"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

34 | giugno/luglio 2004

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Grazia e inquietudine: Botticelli e Filippino Lippi

Recensione della mostra: "Botticelli e Filippino. L’inquietudine e la grazia nella pittura fiorentina del Quattrocento", Firenze, Palazzo Strozzi 11 marzo / 11 luglio 2004

Sara Agnoletto

A Firenze, nell’evocativa sede espositiva di Palazzo Strozzi, modello di residenza privata nella Firenze della seconda metà del Quattrocento, opera dell’architetto Benedetto da Maiano, è allestita una mostra dedicata a Botticelli e al suo allievo Filippino Lippi. In mostra sono disposte e messe a dialogo tra loro 60 splendide opere, la maggioranza tempere brillanti e vivaci che affiancate moltiplicano la capacità di ogni singola immagine di incantare per la propria bellezza, connubio inscindibile di materia e senso. Di esse 30 sono di mano di Botticelli, 21 di Filippino. Questo corpus di opere restituisce una visione della produzione pittorica dei due artisti cronologicamente e tematicamente esaustiva, in grado di documentare l’evoluzione artistica dei due pittori e di rimandare al loro vissuto e al contesto di cui furono protagonisti: la Firenze del secondo Quattrocento mediceo nell’età di Lorenzo il Magnifico e della renovatio laurenziana, e la svolta in seguito alla morte di Lorenzo nel 1492 e alle prediche di Savonarola.

La mostra è così organizzata: una sezione è dedicata alle "Storie sacre e profane", una dedicata ai "Santi", una agli "Angeli", una alle "Madonne", una ai "Ritratti", una ad "Allegoria e Mito", una a "Gli anni di Savonarola" e una a "La rappresentazione del dramma religioso". La mostra è sottotitolata "L’inquietudine e la grazia", espressione sintetica dell’interpretazione critica che è esile chiave di accesso alle immagini in mostra; esile perché interamente affidata alla capacità comunicativa delle opere e alla capacità del visitatore di leggerle... o alle audioguide: inutile cercare ogni altro supporto scientifico che aiuti la loro comprensione.

Grazia, si legge nel testo di Michael Baxandall, Pittura ed esperienze sociali nell’Italia del Quattrocento, è la qualità per la quale Filippo Lippi viene lodato nell’epigrafe dettata per lui da Poliziano; ed è motivo di elogio anche per un altro artista, Desiderio da Settignano (1428-1464). "Gratia" è, secondo la definizione che ne diedero alcuni critici letterari, colleghi di Landino, il prodotto di "varietà" e "ornato", le due qualità che più avanti Landino attribuirà a Filippo Lippi, maestro di Botticelli, e che fecero parte dei precetti di Alberti, che nelle opere di Botticelli e del suo allievo Filippino trovarono espressione. Opere fatte di linee curve, mobili, flesse e sinuose, ma bilanciate; di contrasti di tinte e di diversità degli atteggiamenti delle figure.

Inquietudine si riferisce alla maniera drammatica elaborata da Botticelli nel rappresentare "istorie", maniera che l’artista sviluppò nella sua lunga attività (oltre quindici anni) di illustratore della Divina Commedia e che, seguendo gli insegnamenti di Alberti relativi all’espressione dei moti dell’animo, affida ai movimenti del corpo e delle membra, già all’inizio degli anni ottanta, mentre ancora per Filippino la descrizione del pathos suscitava scarso interesse. Drammaticità cui Botticelli e Filippino danno forma, ispirandosi e citando dall’Antico; ma nella pittura di quest’ultimo i riferimenti all’antico e la presenza di figure animate da azioni e pose cariche di pathos compariranno solo in seguito al suo soggiorno romano, datato tra il 1488 e il 1493.

Merita di essere ricordato anche il catalogo della mostra, curato da Daniel Arasse, Pierluigi De Vecchi e Jonathan Katz Nelson. Al suo interno ricorre spesso il nome di Aby Warburg, e l’eco della sua lezione è particolarmente presente nel contributo di Charles Dempsey, L’amore e la figura della ninfa nell’arte di Botticelli, che ha inizio con un’analisi della figura di Venere nel celebre quadro degli Uffizi ­ uno degli oggetti di indagine della tesi di laurea di Warburg. Ricorrente è anche concetto di Pathosformel, utilizzato all’interno dello stesso saggio e in quello di Jonathan Katz Nelson, Filippino nei ruoli di discepolo, collaboratore e concorrente del Botticelli, per spiegare il recupero di exempla classici come mezzo per rispondere alle nuove esigenze espressive.

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