"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

117 | giugno 2014

9788898260621

titolo

Teatro e montaggio

Editoriale di Engramma 117

a cura di Giulia Bordignon, Alessandro Grilli

Teatro e montaggio, composizione cinematografica e dispositivi della drammaturgia sono i temi principali su cui si incentra Engramma n. 117. Il numero si apre con due contributi teorici – presentazione di due volumi di recente pubblicazione – che compongono un ideale dittico sulla grammatica e la sintassi delle immagini nel teatro e nel cinema.

Nell'Introduzione al libro di Daniela Sacco, Mito e teatro. Il principio drammaturgico del montaggio, il meccanismo poietico proprio della ‘decima Musa’ è impiegato come chiave ermeneutica capace di dischiudere le connessioni che innervano il mito e il teatro antico e contemporaneo, ed  è riconosciuto come la struttura che sta alla radice del plot, sia esso mythos o dramma, in grado di riformulare la concatenazione mimetica degli eventi in forma imaginale.

Queste coordinate interpretative riverberano in modo cogente nel secondo volume qui presentato, L’arte di fare film di Victor Oscar Freeburg, pubblicato per la prima volta nel 1918 e uscito ora in versione italiana a cura di Michele Guerra. Secondo Freeburg “la composizione cinematografica fa leva simultaneamente sulla memoria, la percezione, e le aspettative dell’osservatore”: la responsione tra il dispositivo del montaggio e la reazione mnestico-estetica del pubblico mette in gioco in controluce, fin dai pioneristici inizi del photoplay, l'osmosi tra parola e immagine già propria del teatro antico.

A partire da queste considerazioni, i successivi contributi pubblicati in Engramma n. 117 – che ruotano intorno alle performance allestite al Teatro greco di Siracusa nel maggio-giugno 2014: Orestea di Eschilo e Vespe di Aristofane – si configurano quasi come case-studies sul tema della traduzione e della musica composte per la restituzione attuale del dramma antico. Accanto alla pregnanza dell’elemento visuale, nel concreto montaggio teatrale dei testi la scelta della ‘temperatura’ lessicale – come illustra la nota di Monica Centanni per la traduzione di Orestea – ma anche la scelta del grado di attualizzazione dei riferimenti – come insegna la nota di traduzione di Vespe di Alessandro Grilli – comportano la necessità di ridare forma al plot secondo declinazioni di volta in volta diverse. Questo risulta tanto più evidente nella costruzione dell’ipotesto musicale per le tragedie, come sottolinea Antonio di Pofi, compositore delle musiche per Agamennone, nell’intervista che chiude questa sezione dell’indice della rivista.

Engramma n. 117 ospita infine gli esiti più recenti di una ricerca condotta nell’ambito di Iuav_ Lab “Laboratori di innovazione per l’Architettura” 2011-2014 per la salvaguardia dei beni culturali, pubblicati nel contributo di Lorenzo Lazzarini sulla fortuna e la diffusione del marmo a lumachelle dal XV al XX secolo.

Editing e collaborazione alla curatela scientifica di "La Rivista di Engramma" n.117 a cura di Giacomo Cecchetto

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