"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

102 | dicembre 2012

9788898260478

titolo

Mese di Novembre - Sagittario

a cura di Marco Bertozzi, Maurizio Bonora

> Mese per mese

Maurizio Bonora, ricostruzione dei decani del Sagittario, 1992, tempera su tavola

Nel mese di Novembre, in corrispondenza con il trionfo di Diana, abbiamo, nella fascia astrologica, il segno del Sagittario. Le tracce e i frammenti pittorici rinvenibili di questo comparto sono tanto numerosi da consentire di ricomporre con relativa facilità il quadro generale. A sinistra, nello spazio attribuito al primo decano, sono ben evidenti le sagome e qualche particolare di due figure maschili, della dimensione variabile fra i 75 e gli 80 cm occupanti la zona più a sinistra del comparto, libero quindi nella destra per un eventuale terzo elemento. La prima figura è rappresentata di spalle, in abiti da palazzo, e tiene una lancia in mano. La seconda invece è posta frontalmente, ed è posizionata al centro dello spazio. La sagoma delle gambe, dai contorni un poco rigidi e la conclusione molto appuntita dei piedi inducono a considerare l'ipotesi di una figura armata con corazza. A destra appare significativamente solo una scura sagoma con piccoli frammenti nerastri che suggeriscono, per dimensione e andamento, il fusto di un albero. In questa situazione, dove le tracce della parete determinano fortemente il carattere delle rappresentazioni, la comparazione di fonti, epigoni e iconografia esistenti diviene riferimento obbligato per ogni decisione relativa ad attributi e particolari: un uomo armato, nudo con arco e frecce, secondo Albumasar, con corazza e grande spada secondo la versione concorde degli epigoni di Astrolabium, Agrippa e Bruno vengono da me accolte come la lezione significativa e coerente con i ritrovamenti da sviluppare.

Maurizio Bonora, rilievo delle tracce della fascia mediana del mese di novembre

Maurizio Bonora, rielaborazione al tratto delle tracce della fascia mediana del mese di novembre

Nella parte centrale, destinata allo Zodiaco, sempre i circoletti delle stelle incisi sul muro guidano il completamento della sagoma del Sagittario, del quale rimane la componente animale sotto forma di traccia, disposta sopra al disco solare e concordemente orientata, con la sala, da destra verso sinistra. Ho dedotto, dall'esame del profilo visibile, la combinazione di un uomo con un leone, in alternativa al più ovvio cavallo, trovando conferma di tale ipotesi nel raffronto con la tradizione iconografica faunistica della Bibbia di Borso d'Este, di poco anteriore, dove centauri miniati dal corpo leonino testimoniano, accanto ad un vastissimo campionario di commistioni tra quadrupedi e uomini o donne, la più fervida elaborazione figurativa che sul bestiario fantastico si andava elaborando nello Studio ferrarese del secondo Quattrocento. Tra le varie tipologie ho avuto l'agio di scegliere quella più rispondente al contesto stilistico di Schifanoia avvalendomi infine, nella risoluzione complessiva della figura, di un interessante raffronto, sia pure all'insegna della contrapposizione di logica formale, con il Sagittario di Agostino di Duccio nel Tempo Malatesiano. Se a Schifanoia domina l'orizzontalità, la Cappella dei Pianeti risponde ad uno slanciato verticalismo. Se il fondo su cui si muovono le figure zodiacali in Schifanoia rinuncia alle acquisizioni della scienza prospettica, l'artista fiorentino trasforma il fondo marmoreo in spazio, realizzando pittoricamente le parti in profondità della figura. In un'originale combinazione tra colore e rilievo questi porta alle estreme conseguenze lo stiacciato che si appiattisce al punto da divenire spazio pittorico dalla valenza inequivocabilmente prospettica, come soluzione tipicamente rinascimentale alla ridefinizione dello spazio secondo la più recente sensibilità percettiva.

Maurizio Bonora, rielaborazione al tratto delle tracce della fascia maediana del mese di novembre

Esattamente in corrispondenza del centro del comparto, sopra la figura del Sagittario, è superstite la sagoma di una testa femminile del secondo decano. Il ritrovamento sarebbe consono alla tradizione sia di Albumasar, che tramanda di una donna capelluta riccamente vestita, sia dei posteriori Agrippa e Bruno, descriventi una donna dai diversi attributi. La posizione dell'immagine, nel suo insieme, è stata atteggiata in relazione allo sviluppo del Sagittario, il quale già occupa una parte alta del comparto, in osservanza anche ai principi costruttivi dell'intero ciclo, dove le figure dei decani sovrastanti i segni astrologici rispondono con la posizione raccolta alla carenza di spazio. L'inserimento del putto musicante è ispirato alla descrizione di Bruno nel quale si annuncia la presenza di almeno tre bambini. L'accoglimento della lezione del putto è stata resa necessaria dall'esigenza compositiva di controbilanciare la massa che si sviluppa a sinistra, nella figura del Sagittario tendente l'arco verso l'alto.

