"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

102 | dicembre 2012

9788898260478

titolo

Mese di Febbraio - Pesci

a cura di Marco Bertozzi, Maurizio Bonora

> Mese per mese

Maurizio Bonora, ricostruzione dei decani dei Pesci, 1992, tempera su tavola

Il trionfo di Nettuno conclude il ciclo astrologico secondo la scansione zodiacale che poneva nel mese di Febbraio la chiusura del ciclo annuale. Un corteo fluviale è segnalato dalle poche tracce presenti nella parte superiore. Una serie di barche, rappresentate lateralmente, muovono su di un fiume verso sinistra, mentre nella fascia astrologica i chiari residui della doratura del sole, unitamente alle sagome di due pesci, favoriscono il rifacimento del comparto. I pesci di Schifanoia divergono dalla tradizione che generalmente li prevede contrapposti, testa contro coda, e comunicanti per la bocca mediante un nastro o un flusso acqueo. Con tutta probabilità la variante è stata determinata dalla necessità di dilatare orizzontalmente l'immagine così da poterla distribuire oltre la riga della tripartizione allo scopo di sottolineare il dominio su tutto il mese. Lo stesso, abbiamo osservato, è accaduto alla Vergine, in cui ancora una volta le esigenze spaziali hanno modificato le impostazioni tradizionali.

Maurizio Bonora, rilievo del tracce della fascia mediana del mese di febbraio

Maurizio Bonora, rielaborazione al tratto delle tracce della fascia mediana del mese di febbraio

A Padova, dove tutte le rappresentazioni sono chiaramente realistiche, sono riconoscibili il luccio e la sottostante carpa specchiata, disposti convenzionalmente in una situazione favorevole alla costruzione. A Rimini al contrario, dove la verticalizzazione dello spazio richiede un particolare adattamento, Agostino di Duccio, per mantenersi fedele all'immagine classicamente consolidata, inventa due delfini fortemente stilizzati, facendo scaturire dai loro corpi un energico arabesco di linee curve in alternanza con contorni appuntiti. Ho rimodellato i Pesci di Schifanoia considerandoli come una soluzione intermedia tra il naturalismo padovano e la completa invenzione del Tempio Malatestiano. Ho agito anche tenendo conto che esistono certe corrispondenze formali tra il delfino raffigurato da Agostino di Duccio e quelli che Cosmè Tura dipinge sul Trono della Primavera di Londra. La soluzione compositiva dei Pesci compresi all'interno del livello dell'astro solare doveva anche consentire di liberare circa i tre quarti dello spazio disponibile del comparto allo scopo di ospitare un secondo decano, eccezionalmente ingombrante rispetto all'intero ciclo, che usualmente non supera mai il limite di una bipartizione orizzontale. La lettura di Albumasar, che offre un ventaglio di possibilità piuttosto differenziate, con la descrizione della sua donna che naviga sospinta dal vento, mi ha indotto a considerare l'ipotesi che non si trattasse di una semplice barca come quella dipinta nel terzo decano del segno del Cancro, ma di un vero e proprio veliero. Il ritrovamento di tanti piccoli frammenti dai particolari ancora ben nitidi mi ha consentito di confermare l'intuizione e di individuare anche la precisa imbarcazione utilizzata originariamente come modello, cioè la classica caravella più volte documentata nella pittura del rinascimento ferrarese. Anzi, è stata proprio la scoperta della crocetta inserita nell'arco, tipica decorazione dei castelli di poppa di questa imbarcazione, che, dal confronto con il dipinto Gli Argonauti attribuito a Ercole de' Roberti, mi ha offerto la conferma della correttezza della mia interpretazione e ha guidato il ritrovamento della sagoma generale, mai vista prima. Graffiti e tracce di colore delineavano il puntale di prua con il piccolo albero e la vela gonfiata dal vento, una legatura dell'albero centrale, il boma della grande vela inclinato e la forma panciuta dello scafo descritta dalle linee del fasciame. Infine, i resti di un panneggio rossastro della figura posta sull'imbarcazione, nella parte destra verso il castello di poppa, è ancora una volta la riconferma del verso sinistrorso della sala anche nell'orientamento della navigazione.

Maurizio Bonora, rielaborazione al tratto delle tracce della fascia mediana del mese di febbraio

Come per gli altri segni, una volta confermata una fonte rispetto alle tracce esistenti per un decano, si effettua la comparazione con la medesima fonte anche per le altre figurazioni, grazie alla quale si riscontrano al tempo stesso alcuni elementi di discontinuità. Sempre secondo Albumasar, il decano è in primo luogo un uomo vestito con abiti di palazzo e tre pesci da mettere sul fuoco. Le tracce residue corrispondono in larga misura a tale indicazione, anche se manca la verifica dei particolari dei pesci. Ma certamente il decano indossa abiti signorili e i resti superstiti della pittura della testa confermano la sembianza nobiliare dell'immagine. I resti a destra sono una pallida orma di un uomo collocato al centro della zona riservata al terzo decano. Di un uomo pregno di un etiope ci avverte la tradizione di Albumasar in alternativa a quella di un uomo nudo con un piede sul proprio ventre e una lancia in mano. Le tracce mi hanno decisamente guidato verso questa seconda supposizione, perché gli umbratili indizi figurativi rimastici mostrano una persona che si sostiene su di una gamba sola mentre la sagoma dell'altra appare molto sollevata, in un ardito gioco di equilibrio. La ricerca iconografica per rinvenire correlazioni relazionabili alla descrizione del terzo decano, sulla scia dei testi astrologici e dell'alchimia, mi ha portato ad individuare nel primo epigramma dell'Atalanta Fugiens di Michael Maier un'altra figura maschile, quella di Borea, pregna di un bambino. Pur non volendo relazionare semanticamente le due immagini, è curioso segnalare come nel 1628 una situazione improbabile quale una gravidanza maschile sia stata riproposta all'interno di un'allegorizzazione alchemica. (Maurizio Bonora)

