"La Rivista di Engramma (online)" ISSN 1826-901X

81 | giugno 2010

9788898260263

titolo

Peter Behrens, L’influenza dell’impiego di tempo e spazio nello sviluppo della forma moderna

Einfluss von Zeit und Raumausnutzung auf moderne Formentwicklung

Traduzione di Alessandra Moro

pag. 07

da Der Verkehr in "Jahrbuch des deutschen Werkbundes", 1914, pp. 7-10

Quando si parla dello sviluppo di una forma moderna, questo avviene perché si desidera trovare un’espressione formale univoca, adeguata, del nostro tempo. La nostra epoca nella sua manifestazione formale non ha ancora dimostrato di possedere un’unità formale, condizione e prova allo stesso tempo della definizione di uno stile. Non è noto quali siano le condizioni che si intonino all’attuale aspirazione all’arte (Kunstwollen), né quale sia il fondamento per un linguaggio formale omogeneo; nondimeno vorremmo dare un’interpretazione dello stile per il nostro tempo. Uno stile è comprensibile solo a posteriori e a una distanza sufficiente dallo specifico periodo cui appartiene. Sappiamo solo che non è mai un’unica condizione a determinare la struttura formale che genera lo stile, bensì un complesso di condizioni materiali e ideali.

Indubbiamente l’uso che si fa di spazio e tempo è un importante fattore nel determinare e influenzare la forma, così come lo sono le tecniche e i materiali costruttivi. Questi però, presi singolarmente, non sono fattori decisivi; appartengono piuttosto a un insieme complesso di condizioni che determina l’espressione formale unitaria di ogni epoca. Visto che questi aspetti riguardano il lato pratico della nostra vita, potrebbero essere considerati come fondamenti più facilmente afferrabili e meno contestabili; oltretutto tempo e spazio sono concetti che riguardano una interpretazione psicologica del mondo.

L’impiego di tempo e spazio potrebbe poi essere interpretato come il principio ritmico della forma. Il ritmo è in realtà una misura del tempo, una misura del movimento. Sembra però legittimo far ricorso alle considerazioni sulla ritmica anche nel campo delle arti applicate, se queste vengono considerate non come qualcosa di rigido, bensì di organico e vivo.

Avvertiamo nella nostra epoca un ritmo diverso rispetto a quello delle epoche  passate. Perciò dire che il nostro tempo scorre più in fretta rispetto a quello dei nostri padri è un’interpretazione ritmica.

La fretta si è impadronita di noi; non ci concede più la tranquillità di fermarci ad approfondire i dettagli. Quando corriamo lungo le strade delle nostre grandi città, su veicoli veloci, non riusciamo più a percepire i dettagli degli edifici. Allo stesso modo l’immagine della città non è più la stessa se la si sfiora passando di fretta su treni veloci. I singoli edifici non parlano più per sé stessi; a un simile modo di vedere il nostro mondo esterno, al quale siamo ormai tutti abituati, può corrispondere solamente un’architettura che mostri facciate possibilmente chiuse e tranquille, e che con la propria precisione non costituisca alcun ostacolo. Se qualcosa di particolare deve essere messo in risalto, questo deve essere posizionato nel punto verso il quale il traffico si muove. È necessario un visibile contrasto di elementi salienti: superfici larghe e ampie, o sequenze ritmiche di dettagli necessari che riconducano a una unità d’insieme.

Il nuovo impianto di una città o di parte di essa, in contrasto con i principi medievali di strade tortuose e irregolari e della composizione idilliaca delle piazze, è frutto di piani generosi che prevedono strade ampie, lunghe e diritte. Non ci servirà come esempio auspicabile di bellezza l’idillio pittoresco del Medioevo; sembrano invece affini all’architettura del nostro tempo gli impianti assiali del periodo barocco. Così i ponti, che devono organizzare il traffico in un flusso libero e ampio, non saranno più conclusi sulle due sponde con costruzioni verticali; abbiamo piuttosto la necessità di allargare le estremità come fossero delle piazze, considerandole come vie di accesso e di uscita.

Se queste regole vengono rispettate negli interventi urbani, di conseguenza nasceranno al meglio pure gli edifici della nostra epoca e soprattutto il loro ordine interno. Si tratta dei grandi edifici per negozi e uffici delle nostre città, all’interno dei quali va organizzato a sua volta il traffico e previsto l'impiego di spazio e tempo.

