"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

111 | novembre 2013

9788898260560

titolo

Spolia a Venezia nell’Ottocento. Appunti sui Cavalli e il Leone di San Marco

Myriam Pilutti Namer

English abstract

Jakob August Laurent, Fondaco dei Turchi, 1853, stampa all'albumina da negativo di carta, Copenaghen, Kunstakademiets Bibliotek, da: M. Costantini, I. Zannier,Venezia nella fotografia dell'Ottocento, Venezia 1986.

Pure nel generale panorama di un Ottocento veneziano poco conosciuto vi sono alcuni aspetti ancor meno noti all’attenzione di altri. Tra questi vi è senz’altro lo stretto rapporto che si creò tra il programma di riqualificazione urbanistica della città, le cui architetture versavano in gravi condizioni (si vedano le immagini di Bresolin e Laurent) e la grande disponibilità di materiali per l’edilizia messi in circolazione, di pregio più o meno rilevante. Non si tratta soltanto di materiali di risulta, pur sempre tanti da riuscire a riempire ad esempio l’intera sacca di Santa Chiara (Pertot 1988, 22-23), ma anche e soprattutto di sculture più o meno pregiate. Queste dovettero costituire un commercio di una certa entità, che garantiva sufficienti e sicuri guadagni, se pensiamo al numero riferito da Romanelli di seicentocinquanta scalpellini attivi a Venezia (Romanelli 1988, 441). Gli artigiani erano impegnati sia nei restauri, sia nell’approntamento delle sculture per la vendita, di solito all’estero, sia ancora utilizzavano gli spolia come modello per nutrire il mercato ricco e fiorente di falsi (Ferretti 1981). Infine, sculture celebri servivano alla propaganda imperiale, come dimostra l’organizzazione della cerimonia concepita per la ricollocazione della quadriga marciana nell’attico della Basilica di San Marco e che possiamo leggere nel programma diffuso alla cittadinanza.

Domenico Bresolin, Finestrato di Palazzo Cicogna all'Angelo Raffaele, 1855 ca., stampa su carta salata, Venezia, collezione Zannier, da: M. Costantini, I. Zannier, Venezia nella fotografia dell'Ottocento, Venezia 1986.

A solennizzare un tanto interessante avvenimento colla meritata pompa sono fissati i seguenti Cerimoniali, che guideranno le norme delle Autorità Civili e Militari nel concorrere rispettivamente alla celebrazione di questo giorno. Alle ore dieci della mattina l’I.R. Comando della Marina moverà dall’Arsenale il Convoglio dei detti Cavalli, i quali saranno collocati sopra due galeggianti [sic!] piatteforme. Al loro sortire verranno dal Brik Guardia del Porto tirati ventuno colpi di Cannone. Presa dal Convoglio la linea del Canale di S. Marco colla scorta delle Barche di marina, e delle altre concorrenti, poggerà verso l’Isola di S. Giorgio Maggiore, da dove ritorcendo si dirigerà in retta linea di fronte alla Piazzetta, ed approderà al luogo consueto dello sbarco dirimpetto alla Gran-Guardia. Quivi saranno raccolte le truppe destinate dal Presidio della Piazza ad incontrare il Convoglio stesso, e messi a terra i Cavalli sopra i due Carri, che li sostengono tirati da’ Marinaj, ed Arsenalotti prenderanno la strada della Piazza in mezzo alle file della Truppa schierata, precedendo, e chiudendo la marcia dei Corpi Militari, e sempre festeggiati dal suono delle Bande Militari, due delle quali, cioè quella della marina si troveranno collocate nelle Orchestre erette sulla Piazza stessa, ed altre accompagnanti il Convoglio.

Al giungere vicini allo Steccato, verranno fatti defilare in modo che presentino tutti quattro la fronte alla Loggia di S. M. eretta nel mezzo dello Steccato stesso, fuori della nuova facciata del Palazzo Imperiale sulla Piazza di S. Marco. In questo luogo il Governatore delle Provincie Venete, dopo presi gli ordini di S. M. si porterà con seguito di Governo, e dietro analogo discorso a fare la consegna dei Cavalli al Podestà, e Corpo Municipale rappresentante la Città, in di cui nome il Podestà suddetto formerà una risposta relativa alla circostanza.
Ciò fatto i due Carri dividendosi a destra, ed a sinistra si volteranno percorrendo due Curve lungo la Piazza in guisa di venirsi ad incontrare tutti e quattro sotto la Macchina destinata per innalzarli. Sarà immediatamente eseguita in faccia all’altra Loggia preparata per S. M. presso il Campanile di San Marco la manovra della loro elevazione ed adattamento nell’antica posizione sopra l’Arco della Porta Maggiore della Cattedrale, sul quale si troverà pure infissa l’Iscrizione, ch’eternerà la ricorrenza di questo rinovato [sic] trionfo. Il collocamento de’ detti Cavalli sarà solennizzato da tre salve di Moschetteria, e dallo sparo de’ Cannoni.