Maurizio Bonora, ricostruzione dei decani dei Pesci, 1992, disegno monocromo

Fascia superiore

Tutela: Poseidone (Nettuno). Sono ancora visibili le tracce di numerose barche, che solcano le acque come in una sorta di parata. Ricordiamo che il mese di febbraio è posto sotto la tutela di Nettuno.

Fascia mediana – I tre decani accompagnati dal segno zodiacale dei Pesci

Maurizio Bonora, ricostruzione del I decano dei Pesci

Primo decano (Pesci I)

Tracce di una figura maschile, in piedi, riccamente abbigliata. Nella sfera indiana, riportata da Albumasar , è descritto un uomo, molto ben vestito, che tiene in mano degli spiedi di ferro, con cui pone sul fuoco tre pesci.

Maurizio Bonora, ricostruzione del II decano dei Pesci

Secondo decano (Pesci II)

Tracce di una nave, simile ad una caravella, sopra il segno dei Pesci. Sembra ancora visibile la crocetta del castello di poppa.

Secondo la sfera indiana attestata da Albumasar, si leva, in questo decano, una donna dal bel volto e dalla figura candida, seduta vicino alla poppa di una nave, che desidera raggiungere un porto per poter scendere a terra.

Sotto la nave, restano ben visibili due grandi pesci, posti l’uno di fronte all’altro. Le bocche dei pesci sembrano sfiorarsi e le loro figure si estendono lungo tutto lo spazio dei tre decani.

Maurizio Bonora, ricostruzione del III decano dei Pesci

Terzo decano (Pesci III)

Restano labili tracce di una figura maschile, in piedi. Gli abiti non sono più visibili, né in qualche modo decifrabili. Albumasar, nella sfera indiana, descrive un uomo che sta in piedi su una rupe e grida, a voce molto alta, per paura dei ladri e del fuoco. (Marco Bertozzi)

Fonti testuali e contestuali sui decani dei pesci
Primo decano

Albumasar: “Uomo vestito con abiti di palazzo con in mano tre ferri con tre pesci che mette al fuoco”.

Astrolabium Planum (1488): “Prima facies, Saturno. Ansietà e mille preoccupazioni, congiuntamente a un atteggiamento itinerante e alla ricerca di beni e di sostentamento”.

Enrico Cornelio Agrippa, De Occulta Philosophia (1533): “Prima facies. S'innalza l'immagine di un uomo ben vestito carico di fardelli sulla schiena: indice viaggi, trasferimenti, crucci di guadagni e di mantenimento”.

Giordano Bruno, Imagines facierum (1582): “Prima facies. La figura di un uomo che trasporta i propri beni e cerca una nuova abitazione. È seguito da una figura femminile che trasporta un tripode o una pertica. Esprime inquietudine rispetto alle cose a causa della povertà”.

Secondo decano

Albumasar: “Una donna con un bel volto, corpo di carnagione bianca (ma anche con vestito) che sta navigando e desidera andare in un porto (spinta dal vento)”.

Astrolabium Planum (1488): “Seconda facies, Giove. L'alta stima di se stessi, un'elevata disposizione d'animo, la ricerca e l'intervento in cose nobili ed elevate”.

Enrico Cornelio Agrippa, De Occulta Philosophia (1533): “Seconda facies. S'innalza una donna bella ed elegante, che significa istanze e intromissioni per cose magnifiche ed elevate”.

Giordano Bruno, Imagines facierum (1582): “Seconda facies. La figura di un uomo quasi come se dovesse operare con un abito stretto, con il volto ilare e braccia denudate, mostrando agilità nel corpo. Esprime il senso dell'intromissione per cose grandi ed elevate”.

Terzo decano

Albumasar: “Uomo pregno di un etiope. Uomo nudo che tiene un piede sul proprio ventre e tiene in mano una lancia”.

Astrolabium Planum (1488): “Terza facies, Marte. Fornicazione, amplessi e piaceri intensi con le donne, e la ricerca della quiete”.

Enrico Cornelio Agrippa, De Occulta Philosophia (1533): “Terza facies. Ascende un uomo oppure un giovane del tutto nudo, ed accanto a lui una venusta fanciulla con una ghirlanda floreale. Simboleggiano il riposo, il dolce ozio, la voluttà, la fornicazione, le lusinghe femminil”.

Giordano Bruno, Imagines facierum (1582): “Terza facies. Si erge l'immagine di un adolescente invaghito della fanciulla che abbraccia e vicino ad essi due uccelli che lottano. Rappresenta il lusso, l'ozio e l'indolenza”. (Maurizio Bonora)

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