 66; Jaffé [1932] 1999, pp. 121), a riprova dell'influenza di questo trattato di magia talismanica nella trama degli affreschi. L'immagine risale a qualche antico prototipo dell'uomo-bilancia. L'uccello capovolto, appeso a una stadera, allude alla costellazione del Corvo, che in parte si leva in questo decano, insieme al segmento finale dell'Idra. Con il termine "vir iracundus" si deve intendere una costellazione fantasma, Hades, che segnala (dopo il terzo decano della Vergine) l'ingresso nel triste regno di Plutone, l'emisfero inferiore dello zodiaco (Bertozzi 1999, pp. 66-67).

Secondo decano della Bilancia

Secondo decano (Bilancia II)

Un uomo vestito, panni svolazzanti, ginocchio destro ripiegato. Ha il viso e le mani rivolte verso l'alto e sembra che stia per spiccare il volo.

La sfera indiana di Albumasar descrive un uomo dall'aspetto di avvoltoio, assetato, mani deboli, che desidera volare in cielo per cercare moglie e figlio (Bertozzi 1999, p. 67; Jaffé [1932] 1999, p. 121). Le caratteristiche zoomorfe di questo decano fanno pensare a qualche antica divinità egizia. La postura, insieme ad altri indizi, collega questo personaggio alla costellazione fantasma di Engonasin, l'inginocchiato. Secondo il mito astrale, Engonasin sarebbe stato identificato con il padre di Callisto (l'Orsa maggiore). Egli sta piangendo la figlia, trasformata nella figura dell'Orsa e, inginocchiato, tende le mani aperte al cielo, invocandone la restituzione.

Terzo decano della Bilancia

Terzo decano (Bilancia III)

Un uomo che tende l'arco, con l'intenzione di trafiggere la sua vittima, rappresentata da un altro uomo (nudo) con le mani intrecciate, in atto di disperazione.

Albumasar descrive (nella sfera persiana e in quella indiana del suo trattato) un uomo nudo, che tiene la mano sinistra sul capo, e un altro uomo dal volto equino, armato di arco e faretra (Bertozzi 1999, p. 68-69; Jaffé [1932] 1999, p. 121). L'immagine dell'affresco allude alla costellazione del Centauro e a quella della sua vittima ("Fera" o "Lupus"). Tale figura rappresenta una curiosa metamorfosi di Arianna addormentata, vittima dell'abbandono di Teseo (Boll 1903, p. 519). Ricordiamo che, nella fascia superiore dello scomparto, si trova la "corona d'Arianna", opera di Vulcano, portata in cielo da Bacco. L'atteggiamento della stessa Arianna, con un braccio ripiegato dietro la testa e l'altro abbandonato lungo il corpo, si è trasformato, a Schifanoia, nel disperato gesto della vittima dell'arciere-Centauro.

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