"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

102 | dicembre 2012

9788898260478

titolo

Mese di Gennaio - Acquario

a cura di Marco Bertozzi, Maurizio Bonora

> Mese per mese

Maurizio Bonora, ricostruzione dei decani dell'Acquario, 1992, tempera su tavola.

Gennaio, con il trionfo di Giunone e il sottostante segno dell'Acquario, si è dimostrato il comparto più impegnativo dal punto di vista interpretativo, causa la completa autonomia della bottega ivi operante rispetto all'impianto generale della sala. La più macroscopica differenza consiste nella sua dimensione: con una larghezza di 4 m e 21 cm, supera infatti ampiamente la media altrove adottata dei 3 m e 10 cm, con l'eccezione dei Pesci, che dispongono di 3 m e 80 cm. La motivazione è imputabile sicuramente alla necessità di compensare con un accorgimento ottico il fatto che, essendo l'Acquario e i Pesci gli unici due segni della parete sud, senza questo espediente tecnico risulterebbero più piccoli rispetto alla sequenza generale della scansione calendaristica a Schifanoia.

Maurizio Bonora, rilievo delle tracce della fascia mediana del mese di gennaio.

Maurizio Bonora, rielaborazione al tratto delle tracce della fascia mediana del mese di gennaio.

Il sole è scentrato verso sinistra rispetto all'asse mediano del sistema tripartito dell'Acquario, e il disco, dal diametro di 21 cm, con raggi variabili dai 21 ai 23 cm, è ben 27 cm al di sopra del piano del modulo solare replicato. A destra dell'astro, al margine del bordo inferiore, si riscontrano le tracce di una figura panneggiata ricurva, con un bastone dorato in mano. In alto, a contatto con il bordo superiore, quasi in corrispondenza della figura testé descritta, risultano chiaramente leggibili i resti di un grande vaso decorato da ornamentazioni dorate, inclinato verso destra. Da tali sicuri ritrovamenti si può inconfutabilmente desumere la presenza di un principio distributivo inconsueto e divergente da quello di tutti gli altri undici segni zodiacali.

Maurizio Bonora, rielaborazione al tratto delle tracce della fascia mediana del mese di gennaio.

La figura seduta a lato del sole è il secondo decano, l'unico in posizione non sovrastante l'astro di tutta la sala. Ma, in curiosa discordanza con il suo soggiacimento; solenne è il suo carattere, dall'immagine regale con scettro evocata da Picatrix, all'Astrolabium Planum che contorna la figura di un saggio seduto, sino agli epigoni di Agrippa e Bruno che tramandano di un autorevole anziano dalla lunga barba in posizione assisa. Molto si potrebbe dire sull'archetipo del "Senex" potentemente personificato nel nostro immaginario. Questa volta anche il segno astrologico, che si era ovunque mostrato di agevole soluzione interpretativa, ha posto degli ardui problemi proprio per quell'orientamento da sinistra verso destra, cioè inverso al senso generale della Sala, dell'anfora riversa.

Per quanto sia già stata ampiamente constatata la libertà interpretativa delle botteghe operanti, prima di accettare passivamente una così clamorosa inversione dell'orientamento figurale, ho sviluppato una ricerca particolare sull'iconografia dell'Acquario dalla cui analisi sono pervenuto ad un'unica possibile conclusione. Nel Rinascimento si intrecciano due tipologie iconografiche relative alla presentazione dei segni dello Zodiaco. La prima, d’ispirazione classica, che rappresenta ignude o discretamente panneggiate le figure umane, quali quelle della Vergine, dei Gemelli, e di Sagittario e Acquario. L'altra invece, influenzata dal moralismo religioso diffusamente impostosi nel corso del medioevo, riveste interamente i corpi velandone la bellezza. Nel rifacimento dell'Acquario ci si è trovati di fronte quindi alla massima variabilità di soluzioni: la figura poteva essere maschile o femminile, giovane, matura o vecchia, nuda o vestita, nobile o plebea. In posizione eretta, curva, seduta, distesa, destrorsa o sinistrorsa. Ma comunque, obbligatoriamente in relazione a quell'anfora, direttamente connessa agli arti e a una o due mani. In questa circostanza non sono corsi in aiuto, significativamente, i raffronti con Padova e Rimini. A Palazzo della Ragione sono le spalle di un popolano a sorreggere il mitico vaso, mentre un'immagine intensamente allegorizzante e di matrice classico-umanistica nella Cappella dei Pianeti di Rimini, adombra i misteri di una divinità discendente il cosmico cammino delle acque dei cieli alla superficie della terra.