Durante tutta questa funzione le Autorità costituite, la Nobiltà, ed altri qualificati personaggj, che assisteranno a questa Festa, avranno posto sulle sue Gradinate laterali alla Loggia di Sua Maestà, e su quelle pure erette verso la metà delle Procuratie nuove e vecchie, in quanto sarà compatibile la capacità delle medesime. Li Viglietti per i Posti suaccennati saranno distribuiti sotto la direzione immediata del Sig. Consigliere Governiale Cavaliere di Raab. Fino al giorno destinato una scelta Commissione d’Ingegneri i più accreditati sarà incaricata di riconoscere, e garantire la solidità del Lavoro nella Loggia, gradinate, ed altri palchi eretti per la circostanza.

La sera avrò luogo l’Illuminazione della Piazza nelle forme consuete a torcie, e la Chiesa in particolar modo. Finalmente a S. Benedetto vi sarà Spettacolo a Teatro Illuminato.

Venezia, li 10 Dicembre 1815
“Processo verbale, 13 dicembre 1815”: un esemplare a stampa è presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, Misc 258 (disponibile in rete la versione digitale)

I Cavalli di San Marco, catalogo della Mostra Convento di Santa Apollonia, Venezia, giugno-agosto 1977, 77.

Il testo, accompagnato da una relazione sull’andamento dei fatti e pressoché sconosciuto nonostante l’immensa fortuna dei Cavalli nella storia dell’arte occidentale, e la cerimonia chiusero una ferita nella memoria dei Veneziani che è al contempo l’esempio perfetto della dimensione europea assunta dai processi di dismissione della Repubblica Serenissima.

I Veneziani, che a loro volta erano stati nel Medioevo predatori di una civiltà affaticata eppure fulgente, quella bizantina, non paragonabile alla modestia di una Venezia quasi appena nata, subirono l’affronto di divenire preda dell’avidità di capolavori, simbolici e non, di Napoleone Bonaparte. La vicenda è nota in tutti gli aspetti grazie a un contributo degli anni ‘70 di Massimiliano Pavan (vd., in calce, "Nota bibliografica e documentaria"), ed è ripresa nel racconto, con aggiunta di particolari e curiosità, da un recente lavoro divulgativo di Charles Freeman (Freeman 2004). Rapiti il 13 dicembre 1797 assieme al Leone alato della Piazzetta, i Cavalli furono trasportati a Parigi dove dapprima due vennero collocati nell’inferriata delle Tuileries, in seguito i quattro riuniti e posizionati sull’Arc du Carrousel allestiti in una quadriga preceduta da una vittoria alata stante. Fu grazie al ruolo di un intermediario d’eccezione, Antonio Canova, e all’intervento degli Austriaci se questi tornarono a Venezia, dove li accolse la “Magnanima generosità” di Francesco I, che sperava con questo gesto di rendere più sopportabile ai cittadini il governo straniero (cfr. in generale Laven 2002).

Ch. Percier, Arc de triomphe du Carrousel. Vue de la face orientale, disegno, Paris, Bibliothèque Nationale de France, Département Estampes et photographie, EST RESERVE VE-53 (C).

Subito dopo la ricollocazione dei pezzi, in Europa si accendeva e si animava il dibattito sulla datazione, complice l’arrivo a Londra dei marmi del Partenone, con i quali si credeva che i Cavalli di Venezia potessero essere in relazione. Come già ha sottolineato Pavan, è questo un periodo dove il rapporto tra studiosi e opere d’arte si va facendo sempre più stretto e 'fisico', ma al contempo ideale. Vi sono la ricezione delle teorie di Winckelmann, l’eccezionale fortuna e la diffusione capillare delle opere di Canova e del gusto canoviano, ma anche e a doppio filo legate troviamo le accorte denuncie di Quatrèmère de Quincy sull’inopportunità di sottrarre all’Italia il proprio patrimonio culturale (Pavan 1974). Sullo sfondo, la Repubblica di Venezia veniva sottoposta a un vero e proprio processo di dismissione programmatica dei propri simboli (cfr. Zorzi 1984).

La scelta emblematica che Napoleone aveva compiuto di eliminare tutti i leoni presenti in città risparmiò soltanto il celebre e sfortunato Leone della Piazzetta (Rizzi 2012). Anche questo, nonostante le grandi dimensioni e il cattivo stato di conservazione, fu trasportato a Parigi, dove funse da coronamento di una fontana sita all’Hôtel des Invalides fino a che, per interesse degli Austriaci, non vi fu malamente tolto precipitando a terra. Rientrato a Venezia, dove lo accolse un poemetto celebrativo di Emanuele Cicogna (De Leone Aeneo Venetias reduci, elegia Emmanuelis Antonii Ciconiae, a. 1815, Venetiis, typis Picottianis), il Leone alato fu sottoposto a un restauro in stile neoclassico impegnativo e mal riuscito da parte di Bartolomeo Ferrari, e rimesso in opera nel 1816 (Boni 1892).

