"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

105 | aprile 2013

9788898260508

titolo

Foglietto del calendario del 26 aprile

Antonella Sbrilli

Cinque giorni prima del primo di maggio (in quintum Kalendas Majas) – come riporta Poliziano – cioè il 26 aprile del 1478, la domenica prima dell’Ascensione, ha luogo nel Duomo di Firenze la congiura dei Pazzi, in cui Giuliano de’ Medici viene assassinato. Due anni prima, nello stesso giorno, era morta di tisi Simonetta Vespucci, la cui breve vita è intrecciata a quella di Giuliano. Tre secoli dopo, intorno al 1787, Vittorio Alfieri dedica alla congiura una delle tre tragedie della libertà, mettendo in rilievo la figura di Bianca de’ Medici, sorella di Lorenzo e Giuliano. Nella realtà moglie di Guglielmo Pazzi, nella tragedia Bianca è sposa di Raimondo, che ha un ruolo cruciale nell’agguato. Per i congiurati, nelle parole di Vittorio Alfieri, l’arco di tempo del 26 aprile è notte “estrema... di servaggio o di vita” (atto IV, scena VI), è “il dì prefisso” (atto III, scena I), per Bianca è il “giorno infausto” (atto V, scena I).

È aprile, il mese che nei Libri d’Ore quattrocenteschi è rappresentato da giardini e laghetti, donzelle che colgono fiori, scene di fidanzamento, in un tempo scandito dalle festività religiose, dai mercati, dalle attività agricole, dai cicli stagionali.  Il calendario è ancora quello giuliano, modificato dall’imperatore Augusto, in vigore prima della grande riforma di papa Gregorio XIII nel1582. E secondo il calendario speciale della città di Firenze – che partiva dal 25 marzo, giorno dell’Annunciazione – l’anno è iniziato da poco più di un mese. È una data che rimane impressa nella storia della città e che dalla storia arriva alla poesia, al teatro, alla narrazione. Come spesso è successo e continua a succedere. Tante date storiche diventano la materia prima della scrittura e dell’invenzione artistica, passando dal tempo lineare del già accaduto a quello ricorsivo della creazione e della lettura.

La data (dal latino datum: dato, redatto il) è la denominazione di un giorno del calendario, che a sua volta è un sistema di partizione del tempo “in cui vengono espressi i periodi di rivoluzione planetaria della Terra intorno al Sole e della Luna intorno alla Terra come unità temporali di riferimento per il calcolo dei giorni interi” (Kassung 2002). Composta da numeri o da numeri e dalla parola che indica il mese, la data partecipa di una natura pubblica e privata, amministrativa e identitaria e – come è stato detto – predispone una cornice alla dispersività e alla compresenza dei fatti accaduti e del loro collocarsi nel ricordo. Un modo di addomesticare il tempo, trattandolo come uno spazio (Ong 1986); una bandierina piantata sul calendario perpetuo (Bartezzaghi); e ancora: “Luce di stella morta / giunta da un trapassato presente” (Magrelli 1999).

Le date si ritrovano nell’opera di numerosi artisti, in una gamma variegata di riflessioni sul tempo, sul qui-e-ora, sulla distanza e sull’assenza: nei collage col giornale dei cubisti e dei futuristi; nei giochi di Alighiero Boetti con i foglietti del calendario che compongono le cifre dell’anno con quelle dei giorni; nei dipinti con la data del giorno in corso di On Kawara; nella ripetizione quotidiana di una stessa foto…

Sei secoli fa, cinquant’anni fa, ieri, nel futuro, o – molto spesso – senza alcuna indicazione annuale, i giorni si presentano in veste di crononimi nella letteratura, costituendo un calendario custodito nelle pagine che si riattiva a ogni ritorno della stessa data, a ogni sua rilettura. Nel blog www.diconodioggi.it dal I gennaio 2013 è pubblicata giorno per giorno una selezione delle storie (finzionali, ma anche storiche diventate finzione letteraria e artistica) che fanno riferimento a un giorno dell’anno. Giorni prodigiosi, come il 5 di marzo dedicato a Iside, in cui Lucio – ne L’Asino d’oro di Apuleio – riacquista le sue sembianze umane; giorni come tanti altri, a cui quasi non si fa caso e che diventano intensi per l’attesa, come nel Deserto dei Tartari di Dino Buzzati; giorni di cui si ricorda ogni dettaglio, come il 30 aprile che ricorre in diverse opere di Borges; e così avanti per 366 date che si rinnovano ciclicamente. Giorni come il 26 aprile, quando, in chiusura del Ritratto dell’artista da giovane di Joyce, il giovane protagonista Stephen dichiara con enfasi: “Così sia. Benvenuta, oh vita! Vado a incontrare per la milionesima volta la realtà dell’esperienza e a forgiare nella fucina della mia anima la coscienza increata della mia razza”.

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