La scelta effettuata si è fondata su una serie complessa di considerazioni. Prima fra tutte il raffronto con i resti del trionfo di Giunone del comparto superiore, il cui più scadente livello pittorico espresso rispetto al contesto del ciclo spingerebbe a ipotizzare che una figura vestita avrebbe facilitato senz'altro il compito all'incerto esecutore. Secondariamente, dovendo relazionare il vaso con la presa dell'Acquario e contemporaneamente distribuire la figura stesa in modo da debordare a sinistra anche oltre la linea della tripartizione del comparto, ho operato una scelta a favore della tipologia dell'Astrolabium e di altre figurazioni coeve, tenendo conto anche della forma del vaso dipinto sulla parete di Schifanoia. La causa di tale capovolgimento strutturale complessivo potrebbe addebitarsi alla dilatazione dello spazio pittorico attribuito al segno, forse più che a motivi speculativi riguardanti la scienza astrologica. Comunque non ci si può esimere dal considerare l'imperizia del pittore, incapace di cogliere la lezione del modello del Cossa che, se pure non era direttamente applicabile poiché questi adottava un campo compositivo quadrato, come ho potuto verificare personalmente, comunque avrebbe potuto provocare un allungamento della figura, posizionandola distesamente, per conservare la coerenza impiantistica generale. Il primo decano dell'Acquario, collocato a sinistra della tripartizione parietale conserva le tracce delle gambe di un uomo e del ricco drappeggio di una donna. Per questo come per il primo decano la concordanza figurativa richiama le successive testimonianze dell'Astrolabium con una donna fornita di fuso per filare, di Agrippa con la coppia dell'uomo prudente e dama che fila, e infine di Bruno che evoca un padre di famiglia e una matrona pure nell'atto di filare.

Questo riscontro con gli epigoni si completa anche nell'aspetto del terzo decano, a destra, dove ancora si può scorgere la presenza di una figura con un braccio levato brandente un bastone, al centro dello spazio tanto da indurre a escludere il sospetto di altre figure. Le fonti e i posteriori documenti in particolare delineano la figura dell'uomo collerico dagli atteggiamenti aggressivi. Dall'accurata analisi della parete all'estrema destra infine sono giunto alla scoperta delle tracce di un bacile marmoreo che per dimensioni poteva essere l'elemento costitutivo di una fonte, connessa per certo al tema zodiacale dell'Acquario. (Maurizio Bonora)

Maurizio Bonora, ricostruzione dei decani dell'Acquario, 1992, disegno monocromo.

Fascia superiore

Tutela di Era (Giunone). Restano tracce di due cavalli che trainano un carro. Sulla destra, in basso e in primo piano, si possono vedere una serie di anfore o vasi dorati (in numero di sette), posti intorno ad una specie di cassa o di trono (forse allusione alle nozze di Era e Zeus sull’isola di Samo?). A destra e a sinistra del carro di trionfo, si intravedono frammenti di figure riccamente abbigliate.

Fascia mediana – I tre decani accompagnati dal segno zodiacale dell'Acquario

Maurizio Bonora, ricostruzione del I decano dell'Acquario

Primo decano (Acquario I)

Tracce di una figura maschile e di una femminile, in piedi, il cui abbigliamento, anche dai tratti del panneggio, allude allo stile di corte.