I requisiti principali che determineranno un simile edificio sono: la grande

luminosità degli spazi interni, la continua possibilità di cambiamento delle loro dimensioni  e della loro forma, la libera comunicazione e il pieno utilizzo delle superfici costruite e degli spazi di lavoro; anche in questo caso il principio ritmico condurrà alla più nobile espressione della forma, raggiunta attraverso l’utilizzo di una proporzione ragionata. Allo stesso tempo, dal riconoscimento di questo motivo ritmico di base nascerà una nuova  architettura tipica. Il fatto di determinare un tipo è dunque un supremo obiettivo di tutte le arti, e non per ultima dell’architettura. Non soltanto il singolo edificio prenderà una forma tipica, ma anche i quartieri e la città stessa.

Per primo il centro della città con i negozi e gli uffici acquisirà un carattere spiccato e particolare. La questione dell’utilizzo di tempo e spazio ci porterà spontaneamente alla costruzione di edifici alti quanto più possibile. L’utilità dei principi della città americana, con i suoi edifici sovradimensionati in altezza, è dimostrata dall’apprezzamento, da parte dei cittadini, dei vantaggi che questo tipo di costruzioni offrono. Ma anche dal punto di vista estetico, sono proprio questi edifici dei nuovi paesi a suscitare le più forti impressioni. Grazie alla loro ardita costruzione, essi contengono il germe di una nuova architettura. Questo sviluppo in altezza non è importante solo per il singolo edificio, quanto soprattutto in senso urbanistico. La città deve quindi essere intesa, nelle relazioni urbane, come un oggetto di architettura unico e chiuso. Una grande città, che si dilata fino al disordine, non trae affatto giovamento dalla progettazione di nuove  piazze importanti, il cui spazio è inteso in senso estetico. Allo stesso modo non può bastare l’effetto di un campanile per l’immagine complessiva di una grande città. Una città esige un corpo, una silhouette che si possa  ottenere soltanto attraverso l’introduzione di masse verticali e compatte.

Se la città dei negozi e degli uffici mantiene il suo carattere, è naturale che i sobborghi, posti al di fuori delle grandi città, diventino zone con case di campagna, i cui edifici sono caratterizzati dall’orizzontalità in contrasto al verticalismo delle zone centrali. È un desiderio legittimo quello di non perdere tempo in città, nel percorrere lunghi tratti di strada, ma di avere ogni offerta commerciale ben raggiungibile nelle vicinanze; finita l’ora degli acquisti e del lavoro, è altrettanto legittima la pretesa

di potersi dirigere con i migliori mezzi di trasporto in aperta campagna e, una volta giunti là, di poter vivere e rilassarsi nella massima libertà.

Si devono poter riconoscere, nell’essenza dell’architettura, le caratteristiche principali di ogni creazione formale. A essa si adattano volentieri tutte le altre forme di manifestazione della vita. Per questo il ritmo, che determina un’architettura misurata nel tempo, influenzerà anche le restanti forme del nostro ambiente moderno, e soprattutto, ovviamente, gli oggetti che stanno in diretto rapporto con il traffico. È perciò naturale che giudichiamo la bellezza di una nave, di una locomotiva o di un’automobile non per il loro aspetto ornamentale, ma per la loro aerodinamicità e le loro linee slanciate.

“Niente è più volgare della fretta". Tuttavia tutti noi abbiamo fretta. La ragione non va cercata nelle condizioni materiali. Anche le epoche precedenti alla nostra avevano grandi lavori da compiere; se più grandi dei nostri non ci è dato dirlo. Le nostre generazioni dureranno quanto sono durate quelle passate, non c’è quindi alcuna ragione di questo precipitarsi eccessivo. La fretta è causata dai ritmi del nostro tempo. Essa è un fondamento elementare delle nostre creazioni, ma non può essere ciò che genera le forme dell’arte e della cultura. Essa appartiene all’indole dei parvenu e noi non abbiamo ancora imparato a gestirla: per la fretta il nostro stile di vita non ha ancora trovato una forma nobile e ingentilita. La qualità elementare e generale di un’epoca non può essere raggiunta attraverso riflessioni romantiche, che predicano la tranquillità. Si tratta ora di sollecitare una seria e risoluta presa di posizione circa le esigenze del nostro tempo. È inutile criticare i cartelloni pubblicitari, bisogna tentare di dar ordine a un progresso culturale dai colori sgargianti e dalle linee bizzarre. È da filistei disprezzare il veloce cambiamento della moda; è invece saggio riconoscere e godere dell’utilità politico-economica, la quale si offre attraverso gioie alterne. L’epoca contemporanea, che ha smorzato la pulsione di una romantica agiatezza, pone nuovi compiti all’arte. Questa giungerà a un grande risultato unitario, se sapremo riconoscere la bellezza ritmica di questo tempo.

Questo articolo è stato pubblicato in forma cartacea nel terzo volume della collana DODO della Scuola di Dottorato IUAV

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