(sin.) Anonimo, Leone di San Marco, fotografia, Ruskin's collection, Ashmolean Museum, University of Oxford.
(des.) Fontaine érigée place des invalides, au dessus de laquelle est placé le lion de St Marc de Venise, disegno, Paris, Bibliothèque Nationale de France, Département Estampes et Photographie, EST RESERVE VE-53 (F).

Le immagini provenienti dall'archivio digitale della  Bibliothèque Nationale de France sono riprodotte nel rispetto delle condizioni di utilizzo. Tutti i diritti di riproduzione e pubblicazione delle immagini appartengono ai titolari. 

English abstract

The essay is focused on two of the most relevant venetian spolia and on the Nineteenth Century events which occured to them. The famous 'Horses of Saint Mark', and the well-known 'Lion of the Piazzetta', indeed, were both carried away from Napoleone Bonaparte after his conquest of Venice. The new settlment of the two spolia was the city of Paris: the Horses were positioned on the Arch du Carrousel and the Lion was turned into a fountain. The sculptures went back after the Austrians conquest of Venice.

Nota bibliografica e documentaria sulla restituzione dei Cavalli marciani

Sulla vicenda della restituzione dei Cavalli resta fondamentale il contributo di Pavan 1974. Soltanto a Venezia circolarono una decina di opuscoli: L. Cicognara, Dei quattro cavalli riposti sul pronao della basilica di San Marco. Narrazione storica, Venezia, Alvisopoli, 11 dicembre 1815; Notizie storiche e poesie sui cavalli di Venezia, tipografia N. Bettoni, a. 1815; I cavalli di Venezia, a. 1815; Lettre aux éditeurs de la Bibliothèque italienne, sur les chevaux de bronze de Venise par A.W. De Schlegel, Florence, Chez Jean Marenigh, 1816; Sui quattro cavalli della basilica di San Marco a Venezia, lettera di Andrea Mustoxidi corcirese, Padova, per Bettoni e Compagno, 1816; Lettera al signore Y del tipografo Nicolò Bettoni, Brescia, tipografia Bettoni, 1816; Sui quattro cavalli della basilica di S. Marco in Venezia. Osservazioni del conte Girolamo Antonio Dandolo, Venezia, dalla tipografia di Alvisopoli, 1817; Osservazioncelle sulle osservazioni del conte Girolamo Antonio Dandolo viniziano patrizio sui quattro cavalli della basilica di San Marco a Venezia, a. 1817; All’autore delle osservazioncelle. Risposta del co. G. A. Dandolo, Venezia, nella tipografia di Francesco Andreola, 1817; I cavalli di Venezia. Epistola di Andrea Zambelli, Brescia, presso Foresti e Cristiani rappr. la soc. tip. Vescovi, 1819. Il dibattito prosegue fino al ventennio successivo, come testimonia la Lettera al signor direttore dell’I.R. Zecca di Venezia dottore Leopoldo Berchet esponente l’analisi chimica del metallo, di cui sono composti i quattro cavalli esistenti sul pronao dell’I.R. basilica di San Marco eseguita da Pietro Bussolin, Venezia, coi tipi di Giuseppe Antonelli, 1843.

Riferimenti bibliografici
  • Boni 1892
    G. Boni, Il leone di San Marco (bronzo veneziano del Milleduecento), “Archivio Storico dell’Arte”, 5 (1892), 301-320.
  • Ferretti 1981
    M. Ferretti, Falsi e tradizione artistica, in Storia dell'arte italiana, X. Conservazione, falso, restauro, Torino 1981, 113-195.
  • Freeman 2004
    Ch. Freeman, The Horses of St. Mark’s, London 2004.
  • Laven 2002
    D. Laven, Venice and the Habsburgs, Oxford 2002.
  • Pavan 1974
    M. Pavan, Canova e il problema dei cavalli di San Marco, “Ateneo Veneto”, 2 (1974), 83-111.
  • Pertot 1988
    G. Pertot, Venezia restaurata, Milano 1988.
  • Rizzi 2012
    A. Rizzi, I leoni di San Marco: il simbolo della Repubblica veneta nella scultura e nella pittura, Sommacampagna (VR) 2012.
  • Romanelli 1988
    G. Romanelli, Venezia Ottocento, Venezia 1988.
  • Zorzi 1984
    A. P. Zorzi, Venezia scomparsa, Milano 1984.

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