Secondo la sfera indiana, testimoniata da Albumasar, si leva, in questo decano, un uomo di carnagione scura, simile ad un avvoltoio, circondato da un tappeto, insieme a vasi di bronzo e di legno da cui estrae oro, vino e acqua. Picatrix (II, 11) parla di un uomo dal capo corto, che tiene in mano un pavone (animale sacro a Giunone).

Maurizio Bonora, ricostruzione del II decano dell'Acquario

Secondo decano (Acquario II)

In basso, a destra del sole, si possono scorgere le tracce di un uomo seduto, curvo, con un lungo bastone appoggiato ad una spalla.

Sopra questa figura, si trova un frammento dell’Acquario: si può vedere la forma di un’anfora, inclinata verso il basso. Il segno dello zodiaco, posto sopra il decano, sembra rappresentare un’anomalia, rispetto agli altri scomparti, dove – al contrario – sono proprio le figure dei decani ad essere dipinte sopra le immagini zodiacali.

Maurizio Bonora, ricostruzione del III decano dell'Acquario

Terzo decano (Acquario III)

Restano tracce di una figura maschile, che tiene alzato, con il braccio destro piegato, un bastone, pronto ad essere usato. Secondo la sfera indiana, citata da Albumasar , si tratta di un “vir niger”, un uomo di carnagione scura, irato (iracundus), dai folti capelli su cui è posta una corona di foglie e di frutti. (Marco Bertozzi)

Fonti testuali e contestuali sui decano dell'Acquario
Primo decano

Albumasar: “Uomo di carnagione scura etiope circondato da un tappeto; vasi di bronzo con vino, acqua, oro”.

Astrolabium Planum (1488): “Prima facies, Venere. Rappresenta un animo ansioso e avido di guadagno, l'incapacità di concedersi requie, il lavoro, la privazione, l'indigenza e la meschinità”.

Enrico Cornelio Agrippa, De Occulta Philosophia (1533): “Prima facies. Ascendono le figure di un uomo prudente e di una donna che fila. Rappresentano impegno e attività allo scopo di conseguire guadagni, miseria e bassezza”.

Giordano Bruno, Imagines facierum (1582): “Prima facies. Un padre di famiglia e una matrona. Lui tiene in mano un oggetto per fare i conti, lei uno per filare. Simboleggia pensiero e attività finalizzate al guadagno, con povertà e bassezza”.

Secondo decano

Albumasar: “Uomo con caratteri africani che è simile a un cavallo (nella testa); tiene con la stessa mano l'arco e la freccia”.

Astrolabium Planum (1488): “Seconda facies, Mercurio. Esso simboleggia la bellezza, l'intelligenza, la modestia e arrendevolezza, le buone maniere, il perfezionamento dei propri aspetti e la libertà”.

Enrico Cornelio Agrippa, De Occulta Philosophia (1533): “Seconda facies. Ascende un uomo dalla lunga barba e indica discernimento, benignità, riserbo, libertà e ottime consuetudini”.

Giordano Bruno, Imagines facierum (1582): “Seconda facies. Si eleva la figura di un uomo dalla parvenza di consigliere seduto. Ha in mano dei fogli di carta e dal suo mento fluisce una lunga barba. Il volto è severo. Indica molta intelligenza e sobrietà”.

Terzo decano

Albumasar: “Uomo dai caratteri africani dall'aspetto aggressivo, orecchie pelose e una corona di fronde e frutta”.

Astrolabium Planum (1488): “Terza facies, Luna. Indica defezione e affronti”.

Enrico Cornelio Agrippa, De Occulta Philosophia (1533): “Terza facies. Ascende un uomo negro incollerito, indicando arroganza e sfacciataggine”.

Giordano Bruno, Imagines facierum (1582): “Terza facies. Si manifesta un uomo giovane adirato di cui si vede la faccia infiammata per l'ira con le mani che quasi assalgono le dita contratte. È l'impudenza immodesta e la presunzione”. (Maurizio Bonora)

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