Maurizio Bonora, ricostruzione dei decani del Sagittario,1992, disegno monocromo

Ardua è invece stata la lettura dei sia pur numerosi frammenti superstiti del terzo decano. Quello che appare come un oggetto sembrerebbe suggerire una struttura di carattere architettonico ma di proporzioni dimensionate alla grandezza di un mobile a forma di un grande scranno. Non esistono testimonianze da me accertate che possano corrispondere a questo elemento. Con probabilità ci troviamo di fronte ad un "intervento" interpretativo del pittore che si è incaricato dell'esecuzione del comparto, risolvendo figurativamente in tal modo le descrizioni assegnategli. Un importante frammento si trova nella parte bassa di questa struttura, al centro del lato esteriore: si vedono i resti di due piedi. L'osservazione accurata ha messo in evidenza che la figura non calza scarpe, bensì ha i piedi avvolti in qualcosa che assomiglia ad una corteccia d'albero, tale attributo corrisponde esattamente alla tradizione di Albumasar , il quale descrive un uomo di colore bruno dorato con una tunica di corteccia d'albero, con in mano due bastoni. Negli epigoni si conferma la figura maschile dal colore dorato con la presenza di un bastone. Le soluzioni cromatiche, per tutto il lavoro svolto, derivano in buona percentuale dai frammenti nei quali è chiaramente riconoscibile il colore originario, e dai completamenti necessari di mia personale scelta guidati dai criteri stilistici di equilibrio coloristico dei comparti. (Maurizio Bonora)

Fascia mediana – I tre decani accompagnati al segno zodiacale del Sagittario

Maurizio Bonora, ricostruzione dei decani del Sagittario

Primo decano (Sagittario I)

Dalle tracce rimaste di questo decano, si può solo immaginare che doveva trattarsi di una figura umana, di cui si distinguono ancora le gambe. Impossibile procedere a qualunque tentativo di identificazione.

Secondo decano (Sagittario II)

Il secondo decano del Sagittario potrebbe corrispondere ad una figura seduta su una specie di trono o di cassa. Forse la cassa potrebbe ricordare lo scrigno aperto, pieno di gioielli, menzionato dal trattato di Albumasar, in cui si parla di una piccola cesta contenente nastri e bende. Le tracce restanti di questo decano non consentono identificazioni.

Del segno zodiacale del Sagittario, è rimasta traccia solo della parte inferiore, simile ad una sorta di levriero allungato nello slancio della corsa. (Marco Bertozzi)

Fonti testuali e contestuali sui decani del Sagittario
I decano

Albumasar: "Uomo nudo senza testa o centauro. Uomo nudo con arco e freccia".

Astrolabium Planum (1488): "Prima facies, Mercurio. Significa audacia, libertà e guerra".

Enrico Cornelio Agrippa, De Occulta Philosophia (1533): "Prima facies. Si erge l'immagine di un uomo che indossa una corazza, e con la spada snudata. Attesta il significato di attività belliche, arditezza e libertà".

Giordano Bruno, Imagines facierum (1582): "Prima facies. Ascende un uomo armato che porta nella sinistra uno scudo e nella destra una spada grandissima tanto che si vede la terra tremare. Il significato allude all'audacia, violenza e rifiuto del dominio e delle leggi degli uomini".

II decano

Albumasar: "Donna capelluta vestita riccamente con cestello che contiene bende e nastri".

Astrolabium Planum (1488): "Seconda facies, Luna. Esprime il timore, la lamentazione dolorosa e la paura per il proprio stesso corpo".

Enrico Cornelio Agrippa, De Occulta Philosophia (1533): "Seconda facies. Ascende una donna in lacrime, coperta di panni, si designano l'afflizione e il timore per il proprio corpo".

Giordano Bruno, Imagines facierum (1582): "Seconda facies. Si eleva una donna triste con lugubre veste, che porta dei bambini fra le braccia e un altro bambino per mano. Indica il timore di acquisire tristezza e concepire una soggezione obbediente".

III decano

Albumasar: "Uomo di colore bruno dorato con tunica di corteccia d'albero tiene in mano due bastoni".

Astrolabium Planum (1488): "Terza facies. Sono simboleggiati in esso la testardaggine che non si lascia rimuovere, l'opposizione, la tendenza al male e le cose orribili".

Enrico Cornelio Agrippa, De Occulta Philosophia (1533): "Terza facies. Ascende un uomo di colore aureo, oppure un uomo dedito all'ozio che giocherella con un bastone. Significa la cocciutaggine, la disposizione al male, contese e temibili cose".

Giordano Bruno, Imagines facierum (1582): "Terza facies. C'è un uomo disteso per terra che agita un bastone con volto pallido e un abito squallido e un porco gli sta vicino e scava per terra. E un'immagine litigiosa, rissosa e ostile alla pace". (Maurizio Bonora)

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